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Poirot e la salma
Informazioni su questo libro
Cosa ci può essere di meglio di un rilassante week end in campagna, in compagnia di amici e parenti? Anche il dottor Christow, un medico totalmente assorbito dal suo lavoro, sente il fascino della natura e tutte le volte che può trascina la riluttante moglie Gerda a passare qualche giorno nella casa degli Angkatell, dove l'anziana e affascinante Lady Lucy domina sulla sua corte di invitati. L'amicizia e le buone maniere non nascondono però l'ostilità tra i vari ospiti. Quale rapporto c'è, per esempio, tra l'egocentrico Christow e la scultrice Henrietta? E cosa vuole trovare, con la scusa di cercare fiammiferi, la famosa diva Veronica Cray? In fondo tutti hanno qualcosa da nascondere, qualche segreto inconfessabile. Il delitto è insomma dietro l'angolo, e puntualmente avviene. Per fortuna tra i presenti c'è anche Poirot che, a dispetto di tutti i depistaggi, riesce a risolvere lo strano caso. Pubblicato nel 1946, Poirot e la salma è considerato uno dei capolavori della Christie, per la singolarità della situazione e per la verità psicologica dei personaggi.
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Informazioni
Poirot e la salma
1
Alle sei e tredici di un venerdì mattina, i grandi occhi azzurri di Lucy Angkatell si aprirono e, come sempre, lei fu subito sveglia e incominciò a ragionare su quei problemi che la sua mente incredibilmente attiva le poneva.
Sentì l’urgenza e la necessità di mettersi in contatto con qualcuno con cui conversare; a tale scopo scelse la giovane cugina Midge Hardcastle, che era arrivata alla Tana la sera prima, e scivolò rapida fuori dal letto. Si buttò sulle spalle ancora ben tornite una vestaglia e si avviò lungo il corridoio fino alla camera in cui dormiva Midge. Donna dai processi mentali fulminei, Lady Angkatell, come era sua abitudine, incominciò fra sé e sé la conversazione trovando nella sua fertile immaginazione le risposte che a suo giudizio Midge le avrebbe sicuramente dato. La conversazione era in pieno corso quando Lady Angkatell aprì con impeto la porta della stanza.
«… e così, mia cara, ammetterai anche tu che questo sarà un fine settimana preoccupante.»
«Eh? Cosa?» farfugliò Midge strappata bruscamente a un sonno profondo e riparatore.
Lady Angkatell andò alla finestra, aprì le persiane, scostò le tende con un brusco movimento, lasciando entrare la pallida luce dell’alba settembrina.
«Uccelli» mormorò guardando con piacere attraverso i vetri. «Sono così melodiosi!»
«Che cosa?»
«Il clima, per fortuna, sarà clemente e non presenterà problemi. Il tempo sembra essersi messo al bello stabile. È già qualcosa. Se un mucchio di personalità così diverse dovesse essere stipato all’interno della casa, sono sicura che sarai d’accordo con me nell’affermare che ciò peggiorerebbe notevolmente la situazione. Si finirebbe per dover ricorrere ai soliti giochi da salotto, per passare il tempo, e succederebbe come l’anno scorso. Non me lo potrò mai perdonare: quella povera Gerda! Lo dissi a Henry, dopo. Era stato imperdonabile e avventato da parte mia. D’altra parte, la si deve proprio invitare: sarebbe troppo scortese chiedere a John di venire senza di lei; ammetti però che la sua presenza rende tutto sempre così complicato. E il peggio è che è una donna gentile. Mi sembra, a volte, veramente assurdo che una persona gentile come Gerda sia sprovvista di una qualunque parvenza di intelligenza: se questo è ciò che si intende per legge di compensazione, non mi sembra affatto giusto.»
«Ma di che cosa diamine stai parlando?»
«Di questo fine settimana, mia cara. Della gente che arriva oggi. Ci ho pensato tutta la notte e sono molto preoccupata. È un vero sollievo parlarne con te, Midge. Sei sempre così pratica e piena di buon senso!»
«Lucy!» esclamò Midge severamente. «Lo sai che ore sono?»
«Non esattamente, mia cara. Non lo so mai, mi conosci!»
«Sono le sei e un quarto!»
«Sì, cara» ammise vagamente Lady Angkatell senza mostrare alcun segno di contrizione. Midge la fissò seccata. Che persona esasperante, impossibile, quella Lucy! “Veramente” si chiese Midge “non capisco perché la sopportiamo!” Eppure, mentre esprimeva questo pensiero, sapeva già la risposta. Lucy Angkatell le sorrideva e sua cugina, che la stava ancora fissando indignata, fu di nuovo preda del fascino di cui Lucy si era servita per tutta la vita e che ora, nonostante avesse sessant’anni, agiva ancora inalterato. Sotto l’influsso di quel fascino, gente di tutto il mondo, diplomatici stranieri, funzionari di Stato, membri del governo, conoscenti e amici avevano sopportato scomodità, inconvenienti e seccature d’ogni genere. Il piacere infantile e la gioia che sprizzava dal suo modo di essere disarmava e vinceva ogni critica. A Lucy bastava spalancare i grandi occhi azzurri, stendere con un gesto di scusa le mani gracili e mormorare «Sono desolata» e il risentimento svaniva immediatamente.
«Cara,» disse infatti Lady Angkatell «sono desolata! Avresti dovuto dirmelo!»
«Te lo sto dicendo, ma è troppo tardi. Sono ormai completamente sveglia.»
«Che peccato! Mi aiuterai, non è vero?»
«Perché? Che cosa ti preoccupa?»
Lady Angkatell si sedette sulla sponda del letto. Non era come se una persona qualunque si fosse seduta lì, pensò Midge. Lucy aveva l’aspetto etereo ed evanescente di una fata. Lady Angkatell agitò le bianche mani con un grazioso gesto disarmante.
«Viene tutta gente sbagliata: voglio dire, gente che non sta bene insieme. Non che ci sia niente da dire su ognuno di loro se li si prende singolarmente. Sono tutti tanto cari.»
«Chi viene?»
Midge allontanò i folti capelli neri dalla fronte ampia con un gesto del braccio sodo e abbronzato. Non c’era in lei niente di evanescente o di fatato.
«John e Gerda. E su questo non c’è niente da ridire. John è molto gradevole ed è un uomo attraente. In quanto alla povera Gerda, dobbiamo tutti essere molto gentili con lei. Molto, molto gentili.»
Mossa da un oscuro istinto di difesa, Midge disse: «Andiamo, non è poi così male!».
«Mia cara! È patetica. Quegli occhi! Sembra non capire mai una sola parola di quello che le si dice.»
«Non capisce» ammise Midge. «Per lo meno, non ti capisce quando le parli. E non posso biasimarla. Lucy, la tua mente funziona con una tale rapidità che si devono fare sforzi acrobatici per tenere dietro alla tua conversazione. Parli senza mai preoccuparti del senso logico delle tue frasi.»
«Proprio come una scimmia!» ammise vagamente Lady Angkatell.
«Chi viene oltre ai Christow? Henrietta, suppongo.»
Il viso di Lady Angkatell si illuminò.
«Sì, e sento che sarà per me un valido sostegno. Lo è sempre. Henrietta è compassionevole, lo è profondamente, non solo in superficie. Mi sarà di aiuto nel trattare con la povera Gerda. L’anno scorso è stata meravigliosa. Stavamo giocando alle sciarade, ai giochi di parole, agli indovinelli, insomma a uno di questi passatempi e tutti avevamo già finito e li stavamo leggendo ad alta voce, quando scoprimmo all’improvviso che la povera Gerda non aveva nemmeno incominciato a risolverli. Non sapeva neanche in che cosa consistesse il gioco. Terribile, non è vero, Midge?»
«Non capisco proprio perché veniamo a passare qui il nostro riposo settimanale» la interruppe Midge. «Pensa a tutta la fatica mentale a cui ci sottoponiamo per partecipare a questi assurdi giochi da salotto per non parlare del tuo insopportabile stile di conversazione, Lucy.»
«Sì, mia cara, lo so, deve essere molto faticoso e per Gerda addirittura penoso. Ho sempre pensato che se avesse un po’ di buonsenso se ne starebbe alla larga. E invece, era lì, povera cara, confusa e mortificata. John pareva terribilmente irritato, innervosito. Io non sapevo come rimediare a quella situazione che si faceva sempre più imbarazzante ed è stato allora che ho provato per Henrietta un profondo senso di gratitudine. Si è rivolta a Gerda e si è messa a parlarle del maglione che indossava, un indumento orrendo, che pareva scovato in uno di quei saldi di fine stagione, di un atroce colore verde lattuga appassita. Gerda si è tutta illuminata. Pensa, lo aveva lavorato a maglia lei stessa. Henrietta le ha chiesto il modello e Gerda ne è stata fiera e felice. Questo è ciò che intendevo dire a proposito di Henrietta. Si può sempre contare sul suo intervento in caso di bisogno. Possiede una specie di talento naturale!»
«Si impegna davvero» ammise lentamente Midge.
«Sì. E sa sempre quello che è giusto dire.»
«È vero!» ammise di nuovo Midge. «Ma non si limita alle parole. Lo sai, Lucy, Henrietta ha veramente lavorato a maglia un pullover seguendo le indicazioni di Gerda.»
«Santo Cielo!» Lady Angkatell parve colpita. «E lo indossa?»
«Lo indossa. Henrietta va sempre fino in fondo alle sue azioni.»
«È veramente così brutto?»
«No, indossato da Henrietta non è niente male!»
«Naturalmente! Questa è la differenza tra Gerda e Henrietta. Tutto quello che Henrietta fa, lo fa bene. Tutto le riesce. Oltre a essere una valente scultrice, è brava quasi in tutto.»
«Devo ammettere, Midge, che se c’è qualcuno che ci aiuterà a sopportare questo fine settimana, questo qualcuno sarà proprio Henrietta. Sarà gentile con Gerda e divertirà Henry, terrà John di buonumore e sono sicura che sarà di grande aiuto con David.»
«David Angkatell?»
«Sì. Viene da Oxford, o forse da Cambridge. I ragazzi di quell’età sono così difficili, specialmente quando sono intellettuali. David è un intellettuale. Come sarebbe bello se i giovani potessero fare a meno di essere intellettuali, almeno fino a che non diventino vecchi. Così come stanno le cose, sono scorbutici, ti guardano con malevolenza, si mangiano le unghie, hanno a volte strane macchie sulla faccia e il pomo d’Adamo prominente. O non parlano addirittura, oppure sono verbosi e contraddicono tutti. Eppure, come ho detto, confido in Henrietta. È piena di tatto, fa le domande giuste e, siccome è una scultrice, la rispettano, specie perché non scolpisce solo animali o teste di bambini, ma fa sculture di avanguardia come quell’affare curioso in creta e metallo che ha esposto al New Artists l’anno scorso. Assomigliava a una scala di Heath Robinson. Si chiamava Pensiero ascendente o qualcosa di simile. Proprio quel tipo di opera d’arte che può impressionare un ragazzo come David. A me pareva solo una sciocchezza.»
«Cara Lucy!»
«Alcune opere di Henrietta sono veramente belle! Quella figura piangente in legno di frassino, per esempio.»
«Henrietta è un’artista veramente geniale. Ma è anche gentile e disponibile» affermò Midge.
Lady Angkatell si alzò e andò di nuovo verso la finestra. Giocherellò distrattamente con il tirante della persiana.
«Perché sempre ghiande, mi domando» mormorò.
«Ghiande?»
«Sui tiranti. Ci deve essere una ragione. Potrebbe esserci una pigna o una pera, e invece c’è sempre una ghianda. Curioso, non ti pare?»
«Lucy, non divagare. Sei venuta qui per parlare del fine settimana e non vedo perché devi essere così ansiosa. Se fai in modo di lasciar perdere i giochi da salotto e cerchi d...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Prefazione
- Poirot e la salma
- Postfazione
- Copyright
Domande frequenti
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