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La banda delle polpette - 6. Il fatto del mistero sul set
- 160 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
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La banda delle polpette - 6. Il fatto del mistero sul set
Informazioni su questo libro
Come mai nel ristorante della famiglia Sorrentino c'è una videocamera al posto del carrello dei dolci? Cosa ci fanno quei microfoni tra le pizze? E perché tutti i clienti sono stati sostituiti da attori? La risposta è: Un nuovo caso per l'ispettore Indelicato, la serie tv più amata di Napoli! Il regista ha scelto il ristorante di nonno Nicola come set ed Emma, Alessandro e Gianpaolo non stanno nella pelle per l'entusiasmo. Almeno finché un incidente sospetto interrompe le riprese... e tocca alla Banda delle Polpette risolvere il mistero!
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Informazioni
Print ISBN
9788804627456eBook ISBN
9788852040290
Quando avvisti la prima bollicina che fa esplodere la superficie liscia di quello che fino a un attimo prima era solo un composto giallino e liquido, e capisci che la crema pasticciera è riuscita.
Quando stai facendo i compiti seduto al tavolo della cucina e la tua mamma, passando di lì tra un mestiere e l’altro, ti dà un bacetto inaspettato sui capelli.
Quando ti svegli convinto di doverti già alzare ma, nella penombra, scopri che manca ancora un’ora al trillo della sveglia e ti riaddormenti col sorriso sulle labbra.
Ecco, per Alessandro queste erano senza dubbio cose che lo mettevano di buonumore.
Ritrovarsi sotto una pioggia di polpette di terra farcite di mozziconi di sigaretta, invece, rientrava indiscutibilmente tra le cose che lo abbacchiavano. Eppure, mentre risaliva di corsa i novantanove gradini di pietra che portavano al ristorante Da Nicola alle Scalette, Alessandro si accorse che, nonostante avesse i riccetti impiastricciati, non si sentiva per niente abbacchiato, anzi, piuttosto allegro.
«Ale, mi dispiace per i tuoi capelli…» disse Emma voltandosi verso il cugino, qualche gradino dietro di lei.
«Non ti preoccupare!» riuscì a rassicurarla Alessandro col poco fiato rimasto. «Devo solo fare uno shampoo e…»
«Sì, be’, lo shampoo lo devi fare di sicuro» scherzò Emma notando una gocciolina di sudore misto a terra che colava lentamente lungo la tempia del cugino. «Ma io parlavo del parrucchiere! Mi dispiace che per colpa di quei due Palumbi non siamo riusciti ad andarci!»
«Se vuoi possiamo tornarci domani, da Mister Brillantina!» propose Gianpaolo rallentando la corsa in modo da ritrovarsi sullo stesso gradino dell’amico.
Alessandro finse di riflettere: «Mah, sì, poi vediamo… domani… dopodomani… fra qualche giorno…»
E così dicendo, con un insolito sprint, superò la cugina e l’amico e puntò verso la porta d’ingresso del ristorante.
Forse ritrovarsi sotto una pioggia di polpette di terra sigarettosa non rientrava tra le cose che lo mettevano di buonumore, ma l’aver evitato un taglio di capelli di cui in fondo non era poi tanto convinto, sì.
Tutto aveva avuto inizio qualche ora prima, nella sala del ristorante Da Nicola alle Scalette. Seduto con sua cugina e il suo migliore amico al tavolo 14, Alessandro aveva ripulito con la mano la pagina del quadernone di matematica dalle bricioline di gomma per cancellare e, con tono disinvolto, aveva buttato lì: «Forse ho deciso che voglio tagliare i capelli».
«Ah…» aveva commentato Emma lanciando a Gianpaolo un’occhiata che significava “Con questa decisione c’entra di sicuro È arrivata Caterina!”
«Mmm…» aveva a sua volta commentato Gianpaolo ricambiando l’occhiata di Emma con un’altra che significava “Non ci sono dubbi”.
È arrivata Caterina! era il telefilm più in voga del momento tra le undicenni di Napoli, della Campania, d’Italia, d’Europa e del mondo, e, citando la guida tv della rivista “Veramente Veramente Vero”, raccontava le avventure di una ragazzina che appena arrivata nella grande città da un piccolo villaggio montano affronta con inguaribile ottimismo e contagiosa allegria una nuova vita fatta di studio, amici e prime cotte… il tutto senza mai perdere di vista il suo sogno: diventare una star dei musical!
E da quando Caterina, con il suo ottimismo e la sua allegria, aveva invaso gli schermi televisivi, gli album di figurine e le copertine dei diari scolastici, la vita di Alessandro era fatta di prese in giro, scherzetti e brutte figure… il tutto per colpa di Marta e Martino Palumbo, responsabili di aver notato la somiglianza (dal colore color castagna, alla lunghezza né lunga né corta, passando per la forma perfettamente “a fusillo” di ogni singolo riccetto) tra i capelli di Laureta Garcia-Fuentes, l’attrice che nel telefilm interpretava la protagonista, e quelli del cuginastro, e di averla poi fatta notare a chiunque altro.
Di conseguenza, il ragazzino non poteva più mettere piede in classe senza che qualcuno iniziasse a intonare la sigla del telefilm, non poteva mettere piede in cortile senza che qualcuno urlasse “Guardate! È arrivata Caterina!”, e non poteva mettere piede in bagno senza che qualcuno gli dicesse “Caterina, guarda che questo è il bagno dei maschi!”
«Non cortissimi…» aveva spiegato Alessandro alla cugina e all’amico. «Giusto un po’ più… un po’ meno… insomma, diversi da così!»
«Mi sembra un’ottima idea!» aveva sentenziato Emma. «Te li fai tagliare stasera da zia Daniela?»
Al pensiero di sua mamma che ricopriva il pavimento del bagno con i fogli di giornale e iniziava a sforbiciargli impercettibilmente i capelli fino a ottenere lo stesso identico taglio che gli faceva da sempre, Alessandro aveva aggrottato le sopracciglia: «Nooo, forse questa volta voglio provare ad andare da un parrucchiere vero…»
«Prova Mister Brillantina!» aveva suggerito allora Gianpaolo, che a tagliare i capelli andava un mese sì e un mese no insieme al suo papà, proprio da Mister Brillantina, un salone vicino casa di Roberto.
«Va bene, un giorno ci andiamo!» aveva annuito Alessandro con un sorriso, ricominciando daccapo l’espressione algebrica che non gli era riuscita al primo tentativo.
«Un giorno?!» aveva chiesto Emma rimettendo il tappo sulla penna e alzandosi. «Andiamoci subito!»
«Su-subito?» aveva balbettato Alessandro pentendosi all’istante di aver espresso quel desiderio in presenza di Emma.
Se Alessandro apparteneva alla categoria degli “aspettiamounaltropochisti”, infatti, Emma era la regina dei “facciamolosubitisti”.
Gli “aspettiamounaltropochisti” si riconoscevano perché tra il momento in cui decidevano di fare una cosa e quello in cui la facevano davvero lasciavano passare da qualche ora a qualche anno (chiedendosi per tutto il tempo se fossero proprio sicuri della decisione presa).
I “facciamolosubitisti”, invece, si riconoscevano perché per loro il momento in cui decidevano di fare una cosa coincideva esattamente con quello in cui la facevano per davvero.
«Sì, subito» aveva ribadito la “facciamolosubitista” Emma. «Non hai detto che vuoi tagliare i capelli?»
«Sììì…» aveva esitato l’“aspettiamounaltropochista” Alessandro. «Ma posso andarci anche un’altra volta…»
«Sì, ma puoi andarci anche oggi!» aveva insistito la cugina.
«Ok, andiamo» si era allora arreso Alessandro, consapevole che le osservazioni logiche di Emma, rispetto alle sue scuse vaghe, erano come il sasso contro le forbici nella morra cinese: vincevano sempre.
Se i riccetti di Alessandro fossero rimasti dorati come quando era nato e non si fossero incastagniti col passare degli anni, se Daniela avesse osato un po’ di più con le forbici, se il proprietario di Mister Brillantina avesse deciso di aprire il suo salone in una zona diversa della città, se il parrucchiere di fiducia di Laureta Garcia-Fuentes avesse ideato un taglio cinque centimetri più lungo o cinque centimetri più corto…
Ecco, se le cose non fossero andate come erano andate, allora forse, imboccando la strada in fondo alla quale risplendeva l’insegna a forma di ciuffo impomatato di Mister Brillantina, Emma, Alessandro e Gianpaolo non avrebbero sentito un coretto sgraziato proveniente dall’alto che diceva “Pepe-pepe-peperina, è arrivata Caterina! Frizza-frizza-frizzantina, benvenuta Caterina!”
I tre ragazzini avevano sollevato lo sguardo già sapendo chi si stava divertendo a cantare la sigla di È arrivata Caterina!: Marta e Martino Palumbo.
E infatti, eccoli lì, i due gemelli che di identico non avevano solo i capelli biondi e il sorrisetto beffardo, ma anche l’odiosità e l’insopportabilità, affacciati a un balcone fiorito sotto cui era affissa un’insegna a forma di sorrisone smagliante con la scritta “SPLENDODENT”.
Dato che, in anni e anni di battaglie nella guerra contro i Palumbi, Emma, Alessandro e Gianpaolo si erano guadagnati sul campo il grado di generali, sapevano bene che, in situazioni come quella, la parola d’ordine era VIA!
VIA!, dove la V stava per VATTENE!
E infatti, dopo aver avvistato i gemelli sghignazzanti, i generali Emma, Alessandro e Gianpaolo avevano riabbassato lo sguardo e avevano ripreso a camminare.
VIA! dove la I stava per IGNORA!
E infatti, quando Marta aveva urlato “Caterina! Dove scappi?!” e Martino le aveva fatto eco “Corri a fare un musical?!”, i tre generali si erano finti impegnati in una interessantissima conversazione sui nuovi bidoni dei rifiuti sistemati lungo la via.
VIA! dove la A stava per AFFRONTA!
E infatti, quando dall’alto erano piovute polpette di terra presa dai vasi che decoravano il balcone (e in cui i clienti avevano l’abitudine di spegnere l’ultima sigaretta fumata prima di farsi curare una carie) dritto in testa ad Alessandro, il generale Emma si era fermato di colpo e aveva rivolto ai gemelli ridens un’occhiataccia che non prometteva niente di buono.
«Adesso vi faccio vedere io…» aveva ringhiato Emma marciando verso l’ingresso del palazzo, determinata a fare irruzione nella sala d’attesa di Splendodent e a vendicare Alessandro e i suoi riccetti. Proprio mentre stava per schiacciare il pulsante del citofono, però, il suo sguardo era caduto su due luccicanti biciclette parcheggiate sul marciapiede.
Una maschile e una femminile, ma identiche tra loro. Gemelle come i loro proprietari, che da giorni, a scuola, non facevano altro che vantarsi di come la ShinyBlue e la ShinyPink fossero pezzi unici, disegnati dalla loro mamma e fatti realizzare dal loro papà.

«Forse ho un piano migliore!» aveva annunciato Emma al generale cugino e al generale quasi-cugino. «Ale, Gianpaolo, voi prendete le bici. Io vado ad aprire il cassonetto.»
«Chissà se sono scesi subito a levare le bici dall’immondizia» si domandò Alessandro scrollando la testa nel tentativo di eliminare dai capelli quanta più terra sigarettosa possibile prima di entrare nella Scassarola.
«Da come hanno urlato quando gliele abbiamo infilate nel cassonetto direi proprio di sì!» osservò Gianpaolo sprofondando nel sedile posteriore della vecchia Autobianchi Giardiniera che faceva da rifugio segreto alla Banda delle Polpette.
«Di sicuro si sono precipitati giù» disse Emma, «ma non credo che abbiano avuto il coraggio d’infilare le loro manine palumbesche nell’immondizia!»
In quel momento, nel cortile sul retro del ristorante Da Nicola alle Scalette arrivò trotterellando Signora Cozzolino, che senza esitazioni si diresse verso la Scassarola.
Invece di saltare nel portabagagli, sede di lunghi e russantissimi pisolini, però, il bastardino dalle sopracciglia cespugliose s’infilò nell’abitacolo dell’auto, si arrampicò in braccio ad Alessandro e iniziò ad annusarlo con perizia da segugio.
«Ehi, Signora, che succede?» chiese Alessandro ridacchiando per via del solletico che il cane gli stava facendo sul collo con la barbetta spelacchiata.
«Credo che si sia accorto che i tuoi capelli hanno lo stesso odore di un’aiuola!» disse Gianpaolo mentre l’ex randagio esaminava a suon di poderose sniffate i riccetti del padrone.
«E allora è meglio che corra a lavarmeli» esclamò Alessandro preoccupato. «Non vorrei che decidesse di sotterrare un ossicino dietro al mio orecchio!»

Indice dei contenuti
- Copertina
- La banda delle polpette - 6. Il fatto del mistero sul set
- 1. Il fatto di È arrivata Caterina!
- 2. Il fatto delle situazioni baciose
- 3. Il fatto del posto perfetto
- 4. Il fatto delle controfigure
- 5. Il fatto dei pastelli come le foto
- 6. Il fatto delle sviste
- 7. Il fatto del dito infarinato
- 8. Il fatto dei link
- 9. Il fatto del finto copione
- 10. Il fatto della finta recita
- 11. Il fatto delle scuse
- 12. Il fatto di ogni cosa al suo posto
- Quaderno delle ricette
- Ricetta n. 34 - Pizza rustica di zia Agata
- Ricetta n. 59 - Caprese indelicata*
- Ricetta n. 60 - Torta di mele
- Copyright