Esiste un posto bellissimo
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Esiste un posto bellissimo

L'aldilà nelle testimonianze di chi lo ha visto

  1. 204 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Esiste un posto bellissimo

L'aldilà nelle testimonianze di chi lo ha visto

Informazioni su questo libro

Una felicità indicibile. Un luogo pieno d'amore e di gioia. Una luce bianchissima, forte come un milione di soli, che dona un meraviglioso senso di pace.
Questo libro contiene un tesoro straordinario: la più grande raccolta mai realizzata di testimonianze di persone che hanno "visto" l'aldilà e dopo sono tornate in vita per raccontarlo. Il radiologo oncologico Jeffrey Long presenta i risultati della prima grande ricerca scientifica sulle esperienze di pre-morte, basata su migliaia di testimoni di tutte le età, le provenienze geografiche e le appartenenze religiose. Condivide con i lettori i resoconti e soprattutto le somiglianze tra queste storie, tanto impressionanti quanto rivelatorie. Coincidenze di cui la medicina non è in grado di rendere conto e che secondo Long possono avere una sola spiegazione possibile: queste persone sono sopravvissute alla morte e hanno viaggiato verso un¿altra dimensione.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2013
Print ISBN
9788804633044
eBook ISBN
9788852040504

1

Primi incontri

Un uomo dovrebbe cercare ciò che è,
non ciò che secondo lui dovrebbe essere.
ALBERT EINSTEIN
Ero nella biblioteca della mia residenza studentesca, presso la University of Iowa; stavo cercando un articolo sul cancro che era stato pubblicato sul “Journal of the American Medical Association” (JAMA), una delle più prestigiose riviste scientifiche del mondo. Esce ogni settimana ed è un’affascinante raccolta di articoli dedicati alla scienza e alla ricerca medica: per me è praticamente impossibile sfogliarla e leggerne un articolo soltanto. Ed è proprio questo che accadde quel giorno del 1984 quando mi sedetti con in mano il numero 244.
Mentre lo sfogliavo mi cadde l’occhio su una lettera che confutava un articolo intitolato To Sleep, Perchance to Dream, scritto dal dottor Richard Blacher della Tufts University di Boston.1 La lettera era stata scritta dal dottor Michael Sabom, ed era intitolata semplicemente The Near Death Experience.
“Cos’è questa esperienza di pre-morte?” pensai. Dal punto di vista medico non mi risultava che in punto di morte potesse aver luogo un’esperienza conscia. “Di solito le persone in punto di morte non sono ormai prive di coscienza?” mi domandavo. “Lo stesso termine inconscio non esclude forse la possibilità di un’esperienza conscia organizzata e coerente?”
Mettendomi più comodo, iniziai a leggere la lettera che avrebbe cambiato la mia vita.
Blacher aveva fatto innervosire Sabom con un commento sulle esperienze di pre-morte, affermando che non ci dicono nulla di nuovo sulla morte vera e propria. Proseguiva dicendo che, per evitare fraintendimenti, si sarebbe dovuta compiere un’analisi più approfondita del fenomeno... esattamente ciò che Sabom aveva fatto poco tempo prima. La replica di Sabom a Blacher ebbe su di me un effetto “elettrizzante”.
Ho recentemente condotto uno studio sistematico su 107 persone sopravvissute a un episodio di perdita di coscienza e pre-morte (dovuto, ad esempio, ad arresto cardiaco e coma). Utilizzando interviste standardizzate, si è valutato il background sociale, religioso e demografico di ciascun soggetto, nonché i dettagli della sua specifica crisi medica e ogni eventuale ricordo della fase di incoscienza.
Alcuni pazienti hanno descritto prolungate esperienze “fuori dal corpo” avvenute nel corso di un intervento a cuore aperto durante il quale hanno avuto modo di osservare l’operazione in ogni minimo dettaglio “visivo”.
Non sono ancora stato in grado di trovare un’adeguata spiegazione medica per il fenomeno delle NDE. Secondo Blacher, tali esperienze rappresenterebbero una “fantasia di morte” e sarebbero manifestazioni di un cervello in stato di ipossia che tenta di gestire “l’ansia indotta dalle procedure e dalle conversazioni mediche”. Numerose evidenze sperimentali dimostrano che – prima della perdita di coscienza – le persone in stato di ipossia grave sperimentano una memoria confusa e caotica e un grave indebolimento percettivo. Ciò differisce da quella nitida percezione “visiva” (successiva alla perdita di coscienza) degli eventi fisici in fase di svolgimento che si riscontra nella NDE. Inoltre, molte NDE si sono verificate in contesti assolutamente scevri di quell’“ansia indotta dalle procedure e dalle conversazioni mediche”.
Blacher sottolinea che “i medici devono ben guardarsi dall’accettare come dato scientifico una credenza religiosa”. Aggiungerei che la medesima cautela andrebbe esercitata nell’accettare come dato scientifico una credenza scientifica.2
La risposta di Sabom mi lasciò sbalordito. Anche se si trattava soltanto di una breve lettera di rettifica, affrontava un aspetto della medicina che era assolutamente nuovo per me: le esperienze di pre-morte! Niente nella mia formazione in campo medico mi aveva preparato per affrontare questo argomento. Era come se avessi perso una lezione fondamentale e adesso avessi trovato del materiale di studio per poter colmare quella lacuna nella mia preparazione.
Mi chiesi: “Perché questo fenomeno non viene studiato di più?”. Ricordo di essere rimasto seduto in biblioteca per un po’, a ripensare a ciò che avevo appena letto. Poi il rumore di un libro che veniva richiuso mi riportò al presente. Stavo studiando per ottenere la specializzazione. Volevo diventare radioterapista oncologo – un medico che utilizza le radiazioni per curare il cancro – e non potevo farmi distrarre dal mio obiettivo... nemmeno per un pomeriggio.
E così, chiusi fuori dai miei pensieri l’argomento delle esperienze di pre-morte e proseguii con i miei studi.
O almeno, cercai di tirar dritto per la mia strada come se non fosse successo niente. Dopo il mio incontro casuale con la lettera di Sabom sul “JAMA” sembrava che le esperienze di pre-morte saltassero fuori dappertutto. Ne parlavano riviste e quotidiani; molti andavano in televisione per raccontare storie toccanti: in punto di morte avevano lasciato il corpo e avevano fatto una capatina all’altro mondo.
Lessi i testi fondamentali sull’argomento e scoprii che esistevano molte definizioni diverse. L’espressione “esperienza di pre-morte” fu coniata dal dottor Raymond Moody nel suo famosissimo libro La vita oltre la vita, dedicato al primo e decisivo studio sulle NDE.3 Nel 1977, il dottor Moody definì per la prima volta esperienza di pre-morte “qualsiasi esperienza conscia e percettiva che abbia luogo durante un [...] avvenimento nel corso del quale la persona interessata rischia seriamente di morire o di venire uccisa (talvolta al punto di venire dichiarata clinicamente morta) ma sopravvive e continua la sua vita fisica”.4
Oltre un decennio dopo, Moody ridefinì l’esperienza di pre-morte come “un evento spirituale intenso che capita inopinatamente a certi individui in punto di morte”.5
A prescindere dalla sua definizione precisa, la domanda che mi s’impresse nella mente fu: come è possibile che persone clinicamente morte – o quasi – possano andare incontro a esperienze così perfettamente lucide? Nel libro di Moody La luce oltre la vita, per esempio, durante un intervento chirurgico il cuore di una donna cessa di battere a causa di una reazione allergica all’anestetico. Invece di non avere alcuna consapevolezza di ciò che la circondava – come il concetto stesso di morte mi avrebbe indotto a credere –, la donna raccontò al dottor Moody di essersi sentita “rilassata e in pace”. Poi iniziò a verificarsi una serie di eventi estremamente lucidi. Ecco il resoconto della sua NDE:
Mi trovai a fluttuare verso il soffitto, ma vedevo chiaramente la gente intorno al letto e persino il mio corpo. Mi sembrava strano che si preoccupassero tanto del mio corpo: stavo benissimo e avrei voluto dirglielo, ma era impossibile. Era come se vi fosse un velo, uno schermo tra me e gli altri.
Vidi una specie d’apertura dalla forma allungata e molto buia e l’attraversai come un fulmine. Era sbalorditivo, ma divertente. All’uscita da questo tunnel, mi trovai in un regno pieno d’amore e di luce. Vi era amore dappertutto: mi circondava e impregnava tutto il mio essere. A un certo punto, vidi tutti gli eventi della mia vita, come in un ampio panorama. Tutto questo è semplicemente indescrivibile. Gente che era morta da tempo era lì con me nella luce: tra gli altri, una compagna di scuola, mio nonno e una prozia. Erano tutti felici, raggianti.
Non volevo più tornare, ma un essere di luce mi disse che dovevo farlo, perché non avevo completato il mio compito nella vita. Improvvisamente, mi ritrovai nel mio corpo.6
Tutto questo era accaduto a una persona il cui cuore aveva smesso di battere! Com’era possibile? Dopotutto, la morte, per definizione, è “una cessazione permanente di tutte le funzioni vitali; la fine della vita”. Eppure, continuavo a imbattermi in casi di persone il cui cuore aveva smesso di battere, e che si trovavano in uno stato di incoscienza, che raccontavano eventi lucidi, accomunati da molti elementi notevolmente simili tra loro.
Una storia sbalorditiva
Ero affascinato dal lavoro compiuto da Moody e da molti dei primi ricercatori nel campo delle NDE, eppure non riuscivo a capire perché non fosse stato ancora condotto uno studio più estensivo al riguardo. In fin dei conti, uno dei più grandi enigmi dell’umanità non è forse: “Cosa ci attende dopo la morte fisica?”. Iniziai a chiedermi se non fosse il caso di indagare in prima persona questo fenomeno così affascinante e apparentemente ultraterreno.
Poi accadde qualcosa che mi aiutò a decidermi. Un mio ex compagno d’università era tornato in visita nell’Iowa e decidemmo di uscire a cena, così mi avrebbe presentato sua moglie (erano freschi di nozze). Dopo un po’, la moglie del mio amico iniziò a parlare delle sue allergie. Ne aveva parecchie, e molto gravi: di fatto talmente gravi che un giorno aveva avuto una violenta reazione allergica mentre era sotto anestesia e dovette essere “riavviata come un computer” sul tavolo operatorio.
Mentre ci raccontava di quando le si era fermato il cuore, dalla sua voce non trapelava nessuna paura, solo un senso di stupore. Decisi di tastare un po’ il terreno.
«Ma che strano» dissi. «Mi è già capitato di sentire alcuni miei pazienti parlare del loro incontro con la morte... ma non con quel tono di voce.»
Sul nostro tavolo scese il silenzio. Era chiaro che avevo fatto centro. Mi guardai intorno e mi decisi a farle la domanda che avevo in mente.
«Ti è successo qualcosa mentre ti rianimavano?»
Tutta emozionata, lei mi rispose di getto: «Sì! Eccome!». E in quel ristorante dalle luci soffuse, in una fredda sera d’inverno a Iowa City, sentii la mia prima testimonianza diretta di un’esperienza di pre-morte.
La NDE di Sheila
Ho sempre sofferto di un sacco di allergie.7 Questa cosa era sempre stata solo una gran seccatura fino a quel giorno fatidico in cui mise letteralmente a repentaglio la mia vita. Ovviamente avevo parlato al chirurgo e all’anestesista del mio problema; si trattava di un cosiddetto intervento facoltativo, e non d’emergenza. Anche se l’équipe medica aveva fatto tutto come andava fatto, durante l’operazione ebbi una grave reazione allergica a un farmaco, talmente grave che il mio cuore si fermò.
Subito dopo l’arresto cardiaco mi ritrovai all’altezza del soffitto. Vedevo la macchina per l’elettrocardiogramma a cui mi avevano collegato. Il mio tracciato era piatto. I medici e le infermiere stavano disperatamente cercando di rianimarmi. La scena che si svolgeva sotto di me era una situazione quasi di panico, eppure – a dispetto del caos sottostante –, io provavo una profonda sensazione di pace. Non sentivo alcun dolore. La mia coscienza fluttuò fuori dalla sala operatoria ed entrò in un’infermeria. Mi accorsi subito che era quella del piano dov’ero stata prima dell’intervento. Dal mio punto di osservazione vicino al soffitto, vidi le infermiere indaffarate nelle loro attività quotidiane.
Dopo aver osservato le infermiere per un po’, si aprì un tunnel. Fui attirata da questo tunnel; poi ci passai attraverso e mi accorsi che dal fondo proveniva una luce splendente. Mi sentivo in pace. Dopo aver attraversato il tunnel mi ritrovai immersa in una luce meravigliosa, mistica. Davanti a me c’erano alcuni miei familiari defunti. Fu un ricongiungimento pieno di gioia, e ci abbracciammo.
Mi ritrovai in presenza di un essere mistico che emanava un amore e una compassione senza fine. “Vuoi tornare indietro?” mi fu chiesto. Io risposi: “Non lo so”... all’epoca ero una persona molto indecisa, insicura. Dopo averne discusso un po’, capii che la scelta se tornare o no nel mio corpo fisico spettava a me. Era una decisione difficilissima. Mi trovavo in una dimensione di amore infinito. In quella dimensione sapevo di essere veramente a casa. Alla fine, tornai nel mio corpo.
Mi risvegliai il giorno dopo nel reparto di terapia intensiva. Ero totalmente ricoperta di cavi e tubicini. Non potevo parlare di quell’esperienza così intima e toccante. In seguito tornai al piano dell’ospedale dov’ero stata prima dell’operazione. Lì c’era l’infermiera che avevo visto durante la NDE. Finalmente trovai il coraggio di confidarle ciò che avevo visto durante la mia esperienza... e in tutta risposta, lei mi rivolse uno sguardo tra lo scioccato e lo spaventato. Era un ospedale cattolico. Non mi stupii quando mandarono una suora a parlare con me. Spiegai con pazienza tutto quello che avevo visto e sentito. La suora ascoltò attentamente, poi dichiarò che la mia esperienza era stata “opera del diavolo”. Dopo una cosa del genere, non è difficile capire perché fossi così riluttante a parlarne.
Quando Sheila terminò il suo racconto, restammo tutti in silenzio per un po’. Non mi ricordo di aver più toccato il cibo che avevo nel piatto, anche se magari l’ho fatto. Però ricordo di essere rimasto talmente turbato da quella storia da non riuscire più ad aprire bocca per tutta la sera. Nessuno mi aveva mai confidato un’esperienza così toccante. Il mio istinto – sia di uomo sia di medico – mi urlava a gran voce che si trattava di qualcosa di assolutamente reale. E fu proprio in quei momenti che la mia percezione del mondo cambiò definitivamente: ricordo di aver pensato che queste esperienze avrebbero potuto cambiare le mie concezioni sulla vita, la morte, Dio e il mondo in cui viviamo.
Quella sera lasciai il ristorante assolutamente intenzionato a iniziare la mia ricerca sulle esperienze di pre-morte. In seguito misi a punto piani ambiziosi per raccogliere centinaia di...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Esiste un posto bellissimo
  3. Introduzione
  4. 1. Primi incontri
  5. 2. Viaggio verso la comprensione
  6. 3. Dimostrazione n. 1 Morte lucida
  7. 4. Dimostrazione n. 2 Fuori dal corpo
  8. 5. Dimostrazione n. 3 Visione cieca
  9. 6. Dimostrazione n. 4 Uno stato di coscienza impossibile
  10. 7. Dimostrazione n. 5 Un playback perfetto
  11. 8. Dimostrazione n. 6 Ricongiungimenti familiari
  12. 9. Dimostrazione n. 7 Dalla bocca dei bambini
  13. 10. Dimostrazione n. 8 Corrispondenza in tutto il mondo
  14. 11. Dimostrazione n. 9 Esistenze cambiate
  15. Conclusione
  16. Note
  17. Copyright