
- 400 pagine
- Italian
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eBook - ePub
Informazioni su questo libro
L'angoscia di Amleto di fronte alla scoperta dell'omicidio del padre e alla necessità di vendicarlo. Il personaggio "più discusso di tutta la letteratura mondiale" nella famosa tragedia di Shakespeare (1564-1616) tradotta da Eugenio Montale.
Domande frequenti
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Informazioni
Personaggi
Lo Spettro del re Amleto
Claudio, Re di Danimarca e zio del principe Amleto
Gertrude, Regina di Danimarca e madre di Amleto
Amleto, figlio dell’ultimo re
FORTEBRACCIO, Principe di Norvegia
Orazio, amico di Amleto
Polonio, lord Ciambellano
Laerte, suo figlio
Ofelia, sua figlia
Voltimando
Cornelio
Rosencrantz cortigiani
Guildenstern
OSRIC
Marcello ufficiali
Bernardo
Francesco, soldato
Rinaldo, SERVO di Polonio
Un GENTILUOMO
Un PRETE
Un CAPITANO
Ambasciatori d’Inghilterra
Attori
Due Becchini
Dame, gentiluomini, ufficiali, soldati, MARINAI, messaggeri e servitori
page_no="2" I. I.
Entrano BERNARDO e FRANCESCO , sentinelle
BERNARDO Chi vive?
FRANCESCO
Alto là! Ditelo voi, piuttosto. Chi siete?
BERNARDO Viva il re!
FRANCESCO Bernardo?
BERNARDO Proprio lui.
FRANCESCO
Puntuale fino allo scrupolo.
BERNARDO
È mezzanotte suonata; va a letto, Francesco.
FRANCESCO
Grazie del cambio; non reggo più, qui si gela.
BERNARDO
È andato tutto liscio?
FRANCESCO Non s’è mosso un topo.
BERNARDO
Buona notte, allora.
E se incontri i miei compagni di guardia,
Orazio e Marcello, digli di spicciarsi.
Entrano ORAZIO e MARCELLO
page_no="3" FRANCESCO
Mi par di sentirli. Alto là! Chi vive?
ORAZIO
Amici.
MARCELLO Vassalli del danese.
FRANCESCO
Dio vi guardi.
MARCELLO Oh! Galantuomo:
chi t’ha dato il cambio?
FRANCESCO Bernardo ha preso il mio posto:
Dio vi guardi. Esce
MARCELLO Olà! Bernardo!
BERNARDO
Sarebbe Orazio quello?
ORAZIO Almeno un suo pezzo.
BERNARDO
Benvenuto, Orazio; benvenuto, buon Marcello.
ORAZIO
Dunque, s’è rifatta vedere... quella cosa?
BERNARDO
Io non ho visto nulla.
MARCELLO
Orazio dice ch’è una nostra ubbìa
e non vuol lasciarsi prendere dall’orrida apparenza
che abbiamo scorto già due volte.
L’ho pregato perciò di starsene con noi
stanotte, in modo che se l’apparizione
tornasse egli possa parlarle
e credere infine ai nostri occhi.
ORAZIO
Uhm! Non si farà vedere.
BERNARDO
Siediti un poco e permettici di assalire
i tuoi orecchi, corazzati contro questa storia,
con ciò che abbiamo veduto per due notti.
page_no="4" ORAZIO
Be’, sediamoci pure e stiamo a sentire Bernardo.
BERNARDO
La scorsa notte, quando la stella
che vedete ardere là a occidente del polo
era giunta a illuminare quella stessa parte del cielo
dov’è ora, mi trovavo con Marcello
e mentre la campana batteva l’una...
Entra lo SPETTRO
MARCELLO
Zitto! Fermati. Eccolo che torna.
BERNARDO
È lui, e tale e quale il re morto.
MARCELLO
Parlagli tu che hai studiato, Orazio.
BERNARDO
Non sembra tutto il re? Orazio, guardalo.
ORAZIO
E come! Mi riempie di paura e di stupore.
BERNARDO
Vuole che gli si parli.
MARCELLO Digli qualcosa, Orazio.
ORAZIO
Chi sei tu che usurpi quest’ora notturna
e insieme la figura alta e guerriera
in cui la maestà del re danese, ora sepolto,
marciò un giorno? Parla, perdio, parla dunque!
MARCELLO
S’è offeso.
BERNARDO E allunga il passo!
ORAZIO
Fermati, dico. Parla, ti scongiuro!
Lo SPETTRO esce
page_no="5" MARCELLO
È bell’e andato. Non vuol dirci nulla.
BERNARDO
E allora, Orazio? Tremi e impallidisci.
Si tratta di una nostra ubbìa o di qualcos’altro?
Che ne pensi?
ORAZIO
In nome di Dio, non avrei mai potuto crederlo
senza la sensibile e vera testimonianza
dei miei occhi.
MARCELLO Non è simile al re?
ORAZIO
Come tu sei te stesso.
Eguale l’armatura che portava
in guerra contro Norvegia l’ambizioso.
E aveva lo stesso cipiglio del giorno che,
durante certi furenti parlamentari, rovesciò
quei polacchi dalle slitte. È strano.
MARCELLO
Così altre due volte, e proprio in quest’ora morta,
egli è trascorso con passo marziale accanto alla nostra
[ guardia.
ORAZIO
Che costrutto cavarne, non saprei.
Ma ho in testa che ci sia sotto il presagio
d’un qualche ribollimento nel nostro Stato.
MARCELLO
Bene, sediamoci. E mi dica chi lo sa
perché mai questa severa guardia, ogni notte,
affligge i nostri sudditi; e perché
si fondono ogni giorno cannoni di bronzo
e si conducono con altri paesi traffici di guerra;
e che vuol dire cotesto stracanarsi di calafati,
che vengono arruolati in quantità
e che non han pace neppure la domenica.
A quale scopo tanto sudore e fretta
page_no="6" per far della notte la compagna di lavoro del giorno?
Chi può dirmene qualcosa?
ORAZIO Io. O almeno,
eccoti ciò che si va buccinando intorno.
Il nostro defunto re Amleto –
l’immagine del quale ci è apparsa or ora –
fu sfidato, lo sapete, da Fortebraccio di Norvegia,
punto da gelosia e da orgoglio, a singolar tenzone;
e in essa il nostro valoroso re (tale era stimato
in questa parte del mondo a noi nota)
uccise FORTEBRACCIO. Questi, in virtù di un patto
sigillato con tutte le forme delle leggi e del blasone,
aveva ceduto, con la vita, anche le sue terre
al vincitore; in cambio di che una giusta parte
del proprio avere fu posta in palio
dal nostro re, per essere assegnata a FORTEBRACCIO,
nel caso fosse riuscito vincitore;
così come, in virtù della stessa convenzione
e del medesimo articolo, la sua toccò ad Amleto.
Ora accade che il giovane e bollente FORTEBRACCIO,
portato dalla sua calda e indomita tempra,
ha rastrellato qua e là in tutti gli angoli
della Norvegia una turba di gaglioffi fuori legge,
pronta a guadagnarsi la pagnotta in un’impresa
in cui occorra del fegato. E l’impresa sarebbe
(come qui si ri...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Colophon
- William Shakespeare
- AMLETO
- Indice