«Cristina? Cristina, dài, svegliati!»
Mmmh… Dio che nausea, ma dove sono? Mi gira la testa come se fossi su una giostra impazzita… e poi cos’hanno da urlare tutti, neanche fosse il primo giorno di saldi? E perché mi schiaffeggiano? Cos’ho fatto di male???
«Cristina… Cristina, mi senti? Mi seeenti?»
Certo che ti sento! Come potrei evitarlo, continui a prendermi a sberle! Cos’hai, un complesso d’inferiorità nei confronti delle donne? E quell’aureola intorno alla testa? Eddài, Gesù, tornatene a moltiplicare pani e pesci e lasciami dormire, ti prego.
«Cristina, sveglia! Su, sveglia! Lo sai dove sei?»
Ma certo che lo so, nel mio letto tranquilla e beata a dormire per non pensare a quello stronzo di Lorenzo che non risponde più al telefono da due giorni. Ho bevuto troppo mirto, del resto quello c’era in frigo, e ora sto avendo sicuramente un incubo… mi sa che il mirto è una pianta allucinogena… ora però esci dal mio sogno, uomo con l’aureola, così io mi sveglio, mi faccio la doccia e vado in cucina a farmi due uova al tegamino con molto pane e burro… mi ci vuole qualcosa di unto e grasso e poi… un caffè enorme, sì ho proprio bisogno di un gigantesco caf…
SBAM!
«Eccheccazzo! E basta con questi schiaffi!» sbraito spalancando gli occhi.
«È SVEGLIA! È SVEGLIA!» urla Gesù in estasi mistica. «Cristina, guardami! Guardami! Sei al pronto soccorso! Adesso devi dirmi cos’hai preso: sonniferi, pillole, aspirine, liquido refrigerante, qualunque cosa! È importantissimo!»
«Ma… che cavolo…? Oddio che male la faccia…» biascico tenendo su la testa a fatica. Con tutti questi schiaffi ho le guance bollenti.
«Cristina! Non c’è tempo da perdere!» grida lui, continuando a scuotermi come un melo, «se hai preso qualcosa devi dirmelo!»
«Se ho preso qualcosa?» rispondo intontita. «Sì, ma… niente di che… cioè solo… una ventina di val…»
«Una ventina?! Presto, portatemi il kit per la lavanda gastrica!» urla come un invasato.
«Una ventina di Valium stroncherebbero un elefante! Dobbiamo fare presto o ci lascia le penne!»
«Macché Val…» riesco a malapena a replicare prima che quattro mani mi afferrino cacciandomi un tubo in gola che giurerei aver sentito arrivare molto più giù.
“NO! La lavanda gastrica NOOO!!!” penso cercando di divincolarmi, ma i cattivi sono troppi in questo film assurdo e io mi sento troppo stanca per reagire e oppongo meno resistenza di un gomitolo di lana.
«Su, coraggio, adesso cerca di rilassarti e inghiottire, è questione di un attimo» mi sussurra un infermiere schifosamente gentile.
E certo! Quando ho bisogno di rilassarmi faccio sempre una lavanda gastrica!
Vorrei gridare a tutti loro un sonoro vaffanculo, ma non posso parlare perciò mi limito ad aggrottare la fronte e guardarli con odio come un gatto dal veterinario.
«Adesso cerca di respirare normalmente, okay?» mi dice l’uomo con l’aureola, i cui contorni cominciano a farsi più nitidi, e me lo dice strizzandomi leggermente il braccio, cosa che mi fa scaldare il cuore per un secondo, prima che mi facciano scendere in gola un litro di quello che mi sembra essere gesso liquido, aspirando poi tutto con lo stesso tubo.
Mi sento come l’ufo dell'Area 51.
Poco dopo giaccio in un letto priva di forze, dignità e, mi pare, di un pezzo di stomaco.
Non riesco nemmeno a formulare un pensiero coerente.
Flash di immagini della notte appena trascorsa mi tornano alla mente in ordine sparso.
Tutto quello che mi ricordo è che dopo cinque bicchieri di mirto e l’ultimo sms a Lorenzo volevo dormire un po’, così ho buttato giù tutte quelle pastiglie, ho messo i tappi nelle orecchie, la mascherina e ho spento il telefono.
Certo che se avessi immaginato che per la valeriana ti fanno la lavanda gastrica avrei evitato.
Ma non era insalata?
E, soprattutto, come cacchio sono entrati in casa mia? Avranno mica buttato giù la porta? Adesso la padrona mi uccide! E Supplì? Sarà scappato di sicuro, quel gatto delinquente.
Devo andarmene da qui e subito.
Mi siedo sul letto in preda all’ansia, ma non vedo i miei vestiti né le mie scarpe.
Che palle, voglio tornare a casa mia: adesso!
Dov’è che si fa il check-out in questo albergo?
Ma non termino il pensiero che la porta si spalanca ed entra l’uomo con l’aureola con un sorriso allegro e preoccupato allo stesso tempo.
Mi ributto sui cuscini, esausta.
No. Non sarà una cosa veloce.
«Allora, Cristina, come ti senti?» mi chiede dolcemente avvicinando una sedia al letto.
Lo scruto con attenzione, e devo ammettere che senza aureola è molto meglio, anzi è moooolto molto meglio!
Con l’effetto del faro alle sue spalle e tutte quelle sberle, ero convinta che avesse cinquant’anni, ma ne avrà al massimo trentacinque.
Ha gli occhi scuri, un bel naso, i capelli corti e mossi e un filo di barba di tre giorni davvero sexy.
Oddio, tutto sommato se rimango ancora un po’ qui non è un grosso problema: invece del check-out, mi farò fare un bel check-up.
«Ho tanto mal di stomaco…» gli dico con un filo di voce e l’aria sofferente passandomi una mano sulla pancia.
«Ci credo» risponde comprensivo. «Non è stata propriamente una passeggiata…»
«No» commento con il faccino triste.
«Hai voglia di parlare un po’ o preferisci riposare?» mi chiede.
«No, no, va bene, parliamo!» rispondo con entusiasmo sistemandomi meglio sui cuscini. «Cosa vuole sapere, dottor…?»
«Montecchi, ma Marco va bene» risponde sorridendo.
Montecchi? Come Montecchi e Capuleti?
Com’è romantico!
«Vedi, Cristina, ti hanno portato qui d’urgenza perché hai mandato un sms al tuo ragazzo in cui dicevi di volerla fare finita e poi hai spento il telefono, così lui ha chiamato l’ambulanza e ti hanno portata qui. E devi ringraziarlo perché così facendo ti ha salvato la vita!»
«Non è il mio ragazzo!» mi affretto a correggere. «Siamo solo amici!»
«Capisco, ma resta il fatto che hai tentato di…» mi dice guardandomi improvvisamente serio «di toglierti la vita!»
«Togliermi la vita?» rispondo perplessa.
Quel gigantesco mentecatto di Lorenzo! L’ho chiamato venti volte invano e alla fine gli ho scritto:
Okay ho capito, adesso la faccio finita!
Non sai quello che hai perso. Addio!
ma intendevo: la faccio finita con le telefonate! Era chiaro, no? Anche un criceto l’avrebbe capito! E adesso Romeo Montecchi pensa che io abbia tentato il suicidio per amore… ma mi considera così sfigata?? Eddài, siamo nel 2013, un po’ di serietà!
Be’, però se questo serve a farlo preoccupare per me…
«È stato un momento di debolezza» sospiro guardando fuori della finestra con aria malinconica. «Mi sentivo così sola, incompresa.»
«Sai, Cristina, tutti noi ci sentiamo profondamente soli e disperati in certi momenti, specialmente quando le cose non vanno come vorremmo: il lavoro, le amicizie, la famiglia, l’amore… a volte sembra che tutto decida di incasinarsi contemporaneamente ed è del tutto comprensibile sentirsi travolti e sopraffatti dagli eventi…»
«È proprio così che mi sentivo… Marco…» sussurro guardandolo negli occhi. «Travolta e sopraffatta dagli eventi.»
«Ma quella di togliersi la vita non è una soluzione, lo capisci adesso? La vita è troppo preziosa e non va buttata per un unico momento di sconforto! Immagina se il tuo ragazzo non ci avesse chiamati in tempo…»
«Non. È. Il. Mio. Ragazzo.»
«D’accordo, ma pensa se non fossimo arrivati in tempo, adesso ti immagini il dolore che avresti causato ai tuoi genitori? Ai tuoi amici e a tutte le persone che ti amano?»
«Marco…» gli dico con voce tremante. «Io… sono sola al mondo… non ho nessuno, e mi sentivo così… depressa e abbandonata.»
Ma mentre sto catalizzando tutta l’attenzione del dottor Montecchi che mi guarda negli occhi come se fossi un cucciolo di foca, la porta si spalanca e la stanza viene invasa da mia madre, mio padre, mio fratello gemello Luca, la mia amica Carlotta e, ovviamente, da quel genio di Lorenzo che corrono verso di me ansiosi come se fossi stata appena rilasciata dai rapitori.
«Dov’è la mia bambina? Cosa ti è successo, amore della mamma!»
«Per poco non mi viene un infarto, ma che ti è saltato in mente?»
«Se non era per Lorenzo eri morta! Cretina!»
«Decidi di morire e lo dici a lui?? Bell’amica che sei!»
«Sola al mondo, eh?» chiosa il dottor Montecchi lasciando campo libero all’invasione barbarica e congedandosi con un sorriso imbarazzato.
«Allora mi vuoi spiegare?» chiede mia mamma prendendomi le guance fra le mani, che fra schiaffoni e pizzic...