
- 420 pagine
- Italian
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eBook - ePub
Un indizio per Cordelia Gray
Informazioni su questo libro
Un caso estremamente complesso per miss Gray, la sagace investigatrice dei romanzi di P.D. James: la grande interprete di drammi elisabettiani, Clarissa Lisle, è da tempo minacciata di morte e l'ora X sta per scoccare...
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Informazioni
Print ISBN
9788804373636eBook ISBN
9788852040412Quarta parte
I PROFESSIONISTI
23
Il sergente Buckley era giovane, bello, intelligente e consapevole dei vantaggi che gli derivavano dalle sue prerogative. Ma – circostanza meno frequente – era conscio altresì dei propri limiti. Aveva concluso in breve termine gli studi superiori: circostanza, quest’ultima, che gli avrebbe consentito di accedere all’università, in compagnia di amici altrettanto qualificati. Ma non sarebbe stata l’università la sua scelta. Buckley nutriva il sospetto che la sua intelligenza, pur vivace, fosse superficiale. A suo giudizio non avrebbe saputo competere con dei compagni di corso realmente votati agli studi. D’altro canto non aveva l’intenzione di aggregarsi alla nutrita schiera dei disoccupati dalla troppa cultura, a conclusione di altri tre anni di sfacchinate accademiche abbastanza uggiose. Reputava di poter raggiungere il successo in tempi assai più brevi, applicandosi a un’attività per la quale era più qualificato di quanto fosse necessario, e nel cui ambito si sarebbe trovato a concorrere con dei colleghi meno istruiti di lui. Riconosceva in sé una vena di sadismo, che trovava un blando appagamento nella sofferenza altrui, senza con ciò avvertire l’esigenza di manifestarsi direttamente. Era l’unico figlio di una coppia di genitori anziani, che avevano esordito adorandolo, e proseguito ammirandolo, per finire poi con l’averne una vaga paura. E anche questo non mancava di procurargli una forma di soddisfazione. Era arrivato alla scelta della sua carriera con la massima semplicità e naturalezza, e aveva preso la decisione finale procedendo a grandi passi sulle colline di Purbeck, contemplando il paesaggio striato di verde e di bruno. C’erano state solamente due possibilità: la polizia o l’esercito, e aveva optato prontamente per la prima. Avvertiva in sé una certa insicurezza sociale. All’esercito si ricollegavano costumi, tradizioni, un ethos da scuola privata prettamente britannica per i quali provava un senso di lieve diffidenza. Era un mondo a lui estraneo, quello, che avrebbe rischiato di esporlo a dei pericoli, oppure di respingerlo, prima di dargli il tempo di padroneggiarlo. D’altro canto la polizia, tenuto conto di ciò che lui era in grado di offrire, poteva solamente compiacersi di annoverarlo nelle sue schiere. E, se vogliamo renderle giustizia, ne era stata pienamente soddisfatta.
Ora, seduto nella lancia, a prua, si sentiva pago del mondo e di se stesso. Era abituato a dissimulare il suo entusiasmo e la sua fantasia. L’uno e l’altra erano amici affascinanti quanto capricciosi, dei quali compiacersi raramente e con cautela, poiché recavano in sé il marchio del tradimento. Ma, mentre osservava Courcy Island prendere forma e colore oltre il mare abbagliante, sentiva di essere in preda a un sentimento inebriante, un misto di esultanza e di paura. Esultava al pensiero di affrontare finalmente un caso di assassinio che aveva sognato sin da quando si era conquistato le mostrine di sergente. Ma al tempo stesso temeva che tutto potesse sfumare, che fosse atteso alla banchina di sbarco con le parole ben note e deprimenti: “È di sopra che la sta aspettando. Gli abbiamo messo accanto qualcuno a sorvegliarlo. È in uno stato pauroso. Dice che non sa spiegarsi cosa diamine gli sia preso”.
Non sapevano mai cosa gli era preso, a quegli assassini confessi, patetici nella sconfitta quanto incompetenti nella consumazione del delitto. Raramente l’assassinio, il crimine supremo, era quello più interessante sotto il profilo forense, o il più difficile da risolvere. Ma quando ci s’imbatteva in un caso davvero interessante, non c’era cosa al mondo più esaltante: il misto elettrizzante di mistero e di caccia all’uomo; l’odore della paura aleggiante nell’aria, forte come quello metallico del sangue; il senso voluttuoso di benessere; il modo suggestivo, affascinante, in cui la fiducia, la morale, la personalità subivano una metamorfosi sottile sotto l’impatto contaminante del delitto. Un omicidio coi fiocchi era l’oggetto primario dei compiti che spettavano alla polizia, e questo prometteva di essere un caso di eccezione.
Spostò lo sguardo verso il punto in cui sedeva il suo superiore, i capelli rossi che rilucevano nel sole. Grogan aveva l’aspetto che assumeva sempre prima di affrontare un nuovo caso. Era silenzioso e assorto. Teneva gli occhi bassi, ma non per questo meno attenti. I muscoli erano tesi sotto il taglio impeccabile del vestito di tweed. Quel corpo possente chiamava a raccolta ogni sua energia, preparandosi all’azione, da perfetto predatore qual era. Tre anni prima, quando Buckley gli era stato presentato, subito il giovane aveva pensato ai prodi indiani dei fumetti della sua infanzia, e nella sua fantasia aveva incoronato delle penne cerimoniali quella testa rossastra che sembrava scolpita nel legno. Ma a un esame più sottile quel raffronto era stato inesatto. Grogan era un uomo troppo massiccio, troppo inglese e troppo complicato per avallare l’analogia con un’immagine così semplice e rudimentale. Buckley era stato invitato una sola volta, e brevemente, nella casetta di pietra fuori Speymouth dove Grogan, separato dalla moglie, viveva in solitudine. Si vociferava che avesse un figlio, ma che fosse in rotta col ragazzo. Nessuno peraltro sapeva esattamente come stessero le cose. Il cottage non aveva rivelato nulla. Non c’erano quadri né ricordi di casi famosi, né fotografie di familiari o di colleghi. Anche i libri scarseggiavano, a parte la collezione completa dei Processi Celebri. Le pareti di pietra erano nude. Spiccava soltanto un costoso impianto stereo. Grogan avrebbe potuto far fagotto in mezz’ora e andarsene, senza lasciarsi niente di suo alle spalle. Buckley non lo capiva ancora, sebbene dopo due anni trascorsi alle sue dipendenze sapesse cosa aspettarsi da lui: l’alternanza di mutismo e di loquacità durante la quale utilizzava il suo sergente come cassa di risonanza delle proprie idee, il sarcasmo, l’impazienza, la ferocia. Buckley era solo un po’ risentito per essere usato nei molteplici ruoli di allievo, impiegato, stenografo e uditorio. Grogan sbrigava da sé gran parte del lavoro. E poi si potevano imparare molte cose da lui. Era un uomo che arrivava ai risultati. Era leale e ignorava i fallimenti. Senza contare che gli mancavano solo due anni al pensionamento. Buckley prendeva da lui ciò che voleva e aspettava che maturasse il suo momento.
Tre persone li attendevano sul molo, immobili come statue. Buckley indovinò chi fossero prima ancora che le lance si fermassero. Erano sir George Ralston, che si teneva quasi sull’attenti nella sua giacca da caccia fuori moda, e Ambrose Gorringe, più rilassato ma di un formalismo decisamente fuori luogo con quello smoking indosso. L’uno e l’altro presenziarono allo sbarco con sospettosa cerimoniosità, quasi fossero stati i difensori di un castello assediato in attesa che giungessero i negoziatori dell’armistizio, pronti a captare coi loro occhi acuti ogni minimo segnale di tradimento. Il terzo uomo, in abito scuro, più alto dei primi due, doveva essere un domestico. Se ne stava in piedi alle loro spalle, un tantino discosto, lo sguardo rivolto stolidamente verso il mare aperto. Il suo atteggiamento lasciava intendere che certi ospiti erano bene accetti a Courcy Island, ma che tra questi non era inclusa la polizia.
Grogan e Gorringe procedettero alle presentazioni. Buckley notò che il suo capo non espresse solidarietà, né porse formali condoglianze al vedovo. D’altro canto non lo faceva mai. «È così offensivamente ipocrita» gli aveva detto un giorno, come spiegazione «e gli interessati se ne rendono perfettamente conto. C’è già doppiezza a sufficienza nel lavoro di un poliziotto senza aggiungerne più del necessario. Certe bugie sono insultanti.» E se Ralston o Gorringe si accorsero di quell’omissione, né l’uno né l’altro lo dettero a vedere.
Il solo a parlare era Gorringe. «Sir George ha organizzato la perquisizione del castello e di tutta Courcy Island» disse, mentre si avviavano verso l’ingresso principale fra i tappeti erbosi. «Il castello è stato ispezionato dal tetto alle cantine, ma gli uomini sguinzagliati per l’isola non sono ancora rientrati.»
«A partire da questo momento sarà compito dei miei uomini, signore.»
«Lo immaginavo. Gli altri membri del cast sono ancora in teatro. Sir Charles Cottringham sarebbe lieto di poter scambiare due parole con lei.»
«A che proposito? Glielo ha detto, per caso?»
«No, ma probabilmente desidera soltanto che lei sappia della sua presenza.»
«Di questo ero già informato. Ora darò un’occhiata al corpo, dopodiché le sarò grato se potrò disporre di una stanzetta tranquilla per il resto della giornata, e possibilmente fino a lunedì.»
«Ho pensato che il locale più adatto sia il mio studio. Suoni dalla camera della signora Lisle quando sarà pronto, e glielo mostrerò. Munter, il mio domestico, le porterà tutto quello che desidera. Quanto a me e ai miei ospiti, ci troverà nella biblioteca quando vorrà interpellarci.»
Attraversarono l’atrio e salirono le scale. Buckley non notava nulla di ciò che lo circondava. Camminava a fianco di sir George, immediatamente dietro Grogan e Ambrose Gorringe, e ascoltava le parole di quest’ultimo che forniva al suo capo un resoconto succinto ma completo degli avvenimenti fino alla morte di Clarissa Lisle: le circostanze per cui lei si trovava sull’isola, qualche particolare sugli altri ospiti, i biglietti minatori, la conseguente presenza al suo fianco di un detective privato da lei stessa assunto, Cordelia Gray, la scomparsa di un braccio di marmo, la scoperta del corpo inanimato. Fu un esposto chiaro ed efficace, formulato in termini impersonali ma concreti come fosse stato un saggio di recitazione. E d’altronde, pensò Buckley, probabilmente lo era.
Davanti alla porta il gruppo si fermò. Gorringe porse le chiavi.
«Ho chiuso le tre porte dopo la scoperta del cadavere. Queste sono le uniche chiavi esistenti. Immagino che lei preferisca entrare da solo.»
Sir George aprì bocca per la prima volta. «Se avesse bisogno di me, ispettore, sarò nella camera del mio figliastro. Il ragazzo è sconvolto. È naturale, date le circostanze. Munter sa dove trovarmi.» Si volse bruscamente e se ne andò.
Grogan rispose alla domanda di Gorringe.
«Lei, signore, ha agito per il meglio. Credo però che ora potremo sbrigarcela da soli.»
Clarissa era un’attrice perfino nella morte. Lo spettacolo offerto dalla camera da letto era oltremodo drammatico. Perfino lo scenario era stato accortamente concepito per un melodramma in grande stile. Gli arredi erano sfarzosi e appariscenti, la tinta dominante era il rosso. E lei giaceva sotto il baldacchino cremisi, con una gamba bianca sollevata quanto bastava per scoprire l’inizio della coscia, il volto imbrattato di sangue artificiale, mentre il regista e il cameraman le giravano attorno passo passo, studiando le angolazioni più felici, attenti a non toccare o compromettere quella posa artificiosamente provocante. Grogan indugiò in piedi al lato destro del letto e la guardò con la fronte aggrottata, come avesse voluto stabilire se il direttore del casting avesse operato la scelta più opportuna nell’affidarle il ruolo. Poi si chinò e le annusò la pelle del braccio. Fu un momento strano, imbarazzante. “Il tuo servo è forse un cane perché debba fare una cosa siffatta?” pensò Buckley. Quasi si aspettava che lei dovesse sussultare, indignata, balzare a sedere sul letto e annaspare protendendo le mani per cercare un tovagliolo di carta e levarsi quel sudiciume dalla faccia.
La stanza era piena di gente, ma gli esperti della morte, gli investigatori, i funzionari addetti al rilevamento delle impronte digitali, il fotografo erano abituati a non intralciarsi. Buckley sapeva che Grogan non aveva mai accettato la presenza di funzionari civili addetti al “luogo del delitto”: il che era strano considerando il fatto che veniva da Londra, dove l’utilizzazione e l’addestramento di civili risalivano a tempo immemorabile. Ma questi due sapevano quello che facevano. Si muovevano con la sicurezza e la discrezione di due gatti che si aggirino furtivi nel loro habitat familiare. Aveva lavorato con entrambi prima d’ora, ma difficilmente li avrebbe riconosciuti per la strada o in un pub. Si teneva in piedi, in disparte, osservando il più anziano dei due. Ciò che di loro non mancava mai di osservare erano le mani: mani infilate in guanti di gomma così sottili, da sembrare una seconda pelle scivolosa. Ora quelle mani rovesciavano il fondo del tè in un recipiente di raccolta, lo chiudevano con un tappo, lo sigillavano, lo etichettavano; delicatamente riponevano la tazza e il piattino in un sacchetto di plastica; asportavano un campione di sangue dal braccio di marmo e lo introducevano in un’apposita provetta; sollevavano l’arto marmoreo toccandolo appena con la punta delle dita e lo riponevano in una scatola sterile; con due pinzette raccoglievano il messaggio e lo infilavano dentro una busta. L’altro si dava da fare intorno al letto con la lente d’ingrandimento e con le pinze, raccogliendo i capelli sparsi sul cuscino, dimentico, almeno in apparenza, di quel volto sfigurato. Quando il medico legale della Sede Centrale avesse portato a termine il suo esame, la coperta del letto sarebbe stata infilata in un sacco sigillato di plastica e aggiunta agli altri reperti.
«Il dottor Ellis-Jones è a Wareham a trovare sua madre» disse Grogan. «Tanto meglio per noi. Hanno mandato una scorta. Dovrebbe raggiungerci nel giro di mezz’ora. Non che possa dirci molto che non possiamo vedere da noi. Quanto al momento della morte, lo si può situare entro limiti di tempo abbastanza ristretti. Se in una giornata come questa possiamo calcolare la perdita del calore corporeo in termini di un grado e mezzo nel corso delle prime sei ore, è improbabile che possa fissarlo per un momento più vicino di quello che noi stessi possiamo stabilire, ossia tra la una e venti, quando la ragazza l’ha lasciata viva (così c’informa Ambrose Gorringe) e le due e quarantatré, quando la stessa ragazza l’ha trovata morta. Il fatto che sia stata l’ultima persona a vedere la vittima in vita e quella che ha trovato il corpo esanime, lascia pensare che Cordelia Gray sia incauta o sfortunata. Potremo stabilirlo quando le avremo parlato.»
«Dalle condizioni del sangue» disse Buckley «mi sembra possibile che sia morta abbastanza presto.»
«Sì. Secondo me il delitto è stato consumato circa mezz’ora dopo che la vittima è rimasta sola. E quella citazione sotto il braccio di marmo. Tu sai da dove è tratta, sergente?»
«No, signore.»
«Ah! Meno male. Dalla Duchessa di Amalfi. È un’informazione che dobbiamo a Gorringe. La duchessa di Amalfi è il dramma che Clarissa Lisle avrebbe dovuto recitare oggi come protagonista. “Il sangue sprizza in alto e irrora il ciclo.” Apprezzo il sentimento, anche se non ero in grado di riconoscerne la fonte. Ma non si può dire che sia del tutto esatta. Il sangue non è sprizzato verso l’alto, o quantomeno ben poco. Lo scempio sistematico del viso è stato perpetrato quando la morte era già sopravvenuta. E ne conosciamo le probabili ragioni.»
Era una specie di esame a viva voce, pensava Buckley. Ma si trattava di una risposta molto facile.
«Per cancellare l’identità. Per nascondere la vera causa della morte. È stata un’esplosione di collera, di odio o di paura.»
«Dopodiché, sfogato l’accesso di rabbia, il nostro assassino letterato con calma ha rimesso i tamponi sugli occhi. Non manca di umorismo, sergente.»
Entrarono insieme nel bagno, un compromesso tra l’opulenza ottocentesca e la funzionalità moderna. La vasca, molto grande, era di marmo, incassata nel mogano. Di mogano era del pari l’asse della tazza, con lo sciacquone collocato molto in alto. Le pareti erano rivestite di piastrelle decorate a fiori azzurri, l’una diversa dall’altra. E c’era uno specchio a bilico, con la cornice adorna di cherubini. Ma il portasciugamani era riscaldato, e c’erano un bidet e una doccia montata sopra la vasca. Una mensola fissata sopra il lavabo reggeva una vera collezione di ciprie, essenze da bagno e saponette racchiuse in costose confezioni.
Quattro asciugamani bianchi spiegazzati erano posati sbadatamente sulla rastrelliera. Grogan li fiutò uno per uno e li stropicciò con le sue grandi mani.
«È una vera seccatura, questo portasciugamani riscaldato. Sono completamente asciutti. Non c’è modo di stabilire se abbia avuto il tempo di fare il bagno prima di essere uccisa, almeno fino a quando Ellis-Jones non sarà stato in grado di individuare sulla pelle tracce di borotalco o di essenza da bagno. Ma non sarebbe comunque una prova decisiva. A ogni modo gli asci...
Indice dei contenuti
- Copertina
- di P.D. James
- Un indizio per Cordelia Gray
- PRIMA PARTE - Un’isola al largo della costa
- SECONDA PARTE - Prova generale
- TERZA PARTE - Il sangue sprizza in alto
- QUARTA PARTE - I professionisti
- QUINTA PARTE - Terrore al chiaro di luna
- SESTA PARTE - Un caso risolto
- Copyright