Le ragioni del sangue
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Le ragioni del sangue

  1. 516 pagine
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Le ragioni del sangue

Informazioni su questo libro

Un motoscafo della polizia attraversa a tutta velocità la baia di Miami, a bordo Nestor Camacho, un giovane agente di origine cubana che crede nella giustizia e nel suo lavoro. Ma a guidare quel motoscafo è Tom Wolfe, lanciato a rotta di collo dentro la sola città al mondo in cui gente che arriva da un paese straniero, che parla una lingua straniera e ostenta un'altra cultura, ha preso legittimamente il potere.

Miami è un crogiolo di razze e culture in cui molti, maledizione!, non si integrano, non si fondono affatto. Il sindaco cubano e il capo della polizia nero; lo scatenato reporter e il timido editor del "Miami Herald", appena usciti da Yale; lo psichiatra inglese specializzato in disturbi sessuali, che ha una relazione rovente con la sua infermiera cubana e tiene sulla corda il suo paziente più importante; il professore haitiano che pensa di essere francese e non sa come tenere a bada il figlio adolescente, fiero della sua identità creola. E poi ci sono i ricchi collezionisti che spendono insensatamente decine di milioni in opere d'arte contemporanea alla Miami Basel Art; gli spacciatori neri in guerra con i poliziotti cubani; gli spettatori della regata del Columbus Day che non aspettano altro che le feste del dopo-gara; condomini pieni di pettegoli ex newyorkesi in pensione, per non parlare dei loschi magnati russi. Con lo stile tagliente, inconfondibile e ironico che ne ha fatto un simbolo della letteratura americana degli ultimi anni, Tom Wolfe racconta Miami nella complessità delle sue contraddizioni, fino a chiedersi: potrà essere questo il modello della città del futuro?

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2013
Print ISBN
9788804631620
eBook ISBN
9788852044410

1

L’uomo sull’albero della barca

CIAFF la lancia di soccorso rimbalza sull’acqua si solleva in aria e ricade CIAFF su un’altra onda nella baia rimbalza di nuovo e ricade CIAFF su un’altra onda e CIAFF rimbalza e si solleva in aria con le sirene della polizia spiegate e in una conflagrazione di luci CIAFF che si succedono all’impazzata sul tetto CIAFF ma i colleghi dell’agente Nestor Camacho CIAFF lì nella cabina di pilotaggio i due grassi CIAFF americanos vanno matti per quella roba adorano guidare la lancia CIAFF a tutto gas a settanta chilometri all’ora controvento CIAFF e far rimbalzare rimbalzare il basso scafo di alluminio CIAFF di onda CIAFF in onda CIAFF in onda CIAFF diretti all’imboccatura della Biscayne Bay per “occuparsi dell’uomo sull’albero della barca” CIAFF “nei pressi della sopraelevata Rickenbacker”…
CIAFF i due americanos sedevano al timone sui sedili provvisti di ammortizzatori e così riuscivano a sopportare quel continuo CIAFF rimbalzare mentre Nestor, venticinque anni, poliziotto da quattro ma CIAFF promosso di recente all’unità marittima, un’unità CIAFF scelta, e ancora in prova, era CIAFF confinato in uno spazio dietro di loro dove CIAFF doveva tenersi in equilibrio sorreggendosi a un affare chiamato sbarra di sostegno e CIAFF usare le gambe a mo’ di ammortizzatori…
Una sbarra di sostegno! Quell’imbarcazione, la lancia di soccorso, era tutt’altro che aerodinamica. Era bruuuuuuuttaaa… un affare a forma di frittella ripieno di poliuretano espanso lungo sette metri e mezzo, tutto ponte a parte una vecchia cabina di pilotaggio tipo rimorchiatore per il pilota schiaffata sopra. Ma, grazie ai due motori da 1500 cavalli, quel coso sfrecciava sull’acqua come un missile. Era inaffondabile, a meno che non lo si prendesse a cannonate sforacchiando l’anima di poliuretano espanso con squarci di trenta centimetri di diametro. Durante i collaudi nessuno era riuscito a farlo ribaltare, nemmeno con le manovre più spericolate. Era stato progettato per le azioni di soccorso. E la vecchia cabina di pilotaggio dov’erano lui e gli americanos? Era la Cenerentola della cantieristica navale, ma insonorizzata. Fuori, a quarantacinque miglia all’ora, la lancia sollevava una tempesta di aria, acqua e gas di scarico… ma dentro la cabina non c’era nemmeno bisogno di alzare la voce… per commentare che quel tipo arrampicatosi sull’albero di una barca nei pressi della sopraelevata Rickenbacker doveva essere fuori di zucca.
Al timone c’era il sergente McCorkle, un uomo dai capelli color sabbia e gli occhi azzurri, e accanto era seduto il suo secondo, l’agente Kite, capelli biondo cenere e occhi azzurri. Erano entrambi autentici quarti di bue, del tipo biondo con gli occhi azzurri! Biondi! con gli occhi azzurri! Americanos, non potevi fare a meno di pensare fra te e te.
Kite stava CIAFF parlando alla radio della polizia: «Q,S,M,» – “Ripetere”, nel codice della polizia di Miami – «Negativo?» CIAFF «Negativo? Cioè nessuno sa perché è salito lassù? Un tizio se ne sta in cima» CIAFF «all’albero di una barca a gridare chissà cosa» CIAFF «dice? Q,K,T», cioè “passo”.
Scariche statiche e crepitii nella comunicazione radio: «Q,L,Y,» – che sta per “Ricevuto” – «non sappiamo altro. Quattro-tre ha mandato una» CIAFF «unità sulla sopraelevata. Q,K,T».
Segue un lungo sbigottito CIAFF silenzio… «Q,L,Y,… Q,R,U,… Q,S,L,» – che sta per “passo e chiudo”.
Kite si CIAFF siede un attimo, guarda il microfono che tiene davanti al viso come se CIAFF non ne avesse mai visto uno. «Non sanno un cazzo, sergente.»
«Chi era all’apparecchio?»
«Non lo so. Un» CIAFF «canadese.» S’interruppe…
Un canadese?
«Spero solo che non sia un altro» CIAFF «clandestino, sergente. Quegli idioti sono così fuori di testa che» CIAFF «ti accoppano senza farlo nemmeno apposta. Scordati di trattare con loro, anche se trovi qualcuno che sa» CIAFF «parlare quella cazzo di lingua. E cazzo, scordati di salvargli la vita, se per» CIAFF «questo! Preparati a una lotta senza esclusione di colpi sott’acqua con qualche» CIAFF «testa di cazzo con l’adrenalina a mille. Se vuole sapere come la penso, sergente, l’adrenalina è il peggiore» CIAFF «sballo che ci sia. Un motociclista fatto di droga non è niente in confronto a queste teste di cazzo» CIAFF «pelle e ossa in preda all’adrenalina.»
Teste di cazzo?
Mentre parlavano, i due americanos non si guardavano. Tenevano lo sguardo fisso all’orizzonte, gli occhi puntati alla prospettiva di un coglione sull’albero di una barca nei pressi della sopraelevata Rickenbacker.
Al di là del parabrezza – inclinato in avanti anziché all’indietro, alla faccia dell’aerodinamica – si vedeva che un forte vento agitava l’acqua della baia, ma per il resto era una tipica giornata di inizio settembre a Miami… era ancora estate… nemmeno una nuvola… e Gesù, faceva caldo. Con quel sole il cielo sembrava una gigantesca lampada a infrarossi, d’un azzurro intenso, accecante, il cui abbacinante riflesso faceva scintillare ogni superficie curva e lucente, persino la cresta delle onde. Avevano appena superato a tutta birra i porticcioli di Coconut Grove. Lo skyline di Miami, d’un bizzarro colore roseo, si profilava lentamente all’orizzonte, come arso dai raggi del sole. A dire il vero Nestor non vedeva niente di tutto ciò – la sfumatura rosea, la luce accecante, il vuoto azzurro del cielo, il sole splendente – ma sapeva che era lì. Non lo vedeva perché ovviamente portava gli occhiali da sole, scuri a dir poco, anzi scurissimi, superscuri, extrascuri, con la stanghetta dorata. Ogni sbirro cubano di Miami, per fare il figo, sfoggiava quegli occhiali… acquistati da CVS a 29 dollari e 95 centesimi… con la stanghetta dorata, baby! Altrettanto figo era il taglio di capelli, tutti rasati a parte un sottile flat top sulla sommità del capo. Ancor più ganzo era il collo taurino, superfigo e per niente facile da vedere in giro. Ormai era più largo della testa, e pareva fondersi con i muscoli dorsali… tanto era grosso. A forza di fare ponti come i lottatori di wrestling, baby, e di pesi! Un’imbracatura per la testa con i pesi attaccati, ecco il trucco! Con quel collo massiccio la testa rasata sembrava quella di un lottatore di wrestling turco. Altrimenti sarebbe sembrata il pomello di una porta. La prima volta che aveva pensato di entrare in polizia era un ragazzo mingherlino di un metro e settanta. In altezza non era cresciuto, ma… davanti allo specchio… quel metro e settanta pareva una formazione rocciosa grossa e liscia, tipo rocca di Gibilterra, tutta trapezoidi, deltoidi, dorsali, pettorali, bicipiti, tricipiti, obliqui, addominali, glutei, quadricipiti – scolpiti! – e per sviluppare la parte superiore del corpo volete sapere cosa c’è di meglio dei pesi? Arrampicarsi a forza di sole braccia su una fune di diciassette metri alla palestra Rodriguez, la “Ññññññooooooooooooo!!! Qué Gym!”, come la chiamavano tutti. Vuoi bicipiti, dorsali, e anche pettorali, scolpiti? Niente di meglio che arrampicarsi su una fune di diciassette metri da Rodriguez: muscoli scolpiti! e definiti, con le masse muscolari che creavano scure e profonde cavità, visibili quando si specchiava. Appesa al collo taurino portava una sottile catenina d’oro con una medaglia raffigurante una potente divinità della Santeria, santa Barbara, patrona delle armi da fuoco e degli esplosivi, che gli pendeva sul petto sotto la camicia… la camicia… Ora che prestava servizio nella polizia marittima era un problema. Se faceva servizio in strada, uno sbirro cubano come lui indossava sicuramente un’uniforme a maniche corte d’una taglia più piccola per mettere in risalto i rigonfiamenti della formazione rocciosa… soprattutto, nel suo caso, i tricipiti, i grossi muscoli sul retro delle braccia. Davanti allo specchio, la considerava la definitiva apoteosi geologica dei tricipiti… Se eri davvero figo, e cubano, portavi i pantaloni dell’uniforme ben aderenti sul fondoschiena – praticamente incollati – per cui da dietro sembrava che portassi un costume a gamba lunga. In quel modo le jebitas per strada ti trovavano ganzo. Era stato proprio così che aveva conosciuto Magdalena… Magdalena!
Doveva sembrare davvero figo quando aveva bloccato quella jebita che voleva oltrepassare il blocco sulla 16a Avenue all’altezza di Calle Ocho; lei si era messa a questionare di brutto e la rabbia che le dardeggiava dagli occhi l’aveva resa ancor più sexy ai suoi occhi – ¡Dios mío! – e così le aveva sorriso in un certo modo e le aveva detto: «Vorrei tanto farti passare, ma non posso» sempre sorridendo in quel certo modo, e due sere dopo lei gli aveva confidato che quando le aveva sorriso aveva pensato di aver fatto colpo e che l’avrebbe lasciata passare, invece lui era stato irremovibile, “ma non posso”, aveva detto, e questo l’aveva intrigata. Però supponiamo che quel giorno lui avesse indossato questa, di uniforme! Cristo, lei avrebbe notato solo che le stava sbarrando la strada. La divisa degli agenti della polizia marittima consisteva semplicemente in una larga T-shirt bianca e un paio di pantaloncini blu scuro altrettanto larghi. Se solo avesse potuto accorciare le maniche… ma l’avrebbero notato subito. Sarebbe diventato lo zimbello di tutti… Che soprannome gli avrebbero appioppato… “Mister Muscolo?”… “Mister Universo?”… o, peggio ancora, “Uni”, pronunciato “Yuny”? E quindi eccolo lì con quella… uniforme, che ti faceva sembrare un giuggiolone ritardato che sgambetta in un parco. Be’, almeno a lui non stava male come a quei due grassoni di americanos che aveva davanti. Da lì, appoggiato alla sbarra di sostegno, li vedeva da dietro a distanza ravvicinata… che schifo… con quelle trippe che formavano tante maniglie dell’amore nel punto in cui la maglietta era infilata nei pantaloni. Una cosa patetica, e pensare che quei due avrebbero dovuto essere abbastanza in forma da salvare gente in preda al panico sul punto di annegare. Per un attimo, ma solo per un attimo, pensò di essere diventato un maniaco del fitness. Accidenti, era già abbastanza strano uscire per una chiamata in mare aperto con ben due americanos. In due anni di servizio per le strade non gli era mai successo. In polizia erano rimasti così pochi americani. Era doppiamente strano trovarsi in minoranza e per di più con un grado inferiore rispetto a quei due, che ormai rappresentavano loro stessi una minoranza. Non che avesse qualcosa contro le minoranze… gli americanos… i neri… gli haitiani… i nicas, come tutti chiamavano i nicaraguensi. Si riteneva una persona di ampie vedute, un giovane dall’animo nobile e tollerante, al passo con i tempi. Americano era un termine che si usava tra cubani. Con tutti gli altri si diceva anglo. Strana parola, “anglo”. Aveva un che di… antiquato. Faceva pensare ai bianchi di discendenza europea. Aveva per caso una connotazione difensiva? Non era poi trascorso tanto tempo da quando gli… anglo… dividevano il mondo in quattro colori, bianco, nero, giallo… e tutto il resto un generico scuro. Per loro tutti i latini erano scuri!… quando comunque lì a Miami la maggior parte dei latini, o una grossa percentuale, insomma molti, erano bianchi come gli anglo, a parte i capelli biondi… Era questo che intendevano i messicani con la parola “gringo”: gente con i capelli biondi. I cubani la usavano ogni tanto con intenti comici. Una macchina piena di ragazzi cubani vede una bella biondina su un marciapiede di Hialeah, e uno di loro si mette a cantare a squarciagola: “¡Ayyyyy, la gringa!”.
“Latino.” Anche quella parola aveva un che di antiquato. Si usava solo negli Stati Uniti. Come “ispanico”. Dove altro si parlava di ispanici? E perché? Ma quella faccenda cominciava a dargli l’emicrania…
La voce di McCorkle! lo riportò di colpo al presente. Il sergente dai capelli biondo sabbia, McCorkle, stava dicendo qualcosa al suo biondo vice, Kite: «Non credo sia un» CIAFF «clandestino. Non ho mai sentito di un clandestino che arriva con un» CIAFF «veliero. Sai, sono troppo lenti, troppo visibili… Poi, prendi Haiti… oppure» CIAFF «Cuba. In quei posti non ci sono più velieri». Voltò la testa CIAFF per rivolgersi a lui, che era alle sue spalle. «Vero, Nestor?» Nes-ter. «Non ci sono» CIAFF «velieri a Cuba, vero? Di’ che ho ragione, Nestor.» Nes-ter.
Questo fece irritare Nestor… anzi, lo fece imbestialire. Si chiamava Nestor, non Nes-ter, come lo pronunciavano gli americanos. Nes-ter gli dava l’idea di un uccellino dentro al nido con il collo allungato e la bocca spalancata ad aspettare la mammina che volava a casa e gli infilava un verme nella strozza.* Ovviamente quegli imbecilli non avevano mai sentito parlare del re Nestore, eroe della guerra di Troia. Eppure quell’idiota di sergente si diverte a trattarlo come un inerme moccioso di sei anni, con quella battutina: “Vero? Di’ che ho ragione, Nestor”. Perché con quella battuta si dava per scontato che un cubano di seconda generazione come lui, nato negli Stati Uniti, fosse ancora così legato a Cuba da sapere, per qualche stupida ragione, se a Cuba c’erano o meno i velieri. Lasciava intendere cosa pensavano veramente dei cubani. ::::::Ci considerano ancora degli stranieri. Dopo tutto questo tempo non l’hanno ancora capito. Se oggi a Miami ci sono degli stranieri, sono loro. Biondi ritardati, voi e il vostro “Nes-ter”!::::::
«Come faccio a saperlo?» si ritrova a rispondere. «Non» CIAFF «ho mai messo piede a Cuba. Non l’ho mai» CIAFF «vista.»
Un momento! Cavolo… si accorge subito che è un’uscita infelice, ancor prima di analizzarla razionalmente. La frase: “Come faccio a saperlo?” ristagna nell’aria come fetido gas. Il modo in cui ha calcato le parole “faccio”, “messo piede”, “mai”! E con che tono sprezzante! Di rimprovero! Insolente! Da stupido biondo ritardato, come gli altri! Non si era nemmeno sforzato di nascondere la rabbia che aveva in corpo! Almeno avesse aggiunto un “sergente”! Se avesse detto: “Come faccio a saperlo, sergente”, avrebbe avuto una possibilità di cavarsela! McCorkle appartiene a una minoranza, ma è pur sempre un sergente! Basta che gli faccia rapporto e Nestor Camacho non super...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Le ragioni del sangue
  3. Dello stesso autore in edizione Mondadori
  4. Prologo - Qui sia-mo a Maai-eh-mii
  5. 1. L’uomo sull’albero della barca
  6. 2. Un’accoglienza da eroe
  7. 3. L’audace smidollato
  8. 4. Magdalena
  9. 5. La scimmia pisciona
  10. 6. La pelle
  11. 7. Il materasso
  12. 8. La regata del Columbus Day
  13. 9. La Solidarietà South Beach
  14. 10. Il Super Bowl del mondo artistico
  15. 11. Ghislaine
  16. 12. Giustizia jujitsu
  17. 13. A la moda cubana
  18. 14. Le ragazze dalla coda verde
  19. 15. Le pettegole
  20. 16. La prima umiliazione
  21. 17. Un’altra umiliazione
  22. 18. Na zdrovia!
  23. 19. La puttana
  24. 20. La testimone
  25. 21. Il cavaliere di Hialeah
  26. Ringraziamenti
  27. Copyright