
- 364 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub
Sognando te
Informazioni su questo libro
Nell'Inghilterra dell'Ottocento Sara Fielding passa il tempo a creare storie che fanno sognare, nel sicuro rifugio di un cottage di campagna. La sua vita tranquilla viene sconvolta quando, spinta dalla curiosità, si avvicina al bellissimo Derek Craven, che è riuscito a riscattarsi dalla povertà estrema della sua infanzia e ora è il re della più prestigiosa casa da gioco londinese. Derek è diventato ricco, ma anche sospettoso, duro di cuore; e quando la dolce, innocente, beneducata Sara entra nel suo mondo pericoloso qualcosa cambia. Da ragazza timida e semplice, Sara si trasforma in una donna di gran fascino, mentre il cinico Derek impara a cedere alle lusinghe e alle promesse dell'amore...
Domande frequenti
Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento.
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Perlego offre due piani: Essential e Complete
- Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
- Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 1.000 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Per maggiori informazioni, clicca qui.
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS o Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app.
Sì, puoi accedere a Sognando te di Lisa Kleypas, Teresa Albanese in formato PDF e/o ePub. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.
Informazioni
Print ISBN
9788804577393eBook ISBN
97888520439631
Nell’ombra si stagliava, solitaria, la figura di una donna. Era appoggiata al muro di una pensioncina insignificante, le spalle ingobbite come se soffrisse di qualche malanno. I penetranti occhi verdi di Derek Craven, appena uscito da una bisca clandestina, indugiarono su di lei. Una vista del genere non era affatto insolita per le strade di Londra, soprattutto nei bassifondi, dove si poteva osservare la sofferenza umana in tutte le sue forme. Lì, a una distanza breve ma determinante dallo splendore di St James, gli edifici erano una massa pericolante di sporcizia. La zona brulicava di accattoni, prostitute, ladri, truffatori. Gente come lui.
Era impossibile da quelle parti incontrare una donna perbene, soprattutto dopo il tramonto. Ma se quella era una prostituta, era vestita in modo strano. Il suo mantello grigio, aperto sul davanti, rivelava un modesto abito di stoffa scura. La ciocca di capelli che spuntava da sotto il cappuccio era di un anonimo castano. Forse aspettava un marito vizioso, oppure aveva smarrito la strada mentre girava per negozi.
I passanti le lanciavano sguardi furtivi, ma procedevano oltre senza fermarsi. Se fosse rimasta più a lungo, senza dubbio l’avrebbero violentata o rapinata, o addirittura picchiata a morte. Un vero gentiluomo sarebbe andato da lei, per assicurarsi che stesse bene ed esprimere preoccupazione per la sua sicurezza.
Peccato che Derek non fosse un gentiluomo. Si limitò a voltare le spalle, percorrendo a lunghe falcate il marciapiede dissestato. Era cresciuto in mezzo alla strada: nato nei bassifondi, era stato allevato da una manciata di cenciose prostitute e educato da criminali di ogni risma. Conosceva a menadito le tecniche per depredare gli incauti, i pochi, ma efficienti istanti che occorrevano per derubare un uomo e tagliargli la gola. Spesso, in questi piani criminali, le donne venivano usate come esche o pali, o addirittura come aggressori. Una tenera mano femminile poteva fare un gran danno quando stringeva un randello di ferro, o una calza riempita con un chilo di polvere da sparo.
Poco per volta, Derek divenne consapevole che qualcuno lo seguiva da vicino. Sentì un brivido lungo la spina dorsale. Erano passi pesanti, sembravano due uomini. Lui variò deliberatamente il passo, e loro si adeguarono. Gli stavano alle costole. Forse erano stati mandati dal suo rivale, Ivo Jenner, al fine di creargli qualche problema. Imprecando tra sé, Derek girò l’angolo.
Come si aspettava, i due tizi fecero la loro mossa. Lui si voltò di scatto e si accovacciò, schivando la carica di un pugno serrato. Affidandosi all’istinto e ai suoi anni di esperienza, spostò il peso su una gamba e sferrò un calcio, colpendo il suo aggressore allo stomaco. L’uomo esalò un soffocato rantolo di sorpresa, e barcollò all’indietro. Con un balzo, Derek mirò al secondo uomo, ma ormai era tardi… Sentì il tonfo di un oggetto metallico sulla schiena e avvertì un impatto accecante alla testa. Stordito, cadde pesantemente a terra. I due uomini si avvicinarono al suo corpo tremante.
«Fallo, sbrigati» disse uno dei due, la voce soffocata. Lottando, Derek si sentì spingere indietro la testa. Tentò di sferrare un pugno, ma il suo braccio era bloccato a terra. Un fendente sul viso, un rombo sordo nelle orecchie, qualcosa di umido e caldo scorrergli sugli occhi e nella bocca… il suo sangue. Sputacchiò una protesta rantolante, dimenandosi per liberarsi da quel dolore lacerante. Stava succedendo troppo in fretta. Non c’era modo di fermarli. Aveva sempre avuto paura della morte, perché in qualche modo sapeva che sarebbe arrivata così, non nella pace ma nel dolore, nella violenza, nell’oscurità.
Sara si era fermata a scorrere le informazioni che aveva raccolto quella sera. Inforcati gli occhiali, rimuginò sulle nuove parole gergali che aveva individuato. Il linguaggio della strada cambiava velocemente di anno in anno, un processo di evoluzione che la affascinava. Appoggiandosi a un muro per trovare un po’ di privacy, esaminò gli appunti che aveva preso e scribacchiò qualche correzione con la penna. I giocatori avevano parlato della pistola come “ferro”, e si erano avvertiti a vicenda di stare in guardia dagli “occhi”, forse gli agenti di polizia. Non era ancora riuscita ad afferrare la differenza tra “grassatore” e “tagliaborse”, entrambi usati per indicare i ladruncoli di strada. Be’, lo avrebbe scoperto… considerava suo dovere impiegare il termine più appropriato. I suoi primi due romanzi, Mathilda e Il mendicante, erano stati lodati proprio per l’attenzione al dettaglio. Non voleva che al terzo, ancora senza titolo, venissero rimproverate imprecisioni.
Si chiedeva se gli uomini che andavano e venivano dalla bisca sarebbero stati in grado di sciogliere il suo dubbio. Per la maggior parte sembravano piuttosto loschi, con quelle facce non rasate e l’aria poco pulita. Forse sarebbe stato avventato rivolgersi a uno di quei figuri – magari non avrebbero gradito un’interruzione alle loro bisbocce notturne. D’altra parte, aveva bisogno di consultarsi con loro per il bene del libro. E poi Sara si guardava sempre dal giudicare il prossimo dalle apparenze.
All’improvviso, percepì un trambusto dietro l’angolo. Tentò di vedere cosa stava accadendo, ma la strada era immersa nel buio. Dopo aver piegato il fascio di fogli che aveva cucito insieme per formare un libricino, se lo infilò nella borsetta e, spinta dalla curiosità, osò avanzare di qualche passo. Un torrente di parole volgari la fece arrossire. Nessuno usava un simile linguaggio a Greenwood Corners, a parte il vecchio signor Dawson, quando beveva troppo punch all’annuale festa natalizia.
Vide tre figure coinvolte in una rissa. A quanto sembrava, due uomini ne avevano atterrato un altro, e lo stavano malmenando. Sentiva il suono dei pugni che colpivano la carne. Sara aggrottò la fronte titubante, e strinse tra le mani la borsetta. Il cuore cominciò a batterle come quello di un coniglio. Intromettersi sarebbe stato sconsiderato. Era in quel luogo per osservare, non per partecipare. Ma la povera vittima esalava lamenti così penosi… e improvvisamente Sara terrorizzata percepì lo scintillio di una lama.
Stavano per ucciderlo.
Sara rovistò affannosamente nella borsetta, cercando la pistola che portava sempre con sé nelle escursioni di ricerca. Non l’aveva mai usata contro una persona, ma si era allenata a colpire bersagli in un campo a sudest di Greenwood Corners. Estrasse la piccola arma ed esitò.
«Ehi, voi» gridò, cercando di far suonare la voce decisa e autoritaria. «Vi ordino di smetterla subito!»
Uno degli uomini alzò lo sguardo su di lei. L’altro ignorò del tutto il suo appello, e tornò a sollevare il coltello. Non la consideravano una minaccia. Sara si morse il labbro e sollevò tremando la pistola, puntandola alla loro sinistra. Non poteva uccidere qualcuno – dubitava che la sua coscienza l’avrebbe sopportato – ma forse il rumore dello sparo li avrebbe spaventati. Tenendo ferma la mano, premette il grilletto.
Mentre gli echi dello scoppio svanivano, Sara aprì gli occhi per controllare il risultato dei suoi sforzi. Con immenso sconcerto, si rese conto di avere colpito senza volere uno degli uomini… santo cielo, alla gola! Questi era in ginocchio e si teneva con le mani la ferita da cui il sangue sgorgava a fiotti. All’improvviso crollò a terra con un gorgoglio. Il suo compare era paralizzato. Al buio non si distingueva la sua espressione.
«Ora andatevene» Sara si udì esclamare, la voce tremante di paura e sgomento. «Altrimenti… altrimenti mi vedrò obbligata a sparare anche a voi!»
L’uomo sembrò dileguarsi nel buio come un fantasma. Sara avanzò verso i due corpi rimasti a terra. Aveva la bocca spalancata in una smorfia d’orrore, e la coprì con dita malferme. Aveva ucciso un uomo, non c’erano dubbi. Schivò il suo corpo riverso per avvicinarsi alla vittima dell’agguato.
L’uomo aveva il viso coperto di sangue, che gocciolava dai capelli scuri imbevendogli l’abito elegante. Lei sentì un moto di nausea e si domandò se il suo intervento non fosse stato troppo tardivo. Ripose la pistola nella borsetta. Aveva i brividi e si sentiva scombussolata da capo a piedi. Nei suoi venticinque anni vissuti nella bambagia, non le era mai accaduto nulla di simile. Spostò lo sguardo da un corpo all’altro. Se solo da quelle parti ci fosse stata una pattuglia, o uno dei rinomati e ben addestrati agenti comunali. Aspettò che succedesse qualcosa. Presto qualcuno sarebbe passato di lì. Il senso di colpa si insinuò nel suo stato di shock. Dio santissimo, come avrebbe potuto continuare a vivere sapendo ciò che aveva fatto?
Sara abbassò lo sguardo sulla vittima della rapina con un misto di curiosità e compassione. Era difficile distinguere i suoi lineamenti con tutto quel sangue, ma sembrava un uomo di giovane età. Portava vestiti di buona fattura, acquistati sicuramente in Bond Street. Improvvisamente, vide che il suo petto si muoveva. Sbatté gli occhi per la sorpresa. «S… signore?» domandò, chinandosi su di lui.
Lui alzò la testa di scatto e lei si fece sfuggire uno strillo terrorizzato. Una grossa mano le afferrò la stoffa del bustino, stringendo troppo forte perché lei riuscisse a divincolarsi. L’altra mano le raggiunse il viso. Il palmo si appoggiò sulla sua gota, spalmando con dita tremanti il sangue sulle lenti dei suoi occhiali. Dopo un convulso tentativo di fuga, Sara si accasciò vicino a lui come un sacco vuoto.
«Ho messo in fuga i vostri aggressori, signore.» Cercò coraggiosamente di staccarsi le dita di lui dal bustino. La sua stretta era d’acciaio. «Penso di avervi salvato la vita. Toglietemi le mani di dosso… vi prego…»
Lui impiegò molto tempo a reagire. Piano piano, la sua mano cadde dal viso di lei e le scivolò sul braccio fino a incontrare il polso. «Tiratemi su» disse con voce roca, sorprendendola con il suo accento. Non si sarebbe mai aspettata che un uomo così elegante parlasse con la cadenza cockney.
«Farei meglio a chiamare aiuto…»
«Non qui» riuscì ad ansimare lui. «Stupida con la testa vuota. Ci faremmo derubare e sbudellare in un secondo, Cristo.»
Offesa dalla sua scortesia, Sara fu tentata di osservare che un cenno di gratitudine non sarebbe guastato. Ma lui sembrava soffrire terribilmente. «Signore,» disse esitante «il vostro viso… se mi permetteste di prendere il mio fazzoletto dalla borsa…»
«Siete stata voi a sparare?»
«Purtroppo sì.» Infilando la mano nella borsetta, Sara spinse da parte la pistola e trovò il fazzoletto. Prima che riuscisse a tirarlo fuori, lui le strinse il polso. «Lasciate che vi aiuti» disse lei con un filo di voce.
L’uomo allentò la presa e lei estrasse il fazzoletto, un quadrato di stoffa pulito e resistente. Gli tamponò delicatamente il volto, premendo il lino contro l’orribile sfregio che andava dal sopracciglio al centro della guancia opposta. Lo avrebbe sfigurato per sempre. Per il suo bene, sperò che l’uomo non perdesse un occhio. Un sibilo di dolore sfuggì dalle labbra di lui, schizzandola di sangue. Trasalendo, Sara gli prese la mano e gliela guidò verso il fazzoletto. «Forse potreste tenerlo fermo così? Perfetto. Ora, se mi aspettate qui, cercherò di trovare qualcuno che ci aiuti…»
«No.» Lui continuava a trattenere la stoffa del suo vestito, affondando le nocche nella morbida curva dei suoi seni. «Sto benone. Portatemi al Craven’s. St James Street.»
«Ma io non sono abbastanza forte, e poi non conosco tanto bene la città…»
«È a un tiro di schioppo da qui.»
«Ma e… e l’uomo al quale ho sparato? Non possiamo lasciare il cadavere e andarcene via così.»
Lui fece un sorriso sardonico. «Che il diavolo se lo porti. Accompagnatemi a St James.»
Sara si chiese cosa avrebbe fatto quell’uomo se lei si fosse rifiutata. Sembrava avere un temperamento volubile. Nonostante le sue ferite, era ancora in grado di farle male. La mano sul petto di lei era grossa e possente.
Si tolse lentamente gli occhiali e li ripose nella borsetta. Fece scivolare il braccio sotto il mantello di lui e gli cinse i fianchi snelli, arrossendo per l’imbarazzo. Non aveva mai abbracciato un uomo eccetto suo padre e Perry Kingswood, il suo quasi-fidanzato. Ma la sensazione era ben diversa. Perry era piuttosto in forma, ma non c’erano confronti con questo sconosciuto enorme e ossuto. Si alzò a fatica, barcollando quando l’uomo la usò come puntello per mettersi in piedi. Non si aspettava che fosse così alto. Lui le passò il braccio attorno alle esili spalle, premendosi il fazzoletto contro la faccia. Emise un flebile grugnito.
«Vi sentite bene, signore? O meglio, siete in grado di camminare?»
Questo provocò una risata soffocata. «Ma voi chi diavolo siete?»
Sara mosse un passo incerto in direzione di St James, mentre lui zoppicava al suo fianco. «La signorina Sara Fielding» disse. Poi, con cautela, aggiunse: «Di Greenwood Corners».
Lui tossì, sputando saliva e sangue. «Perché mi avete aiutato?»
Sara non poté fare a meno di notare che la sua parlata si era raffinata. Ora sembrava quasi un gentiluomo, ma una traccia della cadenza cockney era ancora lì, ad ammorbidire le consonanti e addolcire le vocali. «Non ho avuto scelta» rispose, raddrizzandosi sotto il suo peso. Lui si teneva le costole con il braccio libero, reggendosi a lei con l’altro. «Quando ho visto cosa stavano facendo quegli uomini…»
«Una scelta l’avevate» disse lui con asprezza. «Potevate andarvene.»
«Girare le spalle a una persona nei guai? Semplicemente impensabile.»
«Lo fanno tutti, di continuo.»
«Non dalle mie parti, ve lo assicuro.» Notando che stavano sbandando verso il centro della strada, Sara lo riportò verso il lato, dove erano nascosti dalle tenebre. Era la serata più bizzarra della sua vita. Non aveva previsto di trovarsi a camminare nei bassifondi di Londra insieme a uno sconosciuto sanguinante. Lui si scostò il fazzoletto dal volto, e Sara fu sollevata nel vedere che l’emorragia era diminuita. «Fareste meglio a tenerlo sulla ferita» disse. «Dobbiamo trovare un dottore.» Era sorpresa che lui non avesse fatto domande sull’entità del danno. «Da quanto ho visto, vi hanno inferto una lunga ferita che vi attraversa il viso da parte a parte. Ma non sembra troppo profonda. Se guarisce bene, il vostro aspetto potrebbe non risentirne tanto.»
«Me ne infischio.»
L’affermazione stuzzicò la curiosità di Sara. «Signore, avete amici al Craven’s? È per questo che stiamo andando lì?»
«Sì.»
«Per caso conoscete il signor Craven?»
«Io sono Derek Craven.»
«Quel signor Craven?» Sara strabuzzò gli occhi dall’eccitazione. «Lo stesso che ha fondato la famosa casa da gioco e ha frequentato la malav...
Indice dei contenuti
- Copertina
- di Lisa Kleypas
- Sognando te
- 1
- 2
- 3
- 4
- 5
- 6
- 7
- 8
- 9
- 10
- 11
- 12
- Epilogo
- Copyright