1 NOTIZIA SUL TESTO
A pochi giorni di distanza dalla pubblicazione, sulla «Cronaca Bizantina» del 1° dicembre 1882, di Ecloga fluviale – l’ultimo bozzetto di Terra vergine, incluso nell’edizione ’84 –, appariva sul «Fanfulla della Domenica» del 10 dicembre il racconto Favola sentimentale, di tono completamente diverso rispetto alla precedente produzione novellistica di d’Annunzio. La collaborazione del novelliere con i giornali romani, iniziata alla fine del 1880, proseguiva, dunque, ma con sostanziali modificazioni nella scelta dei contenuti e delle tecniche narrative. I testi apparsi in rivista, soprattutto nel biennio 1884-85 – dopo la novella citata, infatti, occorrerà attendere il gennaio dell’84 per leggere la successiva, Nell’assenza di Lanciotto, sul «Fanfulla della Domenica» – trovarono posto in raccolte che, uscite presso vari editori, costituiscono, per così dire, una conferma ufficiale della scelta dannunziana di un genere che aveva segnato la nascita dello scrittore alla prosa.
Nel 1884 veniva pubblicato dal Sommaruga Il libro delle vergini, comprendente quattro racconti: oltre i due prima indicati, Le vergini e Ad altare Dei, in posizione rispettivamente iniziale e finale. Usciva, quindi, presso il Barbèra, nel 1886, il San Pantaleone, costituito da diciassette novelle (San Pantaleone, Annali d’Anna, L’idillio della vedova, La siesta, La morte di Sancio Panza, Commiato, La contessa d’Amalfi, Turlendana ritorna, La fine di Candia, I marenghi, Mungià, La fattura, Il martirio di Giàlluca, La guerra del ponte, L’eroe, Turlendana ebro, San Làimo navigatore) e presso l’editore napoletano Pierro, nel 1892, il volume I violenti che proponeva – insieme con un testo, Il martire, già apparso con il titolo Il martirio di Giàlluca nel San Pantaleone – due novelle che, seppure vicine ai toni della raccolta dell’86, alla quale, del resto, i tempi di ideazione riconducono, erano uscite sul «Don Chisciotte della Mancia» soltanto il 6 gennaio e il 4 marzo 1888, con i titoli, conservati nel libro, La morte del duca d’Ofena e La madia. L’altra raccolta edita dal Pierro nello stesso anno, Gli idolatri, e comprendente anch’essa tre soli racconti, consisteva in una semplice ristampa di testi compresi nel San Pantaleone: Il fatto di Mascàlico, titolo con cui la novella San Pantaleone era stata pubblicata in rivista, L’eroe e Mungià.
Nel 1902, dopo un notevole intervallo di tempo, dunque, il d’Annunzio ritornava sulla sua produzione anteriore, dando ad essa una sistemazione definitiva con il volume trevesiano Le novelle della Pescara, che per i diciotto testi proposti, nessuno dei quali inedito o tratto direttamente da una rivista, attinge in varia misura alle raccolte anteriori (quindici i racconti tratti dal San Pantaleone, uno dal Libro delle vergini, due dai Violenti). E, come ha rilevato il Ciani in uno studio che resta un punto di riferimento fondamentale per la ricostruzione della complessa vicenda compositiva delle Novelle, i singoli testi prelevati vengono sottoposti a interventi variantistici, talora di rilievo, al momento dell’inserimento nel nuovo volume.
Non a caso, del resto, la riedizione della novellistica giovanile – dovuta, secondo il Gatti (Vita di Gabriele d’Annunzio, Firenze 1956, p. 189), a un interesse per la propria terra d’origine risvegliato da un viaggio a Pescara in occasione delle feste natalizie del 1901, dopo la prima rappresentazione della Francesca da Rimini, e determinata, a detta dello Scrivano, dalla volontà dell’autore di «accreditare» e «divulgare» una «definizione di se stesso» – coincide con la stagione delle Laudi ed è successiva ad un’intensa attività del d’Annunzio romanziere, che lo aveva portato a pubblicare, con lo stesso Treves, Il Piacere (1889), il Trionfo della morte (1894), Le vergini delle rocce (1895), Il Fuoco (1900), con il Bideri L’Innocente (1892) e con il Pierro, editore, nello stesso anno, degli Idolatri e dei Violenti, il Giovanni Episcopo (1892). Negli sviluppi variantistici delle novelle, inoltre – ed è stato ampiamente documentato dal Ciani – acquista un ruolo importante la pubblicazione, risalente al 1895, di un volume di traduzioni redatte da Hérelle, la cui confezione è puntualmente accompagnata da interventi dannunziani, già indirizzati, in molti casi, verso la fisionomia definitiva assunta dai testi nella ne varietur. Si tratta dell’Episcopo et Cie, che comprende, oltre la «lunga novella», come l’ha definita il d’Annunzio, che dà il titolo al volume, un testo di Terra vergine – Les Cloches (Campane) –, uno del Libro delle vergini – La Belle Soeur (Nell’assenza di Lanciotto) –, sei del San Pantaleone – La Sieste (La siesta), Les Séquins (I marenghi), Le Martyre (Il martirio di Giàlluca), Saint Pantaléon (San Pantaleone), Le Héros (L’eroe), Annales d’Anne (Annali d’Anna) – ed uno – La Huche (La madia) – raccolto sino ad allora solo nei Violenti.
È comunque opportuno, a questo punto, ripercorrere le singole tappe di un percorso compositivo scandito, prima dell’approdo alle Novelle della Pescara, dalla vicenda editoriale dei volumi citati.
Il 20 giugno 1884 veniva messo in vendita Il libro delle vergini. Nelle intenzioni dannunziane precedenti la pubblicazione, stando a quanto si legge in una lettera indirizzata al Sommaruga il 27 febbraio di quell’anno, doveva essere costituito da cinque novelle: le quattro successivamente incluse nel volume ed una non identificabile Novelletta. La raccolta, per lo più considerata come espressione di una fase intermedia nel cammino del d’Annunzio novelliere – il Gargiulo (Gabriele d’Annunzio, Firenze 1941, p. 40) vi rilevava, infatti, «il passaggio dal bozzetto quasi lirica deformata, o pura imitazione di Terra vergine, ai veri racconti del San Pantaleone» – non ha certo riscosso ampi consensi. A detta del Pancrazi (Scrittori d’oggi, serie VI, Bari 1953, p. 199) si tratta di un’opera da leggersi «con curiosità critica e per studio», perché tale da risultare «il meno grato libro di prose che abbia pubblicato d’Annunzio» se preso «per piacere soltanto di lettura». Il De Michelis, a sua volta, parla di novelle «trascurabili», con la sola eccezione delle Vergini, «nel giudizio comune» e «nel giudizio dell’autore» che le escluse dalle Novelle della Pescara.
All’origine dell’interesse, vivo e immediato, per il volume – numerose le recensioni apparse subito dopo la sua pubblicazione, tra cui quella, sostanzialmente positiva, di Matilde Serao sul «Fanfulla della Domenica» del 13 luglio 1884 –, fu senza dubbio la questione, in seguito puntualmente indagata (Ciani, Scrivano ’80), dello scandalo suscitato dalla copertina, che recava impressa, sul fondo bianco, un’incisione in nero raffigurante tre donne nude. La scelta, di cui era responsabile il Sommaruga – si trattava, tra l’altro, della stessa copertina di una raccolta di versi di Giambattista Marino, Le notti di piacere, edita nello stesso anno dalla Tipografia Editrice di Napoli –, fu decisamente contestata dal d’Annunzio che inviò a diversi giornali una lettera di protesta, in seguito pubblicata sul «Fanfulla» del 25 giugno, nonostante la decisione comunicata dallo scrittore al Nencioni in una lettera del 2 giugno 1884 di sospendere «per telegrafo la protesta pubblica». Tra i biografi c’è chi pensa che si trattò soltanto di un espediente per farsi «un po’ di pubblicità», in quanto la copertina «non appare poi tale da suscitare tanto scandalo» (P. Alatri, D’Ann...