L'amore è il mio incantesimo
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L'amore è il mio incantesimo

  1. 324 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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L'amore è il mio incantesimo

Informazioni su questo libro

Cresciuta con una madre inquieta e vagabonda, Justine Hoffman desidera una sola cosa: una vita stabile, tranquilla, persino prevedibile. Quella che è riuscita infine a costruirsi a Friday Harbor, dove gestisce un piccolo B&B. Ma c'è ancora qualcosa che manca nella sua esistenza: l'amore. E dopo anni di inutili attese, è decisa a tutto pur di cambiare il suo destino di solitudine. Ma non sarà facile: come nelle favole, infatti, qualcuno ha gettato un incantesimo su Justine alla sua nascita, condannandola a non trovare mai l'anima gemella. Quando incontra il misterioso Jason Black, Justine dà inavvertitamente il via a una tempesta di desideri e passioni pericolose che rischia di minacciare tutto quanto ha di più caro. Perché anche Jason custodisce dei segreti, e vuole da Justine ciò che il fato non ha previsto...

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2013
Print ISBN
9788804631767
eBook ISBN
9788852043840

1

Era praticamente ovvio, pensò cupa Justine Hoffman: dopo novantanove incantesimi d’amore falliti, il centesimo non poteva andare meglio.
“E va bene, mi arrendo.”
Non si sarebbe mai innamorata. Non avrebbe mai compreso, mai sperimentato quel fenomeno misterioso capace di fondere insieme due anime. Nel profondo lo sospettava da sempre, ma con tutti i suoi impegni, non si era mai fermata a riflettere. Gli impegni, però, prima o poi finiscono e quello che si è sempre cercato di ignorare diventa l’unico pensiero.
Justine aveva espresso il suo desiderio in ogni modo: sotto le stelle e davanti alle torte di compleanno, gettando monetine nelle fontane e soffiando sulle bocche di leone, facendo volare in alto i semi come tanti piccoli paracadute piumati. E, ogni volta, aveva recitato una formula evocativa...
Con queste parole proclamo il tuo destino... Che non si arresti il tuo cammino... La sorte ti ha trovato... L’amore ti ha ingaggiato... Vieni da me.
Ma della sua anima gemella nemmeno l’ombra.
Aveva studiato attentamente ogni singola pagina del grimorio che sua madre le aveva regalato quando aveva sedici anni, ma non esistevano riti o incantesimi per una strega dal cuore inaridito, nulla per una giovane donna che smaniava per una cosa tanto straordinaria quanto normale come l’amore.
Justine aveva tentato di fingere che non le importasse – lo faceva con tutti, anche con se stessa. Diceva di non volere legami, di non aver bisogno di nessuno. Tuttavia, nei momenti di solitudine, fissando il piccolo vortice d’acqua nello scarico della vasca o l’addensarsi delle ombre in un angolo della sua camera da letto, pensava: “Voglio provare qualcosa”.
Desiderava un amore che la portasse al settimo cielo. Sognava un uomo capace di spogliarla delle sue difese come fossero state abiti di seta, permettendole di lasciarsi andare completamente. A quel punto, forse, il mondo non le sarebbe più sembrato tanto piccolo, né le notti troppo lunghe. A quel punto, forse, avrebbe desiderato che le notti fossero infinite.
Quell’amaro corso di pensieri fu interrotto dall’ingresso di sua cugina Zoë.
«Buongiorno» le disse, entrando allegramente in cucina. «Ti ho portato il libro che mi avevi chiesto.»
«Non mi serve più» rispose Justine, alzando a malapena lo sguardo dalla tazza di caffè. Sedeva al tavolo da lavoro in legno, con il mento appoggiato su una mano. «Ma grazie lo stesso.»
La brezza mattutina di settembre portò nella locanda il profumo dell’oceano mescolato a una punta di gasolio dal vicino porto di Friday Harbor. Ma nemmeno quel sentore così gradevole e familiare riuscì a sollevarle il morale. Ultimamente era sempre assonnata perché aveva difficoltà a dormire e la caffeina non aveva alcun effetto.
«Non hai tempo di leggere?» domandò Zoë comprensiva. «Tienilo per un po’. Io l’ho letto così tante volte, che ormai lo conosco praticamente a memoria.» Agitando i riccioli biondi che le ricadevano sulle spalle, posò il romanzo tascabile davanti a Justine. Le pagine erano logore e ingiallite dagli anni, in alcuni punti quasi staccate dal dorso. La copertina ritraeva una donna distesa in una posa languida, con indosso un abito di raso dorato.
«Che senso ha rileggere mille volte qualcosa di cui conosci già il finale?» chiese Justine.
«Un buon “e vissero per sempre felici e contenti” merita più di una sola lettura» rispose Zoë, allacciandosi il grembiule e raccogliendosi sapientemente i capelli con una molletta di plastica.
Justine sorrise riluttante strofinandosi gli occhi. Nessuno meritava un “e vissero per sempre felici e contenti” più di Zoë, pensò. Malgrado fossero cugine alla lontana e si fossero frequentate poco durante l’infanzia, erano unite come sorelle.
Zoë era una chef di talento ed erano trascorsi più di due anni da quando Justine le aveva proposto di andare a lavorare all’Artist’s Point, il suo B&B a Friday Harbor. Justine si occupava della parte amministrativa e del lavoro d’ufficio, oltre che della pulizia e della manutenzione della struttura, mentre spettava a Zoë pensare alla dispensa e alla cucina. E dal momento che la cugina, con le sue abilità culinarie, si era rivelata essenziale per il successo della locanda, Justine le aveva offerto di gestirla in comproprietà.
La loro società rappresentava un equilibrio perfetto, l’impulsività e la franchezza di Justine erano temperate dalla pazienza e dalla diplomazia di Zoë. Unite da un forte vincolo di lealtà, non si nascondevano nulla, nemmeno i lati peggiori, e si confidavano sogni, paure e insicurezze. Ma la parte migliore del loro rapporto non erano gli aspetti su cui concordavano: erano i momenti di divergenza, i momenti in cui si aiutavano vicendevolmente a esaminare le situazioni con occhi nuovi.
Insieme avevano fatto la fortuna dell’Artist’s Point, locanda apprezzatissima sia dai turisti sia dalla gente del posto. Vi organizzavano matrimoni e feste di ogni genere, oltre a corsi di cucina e degustazioni di vino. Nella stagione turistica era quasi sempre al completo e in bassa stagione Justine e Zoë potevano comunque contare su un trentacinque per cento di camere occupate.
Le cugine non si assomigliavano affatto. Justine era alta e snella, con occhi e capelli castani, mentre Zoë era una bionda esplosiva. Davanti a lei gli uomini reagivano come i personaggi dei vecchi cartoni animati – occhi fuori dalle orbite, lingua penzoloni e fumo dalle orecchie. A causa delle sue forme voluttuose, Zoë era sempre stata abbordata nei modi più sgradevoli da uomini che le attribuivano il quoziente intellettivo di una pianta da appartamento.
Zoë spinse il romanzo verso Justine. «Prova a leggere solo qualche pagina» la incoraggiò. «La storia è talmente appassionante che ti sentirai proiettata in un altro luogo e in un’altra epoca. L’eroe, poi, è meraviglioso.» A quel punto si interruppe con un sospiro estasiato. «Trascina la protagonista in un’avventura nel deserto alla ricerca di un’antica città perduta. Ed è così protettivo, sexy, tormentato...»
«Temo che queste letture fantastiche possano aumentare le mie aspettative sugli uomini in un momento in cui farei bene a ridimensionarle.»
«Non fraintendermi, ma non mi pare che le tue aspettative siano mai state molto alte.»
«E invece, sì. In passato uscivo con i ragazzi solo a patto che avessero un buon carattere, un fisico accettabile e un lavoro. Oggi mi accontenterei di qualunque uomo che non fosse sposato o in galera.»
«Le letture di fantasia non accresceranno le tue aspettative sugli uomini. Sono solo una piacevole fuga dalla realtà.»
«E ovviamente» osservò sarcastica Justine «tu hai proprio bisogno di una fuga da quello sgorbio del tuo ragazzo.»
Zoë rispose con una risata. Alex Nolan, un imprenditore edile, poteva essere legittimamente definito in tanti modi, ma non certo “sgorbio”. Era un uomo assai attraente, bruno e snello, con lineamenti di un’austera perfezione e occhi azzurro ghiaccio.
Nessuno avrebbe mai scommesso su una coppia formata da un cinico ubriacone come Alex e un animo gentile come Zoë. Ma quell’estate, mentre era impegnato con la ristrutturazione del cottage di Zoë sulle rive di Dream Lake, Alex aveva sorpreso chiunque, incluso se stesso, innamorandosi perdutamente di lei. Non beveva più e aveva rimesso in sesto la sua vita. Era evidente a chiunque che Zoë lo teneva in pugno. Ma sapeva gestirlo con tanta dolcezza, che lui sembrava non accorgersene – o forse non gli importava.
Pur non avendo mai sperimentato il vero amore, Justine era perfettamente in grado di riconoscerlo. Certo, Zoë e Alex ostentavano noncuranza quando erano insieme, ma un’emozione tanto fresca e nuova non poteva lasciarli indifferenti. Per quanto fossero discreti, la consapevolezza di quell’emozione era così intensa che si imprimeva nell’aria. A volte era percepibile anche nelle loro voci, come se fossero talmente sopraffatti dal sentimento da doversi ricordare di prendere fiato.
Con un amore di quel genere nei paraggi, ci si poteva sentire tremendamente soli.
“Piantala” si rimproverò. “Hai una vita fantastica. Hai tutto ciò che ti serve.”
Justine era riuscita a realizzare molti dei suoi desideri. Aveva amici premurosi, una casa, un giardino, un portico ornato di vasi di balsamina e verbena rampicante... Aveva avuto addirittura un ragazzo per circa un anno: Duane, un motociclista tatuato, con folte basette e una risata disinvolta.
Lui, però, l’aveva lasciata da qualche settimana e adesso, quando si incrociavano per strada, assumeva un atteggiamento di cordiale distacco, evitando ostinatamente il suo sguardo. Avevano rotto quando lei, inavvertitamente, lo aveva spaventato a morte.
Justine guardò il romanzo d’amore e lo allontanò con l’atteggiamento di chi, alla fine di un pranzo abbondante, rifiuta l’ennesima fetta di torta.
«Ti ringrazio per il libro,» disse, mentre Zoë accendeva i forni e si versava una tazza di caffè «ma la mia intenzione non era esattamente quella di leggerlo.»
Sua cugina le lanciò un’occhiata interrogativa oltre la spalla. «E che cosa volevi farci?»
«Bruciarlo» confessò, mentre un sorrisetto enigmatico le increspava gli angoli della bocca «e comprartene uno nuovo.»
Zoë, che in quel momento stava mescolando la panna nel caffè, si voltò e le rivolse uno sguardo inebetito. «E perché volevi bruciare il mio romanzo d’amore?»
«Be’, non tutto quanto. Solo una pagina.» Vedendo che la cugina era perplessa, aggiunse imbarazzata: «Avevo in mente... ecco... un incantesimo. Richiedeva di incendiare “una pergamena recante parole d’amore”. Allora ho pensato che la pagina di un romanzo avrebbe fatto al caso mio».
«E a chi era rivolto l’incantesimo?»
«A me.»
Zoë aveva la faccia di chi sta per dare inizio a un interrogatorio degno dell’Inquisizione.
«Tu devi cucinare» si affrettò a rispondere Justine «e io devo portare il carrello del caffè nell’atrio...»
«Il carrello può aspettare» ribatté l’altra, cortese ma inflessibile.
Justine tornò a sedersi con un sospiro, pensando che, malgrado fosse lei a passare per la cugina prepotente e caparbia, in realtà era quasi sempre Zoë ad averla vinta. Semplicemente non lo dava a vedere.
«Questa storia degli incantesimi non mi è nuova» disse Zoë. «E ricordo che quando avevo problemi con Alex tu ti offristi di lanciargli una maledizione. All’epoca pensai a una presa in giro, a un modo per sollevarmi il morale, ma adesso ho l’impressione che non fosse affatto uno scherzo.»
No, non lo era affatto.
Justine non faceva segreto di essere stata allevata secondo la tradizione pagana, ma non aveva mai dichiarato apertamente la sua natura di strega ereditaria. Era così anche per sua madre, Marigold.
Esistevano così tante varietà di stregoneria, che quella parola non aveva alcun senso senza un aggettivo. C’erano la stregoneria classica, la stregoneria eclettica, la stregoneria monoteistica, quella gardneriana, gotica, wicca e così via. Ma la stregoneria ereditaria era una categoria rara e vecchia di secoli, alla quale appartenevano le streghe di nascita... quelle con la magia nel DNA.
Per tutta l’infanzia, Justine era stata educata alla Tradizione. Marigold la portava con sé a festival, raduni, corsi, spesso seguendo l’estro del momento e senza la minima considerazione per i suoi impegni scolastici. Avevano vissuto per un anno in Oregon, e l’anno successivo in una comunità pagana a Sacramento... qualche mese nel New Mexico... poi in Alaska... in Colorado... Non ricordava tutti i posti in cui erano state, però tornavano molto spesso a Friday Harbor, il luogo che per Justine era quanto di più simile a una casa.
Se l’ombra di fuliggine all’interno di un portacandele di vetro assumeva la forma di un cuore trafitto, Marigold diceva che era tempo di ripartire. Leggeva segni nelle impronte dei piedi, nella forma di una nuvola, nella traiettoria di un ragno, nel colore della luna.
Justine non ricordava il momento esatto in cui quel nomadismo era diventato un peso per lei, ma a un certo punto la prospettiva di dover fare fagotto da un momento all’altro aveva cominciato a innervosirla. «È così divertente vedere posti nuovi» le diceva Marigold. «Siamo libere come uccelli, Justine. Ci mancano solo le ali.» Ma anche i pettirossi e gli storni restavano nel nido più a lungo di loro.
Forse le cose sarebbero andate diversamente se il padre di Justine, Liam, fosse stato ancora vivo. Ma se ne era andato quando lei era una bambina. Da quel poco che le aveva detto Marigold, Liam era un frutticultore, coltivava mele, pere, ciliegie. Sua madre l’aveva conosciuto proprio comprando delle mele per celebrare l’equinozio d’autunno. Liam portava una bandana rossa intorno alla fronte per trattenere i lunghi capelli scuri. Aveva sbucciato una mela in un’unica striscia, che era caduta a terra formando le iniziali di Marigold. E lei l’aveva interpretato come un segno.
Si erano sposati immediatamente, ma Liam era morto l’anno successivo. Era stata una relazione breve e intensa come una tempesta di fulmini. Marigold non aveva conservato una sola fotografia del marito, e nemmeno la sua fede nuziale, il coltellino tascabile o la sua chitarra. Il frutteto era stato venduto e le proprietà liquidate. Justine era l’unica prova del passaggio di Liam Hoffman sulla terra. Aveva gli stessi capelli folti e scuri, gli stessi occhi castani e, a detta di sua madre, lo stesso sorriso.
Quando la figlia le chiedeva di parlarle di lui, Marigold scuoteva la testa dicendo che tutti i ricordi della persona amata finiscono in un angolo segreto del cuore e possono essere portati alla luce solo al momento giusto. Alla fine Justine aveva capito che per sua madre il mo...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. L'amore è il mio incantesimo
  3. di Lisa Kleypas
  4. 1
  5. 2
  6. 3
  7. 4
  8. 5
  9. 6
  10. 7
  11. 8
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  21. 18
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  24. 21
  25. 22
  26. 23
  27. 24
  28. 25
  29. I libri di Lisa Kleypas negli Oscar Emozioni: la saga di Friday Harbor Come finiscono le favole
  30. I libri di Lisa Kleypas negli Oscar Emozioni: la saga di Friday Harbor Una piccola magia
  31. I libri di Lisa Kleypas negli Oscar Emozioni: la saga di Friday Harbor Sogni sull’acqua
  32. Copyright