Jace Crestwell batté un colpetto sulla spalla di Gabe Hamilton e, quando l’amico si girò, gli fece un gran sorriso. «Hai monopolizzato mia sorella abbastanza, adesso tocca a me ballare con lei.»
Gabe non sembrò gradire l’interruzione. Lui e Mia erano incollati l’uno all’altra da almeno un’ora, ma fece un passo indietro con riluttanza e Mia sorrise radiosa quando Jace prese il suo posto.
La sala da ballo dell’hotel Bentley era interamente addobbata di decorazioni natalizie: Mia amava moltissimo il Natale e – come tutti sapevano bene – Gabe avrebbe fatto l’impossibile per rendere felice la sua nuova fidanzata.
Be’, se non altro Gabe agiva in fretta quando voleva qualcosa: aveva cominciato a organizzare la festa di fidanzamento nel momento stesso in cui aveva infilato l’anello al dito di Mia, quasi temesse che se non si fosse mosso subito lei avrebbe potuto cambiare idea.
Era davvero strano per Jace vedere l’amico in ansia per una donna, e il fatto che la donna in questione fosse sua sorella era ancora più strano, ma Mia era felice e lui non poteva chiedere altro.
«Ti stai divertendo, sorellina?» le chiese, facendola volteggiare sulla pista da ballo.
Mia si illuminò. «È tutto fantastico, Jace, pura magia. Non riesco a credere che Gabe sia riuscito a organizzare le cose tanto in fretta. È semplicemente… perfetto.»
Jace sorrise. «Sono contento che tu sia felice. Gabe farà meglio a comportarsi bene con te, altrimenti lo prendo a calci nel sedere; l’ho già messo in chiaro.»
Lei strinse gli occhi. «Se non si comporta bene, non è di te che deve preoccuparsi, perché sarò io a prenderlo a calci nel sedere.»
Jace scoppiò a ridere. «Non ne dubito. Gliel’hai fatta sudare, e l’ho apprezzato.»
Mia si fece malinconica e Jace aggrottò la fronte, chiedendosi cosa potesse averla rattristata in una serata in cui avrebbe dovuto essere al settimo cielo.
«So che hai rinunciato a molte cose per me» disse in tono sommesso. «Mi sono sempre chiesta se non è a causa mia che non ti sei sposato e non hai avuto figli.»
Jace la fissò come se fosse impazzita.
«Forse adesso puoi smettere di preoccuparti tanto per me, e sai…»
«No» la interruppe lui, poi scosse la testa. «Sei matta, Mia. In primo luogo, solo perché stai per sposarti non significa che smetterò di preoccuparmi per te e di tenerti d’occhio: non se ne parla nemmeno. In secondo luogo, non pensi che se mi fossi sposato prima, soprattutto quando eri più piccola, le cose sarebbero state più facili per entrambi? Avresti avuto una figura materna, invece di dover contare solo su un fratello autoritario e iperprotettivo.»
Lei si bloccò in mezzo alla pista e gli gettò le braccia al collo, stringendolo con forza.
«Non rimpiango nulla del modo in cui mi hai cresciuta, Jace. Hai fatto un ottimo lavoro, e ti sarò sempre grata di tutti i sacrifici che hai affrontato per me.»
Jace le restituì l’abbraccio, scuotendo di nuovo la testa. Matta, era completamente matta. Sua sorella era raggiante di felicità per l’imminente matrimonio con Gabe e voleva che tutte le persone che amava fossero circondate da quello stesso alone luminoso. “Che Dio mi aiuti” pensò. Probabilmente lui e Ash avrebbero fatto bene a darsela a gambe.
«Non è stato affatto un sacrificio, Mia, e non mi pento di niente. Forse non volevo sposarmi e avere dei bambini, ci hai mai pensato?»
Mia si staccò dal fratello e aggrottò le sopracciglia, poi spostò lo sguardo su Ash che era vicino a Gabe, dalla parte opposta del salone. «Già, immagino che sia così.»
Jace represse a fatica un sospiro. Era chiaro che Mia aveva capito benissimo le inclinazioni sessuali sue e di Ash quando si trattava di incontri a tre con la stessa donna, e non era esattamente il tipo di cosa che uno vuole far sapere alla sorella sulla propria vita sessuale. Ma era così e basta. Non si sarebbe scusato del proprio stile di vita, e non aveva nemmeno intenzione di lasciarsi coinvolgere in una conversazione su quel tema con Mia.
«Gioca duro e vivi libero» disse a mo’ di spiegazione.
Mia si accigliò e piegò di lato la testa.
Jace ridacchiò. «È il motto mio, di Gabe e di Ash, solo che tu hai cambiato le carte in tavola con Gabe. Ciò non vuol dire che io e Ash siamo ansiosi di seguire le sue orme.»
Mia alzò gli occhi al cielo. «Per l’amor del cielo, fai sembrare Gabe una femminuccia.»
Jace si schiarì la voce. «Chi è causa del suo mal…»
Mia gli diede un pugno sulla spalla. «Mi viene voglia di andare a dirglielo!»
Jace scoppiò a ridere. «E lui probabilmente ammetterà di essere mansueto come un agnellino quando si tratta di te, cosa che mi va benissimo, perché voglio che si comporti come si deve.»
Furono interrotti da Ash, che prese Mia tra le braccia.
«Tocca a me» proclamò. «Gabe non ci metterà molto a reclamarla, perciò ne approfitto adesso, mentre è occupato con i suoi genitori.»
Jace si chinò per baciare Mia sulla fronte. «È la tua serata, sorellina. Voglio che la ricordi per sempre: divertiti.»
Il sorriso di Mia era così radioso che parve illuminare tutta la sala. «Grazie, Jace, ti voglio bene.»
Lui le accarezzò una guancia e fece un passo indietro mentre Ash la portava a ballare.
Jace si ritirò dall’altra parte del salone e rimase a osservare la festa, una serata che Gabe e Mia avevano voluto riservata a poche persone per celebrare il loro amore.
Per quanto fosse banale, bastava dare un’occhiata a quei due per rendersi conto che erano perdutamente innamorati. Jace non sapeva ancora bene che cosa provasse riguardo al fatto che il suo migliore amico stava con sua sorella: avevano quattordici anni di differenza, e lui era fin troppo consapevole di quali fossero le esigenze sessuali di Gabe.
Trasalì ricordando la scena che gli si era presentata davanti quando era entrato in casa di Gabe senza preavviso, diverse settimane prima. Doveva cancellare quell’immagine, perché ci sono cose che un fratello non dovrebbe mai vedere.
Si domandava ancora con grande preoccupazione se Mia si rendesse davvero conto di quello in cui si stava cacciando, anche se Gabe di fronte a lei si scioglieva. Accidenti, si era umiliato davanti a mezza New York pur di riconquistarla, perciò immaginava che Mia sarebbe stata in grado di affrontare qualunque cosa Gabe avesse escogitato.
Lui non aveva alcuna intenzione di pensarci.
Osservò la gente e l’atmosfera festosa e sospirò. Mia aveva rappresentato una parte consistente della sua vita, da quando i loro genitori erano rimasti uccisi in un incidente d’auto. Era arrivata tardi, una bambina inaspettata, ma era stata adorata sia da lui sia dai genitori, la cui morte aveva rappresentato un evento sconvolgente.
A quei tempi Jace frequentava l’università, e i suoi unici interessi erano la birra, le ragazze e divertirsi con Gabe e Ash, quando all’improvviso era stato costretto ad assumersi la responsabilità di Mia, che allora aveva sei anni. Gli amici lo avevano sostenuto in ogni modo, e probabilmente sua sorella aveva rafforzato non poco il legame tra loro, per cui immaginava che fosse giustissimo affidarla alle cure del suo migliore amico, adesso che era diventata adulta e si stava costruendo una vita propria.
Le cose sarebbero cambiate parecchio per lui, ora che non era più l’unica persona responsabile di Mia. Non che avesse in mente di fare chissà cosa, ma la situazione era diversa: Mia aveva una relazione seria e non si sarebbe più rivolta a lui per risolvere i propri problemi. Jace avrebbe dovuto sentirsi sollevato, e invece fu invaso dalla tristezza al pensiero che la sorellina non avrebbe più avuto bisogno di lui come in passato.
Si soffermò a guardare una ragazza che sparecchiava i tavoli; era la seconda volta che la notava quella sera, anche se era comparsa solo di tanto in tanto per portare via piatti e bicchieri. Non era una delle cameriere – non l’aveva vista aggirarsi tra gli ospiti con vassoi di antipasti o bicchieri di champagne – e indossava pantaloni neri, una camicia bianca e un grembiule.
La studiò per un lungo momento prima di capire cosa l’avesse colpito di lei: sembrava completamente fuori posto, anche se non sapeva bene per quale motivo gli facesse quell’impressione. Più la guardava e più pensava che avrebbe dovuto essere uno degli ospiti, non quella che sparecchiava.
Aveva i capelli raccolti in uno chignon disordinato sorretto da un fermaglio, una pettinatura che anche Mia talvolta si faceva: l’effetto era una chioma sexy che sembrava implorare le mani di un uomo per liberare quella massa di riccioli ribelli, alcuni dei quali erano sfuggiti all’acconciatura e ricadevano sul collo.
Era snella, non formosa come in genere piaceva a lui: fianchi stretti e seno piccolo ma ben fatto, che le tendeva maliziosamente la camicetta. Per il resto era minuta, delicata, quasi fragile.
Quando la ragazza si girò mostrandogli il viso, Jace trattenne il fiato: aveva le ossa sottili, modellate con delicatezza, gli zigomi alti e prominenti, quasi fosse sottopeso, e il mento piccolo. Ma gli occhi… Dio santo, che occhi! Erano enormi, di una luminosa tonalità di azzurro che faceva pensare al ghiaccio, e formavano un contrasto straordinario con i capelli nerissimi.
Era magnetica.
La ragazza si affrettò ad andarsene, con le braccia appesantite da un vassoio carico di piatti che aveva ritirato dai tavoli, e lui la seguì con lo sguardo finché non scomparve al di là della porta riservata al personale di cucina.
«Non è il tuo tipo» mormorò Ash accanto a lui.
Jace si riscosse dal suo sogno a occhi aperti e si girò verso Ash, che aveva già finito di ballare con Mia. Una rapida occhiata alla pista gli permise di constatare che Gabe aveva reclamato la fidanzata e che i due adesso erano allacciati l’uno all’altra. Mia aveva gli occhi che brillavano di gioia e rideva. Quella vista alleviò in parte la malinconia di Jace: sua sorella era in buone mani e felice.
«Di chi cavolo stai parlando?» ribatté con una punta di irritazione nella voce.
«Della ragazza che serve ai tavoli. Ho visto che la stavi guardando… anzi, praticamente la stavi spogliando con gli occhi.»
Jace si accigliò e non disse niente.
Ash si strinse nelle spalle. «Io ci sto, è sexy.»
«No.»
La risposta fu più tagliente di quanto Jace avrebbe voluto, e non sapeva neanche da dove venisse tutta quell’enfasi o perché all’improvviso si fosse irrigidito.
Ash scoppiò a ridere. «Rilassati. Metterò all’opera il mio fascino.»
«Non provarci con lei» ringhiò Jace.
Ma Ash si era già allontanato in direzione della cucina, lasciando Jace con i pugni stretti. Come cazzo faceva a spiegare al suo migliore amico – uno con cui condivideva regolarmente le donne – che doveva stare alla larga da quella ragazza?