Il popolo dell'autunno
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Il popolo dell'autunno

  1. 280 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Il popolo dell'autunno

Informazioni su questo libro

Green Town, anonimo centro dell'Illinois. Manca una settimana alla festa di Halloween, quando la sonnacchiosa cittadina viene sconvolta da un "carnevale nero" scatenato da un circo misterioso che sembra promettere l'avverarsi di tutti i desideri e l'eterna giovinezza. Saranno due amici tredicenni, James Nightshade e William Halloway, a sconfiggere le forze del Male e a riscattare le anime dell'intera comunità. Ma impareranno fin troppo presto a fare i conti con i propri incubi.
Capolavoro della moderna letteratura gotica, Il popolo dell'autunno rivela al lettore, attraverso lo sguardo libero e curioso dei bambini, tutta la maturità di uno dei massimi scrittori contemporanei di fantascienza.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2013
Print ISBN
9788804500889

Parte Prima
ARRIVI

I
Il Venditore di Parafulmini arrivò subito prima del temporale. Avanzava lungo la via di Green Town, Illinois, nel tardo pomeriggio nuvoloso d’ottobre, volgendosi a lanciare occhiate furtive alle sue spalle. Non molto lontano, folgori immani calpestavano la terra. Non molto lontano, era impossibile negare la presenza di un temporale, simile a una grande belva dai denti terribili.
E il venditore faceva tintinnare e sferragliare la sua grande valigia di cuoio nella quale dormivano invisibili grandi aggeggi di ferro che la sua lingua evocava di porta in porta: fino a quando giunse finalmente in un prato che era completamente sbagliato.
No, non l’erba. Il venditore alzò gli occhi. Ma due ragazzi, sul dolce pendio, sdraiati sull’erba. Quei due ragazzi, abbastanza simili come taglia e figura, stavano intagliando fischietti di giunco e parlavano del passato e del futuro, contenti di aver lasciato l’impronta delle loro dita su ogni oggetto mobile di Green Town durante la scorsa estate e le impronte dei loro piedi su ogni sentiero aperto tra quel luogo e il lago e tra il lago e il fiume, da quando erano ricominciate le scuole.
«Salve, ragazzi!» esclamò l’uomo, tutto vestito di abiti che avevano il colore del temporale. «I vostri genitori sono in casa?»
I ragazzi scossero il capo.
«E voi, avete quattrini?»
I ragazzi scossero ancora il capo.
«Be’...» Il venditore avanzò per circa un metro, si fermò e incurvò le spalle. Sembrò provare la sensazione che le finestre della casa o il cielo freddo gli fissassero la nuca. Si voltò lentamente, fiutando l’aria. Il vento scrollava gli alberi spogli. Il sole, filtrando da un piccolo squarcio tra le nubi, trasformò in monete d’oro alcune foglie della quercia. Ma il sole svanì, le monete scomparvero, l’aria soffiò grigia; il venditore si riscosse dall’incantesimo.
Avanzò lentamente sul prato.
«Ragazzo,» disse «come ti chiami?»
E il primo ragazzo, che aveva i capelli di un biondo candido come il siero del latte, chiuse un occhio, inclinò la testa e guardò il venditore con un occhio solo, chiaro e splendente come una goccia di pioggia d’estate.
«Will» disse. «William Halloway.»
L’uomo del temporale si girò.
«E tu?»
Il secondo ragazzo non si mosse, restò disteso sul ventre, sull’erba autunnale, riflettendo se doveva inventare un nome. Aveva i capelli folti e scarmigliati, lucidi, del colore delle castagne. I suoi occhi, fissi su un punto lontano dentro di lui, erano di un verde cristallino. Poi si infilò distrattamente in bocca un filo d’erba secca.
«Jim Nightshade» disse.
Il venditore del temporale annuì, come se l’avesse sempre saputo.
«Nightshade. Che strano cognome.»
«È appropriato» disse Will Halloway. «Io sono nato un minuto prima di mezzanotte, il 30 ottobre. Jim è nato un minuto dopo mezzanotte, cioè il 31 ottobre.»
«Halloween» disse Jim.
Con le loro voci, i due ragazzi avevano raccontato la fiaba delle loro vite, orgogliosi delle proprie madri, che abitavano vicine, che erano corse all’ospedale insieme, e avevano messo al mondo i figlioli a pochi secondi l’uno dall’altro: uno biondo, l’altro bruno. Alle loro spalle, c’era tutta una storia di festeggiamenti reciproci. Ogni anno, Will accendeva le candeline su un’unica torta, quando mancava un minuto a mezzanotte. Un minuto dopo la mezzanotte, quando era incominciato l’ultimo giorno del mese, Jim le spegneva con un soffio.
Questo era quanto aveva raccontato Will, in tono eccitato. Questo era quanto Jim aveva riconosciuto, in silenzio. Questo era ciò che il venditore udì, guardando ora l’uno ora l’altro, mentre correva precedendo il temporale... eppure si era fermato lì, incerto.
«Halloway. Nightshade. Non avete quattrini, allora?»
Afflitto dalla propria coscienziosità, l’uomo frugò nella valigia di cuoio e ne estrasse un aggeggio di ferro.
«Prendete questo; è gratis! Perché? Una di queste case verrà colpita dal fulmine! Senza questo parafulmine, bang! Fuoco e cenere, maiale arrosto e braci! Prendete!»
Il venditore lasciò andare il parafulmine. Jim non si mosse. Ma Will l’afferrò ed emise un gemito.
«Caspita, è pesante! E strano, anche. Non ho mai visto un parafulmine come questo. Guarda, Jim!»
E Jim, finalmente, si stirò come un gatto e girò il capo. I suoi occhi verdi si spalancarono, poi si socchiusero.
L’oggetto metallico era di ferro battuto, forgiato un po’ a forma di mezzaluna, un po’ a forma di croce. Attorno all’asta erano stati saldati riccioli e fregi. Tutto il parafulmine era graffiato e inciso da segni bizzarri, nomi che potevano legare la lingua e spezzare le mandibole, numeri che davano somme incomprensibili, pittografie di insetti tutti setole e chele.
«È egiziano.» Jim puntò il naso verso un insetto saldato al ferro. «Uno scarabeo.»
«Proprio così, ragazzo!»
Jim socchiuse gli occhi.
«E questi... segni fenici.»
«Giusto!»
«Perché?» chiese Jim.
«Perché?» disse l’uomo. «Perché l’egiziano, l’arabo, l’abissino, il choctaw? Che lingua parla il vento? Di quale nazionalità è un uragano? Da che paese vengono le piogge? Di che colore è la folgore? Dove va il tuono, quando muore? Ragazzi, dovrete essere pronti in tutti i dialetti, con tutte le forme e le formule per scongiurare i fuochi di sant’Elmo, le sfere di luce azzurra che scorrono la terra come gatti sfrigolanti. Io vendo i soli parafulmini che odono, sentono, conoscono e scongiurano qualsiasi uragano, e non ha importanza con quale lingua, con quale voce, con quale segno lo facciano. Non esiste un uragano straniero così chiassoso che questo parafulmine non possa acquietare!»
Ma Will stava guardando oltre l’uomo, adesso.
«Quale?» domandò. «Quale casa colpirà?»
«Quale? Aspetta. Aspetta.» Il venditore li scrutò in viso, intento. «Certe persone attirano il fulmine, lo succhiano come i gatti succhiano il respiro dei neonati. Certa gente ha polarità negativa, certa gente positiva. Certuni risplendono nel buio. Altri no. Ora, voi due... io...»
«Perché è così sicuro che il fulmine colpirà da queste parti?» chiese all’improvviso Jim, con uno scintillio negli occhi.
Il venditore fremette lievemente.
«Oh, ho naso, occhi e orecchie. Queste due case, i tronchi di cui sono fatte! Ascoltate!»
Ascoltarono. Forse le loro case si piegavano sotto il freddo vento pomeridiano. Forse no.
«I fulmini hanno bisogno di canali, come i fiumi, per scorrervi. Una di quelle soffitte è come il letto asciutto di un fiume, impaziente di lasciar scorrere la folgore! Questa notte!»
«Questa notte?» Jim si sollevò a sedere, soddisfatto.
«Non sarà un temporale ordinario!» disse il venditore. «Ve lo dice Tom Fury! Fury, non è un nome splendido per uno che vende parafulmini? Sono stato io a prendere questo nome? No! È stato il mio nome a spingermi verso la mia occupazione! Sì! Quando divenni adulto, vidi fuochi di nuvole far sussultare il mondo, costringendo gli uomini a balzare via per nascondersi. E pensai: traccerò le carte degli uragani, le mappe dei temporali, e poi li precederò, scuotendo in pugno i miei arnesi di ferro, i miei difensori miracolosi! Ho protetto e reso sicure centomila case dove regnava il timor di Dio, le ho contate! E perciò, ragazzi, quando vi dico che vi trovate in una terribile necessità, ascoltatemi! Arrampicatevi su quel tetto, inchiodate ben alto questo parafulmine, collegatelo alla buona terra prima che cada la notte!»
«Ma quale casa, quale?» chiese Will.
Il venditore indietreggiò, si soffiò il naso in un grande fazzoletto, poi attraversò lentamente il prato, come se si avvicinasse a una enorme bomba a orologeria che continuava a ticchettare in silenzio.
Toccò i pilastri del portico di Will, passò la mano su un palo, su una tavola del pavimento, poi chiuse gli occhi e si appoggiò alla casa, lasciando che fossero le ossa dell’edificio a parlargli.
Poi, esitante, si diresse verso la casa di Jim, lì accanto.
Jim si alzò per osservarlo.
Il venditore tese la mano, per toccare, per accarezzare, per fare fremere i polpastrelli sulla vecchia vernice.
«Questa,» disse finalmente «è questa.»
Jim assunse un’aria orgogliosa.
Senza voltarsi, il venditore chiese:
«Jim Nightshade, questa è casa tua?»
«Mia» disse Jim.
«Avrei dovuto saperlo» disse l’uomo.
«Ehi, e io?» chiese Will.
Il venditore fiutò di nuovo in direzione della casa di Will.
«No, no. Oh, qualche scintilla cadrà sulle tue gronde. Ma il vero spettacolo sarà lì, nella casa dei Nightshade!»
Il venditore attraversò di nuovo il prato, a passi rapidi, per afferrare il suo grande sacco di cuoio.
«Ora vado. Sta arrivando il temporale. Non aspettare, Jim! Altrimenti... bang! Ti ritroveranno in mezzo al tuo denaro fuso dall’elettricità. Abe Lincoln fuso insieme alle Miss Columbia, le aquile dei dollari incastrate sui quarti di dollaro e tutto, tutto fuso come il mercurio nelle tasche dei tuoi jeans. E c’è di più! Quando un ragazzo viene colpito da un fulmine, se gli alzi le palpebre gli trovi nelle pupille, come il Padre Nostro sulla capocchia di uno spillo, l’ultima scena che quel ragazzo ha visto! Una fotografia, per Dio, di quel fuoco che scende dal cielo per colpirti, per risucchiare la tua anima su per la scala sfolgorante! Presto, ragazzo! Pianta ben alto il parafulmine, o morirai prima dell’alba!»
E dondolando la valigia piena di parafulmini, il venditore girò sui tacchi e si allontanò lungo il sentiero, battendo furiosamente le palpebre di fronte al cielo, al tetto, agli alberi, e alla fine chiuse gli occhi, sbuffando e brontolando.
«Sì, arriva, lo sento, è molto lontano, ma si avvicina velocemente...»
E l’uomo vestito dei colori del temporale se ne andò, con il cappello color delle nuvole calcato sugli occhi, e gli alberi frusciarono e all’improvviso il cielo apparve molto vecchio e Will e Jim rimasero a fiutare il vento, per carpire l’odore dell...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. di Ray Bradbury
  3. Il popolo dell'autunno
  4. Prologo
  5. PARTE PRIMA - Arrivi
  6. PARTE SECONDA - Inseguimenti
  7. PARTE TERZA - Partenze
  8. Copyright