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La banda delle polpette - 5. Il fatto delle elezioni a sorpresa
- 160 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
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La banda delle polpette - 5. Il fatto delle elezioni a sorpresa
Informazioni su questo libro
Quel che colpisce Emma, Alessandro e Gianpaolo quando fanno amicizia con Andrea non è solo che è simpatico e che suo papà cucina il miglior couscous di Napoli, ma anche che ha tante idee per migliorare la vita di tutti. Ecco perché sarebbe un perfetto rappresentante degli studenti¿ se non venisse sospeso per aver imbrattato i muri della scuola! Gli odiosi gemelli Palumbo cantano già vittoria, ma la Banda delle Polpette è decisa a indagare¿ e a riaprire la partita!
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Informazioni
Print ISBN
9788804626541eBook ISBN
9788852040283
Per un naufrago ormai rassegnato a vivere su un’isola deserta e a seguire una dieta a base di cocchi, bacche e paguri, la salvezza ha le sembianze di uno yacht che spunta all’orizzonte.
Per un vampiro che al sorgere del sole, frugando nelle tasche del mantello, si rende conto di aver perso le chiavi del suo castello buio e tenebroso, la salvezza ha le sembianze di una quercia dalla grande ombra.
E per tre ragazzini inseguiti all’uscita di un centro commerciale da un bulletto esperto di karate e dal suo migliore amico, la salvezza ha senza dubbio le sembianze di un autobus di linea color carota bollita.
«Siamo salvi!» gridò Gianpaolo scorgendo in lontananza il dodici e dribblando con prontezza una signora carica di buste della spesa che si frapponeva tra la Banda delle Polpette e la fermata.
«… quah-sih, sahl-vih!» ansimò Alessandro accorgendosi che alle loro spalle Manlio e Brando guadagnavano terreno.
Anche Emma si girò, più preoccupata dal tono di voce del cugino che dai temutissimi scappellotti indelebili di Manlio in avvicinamento. E le bastò un’occhiata per capire che la situazione era peggiore del previsto: Alessandro aveva l’aria di chi è sul punto di arrendersi, invertire il senso di marcia e andare incontro a uno scappellotto, pur di far riposare finalmente i polpacci stanchi.
«Dai Ale!» lo esortò Emma. «Pensa ad Amororso!»
Al ricordo della mortificazione appena inflitta al cuginastro, Alessandro accennò un sorriso breve ma trionfante, la smise di sbuffare come una pentola a pressione e accelerò fino ad affiancarsi alla cugina.
Per poi decelerare subito dopo, quando dalla tasca del giubbino di Emma cadde un tubetto che sembrava una penna strana, col tappo argentato e l’inchiostro rosa.
«Emma! Hai perso una… penna?»
«Sì, sì, è una penna… lasciala dov’è!» strillò la ragazzina con una vocetta acuta. Poi afferrò per un braccio il cugino e se lo trascinò dietro, sempre più lontano dai loro inseguitori.
Ma, soprattutto, sempre più lontano da quello che Alessandro aveva scambiato per una penna, e che invece era Strawberry Kiss Forever, il primo lucidalabbra che Emma avesse mai avuto voglia di comprare.
Tutto aveva avuto inizio quel mattino nel cortile sul retro del ristorante Da Nicola alle Scalette.
Come ogni ultimo sabato del mese, Gianpaolo aveva raggiunto gli amici per aiutarli nella pulizia mensile della Scassarola, il rifugio segreto della Banda delle Polpette. Ma, a differenza di ogni altro ultimo sabato del mese, non si era concentrato subito su spugne, detersivi e spazzole leva-peli di cani spelacchiati.

«Ciao, dopo mi accompagnate a comprare un pigiama?» aveva infatti detto per prima cosa il ragazzino.
Assordati dal frastuono dell’aspirapolvere portatile che usavano per ripulire i sedili dalle briciole delle merende dei trenta giorni precedenti, però, Emma e Alessandro non si erano nemmeno accorti del suo arrivo.
«Il pigiama nuovo, mi accompagnate a comprarlo?» aveva ribadito Gianpaolo a voce leggermente più alta.
E alla fine, quando, invece di rispondergli, gli amici avevano azionato la funzione TURBO dell’elettrodomestico, Gianpaolo aveva gridato: «UN PIGIAMA! MI SERVE UN PIGIAMA!»

Solo allora Emma e Alessandro avevano spento l’aspirapolvere e fatto capolino dalla Scassarola.
«Scusa, ma con questo coso acceso non si sente niente» aveva spiegato Alessandro.
«Figurati che io ho capito che ti serve un pigiama!» aveva ridacchiato Emma.
«Veramente è proprio quello che ho detto: mi serve un pigiama» aveva confermato Gianpaolo. «Io e mamma abbiamo deciso che comprarmi da solo il pigiama è il quinto passo del P.I.G.»
Il P.I.G., ovvero il Programma Indipendentizzazione Gianpaolo, era un’invenzione di Loredana, e risaliva al pomeriggio in cui la Torre dei Rettili (la pila composta dai 32 libri di argomento rettilesco che Gianpaolo teneva sul pavimento della propria stanza) era crollata, travolgendo nella caduta la Torre dei Felini (la pila composta dai 26 libri di argomento felinesco situata di fianco alla Torre dei Rettili). Davanti al pavimento ricoperto di libri, Loredana aveva stabilito due cose: prima di tutto, che Gianpaolo aveva urgente bisogno di una libreria; e poi che, una volta giunti al mobilificio, lei si sarebbe limitata a dare dei consigli, perché la scelta finale sarebbe spettata al figlio.
«Gianpaolì» gli aveva detto Loredana mentre varcavano le porte automatiche del negozio. «Essere adulti non significa avere la macchina e i peli sotto le ascelle, ma saper prendere decisioni e assumersi responsabilità. E visto che adulti non si diventa tutto a un tratto, ma un pochino alla volta, forse questa per te è l’occasione buona per fare il primo passetto.»
Dopo la scelta della libreria, il P.I.G. era andato avanti, e nell’ultimo anno Gianpaolo aveva: ricevuto una copia delle chiavi di casa, ottenuto un cellulare con una ricarica di 5 euro mensili, scelto il proprio taglio di capelli e iniziato a ricevere una paghetta.
E ora era il turno dei pigiami.
«Vi va di accompagnarmi?» aveva domandato Gianpaolo agli amici. «Potremmo andare da Shoppingopoli… magari prima finiamo di pulire la Scassarola e poi…»
«No, no, andiamoci subito!» lo aveva interrotto Emma scaraventando l’aspirapolvere nell’abitacolo e chiudendo in tutta fretta la portiera.
«Subito?» aveva domandato perplesso Alessandro. Che sua cugina non portasse a termine ciò che aveva iniziato era strano quanto Signora Cozzolino che abbandonava un wurstel a metà. Che sua cugina non portasse a termine ciò che aveva iniziato per andare in un centro commerciale, poi, era strano quanto il cane della famiglia Sorrentino che abbandonava un wurstel a metà per andare dal veterinario a vaccinarsi.
«Sì, subito!» aveva annuito Emma.
«Sicura?» aveva chiesto Gianpaolo.
«Vado a prendere il giubbino» aveva tagliato corto la ragazzina avviandosi verso il ristorante e fingendo di non essersi accorta dell’occhiata interrogativa che Alessandro e Gianpaolo si erano scambiati mentre la seguivano.
Ciò che Alessandro e Gianpaolo ignoravano, e che lei non sapeva come spiegargli, era che a rispondere non era stata la Emma che conoscevano alla perfezione, quella che li batteva in tutti gli sport, che riusciva a vedere i film dell’orrore dai titoli di testa a quelli di coda senza MAI coprirsi gli occhi e a cui piaceva camminare sui muretti come un’equilibrista.
A rispondere, insomma, non era stata la Solita Emma, perché da qualche giorno la Solita Emma stava facendo i conti con un nuovo aspetto della propria personalità che sembrava trasformarla in una ragazzina totalmente diversa. Una che era interessata agli abiti esposti nelle vetrine dei negozi, una che non cambiava canale se s’imbatteva in un film d’amore, una che qualche volta si guardava allo specchio non solo per assicurarsi di non essere sporca di dentifricio, ma anche per capire se fosse carina.
Una ragazzina frivola, lagnosetta e pappamolle che la Solita Emma davvero non sopportava, e che proprio per questo aveva ribattezzato Emma Gnè Gnè.
Emma Gnè Gnè aveva fatto la sua comparsa la settimana precedente, a scuola, e più precisamente nel bagno delle femmine. Dopo aver passato l’intervallo ad aiutare Gianpaolo a sistemare la catena della bicicletta, la Solita Emma era corsa a lavarsi le mani sporche di grasso, inconsapevole di ciò che stava per succedere. A pochi passi da lei, una ragazzina di seconda si era avvicinata allo specchio, aveva tirato fuori dalla tasca un lucidalabbra color gelato alla fragola e aveva iniziato a stenderselo sulle labbra.
«Si chiama Strawberry Kiss Forever» aveva raccontato la ragazzina a un’amica. «Lo vendono solo da Lady B., la profumeria di Shoppingopoli. Non è il lucidalabbra più delizioso che tu abbia mai visto?»
Ed era stato allora che una voce nella testa di Emma aveva urlato: “SÌÌÌÌÌÌ! È IL LUCIDALABBRA PIÙ DELIZIOSO DEL MONDO E LO VOGLIO ANCH’IOOO!”
E questa era Emma Gnè Gnè.
Che nell’ultima settimana aveva convinto la Solita Emma che spalmarsi una pappetta rosa e appiccicosa sulle labbra era una cosa desiderabile, e che al sentir nominare Shoppingopoli aveva preso il sopravvento. E che una volta arrivata al centro commerciale aveva spinto la Solita Emma a inventarsi di dover fare la pipì per mollare Alessandro, Gianpaolo e i pigiami e correre da Lady B. a comprare un lucidalabbra che forse non avrebbe mai avuto il coraggio di usare, ma che desiderava più di ogni altra cosa.
Se la Torre dei Rettili non si fosse abbattuta sulla Torre dei Felini, se Loredana non avesse ideato il P.I.G., se Gianpaolo non fosse cresciuto troppo per tutti i suoi pigiami, se la commessa di Lady B. non avesse convinto Emma che non poteva andar via senza fare prima la carta fedeltà che dava diritto a innumerevoli e oltremodo vantaggiosi sconti…
Ecco, se le cose non fossero andate com’erano andate, allora, forse, uscendo dalla profumeria con in tasca uno Strawberry Kiss Forever tutto suo, Emma non avrebbe sentito un’esclamazione fastidiosamente nota.
«POWER-UP!»
A inventarla era stato qualcuno di altrettanto fastidioso: Brando della III B. Che non solo era lo sbruffoncello più sbruffoncello di tutta la scuola, ma era anche il miglior amico di Manlio, il fratello maggiore degli odiosissimi gemelli Palumbo.
Pochi secondi dopo, infatti, all’esclamazione di Brando aveva fatto eco quella del suo inseparabile amico: «DOUBLE POWER-UP!»
Per Manlio e Brando il mondo si divideva in due grandi categorie: “Power-up!” e “Level down!” Nella prima rientravano tutte le cose, le persone e le situazioni che i due consideravano belle e divertenti, nella seconda tutte quelle brutte e noiose. Per esempio, i giubbini indossati dalle due ragazzine che passeggiavano insieme a Manlio e Brando erano di certo “Power-up!” (forse, considerati i jeans a vita bassa a cui erano abbinati, erano addirittura “Double Power-up!”), mentre il vestito sportivo indossato tutti i giorni da Emma era decisamente “Level down!” (forse, considerata la t-shirt sporca di detergente per auto a cui era abbinato, era addirittura “Level ultra down!”).
Alla vista del quartetto, Emma si era immobilizzata accanto a una delle ceste strapiene di flaconi di bagnoschiuma che si trovavano all’uscita della profumeria: meno si sarebbe mossa, pensava, e meno avrebbe dato nell’occhio.
Purtroppo, però, non aveva fatto i conti con la vanità di Brando, e con la sua abitudine di specchiarsi in ogni superficie anche solo vagamente riflettente.
«Ehi, Manlio, guarda!» aveva esclamato Brando quando, dopo essersi scrutato nella vetrina di Lady B. per assicurarsi che nemmeno un capello si fosse mosso dal ciuffo modellato col gel, aveva incrociato lo sguardo sfuggente di Emma. «Quella non è della nostra scuola?»
Manlio si era voltato verso la profumeria e aveva rivolto un sorriso cattivo alla cugina: «Schifentina! E Giansecco e l’altro Schifentino che fine hanno fatto? Sono rimasti nel vostro ristorante da quattro soldi a friggere le patate?»
Di fronte al più manesco dei Palumbo, al ragazzo che aveva il potere di farla sentire scombussolata come quando stava per venirle l’influenza, e a due ragazzine che non la smettevano di ridacchiare (e con Emma Gnè Gnè che invece di concentrarsi su una risposta continuava a pensare a quanto fosse spettinata), Emma si era detta che non c’era nulla che potesse peggiorare la situazione.
Ma si sbagliava, perché in quel momento Gianpaolo e Alessandro comparvero in lontananza.
«Eccoli qua!» aveva gongolato Manlio scorgendo le sue vittime preferite, e rivolto a Brando e alle Ragazzine Ridacchianti aveva aggiunto: «Ora ci divertiamo…»
In quanto bullo con alle spalle tanti anni di carriera nel mondo del bullismo professionista, Manlio non aveva certo bisogno di una buona scusa per ...
Indice dei contenuti
- Copertina
- La banda delle polpette - 5. Il fatto delle elezioni a sorpresa
- 1. Il fatto della Emma Gnè Gnè
- 2. Il fatto della notizia strasuper
- 3. Il fatto dei sogni che non avevano senso
- 4. Il fatto dei tre sì
- 5. Il fatto degli assi nella manica
- 6. Il fatto dello skerzetto
- 7. Il fatto del re del couscous
- 8. Il fatto delle nonne sagge
- 9. Il fatto della fortuna che te la crei
- 10. Il fatto delle luci della ribalta
- 11. Il fatto del vero colpevole
- 12. Il fatto della nuova lista
- Quaderno delle ricette
- Ricetta n. 6 - Il gelato al caffè (decaffeinato) di nonna Lucia
- Ricetta n. 42 - Cornettini rustici al salame*
- Ricetta n. 58 - Il mio couscous
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