La ventinovesima ora (XS Mondadori)
eBook - ePub

La ventinovesima ora (XS Mondadori)

  1. 50 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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La ventinovesima ora (XS Mondadori)

Informazioni su questo libro

Papa Bendetto XVI si è dimesso. Il suo successore ha scelto il nome di Martino VI. Eppure la presenza di Benedetto continua ad agitare le stanze del Vaticano e tormenta Martino... Dalla penna di uno dei giovani autori più interessanti d'Italia un lungo racconto che mischia con coraggio realtà e finzione, in un crescendo avvincente e inquietante, carico di turbamento e mistero.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2013
eBook ISBN
9788852041228

La ventinovesima ora

1 aprile, lunedì

Alcune delle parole che ci viene impedito di pronunciare in sua presenza: “altro”, “secondo”, “nuovo”, “anti”. Non è così complicato come può sembrare, mi ha detto uno dei cardinali – di cui non scriverò il nome – a Conclave terminato: è sufficiente non parlare affatto. Il suo volto si è rabbuiato non appena ha smesso di parlare, e mi ha guardato come una vittima guarda il suo carnefice. Non ti preoccupare, gli ho detto fissandolo negli occhi, Martino VI non è mai stato un uomo vendicativo, e tu in fondo non hai detto nulla di particolarmente crudele.
Immediatamente mi sono voltato e l’ho lasciato, solo e sconfitto, in prossimità dell’uscita della Cappella.

Ore 22,42

Dirò che ho scelto questo nome per continuità, mi ha detto Martino VI prima di affacciarsi alla finestra della sua nuova casa e salutare la folla che da giorni, ormai, attendeva l’Habemus papam in piazza San Pietro. Alla ventunesima votazione andata nulla ci siamo guardati e stretti la mano, seduti in mezzo agli altri cardinali che cominciavano a raccogliere le forze per votare per la ventiduesima volta. Se toccherà a me, mi ha sussurrato, sarò Martino VI. Gli ho chiesto perché proprio Martino. Perché anche Martino V fu eletto dopo un’abdicazione, e perché pose fine allo scisma d’Occidente. Qualcuno, ho risposto, penserà che si tratti di uno scherzo, di un’ironia consapevole. Quel qualcuno, ha sibilato dietro le labbra semichiuse, è già fuori dai giochi. In quello stesso momento il cardinale decano ha cominciato a recitare il giuramento elettorale, che abbiamo ascoltato per la ventiduesima volta, e per la ventiduesima volta sono stato invitato per primo a recarmi all’altare a deporre la mia scheda – sulla quale avevo esitato un secondo, perché stavo per scrivere “Martino VI”.

2 aprile, martedì

A fine mese il cardinal Ratzinger rientrerà dal suo “periodo di riposo” a Castel Gandolfo e occuperà la sua cella al Mater Ecclesiae. I lavori di ristrutturazione del monastero sono, si può dire, terminati, ma il segretario personale dell’ex papa non ci ha finora fatto sapere nulla intorno alle esigenze del cardinale.

4 aprile, giovedì

Ci sono giorni in cui sembra quasi che Ratzinger non voglia tornare. Questa mattina, su esortazione di Martino VI, ho fatto telefonare a Castel Gandolfo per informarmi dello stato di salute del cardinale: ci è stato risposto che, benché l’occhio destro abbia quasi del tutto perso la visione periferica, le condizioni di Benedetto XVI (posso perdonare me stesso se a volte lo chiamo ancora così) sono complessivamente buone. Pare che ieri mattina sia addirittura uscito a prendere un po’ d’aria sul terrazzo. In merito a particolari richieste per il suo rientro in Vaticano, ancora silenzio. Nei prossimi giorni sarò io stesso a chiamare, come mi ha chiesto Martino VI.

7 aprile, domenica, ore 20,47

Rientro ora da una breve visita presso le stanze papali. Martino VI mi ha fatto chiamare fuori orario, se così si può dire, perché mi voleva parlare. (Sono perfettamente consapevole, benché il carattere di questa scrittura sia strettamente privato, di non poter riportare ogni cosa nei dettagli: non ci sono più, fino a prova contraria, i Gabriele, ma un giorno non apparterremo più a questa terra e, se non avremo avuto cura di bruciarli, i nostri diari rimarranno qui a parlare di noi).
Ho trovato il papa piuttosto turbato, stanco. La domenica è e sarà sempre un giorno molto impegnativo per noi, ma è anche un giorno felice, perché sia io che il papa abbiamo scoperto di amare l’osservazione dall’alto della piazza colma di fedeli in festa. Le persone che ci seguono e ci ascoltano sono una gioia e un conforto per tutti i grandi affanni che il nostro nuovo incarico – se mi è concesso usare questo sostantivo secolare – comporta. Aprire la finestra dello studio papale e gettare uno sguardo su Roma seduta sotto di noi è una delle più grandi emozioni terrene che abbia mai provato, e per questo ringrazio il nostro Pontefice che mi ha voluto con sé. Hic manebimus optime.
Martino indossava una veste da camera semplice e decorosa, e aveva i piedi infilati in un paio di calze di filo di Scozia bianche fino all’impudicizia. Santità, ho detto non appena ho visto i suoi piedi fasciati di quel bianco che li rendeva nudi, Santità, si metta le pantofole: aprile è un mese traditore ed è ormai sera, si prenderà un’infreddatura. Ho caldo, amico mio, ha risposto il papa, mentre con la mano senza anello mi invitava a sedermi accanto a lui. Siamo rimasti in silenzio per un minuto, forse due. Sotto la scrivania, Martino VI ha mosso i piedi nelle calze prima che potessi chiedergli se per caso non si sentiva bene. Guardati attorno, mi ha ordinato poi, Che cosa vedi? Mi sono sentito in imbarazzo per un istante, perché non riuscivo a intuire che cosa volesse che io vedessi. Vedo il nostro Santo Padre, ho detto allora, il duecentosessantaseiesimo successore di Pietro. Ha scosso la testa come se avessi detto una sciocchezza. Non è questo: guarda ancora, ha detto. Vedo i suoi libri, la scrivania… vedo lo studio. Ecco!, ha esclamato, fermandomi con la mano inanellata. Ecco, vedi lo studio. Ma questo studio, dimmi, è mio? Non capisco, Santità: siamo nello studio papale… Guardati intorno un’altra volta, ha ripetuto, Che cosa vedi? Mi sono raddrizzato sulla sedia, che ha scricchiolato sotto il peso del mio corpo. I suoi piedi, sotto la scrivania, tamburellavano candidi sul tappeto. Vedo questo crocifisso, ho risposto, e la finestra, che si può aprire soltanto la domenica, (mi sono voltato), vedo il trompe l’œil del Cristo in croce sull’altra parete, e le icone di Argüello… Basta così, mi ha interrotto Martino VI. Per un istante infinitesimale, le dita nivee dei suoi piedi sono guizzate nelle calze come dieci piccoli pesci. Santità, ho detto allora, È stato suo preciso desiderio… Lo so, lo so, ha risposto. In pochissimi giorni questo studio e tutta la sua residenza possono essere ristrutturati e adeguati alle sue esigenze, ho continuato. So anche questo, mi ha interrotto, Ma so allo stesso tempo un’altra cosa, e la sai anche tu. Non deve dire niente, ho detto. Si è alzato dalla sua sedia, e la veste ha frusciato contro il bordo del tavolo papale. Le sue calze piene di pesci hanno calpestato il tappeto che era stato fatto portare qui dall’altro (l’“altro”, di Ratzinger si può dire che è l’“altro”) papa. Come faremo, amico mio?, ha chiesto allora con retorica, Come faremo finché lui c’è? Sono rimasto chiuso in un silenzio imbarazzato, non mio. Guarda, ha continuato come non accorgen...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. La ventinovesima ora
  4. Copyright