Le mamme ce la fanno
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Le mamme ce la fanno

Storie di donne sempre in bilico tra famiglia, scuola e lavoro

  1. 156 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Le mamme ce la fanno

Storie di donne sempre in bilico tra famiglia, scuola e lavoro

Informazioni su questo libro

SpiderJack usa l'iPad come fosse un disco volante e quando non insegue un pallone fa ragionamenti astutissimi; Spiga di Grano prende tutto sul serio - in particolare la maestra - e cresce di un centimetro non appena ti giri. E poi c'è Elisabetta con la sua cricca di mamme: lavorano molto, a volte moltissimo, accompagnano i figli a scuola e in piscina, si chiedono dopo quanti inviti debbano ricambiare e come organizzare un compleanno senza che sembri un ricevimento alla Casa Bianca, leggono le favole (addormentandosi subito) e tifano persino su un campo di calcio. Sono mamme che conciliano la famiglia e il lavoro, sbirciano mail alla recita di Natale e documenti a bordo vasca; si iscrivono in palestra e poi non ci vanno, bevono il caffè prima dell'alba e guidano con un cappotto sopra il pigiama. Elisabetta Gualmini le racconta e si racconta: dai post-it appesi ovunque per ricordarsi di scrivere il nome del bambino sulle calze antiscivolo, alla tentazione di sfuggire ai raduni scout, al sogno infranto di riunioni concise - beati gli uomini, che non hanno da pensare all'ultimo squillo di campanella della scuola -, alla sua amica Giovanna che ha sette figli e, a parte la tovaglia di plastica e i tre carrelli della spesa, è una persona serena. Racconta delle mamme perfette e della bellezza di quelle perfettibili. «Ti vedo stanca. Dovresti mollare qualcosa», ma Elisabetta non ascolta il suggerimento della madre, perché proprio la volontà di non rinunciare a niente, a costo di molti sacrifici, qualche acrobazia e alcuni salti mortali che contraddistingue lei e molte altre donne, le fa dire che sì, alla fine le mamme ce la fanno.

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Informazioni

Serata nazionalpopolare

Con gli amici d’infanzia capita così. Ci si vede solo ogni tre o quattro anni e le serate sono di conseguenza frenetiche, senza interruzioni. L’obiettivo questa volta era essere nazionalpopolari fino al midollo, superare quel po’ di snobismo che alberga in tutti noi e guardarci Sanremo dall’inizio alla fine.
Ma poi non è andata così, nessuno guardava la televisione, nessuno capiva niente delle canzoni.
Sanremo era solo lo sfondo per allestire una cena e chiacchierare fitto, in maniera disordinata e un po’ sparsa, tentando di recuperare il tempo che era passato senza potersi vedere.

Ore 18.00. Prima telefonata di mio marito

«Sto per arrivare. Serve qualcosa?»
«Già che sei in giro, vai tu a ritirare le due teglie di lasagne?»
«Certo, dove?»
«In via Tal dei Tali, dove vado spesso, non verso il tribunale, dall’altro lato.»
«Ah, ho capito, va bene.»

Ore 18.15. Seconda telefonata di mio marito

«Dove hai detto che è? Io non lo trovo mica ’sto posto.»
«Ti ho detto non verso il tribunale, dall’altra parte.»
«Ah, ecco. Avevo capito proprio verso il tribunale.»

Ore 18.30. Terza telefonata di mio marito, di fronte alla pastaia che aspetta

«Scusami, eh. C’è qualcosa che non va. Tu mi hai detto teglie di tortelloni, vero?»
«Cosa stai dicendo? Come fanno i tortelloni a stare nelle teglie? Ti ho detto teglie di lasagne! Se dico teglie vuol dire lasagne!»
«Ah, la signora allora non si è sbagliata. È qui di fronte a me, ora le dico che ha ragione lei.»

Ore 21.00. Donne contro uomini: inizia lo sfogatoio

La mia amica Fede attacca con lo sfogatoio: «Ma, perché, tu ci speri ancora? Ti devi rassegnare. Che non ci aiutino è chiaro, ma che pure ci intralcino no, eh? Non fai niente per la famiglia, va benissimo, ma almeno non crearmi ulteriori problemi. L’altro giorno in montagna ho chiesto una cosa sola a mio marito: per favore occupati tu degli sci dei bambini, ricordati di caricarli (sono abbastanza facili da tenere a mente, non sono proprio due matite). Torniamo a casa dopo un lungo viaggio, e non trovo gli sci di Marco. Ma dove sono? Comincio a urlare… “Ah, penso di averli lasciati di fianco alla seggiovia… Sai dove li mettono tutti?” Ti rendi conto??? Io che quando avevo tre bambini piccoli perennemente addosso a me e tornavo a casa distrutta dal lavoro, vedevo lui che doveva fare il pisolino sul divano nella pausa pranzo, perché lavora moltissimo… Ma io ormai non dico nulla comunque. Siamo la generazione che è stata addestrata a fare tutto: a lavorare se no sei sfigata, e a non trascurare la famiglia, se no sei una madre snaturata. Prendiamoci quello che ci meritiamo e che in fondo vogliamo».

Ore 22.00. La carta igienica chic

Un’amica scopre nel bagno degli ospiti della carta igienica raffinatissima, nera con disegni argentati intonati al colore del bagno. Si compra solo in un negozio chic di Milano Marittima. Decide che è molto più bella dei tovaglioli di carta sulla tavola e se la mette al posto del suo tovagliolo. Io mi metto a urlare.
«Ma cosa stai facendo? Me ne è rimasta pochissima ormai, e la metto solo quando vengono gli ospiti. Non ce la faccio a tornare a comprarla!»

Ore 23.00. Il pizzo rosa

Bimbo che urla.
«Ma perché a mia sorella hanno regalato il cakkus con il pizzo rosa e a me no?? Lo voglio anche io!!»
«Il cactus col pizzo è da femmina, tu saresti ridicolo…»
«Non mi interessa, lo voglio anche io. Vammelo a comprare ora il pizzo rosa, ho detto adesso. Non mi frega se i negozi sono chiusi.»

Ore 23.30. Gli interstizi

«Con i 13-14enni devi captare i messaggi subliminali, devi capire da piccoli interstizi cosa gira intorno a loro, cosa sentono e cosa si dicono, e dar loro l’esempio, ma poi devi farti da parte, se insisti troppo ottieni la completa chiusura, se però ti inserisci nel dettaglio e dal dettaglio provi a spiegar loro che c’è una strada diversa rispetto a quella dei loro amici, loro lo capiscono.»
«Cosa? Cos’è ’sta storia degli interstizi? Ma stiamo scherzando? Se mio figlio a 13 anni mi dirà una frase così, viene spedito a calci nel sedere fuori casa, il genitore deve avere uno stile educativo molto rigoroso e seguirlo.»
«Vedremo tra cinque-sei anni. È chiaro che siamo tutti per le regole, però l’educazione dei genitori è solo una delle componenti che determinano il comportamento. Tu devi avere un tuo stile e tenere la barra ferma, ma poi c’è tutto il resto, le relazioni, il mondo esterno, il sistema in cui lui è inserito.»
«Relazioni? Sistema? Ma basta! È troppo complicato, i nostri genitori non si facevano tutte ’ste pippe mentali e siamo cresciuti tranquillamente, neanche coi nostri figli possiamo rilassarci un attimo?»

Ore 24.00. Il servizio buono

«La padrona di casa ha detto che il servizio di piatti e posate di carta comprato in un negozio particolarissimo è costato moltissimo. Potete mangiare i dolci in due nello stesso piattino?»

Ore 00.30. Le discussioni serie

«Io non ne posso più della politica, il mondo funzionerebbe meglio senza la politica.»
«Ma che stai dicendo? Ti rendi conto della gravità? Tu che lavori tutto il fetentissimo giorno nel sociale, che affronti e risolvi i problemi concreti delle persone, ma cosa credi? Che la burocrazia, i servizi, tutta la macchina si possa reggere senza politica? Questo è qualunquismo da barbiere, non te lo puoi permettere tu che hai studiato.»
«Ma cosa hai contro i barbieri? Veniamo tutti da famiglie normalissime, quasi tutti i nostri genitori non erano né ricchi né laureati e ci siamo fatti dannatamente da soli. Siamo tutti barbieri anche noi.»
«Non litigate. Siamo d’accordo sui barbieri… Il qualunquismo no, però. Ammetti però che lo spettacolo che arriva ai cittadini dalla politica non aiuta… Ormai la gente è stanca, non trova appigli.»
«Capisco. Ma tra noi c’è chi lavora quattordici ore al giorno e si sbatte perché crede in certi valori, li porta avanti e ci mette la faccia. Ha delle competenze che pochi hanno, perché ha solo e sempre studiato e fatto dei sacrifici. Parla con tutti, con la gente, non si tira indietro, ci prova, ogni santo giorno. Se molliamo noi è la fine, ciascuno nel suo piccolo deve fare qualcosa.»
«Oddio, è partito il pippone… Alza il volume della tv!! Oh Signore, Albano terzo. Avete ragione, non c’è più spazio per la politica, non c’è più religione, non c’è più niente…»
«Ascolta, Elisabetta, è la seconda volta che mi fai una domanda e ti volti dall’altra parte e non ascolti la risposta. Lo capisci che è una cosa da uomini? Non lo puoi fare anche tu.»
«Ehi, guarda… Vince Vecchioni! Forse c’è speranza… Hai sentito le parole della canzone? Non sono male. Però, porca miseria, il “largo ai giovani” non funziona proprio nel nostro paese, eh? Neanche nel cognome…»

Trionfo di compiti

Oggi compiti. Ricerca sul fiume Reno e i suoi affluenti, che per i bambini di terza elementare non è proprio facilissimo. Ma Spiga di Grano e il suo amico Federico ce l’hanno fatta. Con puntigliosità.
«Facciamo un cartellone o un foglio protocollo?»
«Mia madre ha comprato dei cartelloni gialli e bianchi, come li preferisci? Per me è meglio un cartellone.»
«Giuseppe e Francesco fanno sempre un cartellone. Altri scrivono sul quaderno, altri su fogli che poi vengono plastificati con una macchina speciale e poi rilegati con anelli e un bellissimo nastro.»
«Veramente? Addirittura! Vada per il cartellone. Ho comprato questo giallo enorme, è bellissimo. Farete un figurone…»
«Sì, ma ci devi fare le righe, se no noi scriviamo storto.»
«Ok.»
«Devi fare le righe e poi cancellarle, dopo che abbiamo scritto le frasi. Se no, stanno male.»
«Usiamo le penne cancellabili. Però se usi il cancellino delle penne cancellabili e poi vai sopra alle righe fatte a matita, si fa un pasticcio.»
«Giusto, bisogna cancellare solo nello spazio non occupato dalle penne cancellabili.»
«I titoli però li facciamo col pennarello.»
«Va bene.»
«Guarda che hai scritto “flora e flora”… Dovevi scrivere “flora e fauna”.»
«Non c’è problema, usiamo il bianchetto e andiamo sopra al pennarello e correggiamo il titolo.»
«Però poi si vede.»
«No, se tu sopra al bianchetto ci passi un po’ di colore giallino della stessa tonalità del cartellone, non si vede.»
«Ah, bello!»
«Ma quanto ci fai scrivere mamma?»
«È per riempire gli spazi, non possiamo lasciare dei buchi…»
«Qui possiamo scrivere molto in grande i nostri nomi.»
«Cosa vuol dire deltizio?»
«Facciamo anche l’angolo delle curiosità?»
«C’è una citazione di Dante proprio sui bolognesi e il Reno, la mettiamo?»
«Chi è Dante?»
«Io i pesci che vivono nel Reno li voglio scrivere tutti… Voglio fare tutto l’elenco, mamma. Perché devo scriverne solo alcuni?»
«Perché siamo qui da due ore e mancano ancora gli altri compiti. Mettete alcuni pesci e poi scrivete ecc. ecc. ecc.»
«Vabbè.»
«Propongo un titolo scritto trasversalmente così cambiamo un po’. Cosa ne dite bimbi?»
«Io non so scrivere storto. Perché tua madre vuole farci scrivere storto?»
«Non lo so, decide tutto lei.»
«Puoi girare il cartellone in modo che diventi dritto per te!»
«Forse il Servizio Tecnico Bacino del Reno è un concetto un po’ difficile…»
«Voi capite cosa vuol dire “prevenire e arginare le frane”?»
«Sì: vuole dire prevenire e arginare le frane.»
«Abbiamo finito.»
«Bravi, è proprio un bel lavoro. Potete staccare dieci minuti e fare merenda. E poi passiamo a matematica.»
Federico non ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Le mamme ce la fanno
  3. Inizia la scuola: l’olimpiade delle madri
  4. Spettacolo!
  5. Quando tutti erano piccoli
  6. Roleplaying
  7. Tutti bravissimi
  8. Spiga di Grano
  9. Minuti e piscina
  10. Alle prese col Natale
  11. Ghirlande di parole
  12. Tema: La mia mamma
  13. Il compleanno più riuscito
  14. Sono stata adottata
  15. Ho altre priorità
  16. Ti compro qualsiasi cosa
  17. Bimby, il robot magico
  18. Complimenti
  19. Una mano nei capelli
  20. Captatio benevolentiae
  21. Gli incuffiati
  22. Serata nazionalpopolare
  23. Trionfo di compiti
  24. Cambio d’abito
  25. ’Un mangio se non mi dai il Laipad
  26. Sud-Nord
  27. È marrone anche sotto i vestiti?
  28. ’Un parlate di politica
  29. Abbasso i cortili
  30. Acchiappa la coda!
  31. Riunioni
  32. Tortellini
  33. La vita delle altre
  34. ’Un saltare le parole
  35. Uno straniero tra noi
  36. Un cervello sul soffitto
  37. I compiti li facciamo noi
  38. Come far girare l’economia
  39. E il settimo giorno si riposò
  40. Non sono la dea Kalì
  41. Il curriculum con l’anima
  42. Minibasket e globalizzazione
  43. Quel bagno non si usa
  44. Ho sette figli
  45. Mestieri che non esistono più
  46. Non si preoccupi, prof
  47. Ritardi e traumi
  48. Putti e cumulonembi
  49. Posso portar via? No
  50. Ti vedo stanca
  51. Ringraziamenti
  52. Copyright