The Vincent Brothers (versione italiana)
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The Vincent Brothers (versione italiana)

  1. 276 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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The Vincent Brothers (versione italiana)

Informazioni su questo libro

Sawyer ha il cuore a pezzi. La sua ragazza, Ashton, con cui è stato per tre anni, si è messa con il suo migliore amico Beau. In più è venuto alla luce un indicibile segreto familiare sconvolgendo gli equilibri. E a complicare le cose, arriva in città Lana, la cugina di Ashton. Lei avrebbe desiderato avere non solo gli ottimi voti della cugina, il suo corpo perfetto, la sua popolarità... ma anche il suo ragazzo. Da sempre innamorata di Sawyer, la ragazza acqua e sapone di un tempo è ora sempre più audace e provocante. E bella da lasciare senza respiro. Sawyer cerca la sua compagnia per far ingelosire Ashton, ma grazie a questo gioco stuzzicante scopre in Lana un'esplosiva sensualità e un'inaspettata sintonia... Riuscirà lei a far dimenticare al ragazzo perfetto la sua prima fiamma? E Ashton e Beau potranno finalmente costruire una vita insieme? L'estate prima dell'inizio del college è destinata a diventare la più emozionante e calda stagione della loro vita.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2013
Print ISBN
9788804629740
eBook ISBN
9788852040276

CAPITOLO DICIASSETTE

LANA
La luce del sole filtrava attraverso le finestre, un braccio mi stringeva forte e una gamba mi teneva ferma contro il materasso. A un certo punto della notte, Sawyer si era accoccolato contro la mia schiena. La sera prima avevo mangiato un cheeseburger e anche un po’ di torta al cioccolato, poi mi ero rannicchiata il più lontano possibile da lui e così mi ero addormentata, crollando praticamente all’istante. Adesso io ero ancora al mio posto, lui invece si era spostato dal mio lato e mi stava stringendo neanche fossi una corda tesa sopra un precipizio.
Gli spostai il braccio in modo da potermi alzare per andare in bagno. Avevo bisogno di prendere le distanze. Anche se sentivo che quella mattina stavo riuscendo a tenere sotto controllo le mie emozioni, non ero ancora pronta per le coccole. Era troppo presto, anche se, a essere onesti, Sawyer emanava un odore buonissimo. No: il senso di protezione che mi davano le sue braccia era un inganno. Soltanto l’ennesimo modo per soffrire ancora.
— Stai qui. Ti prego, lasciati stringere ancora un po’ — mi mormorò all’orecchio.
— Ma allora sei sveglio — risposi.
— Mm-mmm. E mi sto anche divertendo. Dai, solo un pochino…
Sorrisi per la prima volta dall’episodio con Ashton.
— Guarda che ti puoi divertire anche senza di me — lo punzecchiai.
Lui rimase paralizzato per un secondo, ma poi mi strinse ancora di più, appoggiandomi il palmo della mano sopra la pancia che la canottiera, arrotolatasi durante il sonno, aveva lasciato scoperta.
— Invece no. Ho bisogno di te — mi sussurrò con un tono di voce profondo e assonnato mentre mi mordicchiava il lobo dell’orecchio.
— Ahi! — strillai. Rise, e il suo alito caldo mi fece venire la pelle d’oca lungo tutto il braccio, su fino al collo e all’orecchio.
— Mi sei mancata tanto — disse in tono più serio.
Non ci fu bisogno di sottolineare che ero stata con lui tre giorni, perché sapevo cosa voleva dire: mentalmente ed emotivamente, il giorno prima ero rimasta del tutto isolata. Quel giorno, invece, il peso sul petto era sparito e riuscivo di nuovo a respirare liberamente.
Forse perché le lunghe braccia di Sawyer erano avvolte attorno a me, dandomi quel finto senso di sicurezza…
— Posso andare in bagno, per favore? — chiesi facendogli il solletico sul braccio con le unghie.
— Mi prometti che tornerai?
Avrei voluto ributtarmi sotto la doccia e prepararmi. Ma per quanto mi scocciasse ammetterlo, anch’io avevo sentito la sua mancanza.
— Sì, se è quello che vuoi.
— Lo voglio — mi sussurrò all’orecchio, dandomi un dolce bacio sulla tempia.
SAWYER
— Portami il collutorio — le gridai quando sentii aprirsi la porta del bagno.
Lana fece il giro del letto e mi passò il flaconcino da viaggio. — Ecco qua.
Lo aprii, mi sciacquai la bocca per qualche secondo e poi mandai giù.
— Non dirmi che te lo sei bevuto!
Sorrisi. Mi alzai per stringerle le mani attorno alla vita, minuscola, e metterla a cavalcioni sopra di me.
— E invece sì. Mi serve la respirazione bocca a bocca, se non voglio morire avvelenato! — scherzai dandole un buffetto sull’ombelico.
— La respirazione bocca a bocca non ti può salvare dall’avvelenamento. Ti serve una lavanda gastrica — mi disse dandomi un bacio sull’angolo della bocca.
— Mmm… Mi sembra un’operazione complicata. Ci ripenso più tardi! — Le feci scivolare le mani fra i riccioli disordinati e misi la mia bocca sopra la sua. Proprio nell’istante in cui Lana la dischiuse, il suo telefono cominciò a squillare, facendola ritrarre subito dal bacio.
Ma a me quel bacio serviva! Mi serviva il suo conforto. Non avevo dimenticato… qualunque cosa ci fosse stata fra noi due. — Non rispondere — la supplicai, sollevandole il viso per baciarle il mento. Lei fece una risatina, si lasciò andare fra le mie braccia e mi diede un assaggio della sua bocca, che sapeva di dentifricio alla menta. Ma un secondo dopo che il telefono ebbe smesso di suonare, ricominciò da capo. Lana alzò la testa e lo guardò, la fronte corrugata. Dovetti concentrarmi per non afferrarlo e scaraventarlo contro il muro, mettendolo finalmente a tacere.
— Potrebbe essere un’emergenza — disse, al che mollai la presa e la lasciai andare a recuperare il telefono. L’espressione tesa che le comparve subito sul viso mi spinse a sedermi accanto a lei per controllare che cosa fosse successo: era evidente che non si trattava di una telefonata piacevole.
La parola MAMMA lampeggiò sullo schermo.
Lana scivolò fuori dal letto. — Devo rispondere. Altrimenti continuerà a chiamare.
— Ciao, mamma. — L’aveva salutata con un tono di voce stanco, anziché preoccupato per l’insistenza con cui aveva chiamato. Fece il giro del letto e andò a chiudersi in bagno. Quando sentii scattare la serratura, lanciai un cuscino contro il muro e bisbigliai una parolaccia tra me e me. Adesso non mi avrebbe escluso, se l’altra sera mi fossi dimostrato disponibile. Mi avrebbe raccontato senza problemi cosa diavolo le stessero facendo passare i suoi genitori, ci avrei scommesso. Non avrei dovuto preoccuparmi di come rimediare, avrei saputo perfettamente cosa fare.
— No, mamma! — la sentii gridare. Sgusciai fuori dal letto e andai a origliare alla porta. D’accordo, stavo violando la sua privacy, ma Lana era arrabbiata. Avevo i miei motivi, ed erano più che validi.
— Non voglio che lo chiami. Non voglio che glielo chiedi tu. Mamma, fattene una ragione, lui ha cambiato vita. Si sta costruendo una nuova famiglia, noi siamo il suo passato. Lascia perdere, ci penserò io. Non fare niente, ti prego.
Stava parlando di suo padre?
— Mamma, ormai sono adulta. Non puoi continuare a decidere sempre tu per me. Adesso decido io, perciò, ti prego, fatti da parte.
Mi allontanai dalla porta e andai verso la finestra che dava sulle montagne da cui eravamo partiti la sera precedente. Perché mi importava così tanto di scoprire quali erano i suoi problemi? In fondo non eravamo una vera coppia. Quando me ne resi conto, mi irrigidii: in realtà io non avevo diritti su Lana. Se Ethan o chiunque altro le avesse chiesto ancora di uscire, io non avrei potuto fare niente per impedirle di accettare. Una persona qualsiasi avrebbe potuto toccare la pelle liscia e morbida delle braccia, dei fianchi, della pancia, del… Eh no, cavolo! No! Dovevo fare qualcosa, e in fretta. Ormai il mio non era soltanto un capriccio. Certo, ad agosto saremmo andati ognuno per la propria strada, ma fino ad allora non ero disposto a dividerla con nessuno. Non ne sarei stato capace. Ero sicuro che, se avessi visto qualcuno che la toccava, gli avrei staccato il braccio dal corpo.
La porta del bagno si aprì e Lana tornò in camera. Quando i nostri occhi si incontrarono, sulle labbra le comparve un sorriso forzato.
— Tutto bene? — chiesi, pregando dentro di me che avesse voglia di raccontarmi cosa stava succedendo nella sua vita.
Invece si limitò a fare spallucce. Cazzo!
— Lana, ascoltami, c’è una cosa di cui dobbiamo parlare… — esordii attraversando la stanza e portandomi a una distanza sufficiente per poterla toccare e implorare.
Fece di no con la testa. — Se si tratta di una brutta notizia, in questo momento non credo di poterla sopportare. Prima dammi qualche ora di tempo, per favore.
Pazzesco, il dolore nella sua voce riusciva a tagliarmi il cuore in due. La tirai a me e le tenni la testa appoggiata al petto. All’inizio era rigida come un pezzo di legno, ma dopo averle accarezzato la schiena e baciato la testa si rilassò e mi strinse la vita fra le braccia.
— Non è brutta. Ma richiede la giusta tempistica — le spiegai.
Mi guardò chinando la testa di lato. — Tempistica?
— Sì, decisamente. Della serie che qualcuno potrebbe perdere un arto, se si comporta male.
Lana si liberò dall’abbraccio, la fronte corrugata. Era adorabile. — Ma di cosa cavolo stai parlando, Sawyer?
— Del fatto che vorrei… Anzi no, che ho bisogno che noi due non usciamo con altre persone finché non ci separiamo per andare al college.
Lana formò un ovale perfetto con la bocca e poi annuì lentamente. — Va bene, mi sembra una buona idea. Ma perché qualcuno dovrebbe perdere un braccio?
Con un dito le percorsi i contorni del labbro inferiore. — Perché, se ti toccassero, sarei costretto ad amputare l’arto incriminato.
Scoppiò in una risatina spumeggiante e mi morse il dito. I suoi occhi mi guardavano allegri come fossero stati quelli di un gattino con la voglia di giocare.
— Ah, allora mi provochi? — La sollevai di peso e la buttai sul letto per poi coprire il suo corpo con il mio.
Lana aprì le gambe per lasciarmi sdraiare sopra di lei. Sì, era lì che volevo stare. Quando eravamo così vicini, non contava nient’altro. Appoggiai le mani sul materasso, ai lati della sua testa, e la guardai. Quella mattina le lunghe ciglia fulve non erano coperte di mascara. Erano bellissime e mi ipnotizzarono letteralmente.
— Chiudi gli occhi — le sussurrai. Lo fece senza protestare e io chinai la testa per baciarle ciascuna delle palpebre chiuse. Indugiai sopra le ciglia, scosse da un fremito per il contatto. — Sei stupenda — le dissi tra un bacio e l’altro sugli occhi, per poi spostarmi sulla punta del naso e quindi sugli angoli della bocca.
Lana sollevò i fianchi, spingendoli contro la mia erezione, ed emise un debole, dolce gemito.
— Ti piace? — le chiesi, premendo con più forza contro di lei.
— Mmm… — fu la sua risposta mentre chiudeva gli occhi e reclinava la testa, annuendo.
Il tessuto sottile dei suoi boxer e dei miei non era granché come barriera fra i nostri corpi. Sentivo il calore della sua eccitazione contro la mia. — Non possiamo andare avanti tanto così, Lana. — Il suono teso delle mie parole la fece restare di sasso. Non volevo farle quell’effetto. Le scostai i capelli dalla fronte e le sussurrai: — Siamo in una camera d’albergo, da soli su un letto, vestiti a malapena. Voglio vederti nuda. Voglio affondare dentro di te. — Soltanto a dirlo mi tremava la voce. Sì, cazzo, volevo entrarle dentro. E lo volevo da morire. — A meno che non sia quello che vuoi anche tu, dobbiamo rallentare un attimo.
Lana riaprì le palpebre e alzò gli occhi su di me. Capii che ci stava pensando. Anche lei lo voleva, lo sapevo, ma dopo quel fine settimana non me lo meritavo. E lo sapeva anche lei.
— Forse non siamo ancora pronti — fu la sua risposta.
Mi spostai, sdraiandomi al suo fianco, poi me la strinsi al petto. — E va bene, posso sopravvivere. Però sarebbe bello.
Lana si mise a ridere e mi toccò le labbra. — Non è che possiamo continuare a baciarci?
Mi piegai finché la mia bocca non fu sopra la sua. — Come no! Accomodati…
LANA
Il viaggio di ritorno a Grove passò in fretta, forse anche perché dormii quasi tutto il tempo. Jake non era stato contento quando Sawyer lo aveva informato che davanti mi sarei seduta io. Mi sentii un po’ in colpa, ma in fondo mi piaceva sapere che Sawyer ci teneva ad avermi vicina.
Tutti avevano trasferito le loro cose nelle rispettive macchine e se n’erano andati. Ashton aveva addirittura deciso di mettersi subito a letto, perché si sentiva ancora molto debole. Sawyer prese la mia roba, portò tutto in casa, poi si girò per guardarmi.
— Vieni un po’ con me — mi disse, tirandomi fuori in veranda e richiudendo la porta di casa.
— Non sei stanco? Hai guidato un sacco.
Fece di no con la testa e mi strinse contro il suo petto. Gli zii non erano in casa, ma sarebbero potuti arrivare da un momento all’altro. Non sapevo se l’avrebbero presa bene.
— Ok. Fammi controllare come sta Ash, poi torno subito.
— Ti aspetto qui — rispose lui, lasciandomi la mano per permettermi di correre in casa.
Bussai piano alla porta della camera di Ashton, poi ci infilai dentro la testa. Era già rannicchiata sotto le coperte. Richiusi piano la porta e tornai da Sawyer.
— Sta bene? — mi chiese quando uscii.
— Sì!
— Ok, allora andiamocene.
Mi appoggiò una mano sulla base della schiena e mi accompagnò verso il SUV. — Prima di tutto devo passare da casa per recuperare l’altra macchina. Voglio che tu ti sieda abbastanza vicino da poterti toccare ogni volta che mi va…
Sorrisi fra me, saltando subito a bordo.
Mi era già capitato di andare a casa di Sawyer con Ashton. Eravamo più piccoli e non ero mai entrata, perché di solito ci limitavamo a una nuotata nel laghetto in fondo al grande giardino. Trovarmi ora davanti alla porta d’ingresso, la mano saldamente intrecciata a quella di Sawyer, era piuttosto emozionante. I suoi genitori non c’erano e lui mi aveva convinta a ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. The Vincent Brothers
  3. PROLOGO
  4. SEI MESI DOPO…
  5. CAPITOLO DUE
  6. CAPITOLO TRE
  7. CAPITOLO QUATTRO
  8. CAPITOLO CINQUE
  9. CAPITOLO SEI
  10. CAPITOLO SETTE
  11. CAPITOLO OTTO
  12. CAPITOLO NOVE
  13. CAPITOLO DIECI
  14. CAPITOLO UNDICI
  15. CAPITOLO DODICI
  16. CAPITOLO TREDICI
  17. CAPITOLO QUATTORDICI
  18. CAPITOLO QUINDICI
  19. CAPITOLO SEDICI
  20. CAPITOLO DICIASSETTE
  21. CAPITOLO DICIOTTO
  22. CAPITOLO DICIANNOVE
  23. CAPITOLO VENTI
  24. CAPITOLO VENTUNO
  25. CAPITOLO VENTIDUE
  26. CAPITOLO VENTITRÉ
  27. CAPITOLO VENTIQUATTRO
  28. CAPITOLO VENTICINQUE
  29. EPILOGO QUATTRO ANNI DOPO…
  30. CINQUE ANNI DOPO…
  31. RINGRAZIAMENTI
  32. Copyright