Cento racconti
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Cento racconti

Autoantologia 1943-1980

  1. 1,380 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Cento racconti

Autoantologia 1943-1980

Informazioni su questo libro

«I racconti sono qui. Ce ne sono cento, quasi quarant'anni della mia vita. Contengono metà delle verità sgradevoli sospettate a mezzanotte e metà di quelle gradevoli riscoperte a mezzodì del giorno successivo. Se c'è una cosa che in questo libro ho inteso fornire, questa è semplicemente la mappa della vita di un uomo che a un certo punto si è messo in viaggio verso una qualche meta, e poi ha continuato ad andare. La mia vita non è stata tanto il risultato di una serie di riflessioni quanto piuttosto di una serie di azioni che, una volta compiute, mi hanno permesso di capire che cosa avevo fatto e chi ero. Ogni racconto è stato un modo di trovare aspetti del mio io, ciascuno un po' diverso da quello trovato ventiquattr'ore prima.» Con queste parole Ray Bradbury ha suggellato la sua prima imponente antologia di racconti, uscita nel 1980 da Knopf con il titolo ultimativo The Stories of Ray Bradbury. Scelte e ordinate dall'autore, queste cento storie - arricchite nella presente edizione dall'inedita, vivacissima intervista alla «Paris Review» - disegnano un percorso affascinante nella produzione di Bradbury, scrittore poliedrico e al tempo stesso fedelissimo alle sue passioni e all'idea di arte come suprema forma di felicità che esclude, almeno in apparenza, ogni sospetto di sofferenza o sacrificio intellettualistico.
Tra le storie di Ray Bradbury campeggia, anzitutto, la fantascienza: genere che ha dato fama indiscussa all'autore, dopo gli inizi quasi in incognito, quando - nell'immediato dopoguerra - gli scenari di una vita futura sulla Terra, i marziani o la colonizzazione da parte degli esseri umani del Pianeta Rosso erano visti con sospetto o malcelato sarcasmo dall' establishment letterario, bollati addirittura con l'etichetta pulp. Niente di più lontano dall'ispirazione di Bradbury, che usa gli scenari futuribili come pretesti, sempre, per una riflessione anche morale sul presente, per mettere in luce le contraddizioni della società dei consumi o il disastro rappresentato dalla corsa agli armamenti; una fantascienza dal nucleo profondamente umanistico e destinata, infatti, a una fortuna immensa.
Ma Bradbury non ha scritto solo storie di fantascienza: accanto a queste l'autore ha voluto far posto in questa sua prima autoantologia alle molte altre sue predilezioni, coltivate pervicacemente fin dall'infanzia e mai rinnegate. Così, accanto alle storie ambientate nello spazio troviamo quelle dedicate a una stirpe americana di vampiri, racconti di dinosauri, avventure di viaggiatori nel tempo, robot che si fingono esseri umani, zombie, scheletri, adolescenti assassini, fenomeni da baraccone, spettri e freaks. L'intero continente del fantastico è battuto dall'autore palmo a palmo, seguendo le suggestioni degli scrittori più amati (Poe e Verne, per fare solo due nomi) e scoperti da autodidatta nelle sale di lettura della biblioteca comunale di Waukegan, Illinois. L'infanzia nella provincia americana: ecco, infine, un altro potentissimo nucleo generatore della narrativa di Bradbury, cantore impareggiabile della small-town, raccontata con sguardo nostalgico e feroce insieme. In queste storie, popolate da ragazzini timidi ossessionati dalla paura della morte, della separazione dai propri affetti e, soprattutto, dalla paura di crescere, troviamo il bambino che Bradbury è stato e mai ha smesso di essere. «È lui che ha scritto i miei racconti e i miei romanzi» confessa. «Mi sono fidato delle sue passioni, delle sue paure e delle sue gioie. E quasi mai lui mi ha tradito. Quando nella mia anima c'è un lungo e umido novembre e io penso troppo e percepisco troppo poco, so che è ora di tornare a quel ragazzino con le scarpe da tennis, le grandi febbri, le innumerevoli gioie e i terribili incubi. Non so bene a che punto lui si allontani e io cominci. Ma sono orgoglioso del nostro tandem.»

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2013
Print ISBN
9788804628392
eBook ISBN
9788852040344
Categoria
Classics

IO CANTO IL CORPO ELETTRICO!

Nonna!
Ricordo la sua nascita.
Ehi, un momento, dirà qualcuno, nessuno ricorda la nascita di sua nonna.
Invece, sì, noi ricordiamo il giorno in cui è nata.
Perché siamo stati noi, i suoi nipoti, a destarla, come a comando, alla vita. Timothy, Agatha, e io, Tom, abbiamo alzato le mani e le abbiamo poi abbassate con uno schiocco! Abbiamo frullato insieme i pezzi e pezzetti, le parti e i campioni, i gusti e le trame, gli umori e i distillati che avrebbero messo l’ago della sua bussola verso nord per rinfrescarci e calmarci, verso sud per confortarci e circondarci di calore, verso est e ovest per viaggiare intorno a un mondo sconfinato, che avrebbero fatto fluire il suo sguardo su di noi per riconoscerci, che avrebbero indotto la sua bocca a cantarci la ninna nanna la sera, e che avrebbero messo in moto le sue mani per toccarci e risvegliarci all’alba.
Nonna, oh caro e stupendo sogno elettrico…
Quando i lampi dei temporali attraversano il cielo creando corticircuiti fra le nuvole, il suo nome mi guizza come un fulgido bagliore all’interno delle palpebre.
Qualche volta mi sembra ancora di sentire il suo ticchettare, il suo lieve ronzio al di sopra dei nostri letti nella penombra. Passa come il fantasma di un meccanismo a orologeria nei lunghi androni della memoria, come un alveare di api intellettuali che sciamano dietro allo Spirito delle Estati Perdute. Qualche volta mi sembra ancora di sentire il sorriso che ho imparato da lei, stampato sulla mia guancia alle tre nell’oscurità della notte…
Va bene, va bene! griderete voi. Ma com’era il giorno in cui questa vostra fantastica e stupenda-amorevolissima nonna nacque?
Fu la settimana in cui finì il mondo…
Nostra madre era morta.
Un pomeriggio, sul tardi, un’automobile nera depose mio padre e noi tre davanti al viale d’ingresso della nostra casa. Ci trovammo tutti a fissare l’erba, pensando:
Questa non è l’erba del nostro giardino. Ecco laggiù le mazze, le palle, gli archetti del croquet, sì, proprio come sono stati abbandonati tre giorni fa quando papà è uscito barcollando sul prato, a darci la notizia piangendo. E ci sono gli schettini che appartenevano a un ragazzo, a me, che non tornerò mai più a essere quel ragazzo. Ed ecco, sì, c’è anche l’altalena fatta con quei vecchi pneumatici di automobile appesa alla vecchia quercia, ma Agatha ha paura di salirci e di mettersi a dondolare. Si romperebbe senz’altro. Cadrebbe.
E la casa? Oh, Dio…
Andammo a darle un’occhiata dalla porta d’ingresso, timorosi degli echi che avremmo potuto sentir ripercuotersi in quelle stanze; quel rumore che si sente quando tutti i mobili vengono portati fuori e non esiste più nulla che attutisca il fiume di parole che scorrono in qualsiasi casa a ogni ora del giorno. E adesso il mobile più bello, morbido, caldo, il più importante se ne era andato per sempre.
La porta si spalancò.
Ne uscì il silenzio. In un luogo imprecisato, la porta di una cantina si era aperta e un vento forte soffiava su dall’umida terra al di sotto della casa.
Ma, pensai, noi non abbiamo una cantina!
«Be’…» disse papà.
Nessuno di noi si mosse.
La zia Clara arrivò in macchina su per il viale, nella sua enorme limousine color canarino.
Varcammo la soglia con un balzo. E corremmo nelle nostre stanze.
Li sentimmo parlare e gridare e poi gridare e poi ancora parlare: lascia che i bambini vengano a vivere con me! diceva zia Clara. Preferirebbero piuttosto uccidersi! replicava papà.
Si sentì sbattere una porta. La zia Clara se n’era andata.
Per poco non ci mettemmo a ballare dalla gioia. Poi ci tornò in mente quello che era successo e scendemmo al pianterreno.
Papà era seduto da solo e parlava a se stesso o a quello che restava dello spirito della mamma dopo quei giorni che avevano preceduto la sua malattia, ma che fu immediatamente lacerato e disperso dallo sbattere della porta. Mormorava alle sue mani, alle palme vuote:
«I bambini hanno bisogno di qualcuno. Io li amo, ma riconosciamolo, devo lavorare per mantenere tutti. Tu li ami, Ann, ma te ne sei andata. E Clara? Impossibile. Anche lei ama, ma soffoca. E quanto a donne di servizio, bambinaie…?»
Qui papà sospirò e anche noi sospirammo con lui, ricordando.
La fortuna che avevamo avuto con le donne di servizio o le insegnanti che vivevano presso di noi o le baby-sitter, era stata al di là del tollerabile. Non ce ne era stata una che non si potesse paragonare a una sega da boscaiolo che lavorasse controvoglia. Sarebbe stato meglio descriverle come accette taglienti o come tornado. O al contrario, invece, potevano essere paragonate a una zuppa inglese troppo liquida, o a un soufflé afflosciato. Noi bambini eravamo come mobili che non si vedevano, sui quali sedere, o che dovevano essere spolverati o mandati a rinnovarne il rivestimento all’approssimarsi della primavera o dall’autunno, con la pulitura annuale alla spiaggia.
«Quello di cui noi abbiamo bisogno» disse papà, «è una…»
Ci tendemmo tutti in avanti, verso il suo mormorio.
«… nonna…»
«Ma» osservò Timothy, con la logica dei nove anni, «tutte le nostre nonne sono morte.»
«Sì, sotto un certo punto di vista; no, sotto un altro.»
Che cosa misteriosa e bella da dire, da parte di papà.
«Ecco» disse infine.
E ci allungò un opuscolo ripiegato più volte, a colori vivaci. Lo avevamo visto nelle sue mani, di quando in quando, per parecchie settimane, e spessissimo durante gli ultimi giorni. E adesso ci bastò una sola occhiata, mentre ci passavamo quell’opuscolo di mano in mano, per capire perché in zia Clara, insultata, offesa, se ne era andata tempestosamente da casa nostra.
Timothy fu il primo a leggere a voce alta quello che vedeva sulla prima pagina:
«Io canto il Corpo Elettrico!»
Poi rivolse un’occhiata a papà, strizzando gli occhi. «E che cosa diavolo vuol dire?»
«Vai avanti a leggere.»
Agatha e io con aria colpevole perlustrammo con gli occhi la stanza, come se avessimo paura che la mamma potesse comparire all’improvviso e trovarci di fronte a questa cosa blasfema, ma poi facemmo segno a Timothy, che continuò a leggere:
«“Noi Fanto…”»
«Fantoccini» lo aiutò papà.
«“Noi Fantoccini Ltd. intuiamo e prefiguriamo… la risposta a tutti i vostri problemi più pressanti. Un solo modello, al quale possono essere aggiunte, sottratte, suddivise, per migliaia di volte, un migliaio di varianti, indivisibile, con Libertà e Giustizia per tutti.”»
«Dove dice questo!» gridammo tutti, in coro.
«Non lo dice.» Timothy sorrise per la prima volta da vari giorni. «Sono stato io che ce l’ho messo. Aspettate.» E continuò a leggere: «“Per voi che vi preoccupate per le baby-sitter disattente, le bambinaie di cui non ci si può fidare e con le quali è necessario fare un segno alle bottiglie di liquore, e agli zii e le zie piene di buone intenzioni…”».
«Piene di buone intenzioni, ma…!» disse Agatha, e io le feci eco.
«“Noi abbiamo creato e perfezionato il primo tipo a mini-circuito, di genere umanoide, di Nonna Elettrica ricaricabile AC-DC quinta versione…”»
«Nonna!?»
L’opuscolo scivolò sul pavimento. «Papà…?»
«Non guardatemi in questo modo» disse papà. «Sono quasi pazzo per il dolore, e non meno disperato pensando a domani e al giorno dopo ancora. Qualcuno raccolga quel foglio da terra. E finite di leggerlo.»
«Lo farò io» dissi e così feci:
«“Il Giocattolo è più di un giocattolo, la Nonna Elettrica Fantoccini è costruita con amorevole precisione perché offra con incredibile precisione amore ai vostri bambini. Un bambino che si trovi a suo agio con la realtà del mondo e con le ancor più grandi realtà della sua immaginazione, è il suo unico scopo.
«“È stata studiata dai nostri calcolatori in modo da poter insegnare dodici lingue simultaneamente, ed è capace di passare da una lingua all’altra senza pausa in un millesimo di secondo, possiede una conoscenza completa delle storie religiosa artistica e politico-sociale del mondo selezionate nella sua arnia principale…”»
«Magnifico!» esclamò Timothy. «Da quel che dice è come se dovessimo allevare delle api! delle api colte!»
«Sta’ zitto!» disse Agatha.
«“Soprattutto”» continuai a leggere, «“questo essere umano, perché tale sembra, questa incarnazione delle arti umanistiche in un fac-simile elettro-intelligente, ascolterà, conoscerà, parlerà, e agirà e amerà i vostri bambini nel modo in cui grossi Oggetti come questo, simili Giocattoli fantastici, si può dire che sappiano amare, o si può immaginare sappiano prendersi cura di qualcuno. Questo Compagno Miracoloso, stimolato al confronto col mondo grande e quello piccolo, il Mare Interno e l’Universo Esterno, trasmetterà per mezzo del tatto e della parola, i suddetti Miracoli ai vostri Piccoli Bisognosi.”»
«I nostri Bisognosi» mormorò Agatha.
Perché, pensammo amaramente tutti, si tratta di noi, oh sì, si tratta di noi.
Terminai:
«“Non vendiamo la nostra creazione a famiglie sane e integre dove i genitori sono disponibili e pronti ad allevare, educare, dare un’impronta, cambiare, amare i loro bambini. Niente può sostituire il genitore nella casa. Tuttavia ci sono famiglie in cui la morte o la cattiva salute o l’infermità può minare il benessere dei bambini. Gli orfanotrofi non sembrano la risposta adatta. Le bambinaie hanno una tendenza a essere egoiste, negligenti, o a soffrire di gravi disturbi nervosi.
«“E quindi, con la massima umiltà, e riconoscendo la necessità di ricostruire, ripensare e riprogrammare le nostre concezioni da un mese all’altro, da un anno all’altro, noi offriamo la cosa più affine all’Insegnante ideale-Amico-Compagno-consanguineo. Si può predisporre un periodo di prova per…”»
«Basta» disse papà. «Non andare avanti. Perfino io non posso sopportarlo.»
«Perché?» domandò Timothy. «Cominciava a interessarmi adesso.»
Ripiegai l’opuscolo. «Ma hanno davvero cose di questo genere?»
«Non parliamone più» disse papà, coprendosi gli occhi con una mano. «È stato un pensiero pazzesco…»
«Non così pazzesco» dissi gettando un’occhiata a Tim. «Voglio dire, perbacco, che se ci si sono messi, qualsiasi cosa abbiano costruito non potrà mai essere peggio di zia Clara, vero?»
E allora scoppiammo tutti a ridere. Erano mesi che non ridevamo così. E adesso le mie semplici parole avevano fatto ridere tutti, e tutti si sbellicavano, si sganasciavano dalle risate, sfrenatamente. Anch’io aprii la bocca e mi misi a ridere felice.
Quando smettemmo di ridere, tornammo a guardare quei fogli multicolori e io dissi: «Bene?».
«Io…» borbottò Agatha imbronciata, non ancora pronta.
«Abbiamo bisogno di qualcosa, e con urgenza, e subito» disse Timothy.
«Io ho una mentalità aperta» dissi nel mio miglior stile declamatorio.
«C’è un’unica cosa» disse Agatha. «Possiamo provare. Certamente. Ma… ditemi… quando la smettiamo di fare tutte queste chiacchiere e quando la nostra vera mamma torna a casa per restarci?»
Fu un solo sussulto, tutta la famiglia trattenne il fiato, come se, con un tiro solo, ci avesse colpiti tutti insieme al cuore.
Non credo che qualcuno di noi abbia smesso di piangere un solo istante di quella notte.
Era una bella giornata luminosa. L’elicottero ci sollevò in alto delicatamente e ci fece passare su e giù attraverso i grattacieli, per deporci poi quasi con una capriola in cima all’edificio dove le grandi lettere si potevano anche leggere dal cielo:
FANTOCCINI.
«Cosa sono?» chiese Agatha.
«È un cognome. “Fantocci” è una parola italiana, e vuol dire pupazzi, credo, o creature di sogno» spiegò papà.
«E “incarnare”, che cosa significa?»
«Noi cerchiamo di intuire e prefigurare i vostri sogni» dissi.
«Bravo!» disse papà. «Dieci e lode.»
La mia faccia si illuminò di gioia.
L’elicottero, creando intorno una quantità di ombre rumorose, si alzò in volo e se ne andò.
Sprofondammo dentro l’edificio in un ascensore che ci diede l’impressione che anch...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Cento racconti
  3. L’intervista perduta della «Paris Review» Traduzione di Anna Ravano
  4. Nota all’edizione
  5. Ubriaco alla guida di una bicicletta. Introduzione di Ray Bradbury
  6. La sera [LG]
  7. Il raduno [RP]
  8. Zio Einar [RP]
  9. La ragazza che viaggiava [LG]
  10. Il lago [LG]
  11. La bara [LG]
  12. La folla [RP]
  13. La falce [RP]
  14. C’era una volta una vecchina [RP]
  15. Cadrà dolce la pioggia [GM]
  16. La Terza Spedizione [GM]
  17. Le città silenti [GM]
  18. I terrestri [GM]
  19. Stagione morta [GM]
  20. La gita di un milione di anni [GM]
  21. La volpe e la foresta [GL]
  22. Caleidoscopio [GL]
  23. Rocket Man [GL]
  24. Marionette S.p.a. [GL]
  25. Nessuna notte, nessun giorno [GL]
  26. La città [GL]
  27. Le sfere di fuoco [GL]
  28. L’ultima notte del mondo [GL]
  29. Il veldt [GL]
  30. La grande pioggia [GL]
  31. Il grande incendio [LG]
  32. L’immensità [LG]
  33. Rumore di tuono [LG]
  34. L’assassino [LG]
  35. La strega d’aprile [LG]
  36. Il ragazzo invisibile [LG]
  37. L’aquilone d’oro, il vento d’argento [LG]
  38. La sirena da nebbia [LG]
  39. La grande partita bianca e nera [LG]
  40. Ricamo [LG]
  41. Le auree mele del sole [LG]
  42. La centrale [LG]
  43. Addio [LG]
  44. Il grande mondo laggiù [LG]
  45. Il parco giochi [GL]
  46. Scheletro [RP]
  47. L’uomo del primo piano [RP]
  48. Il sacro fuoco [RP]
  49. L’emissario [RP]
  50. Il barattolo [RP]
  51. Il piccolo assassino [RP]
  52. Il primo della lista [RP]
  53. Saltamartino [RP]
  54. Il commiato [LG]
  55. Esorcismo [LG]
  56. La macchina della felicità [LG]
  57. Chiamando il Messico [LG]
  58. Il meraviglioso abito color gelato alla panna [LG]
  59. Erano bruni con gli occhi d’oro [LG]
  60. Il vetro color fragola [LG]
  61. Profumo di salsapariglia [LG]
  62. L’estate di Picasso [LG]
  63. Il giorno in cui piovve sempre [LG]
  64. Una medicina per la melancolia [LG]
  65. Sulla spiaggia al tramonto [LG]
  66. Delirio [LG]
  67. La città dove nessuno scendeva [LG]
  68. Tutta l’estate in un giorno [LG]
  69. Ghiaccio e fuoco [GL]
  70. La grande corsa dell’inno [GL]
  71. Così morì Riabouchinska [GL]
  72. Ragazzi! Coltivate funghi giganti nella vostra cantina! [GL]
  73. Le vacanze [GL]
  74. La donna illustrata [GL]
  75. C’è chi vive come Lazzaro [GL]
  76. Il migliore dei mondi possibili [GL]
  77. L’attesa [GL]
  78. Tyrannosaurus Rex [GL]
  79. La donna che urla [GL]
  80. Il terribile incendio alla villa [GMG]
  81. Chiamata notturna a carico del destinatario [GMG]
  82. Il giorno in cui danzò sulla tomba [GMG]
  83. Lo spettro della casa nuova [GMG]
  84. Il bambino del futuro [GMG]
  85. Io canto il corpo elettrico! [GMG]
  86. Le donne [GMG]
  87. Il Motel dei Polli Ispirati [GMG]
  88. Sì, ci troveremo al fiume [GMG]
  89. Una tavoletta di cioccolato per te! [VS-MS]
  90. Una storia d’amore [AP]
  91. Il pappagallo che conosceva Papà Hemingway [VS-MS]
  92. Gioco d’ottobre [AP]
  93. Castigo senza delitto [AP]
  94. Un pezzo di legno [AP]
  95. La bottiglia azzurra [AP]
  96. Molto dopo mezzanotte [AP]
  97. Delitto senza castigo [AP]
  98. La vera saggezza [VS-MS]
  99. Viaggio in Messico [VS-MS]
  100. La giostra nera [GL]
  101. Addio all’estate [GL]
  102. Il bebè McGillahee [GL]
  103. L’acquedotto [GL]
  104. Buh! [GL]
  105. La fine del principio [LG]
  106. Copyright