Il voltapagine
eBook - ePub

Il voltapagine

  1. 224 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Informazioni su questo libro

Paul Portfield è un pianista diciottenne che sogna di diventare un grande concertista, accontentandosi, per il momento, di fare da assistente all'affascinante Richard Kennington, musicista all'apice del successo. Quando fra i due sembra nascere un sentimento che va ben oltre la semplice infatuazione, Paul deve fare i conti con se stesso, misurandosi con il suo talento e le sue speranze. Un romanzo intenso e delicato sulla giovinezza, la passione e il desiderio.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2010
Print ISBN
9788804476986
eBook ISBN
9788852017162

UN TARLO NELL’ORECCHIO

1

«Paul! lascia che ti aggiusti la cravatta!»
Detto fatto, sua madre gli fu addosso, le mani sul collo.
«Mamma, per favore, la cravatta va bene così com’è...»
«Lasciami solo stringere il nodo, caro, non vorrai presentarti con la cravatta allentata al tuo debutto.»
«Non è il mio debutto.»
«Quando mio figlio sta su un palcoscenico di fronte a duemila persone, io lo considero un debutto. Ecco fatto, così va meglio.»
Fece un passo indietro, gli lisciò il bavero della giacca con le sue lunghe dita. Anche così, aveva la faccia talmente vicina da poterla baciare: Paul vide le zampe di gallina sotto il fondo tinta, sentì l’odore dolciastro di coca-cola del rossetto, l’alito profumato di Wrigley.
«Va bene così, mamma.»
«Solo un piccolo ritocco.»
«Ho detto che va bene così!»
Sfuggendo alla sua stretta, Paul sfrecciò tra le quinte, per raggiungere Mr Mansourian, l’impresario, che lo stava aspettando.
«Bene, bene, bene» disse Mr Mansourian, «giurerei che sei il voltapagine più elegante che abbia mai visto. Vieni che ti presento a Kennington.»
«Buona fortuna, tesoro!» gli gridò Pamela in tono vagamente funereo. Gli fece un cenno di saluto, stringendo in pugno un fazzolettino di carta. «In bocca al lupo. Ci vediamo dopo il concerto.»
Lui non rispose. Era fuori portata di voce, fuori dalle quinte, oltre le quali cominciava a farsi sentire il brusio degli spettatori che prendevano posto.
Mr Mansourian lo guidò su per ripide scalette e lungo corridoi asettici, fino a un camerino dove bussò tre volte con ferma autorevolezza.
«Avanti.»
Entrarono. Richard Kennington, il famoso pianista, era seduto su una sedia di plastica davanti allo specchio, il cravattino allentato intorno al collo. Stava bevendo un caffè. Isidore Gerstler, il celebre violoncellista, mangiucchiava una ciambella con glassa alla cannella. Maria Luisa Strauss, la famosa violinista, stava spegnendo una sigaretta in un portacenere già stracolmo di mozziconi macchiati di rossetto. Il suo profumo, corposo e speziato, evocava harem lontani. Lo stanzino però non aveva linee morbide, né tappeti persiani. Vi dominavano le nude lampadine che conferivano alla faccia dei musicisti un’intensa luminosità giallastra.
«Buona sera, amici» disse Mr Mansourian, chiudendo bene la porta. «Richard, vorrei presentarti Paul Porterfield, il tuo voltapagine.»
Con una certa riluttanza Kennington ruotò sulla sedia. Aveva capelli lisci e scuri, basette corte, occhi color legno di ciliegio. Rughe sottili gli solcavano il viso un po’ segnato: non che sembrasse vecchio, solo più attempato di come appariva sulle copertine dei suoi CD. E Paul, guarda caso, possedeva tutti gli otto CD di Kennington.
Kennington sorrise. «Piacere di conoscerti, Paul Porterfield» disse tendendo la mano.
«Grazie, signore» rispose Paul, e strinse quella mano con timidezza; dopotutto, non aveva mai toccato niente di così prezioso in vita sua. Però non sembrava diversa da una qualsiasi altra mano, rifletté. Né Paul avvertì, nella stretta di Kennington, la magia che si sprigionava da lui quando sedeva davanti a un pianoforte.
«È un onore per me» continuò Paul, «sono sempre stato un suo grandissimo ammiratore.»
«Molto gentile da parte tua. Posso presentarti i miei fedeli compagni?»
Isidore Gerstler, tutto preso dalla sua ciambella, si limitò ad alzare una mano in segno di saluto. Ma Maria Luisa Strauss fece un sorriso ammiccante, scosse i lunghi capelli neri, giocherellò con la croce d’oro egizia che le pendeva fra i seni lentigginosi. «Non ho mai visto un voltapagine così elegante» disse.
«A cosa stai lavorando, Paul?»
«Alla Kreisleriana, in questo momento. La mia insegnante è Olga Novotna. A proposito, mi ha pregato di porgerle i suoi saluti. Poi studio Webern per conto mio. Miss Novotna non approva Webern, quindi –»
«La vecchia Olga Higginbotham! Non è ancora morta?» lo interruppe Isidore Gerstler.
«No signore, tutt’altro.»
«Kessler ha scritto la Seconda Sinfonia per lei» disse Maria Luisa Strauss. «È decrepita!»
«Non ho mai capito perché abbia cambiato nome» disse Kennington. «Cosa c’è che non va in un nome americano? Be’, dovremmo ripassare il programma. Prendi una sedia.»
Paul ubbidì. Cerchi marroni macchiavano la superficie laminata del tavolo, sul quale c’erano solo una pila di spartiti, una custodia per occhiali e un sacchetto di plastica che sembrava contenere un lavoro a maglia.
Kennington aprì il primo degli spartiti. «Allora, cominceremo con Čajkovskij...»
«Ottima scelta, signore, se mi consente.»
«Sono contento che tu approvi. Oh, e ci atterremo ai tagli standard nelle variazioni.»
«Bene.»
«Poi, dopo l’intervallo, l’Arciduca. Fin qui nessun problema. E se il pubblico si comporta bene e decidiamo di fare un bis, sarà l’andante dal si bemolle maggiore di Schubert. Immagino tu conosca bene il si bemolle maggiore di Schubert..»
«Sì, ho la sua incisione del 1983 con Delaria e Miss Strauss.»
Miss Strauss sorrise.
«Bene, si vede che hai studiato la lezione» disse Kennington. «Non mi succede spesso di trovare un voltapagine così zelante. Una volta a Ravenna mi capitò una vecchia signora che si chiamava – roba da non crederci – Mozzarella. Ti ricordi, Joseph? Affascinante ma paralizzata.»
«Nella terra di Dante la signora Mozzarella è leggendaria» osservò Mr Mansourian.
«Immagino che voltare pagine per certi versi sia un’arte» continuò Kennington. Poi, bevendo un sorso di caffè, lasciò cadere – con grande rammarico di Paul – questo interessante argomento. «Bene, credo di essere pronto. Tushi, sei pronta?»
«Sì, Richard.»
«Izzy?»
«Sì, Richard.»
«Ci siete già andati tutti?» chiese Mr Mansourian.
«Ops. Grazie per avermelo ricordato.» Ripulendosi le dita dalla cannella, Izzy si precipitò in bagno. Ma non chiuse la porta.
Subito si sentì la cerniera che veniva abbassata, poi il rumore virile di un getto di urina.
«Ma per piacere!» Mr Mansourian si diede una manata sulla fronte. «Ragazzi, devo ricordarvi che c’è una signora tra noi?»
«Ehi, Izzy, conservane un po’ per me» gridò Kennington. «Ho sete!»
Tushi strabuzzò gli occhi e lanciò un bacetto a Paul, che arrossì.
«Devi scusarci» disse Izzy tirandosi su la cerniera. «Dopo qualche settimana in giro, diventiamo un po’ suonati.»
«Non si preoccupi» disse Paul. «Sono sicuro che quando comincerò la mia carriera di concertista, diventerò suonato anch’io.»
«Bene, allora diamoci una mossa» disse Mr Mansourian, e aprì la porta.
«Arrivederci» disse Paul.
«Arrivederci» disse Kennington.
Paul seguì Mr Mansourian in corridoio.
Paul, che aveva appena compiuto diciotto anni, non aveva mai fatto il voltapagine. Certo, lo aveva desiderato; e aveva fatto sapere a Miss Novotna e a Mr Wang, il suo insegnante di musica al liceo, quanto gli sarebbe piaciuto. Però non ne aveva mai avuto l’occasione, finché Judith Schmidt, la candidata al Ph.D. in musicologia a Stanford che di solito si assumeva quell’incarico, non aveva deciso all’ultimo minuto di partecipare a un convegno su Šostakovič in Arizona. Così si era creato un vuoto, che Paul, con suo grande piacere, venne invitato a riempire: ed ecco le luci di scena, le quinte, la fessura nel sipario attraverso cui si intravedeva l’immenso Steinway, palpitante davanti a una fetta di spettatori che non avevano ancora preso posto.
Al suo fianco, Mr Mansourian gli dava dei consigli. «Cerca di divertirti là fuori» stava dicendo. «Però stai attento a non girare per sbaglio due pagine in un colpo solo. Richard una volta ha preso a sberle un voltapagine per questo.»
«Non si preoccupi. Mi sono esercitato con mia madre.»
«Ah, tua madre. Immagino si sia seduta al suo posto.»
«Lo spero.»
Mr Mansourian mise una mano sulla spalla di Paul con un gesto leggermente paternalistico.
«Allora, che progetti hai, figliolo? Speri di diventare musicista?»
«Non lo spero soltanto. Ne ho tutte le intenzioni.»
«Devi essere davvero proprio bravo.»
«Miss Novotna dice che sono l’allievo più promettente che abbia avuto da molti anni a questa parte.»
Mr Mansourian, che aveva già sentito affermazioni di questo genere, represse un sorriso. «Bene, allora immagino che seguirai il percorso C» disse. «Conservatorio, concorsi, concerti. Sì, già me l’immagino. Dal Cliburn alla Carnegie Hall, dalla Carnegie Hall a un contratto esclusivo...»
«Be’, stiamo correndo un po’ troppo» lo interruppe Paul. «Comunque, ho intenzione di andare al Juilliard, se mi accettano.»
Mr Mansourian infilò un biglietto da visita nel taschino di Paul. «Non perderlo» gli disse. «Vieni a suonare per me, se ti va. Ho un pianoforte nella mia suite al Clift.»
«Sì, signore. La ringrazio, signore.»
«Potremmo anche bere una cosa insieme.» Il suo sguardo divenne all’improvviso più guardingo. «Sempre che tu abbia l’età per bere.»
«Non per la legge.»
«Allora ci berremo una coca» buttò lì Mr Mansourian, e deglutì con tanta forza che Paul gli vide andare su e giù il pomo d’Adamo.
In sala, la madre di Paul finalmente si era seduta al suo posto, nella fila ventidue della platea, a sinistra del corridoio: Paul le aveva detto che i veri appassionati di musica si siedono sempre a sinistra del corridoio in modo da riuscire a vedere le mani del pianista. Appoggiato il cappotto sulla poltrona davanti alla sua, Pamela scorreva il programma con un’unghia smaltata di rosso.
«No, non lo nominano da nessuna parte» disse a Clayton Moss, che, insieme alla moglie Diane, l’aveva accompagnata al concerto.
«Non credo che si usi» disse Clayton. «Cioè, non ho mai visto un voltapagine citato sul programma di sala. E tu Diane, hai mai visto un voltapagine sul programma?»
«Non che io mi ricordi.» Diane stava frugando nella borsa. «Qualcuno vuole una gomma?»
«Lo sapevate che Kennington ha debuttato all’età di quattordici anni? Quattordici anni! E ha inciso il suo primo disco quando ne aveva sedici!» disse Clayton.
«Ma è ridicolo! No, grazie. Insomma, citano cani e porci – direttore di sala, direttore di scena. Il voltapagine è molto più importante di tutti loro. Il pianista ha bisogno del voltapagine.»
«Sono assolutamente d’accordo con te» disse Diane. «Anzi, se lassù ci fosse Teddy, sarei livida di rabbia.»
«A quattordici anni, capite, sul palco di un concerto» disse Clayton. «Però mi chiedo se sia giusto, tutto sommato. Se non possa rovinare per sempre un ragazzino.»
Pamela meditava di scrivere una lettera. Aveva già scritto una lettera l’anno prima, quando Paul era stato escluso dal concorso per giovani pianisti... Non che fosse servito a qualcosa. Le rimostranze di una madre non interessavano a nessuno.
Togliendosi una ciocca di capelli dagli occhi, Pamela aprì con uno scatto la borsetta che aveva in grembo. Dall’apertura uscì un effluvio di L’Air du Temps. Prese un fazzolettino di carta e si tamponò le labbra.
«Sicura che non vuoi una gomma?» chiese Diane. «Una caramella? Una pasticca per la tosse?»
«Forse penserete che sono una sciocca. No, grazie. Ma cosa posso farci? Sono così fiera di lui. Insomma, è bravo, è proprio bravo. So che tu non lo hai mai sentito, Clayton. Però...»
«Io l’ho sempre detto, se c’è una cosa che ammiro in Paul Porterfield, è la risolutezza» disse Clayton. «Soprattutto se si pensa a gran parte di questi ragazzi, con il loro Internet e chissà cos’altro ancora. Ma Paul! Lui è diverso. Lo dico sempre a Diane, quel ragazzo sa quello che vuole. È disciplinato, ambizioso. Potrebbe essere il prossimo Van Cliburn.»
«A proposito, Paul andrà alla cena di premiazione del Club degli Ottimisti, quest’anno?» chiese Diane. «Teddy c’è andato l’anno scorso e si è divertito molto.»
«No, non ci andrà» disse gelida Pamela, fissando lo sguardo sul palco vuoto. Sì, te lo raccomando, il Club degli Ottimisti. Si rammaricava di trovarsi in compagnia di gente come i Moss, che non sembravano apprezzare la creatività. Pamela invece, pur non possedendo un talento creativo, almeno sapeva riconoscere la genialità, quando la vedeva; sul serio, l’aveva riconosciuta nel momento stesso in cui aveva sentito Paul strimpellare un motivetto al pianoforte, la settimana prima che compisse cinque anni. Fin da allora Paul aveva lottato per l’armonia.
Pamela si sfregò gli occhi, cercando di cancellare dalla mente l’eco invadente della voce di Diane. Non amava andare ai concerti con i Moss, ma non aveva altra scelta. Non era tipo da fare le cose da sola, e Kelso si era rifiutato di accompagnarla. «D’accordo, fa il voltapagine. E con questo?» aveva detto. «Quando suonerà, andrò a vederlo.» Ai suoi occhi Kelso era imperdonabile, tuttavia in sua assenza tirava un sospiro di sollievo: perlomeno non doveva preoccuparsi che si addormentasse.
Un uomo enorme, con una lucida testa calva, si avvicinò alla poltrona davanti a quella di Pamela. Guardò prima il cappotto, poi il biglietto, e infine lei.
«Signora, è suo?» le chiese.
«Oh, è il suo posto? Mi scusi.» Ritirò il cappotto.
Bofonchiando, l’uomo si sedette. Immediatamente il suo testone coprì la vista del pianoforte. Com’è disgraziata abitudine dei calvi, anche lui si era fatto crescere a dismisura i pochi capelli che aveva, per pettinarli a riporto sullo scalpo. Ora, se Clayton fosse stato un gentiluomo, le avrebbe cortesemente ceduto il suo posto. Ma evidentemente Clayton non era un gentiluomo perché non fece una piega. Tipico, da parte sua. Le cose non andavano mai come sperava lei. Ciò non di meno, non si sarebbe mai sognata di chiedere a Clayton di cederle il posto, sia perché era troppo orgogliosa, sia perché in fondo non disdegnava la prospettiva di soffrire un pochino davanti agli occhi di tutti.
Le luci in sala si abbassarono. Subito il chiacchiericcio del pubblico si ridusse a un sussurro.
«Comincia!» disse Pamela a Clayton, e allungò il collo per poter vedere. A parte il pianoforte e la panchetta di Kennington, sul palco...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Colophon
  4. Un tarlo nell’orecchio
  5. Musicland
  6. La mano che ti nutre