«Anni di alchimie meccaniche mi hanno insegnato due cose: la prima è che la bici ideale non esiste, la seconda è che la bici perfetta esiste. Non esiste la bici ideale per tutti, esiste la bici perfetta per ogni ciclista, e io ho trovato la mia. Che a un altro non piacerà, la troverà pesante, leggera, poco sportiva, troppo sportiva, comoda, scomoda, tutto e il suo contrario, perché ogni ciclista è una storia a sé. Una bicicletta deve essere bella da pedalare e bella quando è ferma. Una bicicletta la dobbiamo anzitutto meritare. E per meritarla dobbiamo capirla.»

- 310 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub
Informazioni su questo libro
Scelto da 375,005 studenti
Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.
Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.
II
La trasmissione
Che la bicicletta non stia in piedi da sola e che abbia bisogno di qualcosa o di qualcuno che la sorregga: questo fa di essa una macchina commovente.
MAURO PARRINI
Ho impiegato circa due anni a sperimentare le più svariate configurazioni, usando una vecchia bici da trekking in acciaio come cavia per decidere la scala di rapporti che poi avrei montato su Elessar.
Dopo innumerevoli prove e denari investiti, finalmente trovata la giusta combinazione per le mie esigenze, ho realizzato solo allora come questa avesse però un difetto imperdonabile: non avrei potuto installare la guarnitura Campagnolo Ultra Torque, perché la scala finale dei rapporti prevedeva la tripla.
Mi sono quindi lasciato guidare dal cuore e, affidandomi al destino, mi sono messo davanti al computer: se in una sola sera di ricerche su Internet avessi trovato una guarnitura Campagnolo Veloce con tecnologia Ultra Torque, non più in produzione da qualche anno, in finitura silver e lunghezza di 172,5 mm, voleva dire che il fato mi imponeva di montarla. Insomma, una delle tante sciocchezze che facciamo noi ciclisti.
Alla seconda schermata del motore di ricerca l’ho trovata, carta di credito e via, addio a due anni di prove (e denari) spesi alla ricerca della rapportatura perfetta.
Non sono per niente pentito di non aver adottato la trasmissione che sarebbe stata razionalmente perfetta per me, anzi. Perché di una bici possiamo sviscerare ogni dettaglio o perdere ore in discussioni tecniche, ma poi seguiamo il cuore, è la nostra bicicletta.
Del resto, la scelta del gruppo trasmissione e la sua configurazione è un altro di quegli strani arrovellamenti in cui ogni ciclista prima o poi si perde. Tante le opzioni e troppi i falsi miti che, come sempre, trovano terreno fertile per propagarsi nella moltitudine dei forum presenti in rete.
Quel che più di tutti ho sempre faticato a comprendere riguarda la distinzione fra gruppi trasmissione entry level e top level – ché se lo dici in italiano non sei abbastanza moderno – dove i primi, per il solo fatto di costare meno, sono definiti pessimi.
Chiarisco subito il punto, prima che a un ciclista che ha acceso un mutuo per acquistare il gruppo trasmissione venga un colpo: la differenza fra una trasmissione da poche decine di euro e una che supera il migliaio c’è, ci mancherebbe. È la connotazione spregiativa per i gruppi più economici che proprio non accetto; dire cioè che un gruppo trasmissione è di bassa qualità, e quindi funziona male, solo perché costa poco è una colossale sciocchezza.
Sulle mie bici sono montate trasmissioni che comprendono la bassa, la media e l’alta gamma, per usare una classificazione basata sui prezzi di listino.
Il gruppo di bassa gamma è installato sulla bicicletta economica che uso solo per gli spostamenti urbani, quella destinata a lunghe soste attaccata a un palo (che sia in pieno centro o in periferia cambia poco, perché me ne hanno rubate anche nel «salotto chic» della città). Ogni tanto lubrifico la catena, solo se mi ricordo e con moderazione, per evitare che il grasso in eccesso possa sporcarmi i vestiti civili. Funziona senza sbagliare un colpo da anni.
Il gruppo di media gamma – che poi, sempre per questa strana concezione che circola in rete, sarebbe un gruppo entry level della Campagnolo – gironzola felice su Elessar. Con un po’ di «mestiere» sono riuscito a regolarlo in modo tale da incrociare senza problemi corona e pignone maggiori, pratica sconsigliabile su strada ma che mi torna comoda per quei brevi strappi nei quali non ho voglia di impegnare la corona minore. Lo pulisco e lubrifico con cura, e l’ho regolato solo una volta dopo il naturale assestamento dei componenti nuovi.
Il gruppo top level fa bella mostra di sé sull’ammiraglia da corsa, e ci mancherebbe. Rapido, preciso, veloce nella cambiata, richiede molte più cure degli altri due messi insieme, basta un allentamento micrometrico del cavetto di comando che la catena saltella indecisa, titubando su quale pignone assestarsi e dopo poche migliaia di chilometri sono stato costretto alla sostituzione di alcuni componenti giunti alla fine del loro breve ciclo vitale.
E quindi? Quindi è necessario innanzitutto mettersi d’accordo su cosa si vuole intendere per gruppi entry level e top level, o meglio, gruppi d’accesso e gruppi top di gamma, con tutte le gradazioni intermedie che possono venire in mente. Con un punto fermo, però: qualunque gruppo trasmissione, se ben tenuto e soprattutto ben montato, funziona.
A giustificare la differenza di costo sono altri fattori.
Il primo è il peso, perché più un gruppo trasmissione è leggero, più le case costruttrici hanno fatto ricorso a materiali nobili, che sono costosi.
Il secondo è la velocità di cambiata, importante nell’uso agonistico, ma che a un semplice pedalatore come me viene certamente comoda, pur potendone fare a meno (anche se appaga l’ego…).
Da ultimo, alcune raffinatezze di costruzione, che innalzano per forza i costi di produzione.
Il funzionamento di un gruppo di alta gamma è impeccabile, richiede tempo e perizia per il montaggio e il suo peso è decisamente basso, ma i componenti dureranno meno e la trasmissione necessiterà di maggiori cure per rendere appieno.
Il funzionamento di un gruppo ingiustamente definito di bassa gamma è ugualmente impeccabile, risente meno di un montaggio più frettoloso e pesa di più, ma richiederà meno cure e i componenti avranno maggiore vita utile.
Alla fine, operare una distinzione fra gruppi di alta e di bassa gamma, denigrando questi ultimi solo perché hanno un prezzo basso, è profondamente sbagliato. Ciò che conta è valutare la qualità costruttiva, e il fatto che tutta la trasmissione sia ben montata sulla bicicletta; poi, ovviamente, un gruppo a otto velocità in alluminio costerà molto meno di un gruppo a undici velocità in fibra di carbonio e titanio, ma questo non giustifica affermare che il primo sia di cattiva fattura.
Per quale gruppo optare non lo posso dire, ogni ciclista ha le proprie esigenze. E poi mortificare una bicicletta con scelte solo utilitaristiche ho già detto che non mi piace. Se vedendo quel cambio in fascinosa fibra di carbonio mi luccicano gli occhi, io lo monto, anche se so che dovrò curarlo più di un poppante nella culla e tremerò al solo pensiero che possa graffiarsi.
Chiarito ciò, a cosa serve e quali sono gli elementi che compongono una trasmissione?
Alla prima domanda è facile rispondere: la bicicletta se è ferma cade, avanza dritta solo se spingiamo sui pedali.
La risposta alla seconda...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- La bici perfetta
- Premessa
- Introduzione
- I – Il telaio
- II – La trasmissione
- III – La zona sterzo
- IV – La zona sella
- V – I freni
- VI – Le ruote
- VII – Gli accessori
- VIII – La taglia e il posizionamento
- IX – Cosa avere in casa e cosa portare in bici
- X – La piccola manutenzione
- XI – Pedalare felici
- Ringraziamenti
- Copyright