Wild Cards - 3. L'assalto
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Wild Cards - 3. L'assalto

  1. 364 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Wild Cards - 3. L'assalto

Informazioni su questo libro

15 settembre 1986. New York si prepara a celebrare il quarantesimo Wild Card Day in memoria del giorno in cui il virus alieno wild card è stato liberato sulla città, condizionando per sempre la vita dei suoi abitanti, ai quali ha causato mutazioni genetiche per lo più letali. Tra i sopravvissuti, solo in pochi, gli assi che hanno ottenuto poteri da supereroi, hanno qualcosa da festeggiare. Per tutti gli altri, i deformi joker, è un giorno disgraziato. Ma qualcosa di ancora più pericoloso del virus distoglie gli uni e gli altri dalle celebrazioni: la vendetta dell'Astronomo. Nei sotterranei della città il folle criminale, che già aveva cercato di sterminare la Terra con lo Sciame, ha raccolto tutto il potere delle tenebre per colpire gli assi che lo avevano sconfitto. E ora è pronto a rilasciarlo...

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2013
Print ISBN
9788804630845
eBook ISBN
9788852040191

Capitolo diciassette

Ore 22
Quando cominciò a suonare il telefono, la Rolls Royce era solo a un paio di isolati dall’Olimpo degli Assi. Fortunato guardò Peregrine, che si strinse nelle spalle e rispose.
«È per te» gli disse.
«Sono Altobelli» annunciò la voce al telefono. «Mi sono fatto dare il tuo numero da Hiram. Si tratta di Kafka.»
«Porca puttana» disse Fortunato, chiudendo gli occhi. «Non dirmi che è morto.»
«No,» rispose Altobelli «è ancora vivo. Ma c’è mancato poco.»
«Racconta.»
«Circa un quarto d’ora fa uno strano tipo con una tunica bianca è apparso nel bel mezzo della cella. Ma ti avevo dato retta e avevo piazzato lì un’intera squadra SWAT, e quando lui si è avventato su Kafka quelli hanno aperto il fuoco con tutto quello che avevano.»
«E?»
«Non gli hanno fatto niente. Però i proiettili continuavano a buttarlo per terra e ogni volta lui si rialzava più lentamente. Poi è scomparso di nuovo.»
«Siete stati fortunati. Adesso è debole, altrimenti niente di quello che avreste potuto lanciargli addosso lo avrebbe fermato.» Fortunato non disse quanto lui stesso si sentisse debole.
«Questo tipo,» riprese Altobelli «chiunque fosse, non aveva solo la fortuna dalla sua.»
«Che cosa intendi dire?»
«Non al telefono. Ti ricordi dove ci siamo incontrati il mese scorso? Non dire il nome, rispondi solo sì o no.»
«Sì.»
«Possiamo incontrarci lì? Subito?»
«Altobelli...»
«Credo che si tratti di una questione di vita o di morte, la mia.»
«Arrivo» rispose Fortunato.
«Era l’Astronomo» disse Peregrine, quando lui riagganciò.
Fortunato fece un cenno di assenso. «Prenderò un taxi, tu torna all’Olimpo degli Assi, lì sarai al sicuro.»
«È ridicolo. Sarò più al sicuro con te. E non ha senso prendere un taxi, quando ci puoi andare in pompa magna a bordo di una Rolls Royce con autista.» Inarcò un sopracciglio. «Giusto?»
Dopo aver mandato via i pochi clienti regolari rimasti, i Gambione avevano spostato la loro riunione nella sala principale del ristorante, dove avevano unito alcuni tavoli. La circospezione era evidente quanto le pistole. Rosemary se ne stava in disparte a guardare gli uomini litigare. Sul suo viso, Bagabond notò un sorriso indecifrabile. Lei era seduta con Jack a un tavolo addossato a una parete laterale.
«Voglio mettermi a cercare Cordelia. Sono passate ore... molto più tempo di quanto ne avessi promesso a Rosemary.» Jack scoccò un’occhiata dura al viceprocuratore dall’altra parte della stanza.
«Finché tutto questo non finisce, non può fare le sue chiamate.» Bagabond guardò con aria comprensiva Jack, che stava tirando la manica macchiata della sua giacca bianca da cameriere, troppo piccola per lui. «Adesso mangia.»
Spremendo del lime nella zuppa, Jack scosse la testa e prese le bacchette. Tirò su dalla ciotola un grumo di spaghetti di riso e gamberetti. «Che cosa farà senza i taccuini?» disse puntando le bacchette verso Rosemary.
«Non ne ho idea. Ormai ha fatto la sua scelta. Qualcosa combinerà.» Appoggiando la testa contro il séparé, Bagabond chiuse gli occhi. «Scoprirò se qualcuno ha visto Cordelia, non ti preoccupare.»
Mentre mangiava e si riempiva di nuovo la ciotola, Jack origliò le macchinazioni della famiglia mafiosa.
Due uomini erano i capi fazione. Il più anziano, con i capelli neri impomatati tirati all’indietro e un doppiopetto grigio antracite, affermava l’assoluta importanza di portare avanti i piani di don Federico, nell’interesse della stabilità. Un altro, più giovane, con i capelli castani acconciati in modo costoso in quello che Jack avrebbe definito un taglio punk modificato con una coda di topo, fece notare che il Macellaio non era stato particolarmente efficace nel fare cessare le intrusioni nel loro territorio. Gli altri ascoltavano senza commentare.
«Nessuna delle altre famiglie ha mai sfidato la nostra autorità.» L’uomo più anziano si appoggiò allo schienale, palesemente soddisfatto.
«Cristo, Ricardo, certo che no.» Il mafioso di nuova generazione alzò gli occhi al cielo. «Erano tutte impegnate con le vere minacce: vietnamiti, colombiani, joker. Gesù, non ti accorgi che Jokertown sta diventando un fottuto disastro?»
«Un po’ di rispetto, Christopher, per favore.» Ricardo fece un cenno con la testa in direzione di Rosemary.
«Grazie, Ricardo Domenici.» Rosemary si diresse verso i tavoli.
«Lei ha sentito ben di peggio. Anche negli uffici del procuratore, ne sono sicuro.» Christopher Mazzuchelli scosse la testa, esasperato. «Il punto è che dobbiamo avere un capo che sappia fronteggiare le nuove minacce. Evolversi, capisci?»
«Mazzuchelli ha ragione.» Gli sguardi degli esponenti della famiglia Gambione puntarono su Rosemary. «Dobbiamo avere qualcuno di nuovo che ci guidi, altrimenti la Famiglia sarà distrutta. È pacifico.»
L’uomo più anziano parlò in tono pacato. «Signorina Gambione, questo è un problema serio. Adesso dobbiamo decidere, e forse sarebbe meglio se...»
«Esatto, Ricardo, sono una Gambione. L’ultima.» Rosemary fissò tutti negli occhi, l’uno dopo l’altro. «Questa è la mia famiglia. Ho il diritto di parlare.»
«Forse vuole prendere il posto di suo padre.» Christopher Mazzuchelli rise, finché lo sguardo di lei non tornò a incontrare il suo.
«Forse.» Rosemary fece un sorriso lieve, enigmatico. «Donatello è morto, e così Michelangelo, Raffaello e Leonardo. Quattro padrini. Voi capite che cosa stiamo affrontando ma non sapete che cosa fare. Ricardo vede solo il passato.»
«Aspetta un momento...» Mazzuchelli era a bocca aperta per la sorpresa.
«Chi meglio di me?»
«Sei un cazzo di procuratore distrettuale!»
«Già.» Rosemary sorrise e sembrò valutare le possibilità. «Non posso proteggere la Famiglia completamente, ma posso fare la differenza. E le informazioni cui ho accesso avrebbero un valore incalcolabile. La mia identità come Gambione andrà tenuta nascosta. Nessuno fuori da questa sala dovrà saperlo. Omertà
«Stare al comando della Famiglia in segreto ti sarà quasi impossibile.» Ricardo Domenici era evidentemente offeso già dall’idea. «Ammesso e non concesso che noi prendiamo in considerazione la cosa.»
«Questo è vero. Qualcun altro dovrà farmi da... portavoce.» Rosemary esaminò i capi, uno per volta. «Mazzuchelli.»
Gli uomini cominciarono a mormorare. Christopher Mazzuchelli le rivolse un sorriso insolente.
«Signori, ci sono obiezioni? Ricardo?»
«È troppo giovane, troppo inesperto. Già come si presenta...» Ricardo allargò le braccia all’ovvia assurdità della cosa. «Le altre Famiglie rideranno di noi.»
«Tutto questo è folle. Una donna e un ragazzo...» Un uomo con il doppio mento e la barba lunga, che indossava un classico soprabito nero, spinse indietro la sedia e si alzò. «Tornerò quando sarete pronti a scegliere un nuovo boss.»
Mazzuchelli gli bloccò la strada, ma a un cenno di Rosemary si fece da parte. Il dissidente attraversò la sala nel silenzio improvviso e spalancò la porta.
Rosemary chiamò seccamente: «Morelli!».
L’uomo che era appena uscito rientrò nella stanza indietreggiando, con gli occhi fissi sulla canna dell’UZI che Morelli gli puntava al petto. «Sì, signorina?» chiese Morelli. «C’è qualche problema?»
«Credo che sia già stato risolto. Non sei d’accordo, Di Cenzi?» Rosemary studiò con attenzione l’uomo dall’altra parte della sala.
Sotto la minaccia dell’arma, Di Cenzi annuì. «Sì, signorina, non c’è... nessun problema.»
«Ottimo.» Rosemary studiò gli altri uomini seduti, che la fissavano. «Qualcun altro ha un problema?»
Ricardo lanciò uno sguardo rapido agli uomini ai suoi lati. Lo ignoravano con ostentazione. «No, non c’è nessun problema, Donna Gambione.»
«Signorina andrà bene, direi.» Rosemary rivolse ai capi un sorriso da predatore. «Siediti, Di Cenzi. Grazie, Morelli. Prego, accomodati.»
Mazzuchelli stava scrutando Morelli come se fosse un pezzo di carne andata a male.
«Christopher,» riprese Rosemary «tu sei troppo ambizioso. Me ne sono accorta. Evita di commettere gesti avventati.»
Mazzuchelli ricambiò il suo sguardo con un sorriso altrettanto rapace. «Il capo sei tu.»
Rosemary annuì e si guardò intorno. «Qualcuno ha visto il direttore?»
«Vuole qualcosa da mangiare?» esclamò Ricardo incredulo.
«Suppongo che la signorina desideri scoprire come ha fatto a entrare quel bastardo che ha rubato i taccuini.» Mazzuchelli squadrò Ricardo. «Non credi che sia una domanda interessante?»
Morelli si alzò e andò verso la cucina. «Lo consideri suo, signorina.»
Mentre Morelli preparava il vietnamita terrorizzato per l’interrogatorio di Rosemary, il nuovo capo dei Gambione chiamò i suoi contatti al distretto e si informò su Cordelia. Nell’East Side, un poliziotto di pattuglia ricordava di aver visto passare qualcuno che assomigliava alla giovane scomparsa dalle parti di Alphabet City. E non da molto.
Bagabond voleva entrare nel quartiere a piedi prima di cominciare una ricerca della ragazza passando da un animale all’altro. Jack era pronto ad andarsene immediatamente, ma Rosemary li prese da parte per un momento.
«Ascoltatemi, grazie per l’aiuto, a entrambi. Non era esattamente quello che avevo previsto, ma senza di voi non ce l’avrei mai fatta.» Fece un sorriso diplomatico.
«Non l’avevi previsto... ne sei sicura?» Bagabond la fissò dritto in faccia.
«Suzanne, io non pensavo...»
«Okay, ci terremo in contatto.» Bagabond fece per voltarsi. Jack stava già andando verso la porta.
«Ti chiamerò più tardi, Suzanne. Fammi sapere se ci sono notizie sulla nipote di Jack.»
Bagabond fissò Morelli, nell’angolo con il direttore vietnamita. In quella luce, il sangue sembrava nero. Scosse leggermente la testa.
Rosemary arrossì e raddrizzò la schiena. «Qui posso fare qualcosa di buono, sai. Esercitare un certo controllo.»
Bagabond continuò a camminare.
«Suzanne, più tardi vorrei parlarti di alcune idee che mi sono venute riguardo agli animali.»
Tutti i muscoli delle spalle e tra le scapole di Bagabond si tesero mentre seguiva Jack fuori dalla sala. Cercò di non ascoltare, ma le sembrò di udire un pianto strozzato alle loro spalle.
L’attività ferveva ancora al Donut Hole, di fronte alla stazione di polizia di Jokertown. I marciapiedi traboccavano di gente e, a intervalli di qualche minuto, una nuova autopattuglia mollava l’ultimo carico di ubriachi molesti direttamente sugli scalini del distretto di polizia.
La Rolls Royce aveva lasciato Fortunato a un isolato di distanza, per poi arrancare nel traffico in cerca di un posto in doppia fila. Fortunato si fece strada a spintoni fino a un tavolo sul fondo e trovò Altobelli in tuta da ginnastica e con il berretto dei Dodgers. «Ho praticamente dovuto uccidere per tenerti il posto. Vuoi un donut?»
Fortunato scosse la testa. «Dimmi, Altobelli. Non ho molto tempo.»
«In effetti sembri un po’ suonato. Okay. Si tratta di Black, John F.X. Black, capitano della caserma di Jokertown.»
«Conosco quel nome.»
«Oggi pomeriggio abbiamo lasciato qui Kafka. Circa un’ora dopo, ricevo una chiamata da uno dei miei uomini. Black ha dato ordine di abbandonare la sorveglianza su Kafka. Prendo la macchina e vengo qui per scoprire il perché. E becco Black che sta cercando di portare fuori Kafka con un’auto di pattuglia. Mi racconta una balla sul trasferimento del prigioniero. Io gli dico di farmi vedere i documenti. Altre balle. Allora tolgo Kafka dalla sua custodia e lo riporto dove deve stare.»
«Mi stai quindi dicendo che Black è corrotto.»
«Più di chiunque altro di tua conoscenza. Poco dopo che quel tipo con la tunica e gli occhiali ha cercato di fare fuori Kafka, mi arriva una telefonata dalla mia talpa al distretto di Jokertown. Voleva dirmi che quel tizio con la tunica e gli occhiali era nell’ufficio del Capitano Black non più di cinque minuti prima.»
Fortunato si alzò. «Dove si trova?»
Altobelli indicò la stazione di polizia. «Tutti i poliziotti di Manhattan questa notte stanno facendo il doppio turno. Io stesso dovrei tornare su, a Riverside.»
«Vacci. E fatti vedere.»
Altobelli dovette fermarsi per un istante a riflettere. Alla fine annuì. «D’accordo.»
«Qualcun altro sa di Black?»
«Solo tu e io. Fortunato?»
«Sì?»
«No, niente. È che... non è questo il modo in cui faccio le cose. Di solito me la cavo da solo.»
«Non è più roba tua. Si tratta dell’Astronomo. E ora è mio.»
Era un indirizzo di Central Park West. Presero un taxi. Hiram non voleva coinvolgere né Anthony né la Bentley in eventuali situazioni spiacevoli.
Oltre le pesanti porte di ferro e vetro del palazzo, un portiere sedeva dietro una scrivania ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Wild Cards 3. L'assalto
  3. Prologo
  4. Capitolo uno
  5. Capitolo due
  6. Capitolo tre
  7. Capitolo quattro
  8. Capitolo cinque
  9. Capitolo sei
  10. Capitolo sette
  11. Capitolo otto
  12. Capitolo nove
  13. Capitolo dieci
  14. Capitolo undici
  15. Capitolo dodici
  16. Capitolo tredici
  17. Capitolo quattordici
  18. Capitolo quindici
  19. Capitolo sedici
  20. Capitolo diciassette
  21. Capitolo diciotto
  22. Capitolo diciannove
  23. Capitolo venti
  24. Capitolo ventuno
  25. Capitolo ventidue
  26. Capitolo ventitré
  27. Capitolo ventiquattro
  28. Capitolo venticinque
  29. Titoli di coda
  30. Copyright