La dirimpettaia e altri affanni
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La dirimpettaia e altri affanni

  1. 144 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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La dirimpettaia e altri affanni

Informazioni su questo libro

Come in un vastissimo scenario, questo nuovo libro di Silvio Ramat riesce a rendere presenti innumerevoli volti, figure del ricordo e degli affetti, personaggi che nella mente del poeta hanno attraversato il tempo e tornano a parlargli, dai diversi luoghi della loro esperienza, quasi coralmente, riemersi dal corso dei decenni. Ecco, nitide, ma a volte offuscate da un velo di malinconia e rimpianto, le immagini del padre e della sua prematura morte, il ricordo dell'anziana madre a cui Ramat aveva dedicato un poema, la sua Firenze, la stessa di un grande maestro come Mario Luzi, che qui compare in un emozionante flashback. E insieme a queste, si muovono, succedendosi in un libro ricco anche di riferimenti letterari, poetici soprattutto, altri personaggi, come l'anziano erborista, così vicino, per sua natura, al poeta, e la nuova dirimpettaia, protagonista di un bellissimo racconto in versi di sapore hitchcockiano, in cui il narratore osserva la quotidianità di una giovane donna come l'indimenticabile James Stewart della Finestra sul cortile. Ma se spesso apertamente prosastico è lo stile di Silvio Ramat in questa raccolta, non di meno sono presenti felici impennate liriche, momenti di asciutta sintesi, passaggi di intensa riflessione in cui si manifesta il forte senso di provvisorietà di un'esistenza già pervenuta a una fase avanzata, e proprio per questo tanto ricca di tracce sensibili, di vissuto depositato via via nella memoria. È questo un libro del sentimento e della fedeltà a se stesso, un libro limpido e comunicativo, nel suo tono sapientemente discreto e colloquiale, in cui l'avventura poetica di Silvio Ramat, tra le più lunghe, articolate e autentiche del nostro tempo, ci offre un nuovo, importante capitolo, capace di coinvolgere il lettore nella sensibilità umanissima e sottile dei suoi percorsi.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2013
Print ISBN
9788804631637
eBook ISBN
9788852043192
Argomento
Letteratura
Categoria
Poesia

UNA CITTÀ: LE ANIME, LE STANZE

Vedervi

Il vedervi mi fa bene. Dunque siamo!
E pazienza se non più cogitabondi
nelle sfere del sublime come un tempo,
troppo inquieti, così pare, per le ossa
e altri oscuri mutamenti anche più addentro,
mentre il cuore torna ad essere un incerto
marchingegno ed è bandita l’ovvia rima
coll’amore.
– Ma non c’è soltanto questo –
mi corregge tra di voi una voce viva,
voce di chi non rinuncia ad auscultare
il sospiro soffocato ma non spento
nell’intrico di una siepe. Quasi nulla
ne trapela, ma è abbastanza quel remoto
pigolìo come di scricciolo: chissà
che non sia l’unica forma percettibile
di quel nodo inesplicato detto “anima”.
Il vedervi mi dà angoscia. Chi eravamo?
2005

Cerniere

Le cerniere s’incantano s’impigliano
sempre al momento sbagliato.
In un paio
di città – non in questa – lo saprei
dove cercare e chi, per rimediare
a quel guaio in un lampo.
Anziani fiochi
senza eredi, le loro bottegucce
dànno su slarghi che il sole diserta.
In altra età – ma allora non si usavano
tante cerniere – al ciabattino Armando,
in quel suo stambugio di un metro cubo
a cui nulla mancava eccetto l’aria,
avrei chiesto soccorso.
In altra età.
2005

«Vissi d’arte...»

Certo, Mascagni è anche peggio.
E Giordano, e Leoncavallo...
A stento
digerisco la Tosca: una goffaggine,
specialmente in teatro.
Ma una sera
che la memoria era più esposta ai venti
della tenerezza, ecco «Vissi d’arte...».
Un dono della radio, un’aria degna
della Bohème, di «Donde lieta uscì...»,
e in controluce, a quel punto,
io ritrovavo i miei nonni materni
i loro nomi
(Alfredo, Elvira) attinti al melodramma –,
avvinti ad ogni tragedia d’amore
anche se a volte grossolanamente
musicata, portata sulla scena...
Nella stagione che neonate al fonte
si battezzavano Tosche e Fedore
....................................................
2004

I monumenti

A che cosa non spinge l’amicizia.
Enfatizzando la loro emozione
al tema ed al patema, si prestarono
venendo da lontano a visitare
con me per guida i luoghi della vita
di mia madre (era uscito il mio poema
che umilmente la celebrava).
Accadde
tre o quattro volte nell’arco di un anno.
I monumenti erano i villini
di un Novecento or ora divezzato,
una chiesa neogotica in onore
dei Servi di Maria, il blu prodigioso
che regge ai morsi del tempo nei numeri
sulle case e nel nome delle vie,
e poi qualche giardino con più ghiaia
che erba e non di rado una stentata
palma, che pure sopravvive.
Altro
non sapevo additare, non si vedono
le inadempienze che fan peso il cuore.
2009

«Non parlate...»

«Non parlate al conducente», ma sul tram
della mia infanzia si leggeva diverso:
«manovratore», e da quella parola
si diffondeva un odore, duro di ferro e ghisa,
come duro era il nostro itinerario,
la spola d’ogni giorno tra la casa e la scuola.
Timido, non trasgredivo al precetto
ma talvolta era lui, il «manovratore»,
affettuoso per stanchezza, a uscire
in una battuta, per farci ridere.
Guidava in piedi sulla piattaforma
come un nocchiero in mare aperto, ignaro
d’essere parte operosa nel giro
di un’eterna quotidiana metafora.
Anche più tardi, ubbidiente al precetto
antico, ho taciuto con ciascuno
dei timonieri ai quali m’affidavo,
fossero vie ferrate o cieli od acque.
E neppure nei sogni ho mai parlato
(credo): non per salvare irti segreti
ma perché son certo che i nostri sogni
qualcuno li conduca, “manovrando”,
anche se non più con il dolce strepito
che aveva il tram, e svanito l’odore
duro di ferro e ghisa. Gli angeli, stanno in piedi?
2006

Bel canto

Un’ora d’aria nei miei chiusi giorni
di “maturando”.
Quel giugno si dava
in Boboli una molto attesa Norma
con tanto di Tebaldi ed altre stelle
del “bel canto”.
Il completo di mio padre
blu, così largo di spalle e di vita...
Ma era una prima, e uno mio non ne avevo.
«Ite sul colle, o Druidi...» – anche il mio sguardo
spiava alto nei cieli, adorando
la «casta diva»...
Ma non mi commossi
dopo la sinfonia, dopo l’exploit
del gran soprano.
Quell’eroe romano
falso come l’intreccio, e i lauri e i marmi...
Quando sarebbe finita? Pensavo
alla Sonnambula, ai miei Puritani
(altri universi, più trepidi carmi...).
2001

A chi si ama

Chiarito il proprio amore a chi si ama
sentirsi in vena di altri viaggi
poco bagaglio un pugno di provviste
l’avventura da sola ci disseta
e ci sfama –
terre lombarde: sempre
vi abbondano le icone e i santuarî,
c’è ancora qualche ciminiera accesa
e qualche roggia viva – tu consólati
fantasia –
poi forse la Toscana
Firenze il rione che mi nutrì
la lingua una i profili che ritornano
se ti tengo la mano (tutto dice
a un poeta la mano) il blu cobalto
dei numeri e dei nomi delle vie
le lapidi il mattone un po’ appassito
della chiesa neogotica (lo smalto
non l’ho perduto solamente io)
il vuoto delle ombre dei parenti
alle loro finestre che ci attendono
2007

Giostrina in piazza Strozzi

Contraddice il dominio della pietra
la piccola giostra di piazza Strozzi.
Tacita, immota. Satellite spento
d’un perduto pianeta; o gira, invece,
e spande suoni solo in nostra assenza?
«Un altro giro di giostra» – parola
del mio compagno di maturità
che rifiutò una borsa alla Normale
e un po’ per volta si fece orientale.
«Un altro giro» – è quello che uno dice
all’avvicinarsi del compleanno
(mesta soglia, in Sereni, da varcare
purché ai «marosi di città» reggesse
il cuore).

In piazza Strozzi, se l’Antico
grava cupo, di pietra, nulla, a giorni,
è più antico della piccola giostra.
Il giro a cui c’invoglia è contromano:
da frutto a fiore, da foglia a radice.
Nel silenzio, in quel vuoto di bambini,
di mamme e nonne, salteremmo in groppa
– le redini impugnate, gli occhi chiusi –
a uno dei variopinti cavallini.
Lì per noi? È vaga la speranza, costa
troppa fatica oliare la catena
per ridar lena al congegno. E la musica?
2005

Buona Condotta

Basta un passo in ombra, un semplice passo di prosa
a dire quello che, nel cuore di Firenze, fu via
della Condotta, una strada di media lunghezza,
conosciuta da tutti per merito del Pistoj,
il più fornito in città fra i negozî di cancelleria.
Palazzi di pietra cupa, rarissimi gli ascensori,
rari, credo, ancor oggi, che – stupore
del pellegrino carico di memorie –
alberghi vi attecchiscono, mag...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. La dirimpettaia e altri affanni
  3. Degli anni andati
  4. CARO BABBO
  5. UNA CITTÀ: LE ANIME, LE STANZE
  6. PASSIONE DELL’ANZIANO ERBORISTA
  7. LA DIRIMPETTAIA
  8. ORZO IN TAZZA GRANDE
  9. BOTANICA
  10. DI LÀ DAL MURO
  11. IL TEMPO, LE DATE
  12. IN BOCCIO E IN BOZZE
  13. Note
  14. Copyright