
- 98 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
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eBook - ePub
Il pianeta dei bruchi
Informazioni su questo libro
I gemelli Fritz ed Helen Price, con il cugino Barile, si stanno godendo le vacanze al mare, quando nella loro vita irrompe zio Grigorian, un individuo buffo e gioviale che si conquista subito la simpatia dei nipoti. Eppure nella vita dello zio c'è qualche mistero: i ragazzi hanno notato che ha dei pollici stranissimi e che nel capannone dietro casa tiene parcheggiata una navicella spaziale che sembra pronta a partire per una missione segreta...
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Informazioni
Print ISBN
9788804631941eBook ISBN
9788852042317CAPITOLO TERZO
I POTERI
L’uomo tardò un attimo a rispondere. Sembrava che stesse ponderando attentamente l’affermazione del nipote.
— In effetti — disse poi — è più facile andare sulla Luna che nel cuore di Londra. Sì, credo che questa potrebbe essere benissimo chiamata una nave spaziale. È composta dallo scafo di plastica — comprese in un gesto della mano l’intera stanza — e dall’apparato di propulsione e comando. — Così dicendo, batté la mano sullo schedario. — Spostarsi è facile. Non devo fare altro che premere un pulsante e sono già dove voglio. Però devo essere in grado di dire con esattezza dove voglio andare. È questo il difficile. Non c’è nessun problema ad andare sulla Luna, dove non c’è alcun rischio di sbattere accidentalmente contro qualcosa; ma per trasferirmi in un posto come questo, a Trafalgar Square, devo dare le coordinate spazio-temporali con la massima precisione.
— Capisco — annuì Fritz. — Immagino che, per venire qui, tu abbia dovuto prima trovare questa stanza, prenderla in affitto, metterla sottochiave…
— Esattamente. E doveva essere una stanza pressappoco della stessa grandezza della mia astronave.
— Questo perché? — volle sapere Barile. — Sarebbe andata bene una qualsiasi stanza, purché più grande, naturalmente.
— No, no! All’incirca della stessa misura — ribadì zio Grigorian. — Nel caso che, mentre sono qui, dovesse entrare qualcuno, capite?
— No — ammise Helen, con semplicità.
— Se fosse più grande — spiegò lo zio, con pazienza, ma il concetto non era facile da chiarire — fra le sue pareti e quelle dell’astronave resterebbe uno spazio vuoto, un’intercapedine… Ecco, chiunque venisse a trovarsi casualmente in quell’intercapedine, sparirebbe.
I ragazzi rinunciarono a chiedere maggiori spiegazioni in proposito.
— Però, dato che la Terra è in continua rotazione — obiettò Fritz — devi ricalcolare le coordinate ogni volta.
— Non è questo il peggio. Dopo la prima volta, il computer, qui dentro — batté ancora la mano sullo schedario — modifica le coordinate automaticamente.
Fritz era affascinato. — Insomma, tutto ciò che devi fare, se ho ben capito, è trovare una stanza pressappoco delle stesse dimensioni, tracciarne la posizione e inserire i dati nel calcolatore; dopo di che puoi andare in quel posto tutte le volte che vuoi. Ma il trasferimento avviene istantaneamente?
— Praticamente nello stesso istante. Invece, se si viaggia nello spazio, occorre un po’ più di tempo, abbastanza per rendersene conto.
— Oltre che nel Galles e a Londra — intervenne Helen — hai preso delle stanze anche in altri posti?
— Sì. — L’uomo girò una manopola. — State a vedere.
Helen vide che adesso si trovavano molto più in alto. La finestra si era fatta molto più grande. La città in cui erano pareva una foresta di grattacieli. — New York! — disse, ricordandosi delle fotografie che aveva visto nel libro di geografia.
— Chicago, per l’esattezza — corresse lo zio Grigorian.
Premette un altro pulsante. Videro Tokyo, Caracas, Vienna, Leningrado e Hong Kong, tutto nello spazio di pochi minuti. In ogni città la finestra prendeva una forma diversa, e l’ufficio si trovava a differente altezza rispetto al piano stradale. A volte la porta si apriva direttamente sul marciapiede, altre volte era dalla parte opposta della stanza e portava al pianerottolo dell’ascensore oppure alle scale.
Alla fine i ragazzi chiesero una pausa.
— Mi sento come se avessi fatto indigestione di gelato — commentò Helen.
— Ma come diavolo funziona? — chiese Fritz. — Voglio dire, che cosa fa muovere la nave?
— Non ne ho idea. — Lo zio Grigorian si strinse nelle spalle. — Io non sono un fisico.
— Allora… — Fritz fu attraversato da un pensiero improvviso, che lo fece trasalire. — Zio Grigorian, tu chi sei?
Lo zio Grigorian insistette per tornare nel Galles e per pranzare, prima di rispondere alla domanda. Rientrarono nella cucina della fattoria e trovarono la tavola già apparecchiata, carica di fette di arrosto freddo, due grossi pezzi di formaggio e due pagnotte appena sfornate. Sorpresi dal constatare che si erano già fatte le due, si riempirono i piatti e si sedettero a tavola.
— Vi avevo avvertiti che questa per voi sarebbe stata una giornata piena di sorprese — riprese lo zio Grigorian — quindi passiamo alla sorpresa numero due. Io non sono vostro zio.
Tutti rimasero con la forchetta a mezz’aria e lo fissarono a occhi sgranati.
— Avevo bisogno di una famiglia in cui inserirmi — spiegò l’uomo — e la vostra era proprio l’ideale. È una delle poche famiglie in cui può benissimo saltar fuori qualcuno affermando di essere un parente, e nessuno può esser certo che lo sia davvero oppure no. Vi ho pescati una decina di anni fa, come vostra madre probabilmente vi ha raccontato. Allora avevo intenzione di tornare a farvi visita molto più di frequente, invece poco dopo ho dovuto cambiare tipo di lavoro e di conseguenza sono stato costretto ad accantonare l’intero progetto.
— Qual è il tuo lavoro? — domandò Helen.
— Alla fine vi sarà tutto chiaro. Per adesso, fate conto che io sia un sociologo.
— E che cosa ti ha fatto cambiare idea? — chiese ancora la ragazza. — Cioè, come mai ti sei aggregato nuovamente alla nostra famiglia?
— In seguito a una richiesta speciale del mio governo — disse lui. — Loro hanno bisogno del vostro aiuto.
Questo per i ragazzi non aveva alcun senso.
— Ma allora — chiese Barile — da dove vieni, esattamente?
Prima di rispondere, lo zio Grigorian fece una pausa, come per raccogliere le idee.
— Il mio paese — disse poi lentamente — si chiama Klipst. È a diciassette anni luce da qui, vicino a una stella che si chiama Marn. — Fece una nuova pausa, rivolgendo ai ragazzi un sorrisetto accattivante. — E questa era la sorpresa numero tre.
— Quegli strani pollici! — esclamò Helen, poi si fece tutta rossa.
— Barile lo aveva detto che eri un alieno venuto dallo spazio esterno! — si ricordò Fritz.
— Barile ha ragione su molte più cose di quante voi siate disposti a riconoscere — bofonchiò lo zio Grigorian. — Comunque, sarà meglio che vi racconti l’intera storia prima che cominciate a impressionarvi. Vi ho detto che sono un sociologo e questo, almeno in parte, è vero. Mi occupo dello studio delle diverse civiltà. Però lavoro per il mio governo, quello che voi potreste chiamare l’Impero Galattico, anche come una specie di agente segreto. Il mio compito è sorvegliare un certo numero di mondi che sono sul punto di scoprire il segreto dei viaggi spaziali. La Terra è uno di questi.
— Noi questo segreto lo abbiamo già scoperto — sottolineò Fritz, con legittimo orgoglio.
— Macché, macché! Tutto quel gran daffare che vi state dando con i vostri razzi non conta. In questo campo i vostri scienziati sono in un vicolo cieco; ma non passerà ancora molto tempo prima che arrivino a scoprire l’iperpropulsione. E quando vi riusciranno, il mio governo dovrà essere in grado di sapere cosa c’è in un nuovo mondo, pronto per essere ammesso nella comunità planetaria.
— Noi che c’entriamo in tutto questo? — chiese Helen.
— È sorta una controversia in quello che noi chiamiamo il Settore Gamma-Iota della galassia. In proposito il mio governo è diviso esattamente in due, perciò desidera che la questione venga decisa da qualcuno che sia completamente neutrale; però non ha trovato nessuno che sia veramente indipendente e imparziale, quanto meno non abbastanza. Alla fine, per disperazione, ha deciso di affidare l’incarico a qualcuno prelevato da uno dei mondi che si trovano al di fuori dell’Impero. I governanti hanno anche deciso che gli arbitri non devono essere persone adulte, dal momento che, a quanto pare, non c’è neppure un adulto in grado di essere completamente imparziale. A questo mondo, i politici se ne saltano fuori con progetti grandiosi, però poi lasciano che siano gli altri a sbrogliarsela con tutti i dettagli… Insomma, questo problema è finito sulla scrivania del mio capo, e lui lo ha girato a me.
— Vuoi dire — Fritz strabuzzò gli occhi, incredulo — che dovremo starcene qui e prendere una decisione su una qualche controversia scoppiata nello spazio esterno?
— Non qui. Dovrete venire con me a Palassan, la capitale dell’Impero Galattico.
— Accidempolino! — esclamò Fritz. Non era riuscito a pensare ad altro da dire.
— Non è tanto pazzesco come sembra — riprese zio Grigorian. — È un fatto ben noto che i giovani hanno un senso dell’equità migliore degli adulti. — A questo punto fece un sorrisetto di scusa. — Noi adulti siamo troppo induriti dalla lotta per la vita, o comunque qualcosa del genere. A ogni modo, è così che è stato deciso. È previsto che voi restiate con me due settimane e non voglio che per questa faccenda ci si debba impiegare più tempo. Siamo collegati con il telefono della fattoria, per cui potrete mantenervi in contatto con vostra madre da qualunque punto della Via Lattea. La domanda, adesso, è un’altra: accettate?
— Puoi scommetterci! — affermò Barile, e ingozzò un’altra fetta di pane.
Fritz e Helen si guardarono.
— Sì, penso che ci piacerebbe — disse la ragazza, pensierosa — ma non sono affatto sicura che saremo all’altezza del compito.
— Questo lascialo giudicare a me — affermò zio Grigorian. — Negli ultimi mesi ho scoperto un sacco di cose sul vostro conto. So che siete intelligenti e di mentalità aperta. Inoltre, vi darò un certo aiuto, ma di questo vi parlerò soltanto dopo che mi avrete detto se accettate o no di venire.
I tre ragazzi si guardarono di nuovo, poi i due gemelli fecero contemporaneamente un vistoso cenno affermativo con la testa.
— Verremo — dissero.
— E adesso — aggiunse Fritz — dicci che tipo di aiuto potrai darci.
— Vi darò i Poteri! — affermò l’uomo, pronunciando l’ultima parola con una maiuscola sonora e colossale. — Sono una specie di arma mentale. Dovrete sottomettervi a un trattamento particolare, ma potrò farlo benissimo stanotte, mentre dormirete.
— Che trattamento?
— È stato scoperto da poco ed è enormemente costoso, per cui a tutt’oggi nell’intero Impero Galattico solo pochissime persone hanno potuto ricevere i Poteri. E, per inciso, io non sono tra quelle.
— Come funziona?
— Ecco, di quali saranno i risultati, nessuno può averne la sicurezza in anticipo. Fondamentalmente, le capacità intellettuali che uno già possiede vengono, in un certo senso, ingrandite migliaia di volte. Se uno, per esempio, ha talento per i numeri, diventa un genio in matematica. Però in pratica le cose sono molto più complesse. Noi conosciamo i diversi tipi di risultati possibili, e a ciascuno di essi abbiamo dato un nome preciso, però non si può mai essere certi di quale sarà il risultato del trattamento.
— Io diventerò un mostro di kung-fu! — proclamò Barile, facendo un rapido movimento a sciabola con la mano.
— Mi auguro di no — sorrise zio Grigorian — altrimenti per noi tutti sarebbe la fine.
— Io ho una gran confusione in testa — disse Fri...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Il Pianeta dei Bruchi
- Capitolo primo. Lo zio di chi?
- Capitolo secondo. Un po’ di vita in campagna
- Capitolo terzo. I Poteri
- Capitolo quarto. Salti, saltelli e ipersalti
- Capitolo quinto. La Guerra dei Bruchi
- Capitolo sesto. Volo notturno
- Capitolo settimo. Il bandolo dei terremoti
- Capitolo ottavo. Tutto sistemato
- Copyright