I segreti di Coldtown
eBook - ePub

I segreti di Coldtown

  1. 444 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

I segreti di Coldtown

Informazioni su questo libro

Ti svegli la mattina dopo una festa: sei stesa in una vasca da bagno, la tenda tirata, intorno un profondo silenzio. Gli altri staranno ancora dormendo? Quando ti alzi e giri di stanza in stanza, scopri che durante la notte è successo qualcosa di tremendo. Legato a una sedia, trovi un misterioso ragazzo dagli occhi rossi. Vicino a lui, vivo e ammanettato, c'è Aidan, il tuo ex: appena provi a liberarlo, ti assale in preda a una fame atavica.
Tutto questo non è normale, neppure se ti chiami Tana e sei nata in un mondo molto simile al nostro, un mondo in cui le persone si trasformano in mostri assetati di sangue e vivono confinati nelle Coldtown. Li chiami vampiri, ma potrebbero avere anche altri nomi. Molti di loro sono celebrità, li trovi ogni sera in televisione: tutti i canali trasmettono in diretta le loro feste più trasgressive. Ora non puoi più evitarli, e hai solo ottantotto giorni per salvarti: ma a quanto sei disposta a rinunciare per tenere in vita ciò che non vuoi perdere?

Domande frequenti

Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento.
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Perlego offre due piani: Essential e Complete
  • Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
  • Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Entrambi i piani sono disponibili con cicli di fatturazione mensili, semestrali o annuali.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 1.000 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Per maggiori informazioni, clicca qui.
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS o Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app.
Sì, puoi accedere a I segreti di Coldtown di Holly Black, Egle Costantino in formato PDF e/o ePub. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.

Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2013
Print ISBN
9788804633792
eBook ISBN
9788852043826

1

Nulla può accadere
di più meraviglioso della morte.
Walt Whitman
Tana si svegliò nella vasca da bagno. Aveva le gambe piegate e la guancia schiacciata contro il metallo freddo del rubinetto. Lentamente, una goccia le aveva inzuppato la maglietta sulla spalla e bagnato alcuni riccioli. Per il resto era asciutta, compresi i vestiti, cosa che constatò con sollievo. Sentiva il collo rigido, le facevano male le spalle. Ancora inebetita, sollevò lo sguardo verso il soffitto e osservò le chiazze di muffa simili alle macchie di Rorschach. Per un momento si sentì completamente disorientata. Poi si mise in ginocchio, sfregando la pelle contro lo smalto della vasca, e scostò la tenda di plastica.
Il lavandino era pieno zeppo di bicchieri, bottiglie di birra e asciugamani appallottolati. La luce intensa e burrosa del sole di fine estate entrava da una piccola finestra sopra il water, ostacolata solo dalle ombre ondeggianti della ghirlanda d’aglio appesa davanti al vetro.
Una festa. Giusto. Era stata a una festa del tramonto. — Ugh — gemette, afferrando la tenda per tenersi in equilibrio e strappando col suo peso tre anelli dal bastone. Le pulsavano le tempie in modo orribile.
Ricordava di essersi preparata, di aver indossato i braccialetti di metallo che ancora tintinnavano ogni volta che muoveva il braccio, gli anfibi rosso scuro con la punta di ferro, che ci metteva una vita ad allacciare e che, misteriosamente, non erano più ai suoi piedi. Ricordava di essersi truccata gli occhi color azzurro nebbia con la matita nera e di aver baciato lo specchio come portafortuna. Dopodiché, i ricordi diventavano un po’ sfocati.
Facendo leva per alzarsi, Tana inciampò nel rubinetto e si spruzzò dell’acqua sul viso. Aveva il trucco tutto pasticciato: il rossetto sbavato sulla guancia, il mascara allargato in una macchia nera. L’abitino bianco, corto e a vita alta che aveva preso dall’armadio di sua madre, era strappato sotto l’ascella. I capelli neri erano diventati una massa così intricata che ogni tentativo di pettinarli con le dita fu vano. Assomigliava a un mimo devastato.
In verità, era abbastanza sicura di essere svenuta in bagno nel tentativo di evitare il suo ex ragazzo, Aidan. Prima avevano giocato a un gioco in cui si beveva molto, chiamato La Dama o la Tigre: si lanciava una moneta e si scommetteva su testa (dama) o croce (tigre), e se sbagliavi eri obbligato a spararti un bicchiere. Poi avevano ballato e bevuto altro whiskey direttamente dalla bottiglia. Aidan aveva insistito perché Tana baciasse la sua nuova ragazza dalla bocca imbronciata e i capelli color fragola – quella che si era messa al collo il collare per cani trovato all’ingresso. A sentire Aidan, sarebbe stata come un’eclissi di sole e luna nel cielo, il matrimonio del buio con la luce. — Un’eclissi di sole e luna nelle tue mutande, vuoi dire — aveva replicato Tana, ma lui aveva insistito in modo esasperante. E mentre il whiskey le danzava nelle vene e le goccioline di sudore le imperlavano la pelle, Tana si era sentita invadere da una sconsideratezza pericolosamente familiare. Con quel suo viso da angelo malvagio, a Aidan era praticamente impossibile dire di no. E quel che era peggio, lui lo sapeva benissimo.
Con un sospiro, Tana aprì la porta del bagno – che non era nemmeno chiusa a chiave, quindi la gente avrebbe potuto andare e venire tutta la notte mentre lei si trovava dietro la tenda della doccia, quanto era umiliante? – e uscì barcollando. L’odore di birra versata saturava l’aria, insieme a qualcos’altro, qualcosa di metallico e dolciastro. Nella stanza accanto c’era il televisore acceso e, andando verso la cucina, Tana udì la voce bassa del conduttore del telegiornale. Ai genitori di Lance non dispiaceva che lui organizzasse feste del tramonto nella loro vecchia casa di campagna, quindi ce n’era una quasi ogni fine settimana: bastava chiudere le porte a chiave al calar del sole e tenerle sbarrate fino all’alba. Tana era un’habitué e sapeva che di solito al mattino c’era una confusione di voci, con rumori di doccia e di caffè sul fuoco e di chi cercava di mettere insieme la colazione con un paio di uova e avanzi di pane tostato.
E c’erano lunghe file davanti ai due piccoli bagni, e la gente dava violenti colpi sulla porta se chi era dentro ci impiegava troppo. Tutti dovevano fare pipì, lavarsi e cambiarsi. Sicuramente, rumori del genere l’avrebbero svegliata.
Ma se invece non aveva sentito niente e tutti gli altri erano già usciti per andare a mangiare da qualche parte, come al solito, sai che risate si stavano facendo. Le sembrava già di sentire le battutacce su quello che avevano combinato in bagno mentre lei era nella vasca praticamente svenuta. Probabilmente giravano già delle foto e tutta una serie di stupidate che si sarebbe dovuta sorbire all’infinito una volta tornati a scuola. E poteva considerarsi già abbastanza fortunata che non le avessero disegnato un paio di baffi.
Se alla festa ci fosse stata anche Pauline, niente di tutto questo sarebbe mai successo. Quando si ubriacavano, si rannicchiavano insieme sotto il tavolo della sala da pranzo, abbracciate come due gattini in un cestino, e nessun ragazzo al mondo, nemmeno Aidan, era abbastanza coraggioso da affrontare la lingua tagliente di Pauline. Ma Pauline era al campo estivo di teatro e Tana si annoiava, così era andata alla festa da sola.
La cucina era vuota, sul bancone c’erano piccole pozze di alcol e aranciata in cui affogavano resti di patatine. Tana aveva appena preso il bricco del caffè quando, oltre il pavimento di linoleum bianco e nero, subito al di là della porta del soggiorno, scorse una mano, le dita allungate come durante il sonno. Si rilassò. Non si era ancora svegliato nessuno, ecco tutto. Forse era lei l’unica già in piedi, anche se, ripensandoci, il sole che entrava dalla finestra del bagno le era parso abbastanza alto.
Più guardava quella mano e più si rendeva conto che era stranamente pallida, bluastra intorno alle unghie. Il cuore di Tana accelerò, il suo corpo reagì prima che la mente potesse concepire l’idea. Lentamente, posò il bricco del caffè di nuovo sul bancone e si costrinse ad attraversare la cucina, un passo cauto dopo l’altro, finché raggiunse la soglia del soggiorno.
A quel punto dovette trattenersi per non mettersi a gridare.
La moquette beige era rigida e nera per le strisce di sangue secco, spruzzato come il colore su un quadro di Jackson Pollock. Il sangue era anche sulle pareti, dove impronte di mani macchiavano la lercia superficie chiara. E i corpi. Decine di corpi. Ragazzi che aveva visto ogni giorno dai tempi dell’asilo, ragazzi con cui aveva giocato ad acchiapparello, con cui aveva pianto o che aveva baciato, erano stesi a terra in posizioni innaturali, i corpi pallidi e freddi, gli occhi vitrei come quelli di una fila di bambole nella vetrina di un negozio di giocattoli.
La mano accanto al piede di Tana apparteneva a Imogen, una ragazza dai capelli rosa, carina e paffuta, che l’anno successivo si sarebbe dovuta iscrivere alla scuola d’arte. Aveva le labbra socchiuse e il prendisole di tessuto blu con le ancore bianche si era arrotolato verso l’alto, lasciandole scoperte le cosce. Sembrava fosse stata catturata mentre cercava di strisciare via, un braccio allungato e l’altro aggrappato alla moquette.
I corpi di Otta, Ilaina e Jon erano impilati insieme. Loro tre erano appena tornate dal campo estivo per cheerleader e avevano dato inizio alla serata nel cortile, poco prima del tramonto, con una serie di salti mortali all’indietro, mentre le zanzare ronzavano nell’aria tiepida. Ora il sangue secco incrostava i loro vestiti come ruggine, macchiava i loro capelli e punteggiava la loro pelle come uno spruzzo di lentiggini. Avevano gli occhi sbarrati, lo sguardo vacuo.
Trovò Lance su un divano, seduto con le braccia intorno alle spalle di una ragazza, da un lato, e di un ragazzo, dall’altro. Sulle gole di tutti e tre erano ben visibili i forellini frastagliati lasciati dai denti. E tutti e tre avevano in mano una bottiglia di birra, come se la festa stesse ancora continuando. Come se da un momento all’altro le loro labbra bluastre avessero potuto chiamarla per nome.
Tana fu colta dalle vertigini. La stanza sembrò mettersi a girare vorticosamente. Si lasciò cadere seduta sulla moquette intrisa di sangue, mentre il suono martellante che sentiva nella testa diventava sempre più forte. Alla TV un tizio spruzzava un detersivo arancione su un piano di granito e un bambino sorridente leccava la marmellata da una fetta di pane.
Una delle finestre era aperta, notò, la tenda svolazzava appena. Probabilmente durante la festa aveva fatto troppo caldo e tutti avevano cominciato a sudare in quella casa angusta, desiderando la brezza che si trovava proprio là fuori. Una volta aperta la finestra, era facile dimenticarsi di richiuderla. Dopotutto, c’era sempre l’aglio, e anche l’acqua santa era al suo posto sugli architravi. Cose del genere accadevano in Europa, in paesi come il Belgio, dove le strade brulicavano di vampiri e i negozi aprivano solo di giorno. Non qui. Non nella città di Tana, dove negli ultimi cinque anni i vampiri non avevano attaccato nemmeno una volta.
Eppure era accaduto. Una finestra era rimasta aperta nella notte e un vampiro ne aveva approfittato per introdursi in casa.
Doveva trovare il suo telefono e chiamare… chiamare qualcuno. Non suo padre: non avrebbe saputo cosa fare in quella situazione. Forse la polizia. O un cacciatore di vampiri, come quell’Hemlok della TV, l’ex lottatore enorme e pelato, sempre vestito di pelle. Lui avrebbe saputo come comportarsi. La sua sorellina teneva un poster di Hemlok nell’armadietto di scuola, proprio accanto alle foto del biondo Lucien, il suo preferito tra i vampiri di Coldtown. Pearl sarebbe impazzita di gioia se fosse arrivato Hemlok: finalmente avrebbe potuto farsi fare l’autografo.
Tana ridacchiò ma non era giusto, lo sapeva. Si mise le mani sulla bocca per attutire il rumore. Non stava bene ridere davanti ai morti. Era come ridere a un funerale.
Gli occhi impassibili dei suoi amici la fissavano.
Alla TV il conduttore del telegiornale annunciava piogge sparse per la settimana a venire. La borsa scendeva.
Tana ripensò a Pauline al campo estivo, al fatto che non era venuta alla festa con lei e ne fu così immensamente ed egoisticamente felice da non riuscire nemmeno a sentirsi in colpa, perché Pauline era viva anche se tutti gli altri erano morti.
Da qualche parte in lontananza, forse in una delle stanze degli ospiti, un cellulare si mise a squillare. La suoneria riproduceva in modo metallico la canzone Tainted Love. Dopo un po’, smise. Poi altri due telefoni più vicini cominciarono a suonare contemporaneamente, le suonerie mixate in un coro di toni discordanti.
Il telegiornale lasciò il posto a un telefilm con protagonisti tre uomini che vivevano insieme in un appartamento in compagnia di un teschio spiritoso e beffardo. Finte risate clamorose partivano ogni volta che il teschio apriva bocca. Tana non era certa che fosse reale, forse lo stava immaginando. Il tempo passava.
Si sgridò da sola: doveva alzarsi da terra e andare nella camera dove c’erano le giacche impilate sul letto. Doveva frugare dappertutto finché non avesse trovato borsa, stivali e chiavi dell’auto. Anche il suo cellulare era in quella stanza. Ne avrebbe avuto bisogno per chiamare qualcuno.
Era necessario muoversi subito, immediatamente: basta stare seduta a far niente.
Pensò che, volendo, di sicuro avrebbe potuto trovare un cellulare più vicino, per esempio nella tasca di uno dei cadaveri o infilato tra la pelle morta e fredda e il pizzo di un reggiseno. Ma non sopportava l’idea di perquisire i corpi.
“Alzati” si disse.
Si tirò in piedi. Iniziò a farsi strada in soggiorno, cercando di ignorare il modo in cui la moquette scricchiolava sotto i suoi piedi nudi, impegnandosi per ignorare l’odore di putrescenza che aleggiava nella stanza. Le venne in mente una cosa che la professoressa di educazione civica aveva raccontato in seconda: il famoso assalto di Corpus Christi, quando lo Stato del Texas aveva provato a chiudere la propria Coldtown, mandando i carri armati in pieno giorno. Ogni essere umano che si trovava all’interno e che era quindi potenzialmente infetto, era stato giustiziato. Perfino la figlia del sindaco fu freddata con un colpo di pistola. Molti dei vampiri addormentati furono trascinati fuori dai loro nascondigli e decapitati o fatti morire esponendoli alla luce del sole. Ma al calar della notte, i vampiri sopravvissuti erano riusciti a uccidere i soldati di guardia ai cancelli ed erano fuggiti, lasciandosi dietro un numero impressionante di morti e di persone infette. I vampiri di Corpus Christi erano ancora tra i bersagli più ambiti dai cacciatori di taglie della televisione.
A ogni studente era stato assegnato un diverso progetto da presentare alla classe riguardo all’assalto di Corpus Christi. Tana aveva portato un plastico fatto con una scatola da scarpe e una vagonata di vernice rossa: era la rappresentazione di un articolo che aveva ritagliato dal giornale: si raccontava di come alcuni vampiri in fuga da Corpus Christi avessero fatto irruzione in una casa, ucciso tutti gli occupanti e poi dormito in mezzo ai cadaveri fino alla notte successiva.
Quel ricordo le fece venire in mente che forse il vampiro era ancora in casa, il vampiro che aveva massacrato tutti i suoi amici. Quello a cui era sfuggita, perché troppo occupato con il sangue e il massacro per aprire ogni porta di ripostigli e bagni, e che non aveva pensato a guardare dietro la tenda della doccia. Ma quel vampiro poteva ucciderla ora, se l’avesse sentita muoversi.
Tana si sentì girare la testa, il suo respiro era troppo rapido e inefficace. Sapeva che avrebbe dovuto sedersi di nuovo e prendersi la testa tra le gambe – si faceva così in caso di iperventilazione – ma, se si fosse seduta, probabilmente non avrebbe più avuto la forza di rialzarsi. Si costrinse a inspirare profondamente, per poi buttar fuori l’aria dai polmoni il più lentamente possibile.
Voleva correre fuori dalla porta, attraversare il prato e bussare alla porta dei vicini finché non l’avessero fatta entrare.
Ma se per caso non ci fosse stato nessuno in casa, poi non avrebbe saputo cosa fare senza gli stivali, il telefono e le chiavi dell’auto. La casa colonica dei genitori di Lance si trovava in aperta campagna e il terreno alle sue spalle era parco nazionale. Nei dintorni non era facile trovare dei vicini. E Tana sapeva che se fosse uscita da quella casa, niente sulla faccia della terra l’avrebbe convinta a rientrarvi.
Era combattuta tra l’istinto di scappare e il desiderio di rannicchiarsi su se stessa come un insetto, chiudere gli occhi, infilare la testa sotto le braccia e giocare a se-io-non-vedo-i-mostri-i-mostri-non-vedono-me. Ma in nessuno dei due casi sarebbe stata al sicuro. Doveva pensare.
La luce del sole filtrata dalle foglie degli alberi all’esterno, formava delle chiazze nel soggiorno – era il sole del tardo pomeriggio, sì, ma sempre sole. Anche se una nidiata di vampiri si fosse nascosta giù in cantina, le creature non sarebbero – perché non potevano – uscite prima del calar della notte. Doveva solo attenersi al piano: andare nella stanza degli ospiti e recuperare gli stivali, il cellulare e le chiavi dell’auto. Soltanto allora sarebbe potuta uscire e concedersi la crisi isterica più pazzesca della sua vita. Soltanto allora avrebbe potuto mettersi a gridare o anche svenire in pace, purché fosse già in macchina, lontano da lì, con i finestrini alzati e le portiere bloccate.
Con molta cautela, si tolse uno a uno i braccialetti di metallo lucente e li posò sul tappeto, in modo che non tintinnassero a ogni passo. Immaginò bocche dai denti appuntiti nascoste nell’ombra, immaginò mani fredde avvicinarsi dal linoleum della cucina, unghie affilate afferrarle le caviglie e trascinarla nell’oscurità. Quando finalmente raggiunse la porta della stanza degli ospiti e girò il pomello, le sembrò di averci impiegato anni.
Poi, nonostante tutte le sue buone intenzioni, trasalì.
Aidan era legato al letto. Aveva i polsi e le caviglie fissati ai quattro pali della struttura con delle corde elastiche e del nastro adesivo argentato sulla bocca, ma era vivo. Per un lunghissimo istante, Tana rimase immobile a fissarlo, travolta all’improvviso dallo shock di tutta la situazione. Qualcuno aveva fissato ai vetri delle finestre dei sacchi neri per l’immondizia, in modo da schermare la luce del sole. E accanto al letto, imbavagliato e incatenato, in mezzo alle giacche che qualcuno aveva buttato sul pavimento, c’era un altro ragazzo. Un ragazzo dai capelli neri come inchiostro rovesciato. In quel momento sollevò lo sguardo su di lei. I suoi occhi erano splendenti come rubini e altrettanto rossi.

2

Tutti noi lottiamo contro l...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. I segreti di Coldtown
  3. 1
  4. 2
  5. 3
  6. 4
  7. 5
  8. 6
  9. 7
  10. 8
  11. 9
  12. 10
  13. 11
  14. 12
  15. 13
  16. 14
  17. 15
  18. 16
  19. 17
  20. 18
  21. 19
  22. 20
  23. 21
  24. 22
  25. 23
  26. 24
  27. 25
  28. 26
  29. 27
  30. 28
  31. 29
  32. 30
  33. 31
  34. 32
  35. 33
  36. 34
  37. 35
  38. 36
  39. 37
  40. 38
  41. 39
  42. Copyright