Quattro casi per Hercule Poirot
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Quattro casi per Hercule Poirot

  1. 238 pagine
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Quattro casi per Hercule Poirot

Informazioni su questo libro

Hercule Poirot, il celebre investigatore belga inventato da Agatha Christie nel 1920 e ucciso, dall'autrice stessa, nel 1975, è il protagonista dei quattro racconti contenuti in questo volume. Quattro affascinanti storie poliziesche, pubblicate per la prima volta nel 1937, ognuna delle quali, per la complessità dell'intreccio e la ricchezza psicologica dei personaggi, ha il respiro di un romanzo.

In Delitto nel Mews il detective è chiamato in causa dal suo vecchio amico, l'ispettore Japp di Scotland Yard, per scoprire se la signora Allen è stata uccisa o si è suicidata.

Nel Furto incredibile l'investigatore è, insolitamente, alle prese con la sparizione di documenti militari top secret.

Lo specchio del morto ci riporta in un ambiente classico delle storie di Poirot: un invito in una casa di campagna con l'ospite che si trasforma in vittima.

Triangolo a Rodi è invece una delle avventure "mediterranee" del nostro personaggio, una splendida vacanza... ma con il morto, naturalmente.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2010
eBook ISBN
9788852014598

Lo specchio del morto

1

L’appartamento era moderno. Anche l’arredamento della camera era moderno. Le poltrone avevano una sagoma quadrata; le sedie, angolare. Uno scrittoio anch’esso moderno era disposto direttamente davanti alla finestra e vi era seduto un ometto anziano. La sua testa era praticamente l’unica cosa in quella stanza che non fosse quadrata, ma a forma di uovo.
Il signor Hercule Poirot stava leggendo una lettera:
Stazione: Whimperley
Telegrammi: Hamborough St John
Hamborough Close
Hamborough St Mary
Westshire
24 settembre 1936
Signor Hercule Poirot
Egregio signore,
è sorta una questione che richiede di essere trattata con grande delicatezza e discrezione. Ho sentito parlare bene di voi e ho deciso di metterla nelle vostre mani. Ho ragione di credere di essere la vittima di una frode, ma per motivi di famiglia non voglio chiamare la polizia. Sto prendendo determinate misure personali per trattare questa faccenda, ma dovrete esser pronto a venir giù immediatamente non appena riceverete un telegramma. Vi sarei molto grato se non rispondeste a questa lettera.
Vostro, ecc.
Gervase Chevenix-Gore
Le sopracciglia di Poirot si alzarono lentamente sulla fronte fin quasi a scomparire tra i capelli.
“E chi diamine è” domandò tra sé “questo Gervase Chevenix-Gore?”
Andò alla libreria e tirò fuori un poderoso volume.
Trovò abbastanza facilmente quello che cercava.
Chevenix-Gore, Sir Gervase Francis Xavier, decimo baronetto; titolo nobiliare risalente al 1694; ex capitano del XVII Lancieri; nato il 18 maggio 1878; figlio di Sir Guy Chevenix-Gore, nono baronetto e di Lady Claudia Bretherton, seconda figlia dell’ottavo duca di Wallingford. Succeduto al padre 1911; sp. Vanda Elizabeth, figlia del colonnello Frederick Arbuthnot; studi: Eton. Ha combattuto nella Prima guerra mond. 1914-18. Hobby: viaggi, caccia grossa. Indirizzo: Hamborough St Mary, Westshire e 218, Lowndes Square, S. W.1. Club: Cavalry, Travellers’.
Poirot scosse la testa con aria vagamente insoddisfatta. Per un minuto o due rimase immerso nei suoi pensieri, poi andò alla scrivania, aprì un cassetto e tirò fuori un mucchietto di inviti.
La sua faccia si illuminò.
«A la bonne heure! Proprio quello che ci vuole! Ci sarà senz’altro!»
Una duchessa accolse il signor Hercule Poirot con molta cordialità.
«Siete riuscito a venire, alla fine, signor Poirot! Oh, fantastico!»
«Il piacere è tutto mio, Madame» mormorò Poirot con un inchino. Evitò parecchie persone celebri e importanti: un famoso diplomatico, un’attrice non meno famosa e un notissimo Pari, grande sportivo, e trovò finalmente la persona che era venuto a cercare, l’invitato sempre presente, il signor Satterthwaite.
Il signor Satterthwaite si mise a chiacchierare amabilmente.
«La cara duchessa… i suoi ricevimenti sono sempre un godimento per me… Ha una tale personalità, se mi capite. Qualche anno fa ci siamo visti moltissimo in Corsica…»
La conversazione del signor Sattherthwaite aveva sempre la tendenza a essere inutilmente appesantita dalla menzione delle sue conoscenze titolate. Non è da escludere che, qualche volta, possa aver trovato piacevole la compagnia dei signori Jones, Brown o Robinson, ma, se è stato così, non ne ha mai parlato. Eppure definire il signor Satterthwaite uno snob, puro e semplice sarebbe fargli ingiustizia. Era un osservatore acuto della natura umana e se è vero che la persona che sta a guardare conosce quasi perfettamente il gioco, bisogna dire che il signor Satterthwaite conosceva molte cose.
«Sapete, caro amico, che sono secoli che non vi vedo? Ricordo di aver avuto il privilegio di vedervi all’opera da vicino in quella faccenda di Crow’s Nest! Da quel giorno, ho la sensazione di essere anch’io al corrente di come si fa, tanto per dire! Ho visto Lady Mary soltanto la settimana scorsa, a proposito. Una creatura affascinante, potpourri e lavanda!»
Dopo aver accennato di sfuggita a uno o due scandali del momento, il comportamento sconsiderato della figlia di un conte e la condotta lamentevole di un visconte, Poirot riuscì a introdurre nella conversazione il nome di Gervase Chevenix-Gore.
Il signor Satterthwaite reagì immediatamente.
«Ah, quello sì che è un personaggio, sapete? L’Ultimo dei Baronetti… ecco il suo soprannome.»
«Scusatemi, ma non capisco.»
Il signor Satterthwaite perdonò l’incapacità dello straniero di comprendere il significato.
«È una battuta di spirito, sapete… uno scherzo. Naturalmente non è realmente l’ultimo baronetto d’Inghilterra, rappresenta però la fine di un’epoca. Il Baronetto Cattivo e Audace, il pazzo, sventato e irresponsabile baronetto così popolare nei romanzi del secolo scorso, quel tipo di uomo che proponeva le scommesse più assurde… e le vinceva.»
Proseguì allargando il concetto e spiegando più in dettaglio quello che intendeva dire. Negli anni giovanili, Gervase Chevenix-Gore aveva fatto il giro del mondo in barca a vela. Aveva seguito una spedizione al Polo. Aveva sfidato a duello un Pari famoso nel mondo dell’ippica. Per scommessa aveva salito le scale di una residenza ducale in groppa alla propria giumenta preferita. Una volta era balzato sul palcoscenico da un palco e aveva portato via una celebre attrice nel bel mezzo della recita.
Gli aneddoti che si raccontavano di lui erano innumerevoli.
«È un’antica famiglia» continuò il signor Satterthwaite. «Sir Guy Chevenix andò alla prima crociata. Adesso, purtroppo, si direbbe che la casata stia per estinguersi. Il vecchio Gervase è l’ultimo degli Chevenix-Gore.»
«Il patrimonio di famiglia è impoverito?»
«Niente affatto. Gervase è molto ricco. Possiede immobili di gran valore, miniere di carbone e, in aggiunta a questo, aveva ottenuto una concessione per una miniera in Perù o in qualche altro posto del Sudamerica quando era giovane, che gli ha reso una fortuna! Un uomo straordinario. Sempre fortunato in tutto ciò su cui ha messo mano.»
«Adesso è anziano, immagino?»
«Sì, povero, vecchio Gervase.» Il signor Satterthwaite sospirò e scosse la testa. «C’è molta gente che, se dovesse dare un giudizio su di lui, direbbe che è matto da legare. È vero, sotto un certo aspetto. È matto, non nel senso che dovrebbe essere chiuso in un manicomio o perché vaneggia e ha le visioni, ma nel senso che è eccentrico. È sempre stato un uomo con un carattere originalissimo.»
«E l’originalità diventa eccentricità a mano a mano che gli anni passano?» suggerì Poirot.
«Verissimo. È proprio quel che è successo al povero, vecchio Gervase.»
«Si è fatto, forse, un’idea esagerata della propria importanza?»
«Esattamente. Si direbbe che Gervase, nel suo cervello, consideri il mondo diviso in due parti: ci sono i Chevenix-Gore, e c’è tutto il resto dell’umanità!»
«Un senso esagerato dell’importanza della casata!»
«Sì. I Chevenix-Gore sono tutti di un’arroganza diabolica. Gervase, essendo l’ultimo, ce l’ha in una forma eccessiva. Insomma è come se… be’, ecco, sapete cosa vi dico? Che a sentirlo parlare, si potrebbe credere che è Dio Onnipotente!»
Poirot fece segno di sì, lentamente, con la testa. Era pensieroso.
«Già, lo immaginavo. Vedete, ho ricevuto una lettera da lui. Una lettera insolita. Non chiedeva. Dettava ordini!»
«Un comando reale» disse il signor Satterthwaite, ridacchiando.
«Precisamente. A questo Sir Gervase non pare che sia venuto in mente che io, Hercule Poirot, sono un uomo importante, una persona impegnata in mille affari! E che sarebbe stato estremamente improbabile che potessi metter tutto da parte per precipitarmi da lui come un cagnolino ubbidiente… come una nullità, gratificata dal fatto di ricevere un incarico!»
Il signor Satterthwaite si mordicchiò un labbro nel tentativo di reprimere un sorriso. Forse stava pensando che, quando c’era di mezzo l’egoismo, c’era poco da scegliere fra Hercule Poirot e Gervase Chevenix-Gore.
Disse: «Naturalmente, se la causa della chiamata era urgente…».
«Non lo era!» Le mani di Poirot si alzarono in un gesto enfatico. «Dovevo tenermi a sua disposizione, ecco tutto, in caso avesse avuto bisogno di me! Enfin, je vous demande!»
Di nuovo le mani si levarono al cielo in un gesto eloquente che esprimeva, meglio di quanto non potessero farlo le parole, il senso di profondo oltraggio del signor Hercule Poirot.
«Ne concludo» disse il signor Satterthwaite «che avrete rifiutato?»
«Non ne ho avuto ancora la possibilità» disse Poirot.
«Ma rifiuterete?»
Una nuova espressione apparve sulla faccia dell’ometto. La sua fronte si aggrottò per la perplessità.
Disse: «Non lo so, come posso esprimermi? Rifiutare… sì, il mio primo istinto è stato quello. Ma non so… Qualche volta si provano strane sensazioni. Mi pare di sentire un vago puzzo di pesce…».
Il signor Sattert...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Quattro casi per Hercule Poirot
  4. Delitto nel Mews
  5. Il furto incredibile
  6. Lo specchio del morto
  7. Triangolo a Rodi
  8. Copyright

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