Il giorno seguente alle raccomandazioni di Ognanios un nuovo paziente approda nel mio studio con un comportamento sospetto. Si comporta troppo amichevolmente celebrando la sua sensitività, le capacità di OBE (Out of Body Experiences, esperienze fuori dal corpo) ed esaltando i suoi frequenti viaggi astrali.
«Ho letto Il palpito dell’Uno e praticamente avvengono in me gli stessi fenomeni che accadevano all’astronave descritta. Mi piacerebbe provare l’ipnosi perché so già che potrò essere molto utile al lavoro della massa critica» esordisce.
L’introduzione alquanto presuntuosa mi fa insospettire, mentre la pancia mi avverte di non fidarmi. Mi rendo comunque disponibile per saggiare la veridicità di quelle tanto declamate facoltà. Nessuna astronave vera è mai entrata nel mio studio incensandosi e l’umiltà è proprio la caratteristica prioritaria dei “vicini all’Uno”.
Dopo la seduta iniziale, il signor Lana, cognome di fantasia da me dato al paziente, mi ricontatta telefonicamente. È ansioso di continuare a parlare, ma lo devo interrompere perché sono le venti e trenta e gradirei cenare in pace. Capisco che non ha realizzato il suo obiettivo, in quanto durante il primo incontro non l’ho sottoposto subito a ipnosi. L’esperienza pratica di trance parte, infatti, dalla seconda seduta, la prima mi serve per stilare una diagnosi e per approntare la strategia terapeutica.
Vuole comunque confermare il prossimo appuntamento, ansioso di collaborare alla divulgazione dell’Uno.
“Strano,” penso tra me e me “un’astronave così precipitosa non l’ho mai incontrata.”
Finalmente arriva il fatidico giorno, rientra in studio e si dispone sul lettino per involarsi in trance.
Produce un’ipnosi assolutamente poco credibile con una respirazione affrettata e condita da tanta fantasia. In cinque minuti vengo a sapere dove si trova il Graal, quali sono le esatte coordinate geografiche di Atlantide e poi, tanto per non esagerare, mi dice di essere niente po’ po’ di meno che la reincarnazione di Edgar Cayce, il noto chiaroveggente statunitense. Praticamente si risveglia da solo e afferma di non avere mai perso coscienza, ma di essere andato in astrale in universi sconosciuti.
«Anche senza Armaduk?» chiedo ironicamente.
Non comprende il riferimento al fido Siberian Husky, compagno di viaggi del compianto Antonio Fogar e, mentre affaticato lo conduco alla porta, mi chiede di ritornare ancora.
Vi riporto questa esperienza per rigore di informazione. Non tutte le trance sono credibili e quella prodotta dal signor Lana è indubbiamente una volontaria e riconoscibile forzatura.
Nei giorni successivi accolgo nuovamente Maria Teresa e riprendo la conversazione con Ognanios.
«Ogni respiro è un passo nell’Oltre, ogni respiro è un passo. Benvenuto, Ognanios.»
«Ciao.»
«Hai visto? Siamo tornati presto.»
«Si vede che occorre che ci rivediamo frequentemente.»
«Che bello, siamo contenti.»
«Siamo contenti? Non sei solo?»
«Oggi ci saranno altri contatti.»
«Stai parlando di Bankeris?»
«Sì. È qui con me, è un grande Maestro dell’Uno.»
«E oggi parlerà?» chiedo, elettrizzato.
«Sta cercando di sintonizzarsi, ma non è facile.»
«È difficile il contatto?»
«Prima vi sarà il contatto con me, poi proverò ad attivare il ponte con l’astronave. Vedremo se sarà possibile collegarci...»
«È presente anche Jacques, l’ultimo dei Maestri Templari?»
«Come sai, in una vita precedente Maria Teresa è stata Jacques. Ma questa identità si svelerà nuovamente in lei più avanti. Ora creiamo il contatto con Bankeris.»
Rimango sempre sbigottito della poliedricità di Maria Teresa e attendo fiducioso che si attivi il canale con il Maestro.
Nei giorni precedenti avevo involontariamente urtato uno spigolo che per poco non mi aveva accecato l’occhio destro. Tutto si era poi risolto con una visita oculistica e un bendaggio – lo porto anche durante questa seduta – che mi rende simile a una specie di pirata Barbarossa dei fumetti di Asterix.
«Mentre stai cercando Bankeris, posso chiederti, Ognanios, perché mi sono momentaneamente accecato un occhio e mi è stata messa questa benda? È stato un gioco dell’Uno, vero? Stavo leggendo i Veda e volevo vedere forse troppo lontano?»
«Volevi vedere con gli occhi della mente invece che con gli occhi del cuore.»
«È per questo che mi hanno messo questa bruttissima benda sull’occhio e Bimbo Gigio è rimasto solo, solo?» mugugno scherzoso.
«Sì. È buffo alle volte come agisce l’Uno. Come agite voi, come agiamo noi. Ogni tanto abbiamo bisogno di essere ciechi per aprire gli occhi del cuore.»
«E quello che è successo durante la notte. Quando il buio è aumentato ho sentito dentro di me, dentro il mio cuore, una voce che diceva: “Bambino mio, non avere paura, io non ti abbandonerò mai”. Era l’Uno che parlava dentro di me?»
«Voi siete vostro padre, vostra madre. Voi siete Dio, siete il padre di voi stessi e la madre di voi stessi. Siete voi che vi prendete in braccio e vi cullate. Siete voi Maria, Gesù, Krishna, Buddha Shakyamuni, Giovanni della Croce. Non sempre riuscite ad arrivare al vostro cuore per prendervene cura, è questo il problema. La conseguenza è che la Terra sta morendo. Non riuscite a far giungere abbastanza in profondità la Luce per permetterle di guarire il globo. Quando le vibrazioni si abbassano per le vostre paure e le emozioni si degradano, viene contaminata l’acqua, che smette di essere veicolo di Luce. La Terra allora patisce la sete d’Amore e la nutrizione non è più consona alle frequenze iniziali. Per questo dovete rientrare in contatto con voi stessi e con gli esseri che voi siete. Sintonizzatevi con le creature che abitano questo pianeta e rispettate gli elementali a voi non visibili.»
Colgo il concetto, evitando di cavillare con la mia ragione.
«Per quale motivo ho letto quel versetto dei Veda che dice: “Grandi sono gli dei che furono generati dal non-essere, eppure gli uomini affermano che questo non-essere è l’unico membro del sostegno, il grande Oltre”.1Che cos’è questo grande Oltre?»
«Siete voi, siamo noi il grande Oltre. L’Uno, senza uno solo di voi, non esisterebbe, perché anche uno solo di voi è l’Uno. Voi siete l’Oltre, noi siamo l’Oltre, il cielo è l’Oltre, la Terra, l’Universo e le stelle, l’erba, i bambini, l’ombra: tutto è l’Oltre e ogni cosa è l’Oltre. L’Uno è frammentato ma al tempo stesso è Unico. Ogni filo d’erba è l’Oltre. Per questo hai letto quella frase.»
«È casuale che l’astronave si chiami Maria?»
«È un bellissimo nome, è il nome di sua madre. Lo sapevi?»
«No. Mi ha detto però che sua madre da giovane era molto bella.»
«Sua madre non ha mai saputo quanto è bella dentro, per aver dato vita a una persona così luminosa. Non ha mai scoperto quanta Luce c’è in lei. In questi ultimi anni di sofferenza sta cominciando a capire e a lasciarsi andare all’Uno. È una persona che ha sofferto molto e che, tramite la sofferenza, ha guidato quest’anima attraverso il dolore. Era quello che Maria Teresa aveva scelto di vivere in questa vita per arrivare qui oggi. Era necessario che nascesse da queste persone: le ha generate e scelte. Voleva evolversi in fretta. Anche tra i Maestri ci sono diversi livelli di consapevolezza, lei ha deciso di crescere rapidamente e perciò era necessario passasse attraverso le fiamme.»
«Questo concetto del bruciare, del rogo, di ardere d’Amore non mi è ancora molto chiaro. Perché tutte queste ustioni?»
«Quando tu sei innamorato, come senti il tuo cuore?» mi chiede flemmatico Ognanios.
«Sento il mio cuore bruciare fino a soffrire.»
«È un dolore d’Amore. È la stessa percezione di un’anima che sceglie di tornare e accetta consapevolmente di bruciare nell’estasi dell’Uno. Gli altri così possono scaldarsi alle sue fiamme per ritrovare loro stessi e generare il proprio rogo d’Amore. È chiaro?»
«Sì, quindi il dolore è il combustibile dell’Uno. È da reinterpretare rispetto a come lo consideriamo noi.»
«Dipende se si vive la sofferenza come separazione, come cammino di allontanamento dall’Uno, o se si percepisce il dolore come sentiero di ri-Unificazione. Anche la pena che deriva da eventi delle vite precedenti può essere vissuta in maniera differente: se percepita con l’accettazione dell’Amore e la consapevolezza del cammino verso l’Unità rappresenta un dolore-Gioia; se è vissuta con la rabbia o il rancore si tramuta in un dolore-dannazione. C’è chi sceglie di procedere più lentamente, c’è chi si propone di compiere delle deviazioni, di sperimentare una separazione ancora più evidente e lacerante per riprovare poi ancora più Gioia.»
«Quindi è importante che noi ci rendiamo conto della fondamentale Luce del libero arbitrio, dell’identificazione in ciò che l’Amore chiede. Dobbiamo maturare in noi il rispetto del libero arbitrio nei confronti dell’Amore.»
«Ma più ti avvicini alla meta e più senti in te questa fiamma di cui parlavamo prima, più in realtà il libero arbitrio si dissolve nell’Amore. Questo è chiaro, vero?»
«Sì, mi è chiaro.»
«Più le vibrazioni si esprimono con una bassa frequenza, più il libero arbitrio si manifesta nell’allontanamento dal sacro fuoco» mi spiega la Guida.
«Questo fuoco, questo dolore-Amore che ci spinge verso l’Uno, lo ritrovo in un altro versetto dei Veda: “Tenebra vi era, tutto avvolto da tenebra e tutto era acqua indifferenziata, allora quello che era nascosto dal vuoto, quell’Uno, emergendo e agitandosi mediante il potere dell’ardore venne in essere”.2Questo ardore è quel bruciore, quel fuoco d’Amore, di cui parlavi prima?»
«Certo, perché Dio è Amore-Fuoco» sottolinea Ognanios.
«Come, Dio arde?» chiedo perplesso.
«Sì, perché la sua essenza è il Fuoco, perché è Fuoco. L’Uno è un Cristallo infuocato d’Amore. Non può esistere un’altra definizione di Dio che non sia Amore. Chi ama tanto vuole amare e amare e amare, fino a perdersi bruciando il proprio ego. San Giovanni della Croce parlava di tre passi di avvicinamento all’Uno. Diceva che occorreva in primo luogo purificarsi, per illuminarsi e poi unirsi all’Uno.»
«Sì, Ognanios, ho letto la dottrina del grande mistico cristiano. Spiegami meglio questi tre livelli di consapevolezza: la purificazione, che chiamava fase purgativa, la fase illuminativa e la fase unitiva.»
«La purificazione di cui parla san Giovanni della Croce è quella che avviene dalla brama, dal desiderio, dal volere, dalla ricerca mentale; la purificazione dalla propria volontà, la purificazione dal cercare di capire con la propria mente la notte oscura dell’anima. È la purificazione dalla paura del buio, dall’idea di essere stati abbandonati.
«L’illuminazione si realizza quando si comprende che la separazione non esiste. Quando si giunge alla verità che l’unica strada per arrivare all’Uno è l’Amore. Per amare bisogna dimenticare, perdonare e in seguito avere Misericordia.
«L’unione è destarsi all’Uno. A questo livello non si torna più indietro, anche se apparentemente ci si reincarna in questa esistenza per un attimo. L’unione è essere Luce nella Luce, Amore nell’Amore. Questo raggiungimento può diventare, nei momenti di buio che sopraggiungono poi, una fede, una reminiscenza indelebile che rimane nel profondo del cuore alla quale attaccarsi. Gli occhi di un bambino cercano la flebile lucina dell’angioletto custode che rischiara l’oscurità della stanza.
«Non è detto che la consapevolezza dell’unione raggiunta permanga per sempre. Può esserci un momento nell’eternità in cui percepiamo il dubbio di sentirci disuniti dall’Uno. È solo un secondo senza tempo poiché in verità il tempo non esiste e non esiste nemmeno un attimo di separazione da Dio. Solo quando illusoriamente si...