Se la storia è quella di Teocoli di sicuro c'è da divertirsi. Se è Teo che la racconta, allora un'autobiografia diventa come un grande spettacolo di varietà, fatto di aneddoti, gag, battute e sketch. Nato a Taranto nel 1945, arriva a Milano nel dopoguerra e vede la città con lo sguardo di un bambino giunto da Reggio Calabria. Ma quel bambino è Teo e allora parte una raffica di storie esilaranti, che però fanno una storia d'Italia. Dal dopoguerra e l'emigrazione, con l'adorata nonna calabrese e le sue cipolle, al boom dei Sessanta, con la stagione dei playboy, il set è Saint-Tropez con feste da mille e una notte assieme a Brigitte Bardot e Jane Fonda. Teo è capace di andare a cena a Gstaad con Grace Kelly e con Gianni Agnelli, poi tornare a casa, da sua madre, nelle case popolari di Niguarda, in piena notte, e farsi preparare gli spaghetti, in un tegame tutto ammaccato. Qui Nino Ferrer lo passa a prendere con una Bentley dagli interni leopardati e lo porta a Parigi. Il '68. E altre estati. La Costa Brava, a casa di Salvador Dalí, con Teo insidiato da Gala, la moglie prima di Éluard e poi di Dalí, musa del Surrealismo, che aveva quasi novant'anni. E ancora la stagione del cabaret del Derby, con Gaber, Jannacci, Andreasi, Cochi e Renato, e Boldi, in una sorprendente Milano nera le cui notti, nelle osterie, al Derby o al Santa Tecla, sono dominate dalle bande di Turatello e di Vallanzasca e da parecchie scazzottate. Fino alla stagione dei grandi successi televisivi e teatrali. E ancora. Le storie di cinema. Allo stadio con Beppe Viola. Le invenzioni di Peo Pericoli, Gianduia Vettorello, Felice Caccamo. Una vita vissuta ridendo, sfottendo, ballando.
Anche soffrendo.
Sempre da solo.

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- Italian
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Media & Performing ArtsCategoria
Music BiographiesCome nascono le mie imitazioni
Riflettevo: “Ma cosa mi chiede il pubblico normalmente?”. Le imitazioni. Ecco, le imitazioni. Io devo dire che non sono mai stato un imitatore. Mai nella mia carriera mi era passato per la mente di imitare qualcuno. Anzi. Ero abbastanza invidioso di quelli che imitavano i cantanti, che recitavano le scenette. La prima vera imitazione fu quella di Cesare Maldini che mi disse: «Sai che ho visto i miei occhi nei tuoi».
Claudia Vinciguerra
La feci, come al solito, senza avvisare né Fazio, né gli autori. Al buffet di una conferenza stampa per Sanremo, a Roma, la notai, imbertava salatini, pizzette, addirittura polpettine e persino una cotoletta. Tant’è che a Sanremo tirai fuori una cotoletta dalla carta oleata. L’unica volta in cui mi sono travestito da donna. Le calze rosse di pizzo, il foulard, la risata fragorosa e quel modo, durante le conferenze stampa, di andare dritto al sodo: “Insomma, ci volete dire quant’è costata ’sta fiction?”. Quando uscii in sala stampa ci fu un’ovazione. Lei era molto amata dai colleghi. Simpatica per il suo atteggiamento irriverente e per la sua risata rumorosa che esplodeva spesso durante le conferenze stampa. Una caratteristica che ripresi e che stupì la stessa Vinciguerra che più volte si chiese se fosse veramente la sua risata. «Sono davvero così, sono identica. Mi ha studiato bene anche nei dettagli. È molto bravo quando imita la mia tosse, la risata fragorosa, la pettinatura» aveva dichiarato in una intervista. Una imitazione estemporanea che ho ripetuto poche volte, un po’ come quella di Cuccia, per non farla scadere nell’ovvio, per rispetto e per simpatia. Nei confronti dello spirito sulfureo e dell’allegra follia di una colta signora ultraottantenne che tra gaffes e risate era stata capace di prendere in giro se stessa facendosi “copiare” da me. La feci a Sanremo e poi con Fiorello. Ero su uno sgabello alto, con le gambe rannicchiate sul poggiapiedi per accorciarmi – con lo stesso trucco faccio Costanzo –, quando stavo per cadere all’indietro. Per equilibrarmi ho aperto le gambe, mostrando il collant. Claudia si offese e mi sgridò. Quella volta se l’era un po’ presa. Nello sketch successivo dovevamo uscire insieme, a letto. Lei nascosta e Caccamo, con la sua testa rossa, fuori dalle coperte. Quando uscì gridando, stesso colore di capelli, fu un trionfo. Ciao Claudia, un grande abbraccio dal tuo Teo.
Cesare Maldini
Ero a Parigi, con mia moglie Elena, per una piccola luna di miele. Parigi... la ville de l’amour, la ville lumière, dove, insomma, si cammina abbracciati, ci si danno i bacini. Infatti io e mia moglie abbiamo girato due giorni abbracciati così tanto che alla fine mi si era anchilosato anche il braccio! Cioè: lei andava a vedere un negozio e io le chiedevo: «Amore, tiro giù il braccio o torni subito?».
Ecco, in questa situazione mi arriva una telefonata di un’icona del calcio, il povero Giorgio Tosatti.
«Sì, pronto Teo? Sono Giorgio Tosatti.»
«Uei, Giorgio, come stai?»
«Bene. So che sei a Parigi.»
«Dico, ma come fai a saperlo?»
«Io ho le mie fonti, Teo! Senti, ti vorrei invitare questa sera a un talk show, a Casa Italia.»
Parigi, talk show, Casa Italia...
Era il 1998, Campionato del Mondo di calcio. E chi era il CT della Nazionale italiana di calcio? Cesare Maldini! Come ho già detto, io ancora non pensavo a nessun tipo di imitazione.
page_no="231" «Guarda, io nei talk show... così... non mi sento a mio agio.»
«Ma no, Teone, vieni! Potrai fare quello che vuoi, quello che vuoi. Ti prego, devi venire.»
Insomma, alla fine accettai.
Dissi a mia moglie: «Senti, ho accettato di andare al talk show questa sera».
E lei: «Ma come, dici sempre che non vuoi andarci, che non vuoi parlare di moviole, di gol e non gol...».
«Vabbe’, ma una volta posso andarci. Siamo a Parigi, la città dell’amore...»
La presi sottobraccio e ritornammo in albergo. Lei si mise sul letto a leggere delle riviste, francesi ovviamente, e io andai in bagno dove cominciai a provare qualcosa.
Per me era la prima volta che intervenivo a un talk show sportivo.
Allora, mentre mi guardavo allo specchio pensavo: “Ma cosa posso fare stasera?”.
A un certo punto, feci una smorfia e la mia voce cambiò: «Cosa posso fare... questa sera?».
Stava accadendo una cosa strana: mi stavo trasformando: «Vai, vai, vai, vai, vai!».
Ho aperto la porta del bagno, mia moglie era sempre sul letto, e con la voce di Cesare le chiesi: «Amore, dove... è... che... andiamo questa... sera, eh?».
Lei mi disse: «Ma sei scemo?».
Le risposi con la stessa voce: «No, sono... posseduto!». Io lo conoscevo da trent’anni. Con Dogui, che me lo aveva presentato, e con Cesare andavamo d’estate, prima delle vacanze di agosto, all’Idroscalo, in un posto dove Pino affittava i mosconi e le sdraio. C’era una baracca, dove lui viveva, frequentata da entreneuses, una notte gliela distrussero e il Pino sosteneva di essere entrato nel mirino della mafia.
Torniamo a Parigi. Richiusi la porta rientrando in bagno. Mi resi conto che la cosa stava veramente peggiorando. Mentre mi guardavo iniziavo a cambiare addirittura la camminata.
Insomma, quella sera andai a Casa Italia.
page_no="232" Parlavano di calcio: “È gol, non è gol...”. ”... linea, è sulla linea...”, i soliti argomenti.
A un certo punto Tosatti si rivolge a me: «Teone, allora. Cos’hai preparato questa sera?».
«Non ho preparato niente. Vorrei solo leggere la formazione della Nazionale italiana di calcio come la leggerebbe il CT Cesare Maldini.»
Le persone presenti in studio non potevano immaginare quello che sarebbe accaduto. Quel triestino urlato non l’aveva mai sentito nessuno.
Tosatti continuò: «Prego, sentiamo!».
Presi un fogliettino, lo guardai e poi, con l’espressione e la voce di Cesare, urlai: «Pagliuca!!!».
Il giornalista davanti a me, coprendosi le orecchie, lanciò un urlo: «Ahaahhh!».
E io, continuando a imitare Maldini: «Costa e Curta... Abbiamo giocato in dieci due anni. Credevo fossero due. Cannavaro! Nesta! Maldini Pal... all aill... olo, Del Baggio, Del Piero, Del Livio, Del Pessotto, Del Birindelli. A Del Livio gli ho detto: “Stai largo, stai largo; in campo vai largo... vai largo. Ma dove cazzo vai, fuori dallo stadio???”. È andato in centro!».
Fu un successo, effettivamente. In studio c’erano anche Vittorio Zucconi che rideva come un pazzo, Antonella Clerici e Giampiero Galeazzi, tutti con le lacrime agli occhi.
Tornai a Milano e mi arrivò subito la chiamata di Fabio Fazio, all’epoca impegnato in “Quelli che... il calcio”. «Teone, Teone. Senti, ti ho visto, mi hai fatto impazzire. Devi venire a fare Cesare Maldini a “Quelli che... il calcio”.»
«No, Fabio. Cinque minuti in quella situazione reggevano, però a “Quelli che... il calcio”, tre ore in diretta, non ce la posso fare. No, no, no e no.»
«Teone, ti prego...»
Insomma, insistette talmente tanto che gli dissi: «Ma sì, dai, va bene. Però se lo faccio, mi voglio truccare come il CT della Nazionale. Voglio essere perfetto».
«Come desideri. Non c‘è problema. Guarda, puoi fare quello che credi.»
Allora iniziai a darmi da fare. Chiamai un parruccaio di Torino, uno che fa parrucche per le opere liriche, uno di quegli artigiani puntigliosi che non esce da trent’anni dal proprio negozio.
Uno di quelli che lavora sulle parrucche, sulle calotte, sui girelli. Che cuce piegato sugli sgabelli. Di quelli meticolosissimi!
Lo chiamai.
«Pronto...» Audello si chiama. «Pronto, Audello? Sono Teocoli, come va?»
«Come ha fatto a trovarmi qui in negozio?»
«Perché, non c’era prima?»
«No, ero nel retro.»
«Va bene, Audello. Senta, come sta?»
«Bene, bene, ma molto bene. E lei sta bene, signor Teocoli?»
«Sì, bene. Senta Audello, devo chiederle un favore. Io ho bisogno della parrucca di Cesare Maldini.»
Un attimo di silenzio.
«Scusi la maleducazione, ma io non so neanche chi cazzo sia!»
«Senta Audello, non si preoccupi. Non è che per caso in negozio ha le parrucche dei Beatles?»
«Sì, quelle ce le ho tutte e quattro!»
«Ne prenda una, le faccia una riga in mezzo e me la mandi a Milano.»
Arrivò la parrucca di Paul McCartney. Identica, precisa, uguale! La indossai...
Emanuela Folliero, alla fine del primo tempo, mi chiese allibita: «Ma sei Teo?». Non si era resa conto che non fossi Maldini. In bassa frequenza, da Roma, ridevano come pazzi. Scese Beldì, il regista: «Sei contento?». «Ma di cosa?»
Fui subito spedito in trasferta. Come Cesare Maldini, ovviamente. Truccato.
Fuori dallo stadio c’erano centinaia, migliaia di persone e io camminavo in mezzo a loro.
«Ma è Maldini?»
«No, quello li è uno scemo! È un cretino...»
Insomma, un grande imbarazzo e una grande fatica, anche perché ti si avvicinavano, ti additavano: un macello!
Alla fine riuscii a sistemarmi, a...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Io ballo da solo
- La parodia di un fantasma
- Solitudine
- Non sono stato al suo funerale
- Fratelli
- Niguarda
- Napoli
- La scuola all’aperto
- Laika
- Mia nonna
- I tre gradini della tortura
- I cipuddi
- La strega
- La lebbra
- Il circo del signor Medini
- Un lunghissimo viaggio
- Ninillo
- La mia città
- La spada
- I Quelli e i Rolling Stones
- La bambolina di Polnareff
- Dall’eco all’Eko
- L’ombrello e la patente
- I lenti
- Orietta e le suore
- Le discese ardite e le risalite
- Il cinema a Roma
- Al Cab 64 con la più bella donna di Milano
- Il Derby
- I miei pezzi al Derby
- Ué vè che te mi somigli
- Il Festival di Napoli
- Let the Sunshine In
- Renato e Loredana
- Il boxer leopardato
- Le ferie
- Rudy e gli altri
- Due Beretta sul collo
- Milano nera tra mitra e champagne
- Festa, nella casa popolare al tre
- Etica criminale
- I cappotti dei vecchietti
- L’Aldino
- Grace Kelly, i moon boot e Nino Ferrer
- A cena con Agnelli
- Playboy
- Dalí
- Gala
- La Spagna
- Cadaqués
- Italia-Spagna
- L’Isidrina
- Il militare a ventotto anni
- Ho vissuto con la mamma fino a quarantatré anni
- Famoso a quarantasette
- Ma vieniii! Farifrik
- L’austerity e lo “squaraus”
- Quelli che
- Il professore e il finocchio
- La preside
- Rebughini e Strippoli
- La cantina
- Le partite sul campone
- Bestia che male
- Mi hanno pugnalato la piscina
- Ossario, Cuneo e il paradiso
- Il centravanti e i Carabinieri
- La pasta e fagioli del Bagaglino
- Il debutto e la fine del playboy
- Ustica
- Cinema
- La piscina Scarioni
- Bibo per sempre
- Sepúlveda e i rigatoni
- Allo stadio
- La dentiera
- Renato, i meloni e i bastoni
- Il cesso e il Sessantotto
- La tintura
- Bottelli e l’America
- Bottelli e i gabbiani
- Il viaggio vip, il viaggio hippy
- Al telefono con Bob De Niro
- Al bagno
- Incidenti
- Mia moglie è una strega
- Quella sera che uscii a Sanremo in mutande
- Nessuno mi può giudicare
- Una carezza in un pugno
- Un cinese a Parigi
- Tony Dallara l’urlatore
- Lucio Battisti
- Capodanno
- Milano ieri e oggi
- Come nascono le mie imitazioni
- I fuori onda
- È una cagata
- Peo Pericoli e gli altri
- Lei faccia il geometra
- Ringraziamenti
- Dello stesso autore
- Copyright
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