“FRANCESCO, DAVVERO NON CONOSCE
IL ‘PRINCIPIO DI ARCHIMEDE’?”
“DUNQUE, IL PRINCIPIO DI ARCHIMEDE È
‘AR’. GIUSTO?”
AREA Se ci caschi dentro, è rigore.
BARICENTRO Luogo di nascita di Cassano.
BASE PER ALTEZZA Karaoke della regina Elisabetta.
CONO Solido geometrico antagonista della coppetta.
CUADRADO Errore di stampa che gioca nella Fiorentina.
CUBO Solido geometrico posto nelle discoteche alla base delle ragazze immagine.
DIVISIONE Operazione vietata dal Cristianesimo. Dio ha detto: “Crescete e moltiplicatevi”.
ELEVAZIONE A POTENZA Colpo di testa in Lucania.
MASSIMO COMUNE DENOMINATORE Fratello di Massimo Decimo Meridio, ve lo dico io che so’ Gladiatore.
OPERAZIONE MATEMATICA Te la devi fare se c’hai i calcoli.
OTTUSO Angolo che non capisce.
PARALLELE Linee rette che non si incontrano mai e perciò spendono ’na cifra di telefonino.
PIRAMIDE Solido geometrico a forma di fermata della metropolitana a Roma.
RADICE QUADRATA Non la puoi calcolare, se la pianta sta in un vaso rotondo.
ROMBO Figura geometrica ottima al forno con le patate.
Ed eccomi qui, alla guida del mio taxi, Roma 10.
Vi presento per prima cosa la macchina. Non vi do notizie precise sul tipo e il modello, ma vi dico che è una berlina di tanti anni fa.
Eh, sì, ragazzi, è un mezzo catorcio ma tenuto bene.
Giro per Roma in un’auto come questa, perché adoro la mia città e voglio guardarne le strade, le case e la gente. Le strade e le case posso osservarle dalla macchina. Per quello che riguarda la gente, la faccio salire sul mio taxi, anche se è un taxi particolare, poi lo vedremo, così posso parlare, confrontarmi, chiacchierare di tante cose interessanti della vita.
Guido questo mezzo reperto storico perché voglio rimanere in incognito. Ci sono delle auto che sono proprio “da calciatori”: le supersportive, le Gran Turismo, i megasuv... Ma quando sei in una di quelle macchine lì, le persone sbirciano, gettano l’occhiatina.
Io, in quanto Totti tassinaro, voglio restare invisibile, voglio mescolarmi romano fra i romani, gironzolare e chiacchierare.
E allora questa macchina è gialla fuori e rossa dentro. In una città in cui i taxi sono ormai tutti bianchi, è facile distinguerla. A Roma, i colori dei mezzi pubblici vanno, come direbbe Cicerone, ad minchiam canis: i taxi prima erano verde scuro, poi gialli, ora bianchi.
Gli autobus prima erano verdi, poi arancioni e adesso bordeaux.
Proprio del colore della maglia della Roma: la differenza, rispetto alla maglia, è che gli autisti non si scambiano l’autobus alla fine della corsa.
Va detto poi che questo taxi è un po’ vecchiotto. Però ha un sacco di accessori e di manopole. Quelle rosse e blu per riscaldare o raffreddare l’abitacolo; quelle della sintonia e del volume dell’autoradio; i pulsanti per gli alzacristalli elettrici anteriori e posteriori; insomma, non vi faccio l’elenco completo perché sono più o meno i bottoni e i comandi che si trovano anche nelle vostre automobili.
Il taxi ha però una cosa che le macchine normali non hanno: il tassametro. Con i suoi pulsanti si possono modificare alcuni parametri che riguardano il tempo e la velocità. Sono cose un po’ strane e complicate ma, insomma, lo sanno tutti che il prezzo della corsa del taxi dipende dal tragitto che si fa e dal tempo che ci si impiega a percorrerlo.
Un giorno, io non ve lo so spiegare bene cosa ho toccato, come ho spippolato fra i pulsanti del tassametro, fatto sta che, a un certo punto, ho dovuto fare una lunga marcia indietro perché avevo imboccato contromano uno dei vicoletti di Trastevere, lì è un vero labirinto, e mi sono accorto di due cose strane, guardando il tassametro.
In pratica, se la macchina andava all’indietro, i soldi da pagare al posto di aumentare diminuivano! Dodici euro... nove euro... quattro euro...
Ma la cosa più strana era che andava indietro anche il tempo! Sia l’orologio normale, quello che segna l’ora, sia il timer che segna la durata della corsa. Insomma, il mio taxi, a marcia indietro, diventava una macchina del tempo!
Mi sentivo molto Harry Potter, quando ho fatto questa scoperta. A questo punto, con la macchina ferma, dando un po’ di sgasate e guardando la lancetta del contagiri, potevo regolare il viaggiare nel tempo: col motore a cinquecento giri voleva dire cinquecento anni di meno. Mille giri, mille anni all’indietro, e così via.
E poiché io sono curioso, ho subito dato un bel colpo di acceleratore, tanto per andare a vedere un po’ l’Antica Roma...
Appena ho sgasato un po’, i vetri fumé del taxi si sono scuriti sempre di più, fino a diventare completamente neri. Mi è sembrato che la macchina si sollevasse un po’ per poi riatterrare dolcemente. I vetri si sono di nuovo schiariti e... il panorama intorno a me è cambiato completamente. Niente palazzi. Niente traffico del Lungotevere. E, a occhio e croce, niente Lungotevere. Solo una sponda in terra battuta popolata di carri trainati da asini, muli, cavalli. Anvedi! Sono proprio nella Roma avanti Cristo!
Fra l’altro, il mio è l’unico taxi giallo nella zona e questo mi causa una sensazione a metà fra l’orgoglio e l’imbarazzo. Ecco che proprio davanti a Ponte Milvio, due signori in toga mi fanno un cenno. Accosto il taxi e li faccio salire.
ARCHIMEDE Ave!
IO Ave, Cesare!
ARCHIMEDE Non sono Cesare. Mi chiamo Archimede.
IO Va be’, allora Ave, Archimede! Io sono Francesco. Dove andiamo?
ARCHIMEDE Piacere, Francesco. Andiamo al Foro Romano.
IO Lì al centro? Dove ci stanno i ruderi?
ARCHIMEDE Ma quali ruderi! Il Foro Romano! Quella zona nuova che hanno costruito da poco!
IO Ho capito, ho capito, quelli che stanno a piazza Venezia, prima del Colosseo.
ARCHIMEDE Piazza Venezia? Colosseo? Mai sentiti nominare. Credo che non esistano, ma non voglio insistere perché io non conosco bene Roma, vengo da Siracusa.
IO Ah, dalla Sicilia...
ARCHIMEDE Più che Sicilia, io la chiamerei Magna Grecia.
IO Magna Grecia? Ah, so’ contento che magna, la Grecia. Meglio che magnano ora perché fra un po’ di secoli, con la crisi dell’euro, magneranno de meno.
ARCHIMEDE Lei fa strani ragionamenti, giovanott...