In un mondo come quello attuale, preda dell'incertezza, della competitività e della paura, dove gli interessi privati prevalgono spesso su quelli comuni e l'io sembra averla sempre vinta sul noi, la rinuncia all'egoismo, l'amore per gli altri e la conquista della pace interiore possono apparire valori nobili ma utopistici, irrealizzabili, se non addirittura ingenui.
Con parole semplici ma inequivocabili, Sua Santità il Dalai Lama dimostra invece come si tratti di obiettivi alla portata di tutti, che possono determinare cambiamenti decisivi non solo per la vita di ciascuno di noi, ma per quella dell'intera umanità. Partendo dalla considerazione che ogni essere umano vuole la felicità e non la sofferenza, il Dalai Lama illustra gli errori più comuni che compiamo quando lasciamo che siano emozioni distruttive quali la bramosia, la rabbia, l'odio e l'invidia a guidare i nostri comportamenti, con l'unico desolante risultato di precipitare nell'angoscia e nella solitudine. La strada che porta alla pace interiore - e, quindi, alla felicità - è invece quella che va nella direzione opposta, cioè verso la compassione, un atteggiamento generato dalla consapevolezza che tutti gli uomini sono uniti da un indissolubile legame: la loro condizione di esseri umani. In questa comunità universale, il gesto compassionevole ed empatico di ogni individuo nei confronti del prossimo non può non riverberarsi, in cerchi sempre più ampi, su coloro che gli stanno attorno. Se riusciremo a diventare esseri umani più compassionevoli, anche i nostri amici, i familiari, i vicini, le persone che amiamo - e persino i nemici - verranno coinvolti in una sorta di circolo virtuoso che li porterà a tramutarsi, a loro volta, in agenti di trasformazioni positive.
Per questo è importante «imparare» la compassione, esercitando ogni giorno con tenacia il proprio cuore e la propria mente a praticarla: la posta in gioco - una felicità duratura per tutti gli esseri viventi - è troppo alta per assumersi la responsabilità di non tentare.

eBook - ePub
L'arte della pace interiore
Piccola guida per stare bene con se stessi e con gli altri
- 152 pagine
- Italian
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L'arte della pace interiore
Piccola guida per stare bene con se stessi e con gli altri
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Ripasso degli esercizi
Come considerare la rabbia
1. Se una persona ti dimostra la propria rabbia e tu reagisci arrabbiandoti, l’esito sarà disastroso.
2. Se invece controlli la rabbia e manifesti il suo opposto – amore, compassione, tolleranza e pazienza – non soltanto rimarrai in pace, ma anche la rabbia altrui a poco a poco diminuirà.
3. La rabbia può procurare un momentaneo successo dandoti una certa soddisfazione per un breve periodo, ma alla fine causerà ulteriori difficoltà.
4. Quando qualcuno cerca di approfittarsi di te, per prima cosa devi capire chiaramente che questa persona è un essere umano e ha il diritto di essere felice.
5. Allora puoi agire in base alla situazione che lui o lei ha creato, rispondendo in modo energico, se necessario, ma senza mai perdere la tua prospettiva compassionevole.
La compassione è la chiave.
Come apprezzare i nemici
1. Rifletti sul fatto che, per formare il carattere, è essenziale praticare la pazienza.
2. Osserva che il modo migliore di praticare la pazienza richiede un nemico.
3. Comprendi che, da questo punto di vista, i nemici sono assai preziosi per le opportunità che ti offrono.
4. Decidi che, invece di arrabbiarti con chi ostacola i tuoi desideri, dentro di te reagirai con gratitudine.
Considerando le cose in questo modo, puoi cambiare atteggiamento nei confronti delle avversità. È molto difficile, ma assai gratificante. Se analizzi a fondo la questione, ti renderai conto che persino i nemici acerrimi che intendono farti davvero del male, in un certo senso ti stanno facendo un’enorme gentilezza. Infatti, solo di fronte all’operato dei nemici puoi davvero imparare la vera forza interiore.
Come riflettere sul cambiamento
Esamina i tuoi sentimenti per capire quali persone senti vicine e quali avverti come distanti. Analizza la questione in questo modo:
ti senti spontaneamente vicino a un tuo amico; per quanto riguarda il tuo nemico, non solo lo senti distante, ma talvolta provi rabbia o irritazione nei suoi confronti; per una persona neutra non provi alcun sentimento. Nulla ti garantisce, tuttavia, che l’amico, il nemico o la persona neutra continuerà per sempre ad aiutarti, a danneggiarti, o a non fare né l’una né l’altra cosa. Quando generi pensieri negativi, o sentimenti negativi come l’odio o la rabbia, persino un amico ti sembra un nemico; quando i pensieri negativi verso un nemico si dissolvono, il nemico diventa un amico.
Riflettendo in questo modo, allenterai la presa che emozioni afflittive quali la rabbia e l’odio esercitano su di te.
Osservare come ci si mette nei guai
1. Visualizza e permetti a te stesso di percepire una situazione in cui eri preda dell’odio o della bramosia.
2. Non ti pare che la persona o l’oggetto odiato oppure desiderato sia estremamente reale e molto concreto?
3. C’è un conflitto tra apparenza e realtà?
Osserva come tu:
Osserva come tu:
prima percepisci l’oggetto;
poi stabilisci se l’oggetto è buono o cattivo;
poi concludi che la bontà o la cattiveria dell’oggetto è intrinseca all’oggetto;
poi generi bramosia oppure odio a seconda che
sia stata esagerata la bontà o la cattiveria dell’oggetto.
poi stabilisci se l’oggetto è buono o cattivo;
poi concludi che la bontà o la cattiveria dell’oggetto è intrinseca all’oggetto;
poi generi bramosia oppure odio a seconda che
sia stata esagerata la bontà o la cattiveria dell’oggetto.
Riflettere su come appaiono i fenomeni
in una situazione intensa
in una situazione intensa
1. Ricorda un periodo in cui hai provato un intenso odio o un’intensa bramosia. La persona o la cosa odiata, oppure desiderata, sembrava assolutamente concreta, vero?
2. Se rifletti su come le cose ti sono apparse in una situazione tanto intensa, scoprirai che esse sembravano esistere di per sé.
3. Ma il fatto è che nulla esiste in questo modo; ogni cosa dipende dalle cause che l’hanno provocata, dalle sue parti e dal modo in cui la percepiamo.
4. Quando osserverai le tue reazioni esagerate, noterai che hai perso di vista il fatto che persone e cose dipendono da una rete interconnessa di fattori e condizioni.
5. Continua a cercare di vedere e sentire come, nelle situazioni intense di bramosia e rabbia, la tua focalizzazione si restringe. Quando ti renderai conto di questa limitazione, vorrai spontaneamente allentare i legami delle emozioni esagerate che ti bloccano.
Come ridimensionare l’attaccamento
con la consapevolezza dell’impermanenza
con la consapevolezza dell’impermanenza
Pratica una contemplazione seguendo queste indicazioni:
1. È certo che morirò. La morte non può essere evitata. Il tempo che mi è concesso di vivere si sta esaurendo e non può essere prolungato.
2. Il momento della mia morte è ignoto. La durata della vita umana varia. Le cause di morte sono tante, mentre le cause di vita sono relativamente poche. Il corpo è fragile.
3. Siamo tutti appesi a un filo, perciò non ha senso litigare o lottare, o sprecare tutte le energie mentali e fisiche per accumulare denaro e beni.
4. Se nutro la convinzione erronea che ciò che si deteriora attimo dopo attimo sia incorruttibile, arreco dolore a me stesso e agli altri. Dovrei ridurre il mio attaccamento ai piaceri effimeri.
5. Dovrei cercare, dal profondo del cuore, di andare oltre questi cicli di sofferenza creati dalla convinzione erronea che sia permanente ciò che è invece transitorio.
6. Ciò che si rivelerà più utile nel lungo periodo sarà il mio mutato atteggiamento.
La consapevolezza dell’impermanenza richiede disciplina – la mente va domata –, ma ciò non significa punizioni o controlli esercitati dall’esterno. Disciplina non significa proibizione; significa piuttosto che, quando c’è una contraddizione fra interessi a breve e a lungo termine, si sacrificano i primi per i secondi. Si tratta pertanto di autodisciplina, che si basa sulla comprensione delle cause e degli effetti delle proprie azioni. È un genere di disciplina che offre protezione.
Come meditare analiticamente sugli svantaggi
della rabbia
della rabbia
1. La rabbia crea scompiglio
La rabbia fa pronunciare parole offensive e compiere atti fisicamente brutali, creando immediatamente un’atmosfera sgradevole. La rabbia diminuisce la facoltà di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, una facoltà che è tra gli attributi più alti dell’essere umano. Quando essa è perduta, siamo perduti. Talvolta è necessario reagire con forza, ma bisogna farlo senza rabbia. La rabbia non è necessaria. Non ha alcun
valore.
La rabbia fa pronunciare parole offensive e compiere atti fisicamente brutali, creando immediatamente un’atmosfera sgradevole. La rabbia diminuisce la facoltà di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, una facoltà che è tra gli attributi più alti dell’essere umano. Quando essa è perduta, siamo perduti. Talvolta è necessario reagire con forza, ma bisogna farlo senza rabbia. La rabbia non è necessaria. Non ha alcun
valore.
2. La rabbia ingigantisce i problemi
Anche piccoli gesti possono produrre effetti enormi, allo stesso modo in cui un piccolo seme può far crescere un grande albero. Per esempio, usare un nome sgradevole per descrivere un’altra persona mentre siamo spinti dalla rabbia può produrre effetti a catena che si propagano nel lontano futuro.
Anche piccoli gesti possono produrre effetti enormi, allo stesso modo in cui un piccolo seme può far crescere un grande albero. Per esempio, usare un nome sgradevole per descrivere un’altra persona mentre siamo spinti dalla rabbia può produrre effetti a catena che si propagano nel lontano futuro.
3. La rabbia mina le virtù
La capacità di un’azione virtuosa di generare effetti positivi può essere minata da una forte rabbia, il che rende doppiamente importante controllare la collera. Se, dopo aver compiuto un’azione virtuosa e averne accumulato le potenzialità, il possibile beneficio della buona azione rimanesse intatto e non diminuisse fino al momento di raccoglierne il frutto positivo, la situazione non sarebbe così delicata, ma non è questo il caso. Invece, gli effetti prodotti da un forte stato mentale non virtuoso come la rabbia hanno la meglio sul potenziale beneficio futuro di un’azione virtuosa e impediscono di raccoglierne il frutto. È un po’ come far inaridire un seme.
Per contro, un atteggiamento fortemente virtuoso si impone sul potenziale negativo creato dalle azioni negative e impedisce che producano i loro effetti. Dunque, è necessario non solo compiere molte azioni che producano effetti positivi in futuro, ma anche evitare di mettere in moto forze negative che svalutino i benefici futuri delle buone azioni che si compiono adesso.
La capacità di un’azione virtuosa di generare effetti positivi può essere minata da una forte rabbia, il che rende doppiamente importante controllare la collera. Se, dopo aver compiuto un’azione virtuosa e averne accumulato le potenzialità, il possibile beneficio della buona azione rimanesse intatto e non diminuisse fino al momento di raccoglierne il frutto positivo, la situazione non sarebbe così delicata, ma non è questo il caso. Invece, gli effetti prodotti da un forte stato mentale non virtuoso come la rabbia hanno la meglio sul potenziale beneficio futuro di un’azione virtuosa e impediscono di raccoglierne il frutto. È un po’ come far inaridire un seme.
Per contro, un atteggiamento fortemente virtuoso si impone sul potenziale negativo creato dalle azioni negative e impedisce che producano i loro effetti. Dunque, è necessario non solo compiere molte azioni che producano effetti positivi in futuro, ma anche evitare di mettere in moto forze negative che svalutino i benefici futuri delle buone azioni che si compiono adesso.
A mano a mano che procedi nell’analisi di questa situazione, si rafforzerà in te la consapevolezza che la rabbia è inutile. Una riflessione prolungata sugli svantaggi della rabbia ti farà capire che essa è insensata, persino patetica. Quando diventerà ovvio che gli effetti della rabbia sono nocivi, arriverai alla conclusione che l’ira, l’odio e la violenza non danno risultati positivi. Ciò farà sì che tu sia sempre meno disposto a tollerare la negatività.
Mantenere l’introspezione
1. Poiché la mente è trascinata nella bramosia per gli oggetti gradevoli e nell’odio per quelli sgradevoli, è importante controllare i sensi tenendosi lontani, se possibile, dai luoghi in cui si generano tali emozioni distruttive.
2. Quando i tuoi sensi si imbattono in oggetti gradevoli o sgradevoli, esercitati a impedire alla mente di precipitare nella bramosia e nell’odio.
3. Identifica sia la bramosia sia l’odio come emozioni autodistruttive, riconoscendone gli svantaggi; sii determinato a non legittimarle.
4. Consapevole che queste emozioni vanno limitate, usa l’introspezione per capire se ti stai imbattendo in oggetti e situazioni che potrebbero generare emozioni autodistruttive. In presenza di tali oggetti e situazioni, verifica se davvero insorgono quelle emozioni afflittive.
Questo stato di vigilanza deve essere mantenuto in qualsiasi circostanza. In questo modo potrai fare buon uso di ogni giorno della tua vita, consapevole del fatto che bramosia e odio continueranno a sorgere di tanto in tanto.
Esaminare l’illusoria solidità delle apparenze
Ti arrabbi perché qualcuno ha fatto, sta facendo o farà del male a te, alla tua famiglia o a un tuo amico. In tale impeto di rabbia percepisci sia il soggetto (io) sia l’oggetto (il nemico) quali entità tangibili e indipendenti. Poiché hai erroneamente accettato l’apparenza delle cose, si genera la rabbia. Ma c’è un’alternativa. Non appena divampa l’ira, o addirittura prima, usa la ragione per compiere la seguente analisi:
Chi sono io?
Chi è questo, a cui viene fatto del male?
Qual è il nemico?
Il nemico è il corpo dell’altra persona?
Il nemico è la sua mente?
Chi è questo, a cui viene fatto del male?
Qual è il nemico?
Il nemico è il corpo dell’altra persona?
Il nemico è la sua mente?
Se esamini le cose in questo modo, il nemico che in precedenza sembrava fatto in sé e per sé come qualcosa contro cui infuriarsi e quell’«io» che era intrinsecamente creato per essere ferito paiono dissolversi. E la rabbia si disintegra.
Come evitare di rimanere impantanati nelle apparenze
Cerca di considerare l’illusorietà dei fenomeni in questo modo:
1. Il riflesso di un volto è innegabilmente prodotto dalla presenza di un volto e di uno specchio, ed è privo degli occhi, delle orecchie e degli altri lineamenti che sembra avere.
2. Il riflesso di un volto innegabilmente scompare quando mancano il volto o lo specchio.
3. Analogamente, benché una persona non possieda neppure un briciolo di esistenza indipendente, non è contraddittorio che compia azioni e ne sperimenti gli effetti.
Dal momento...
Indice dei contenuti
- Copertina
- L'arte della pace interiore
- Dello stesso autore
- Prefazione di Jeffrey Hopkins
- L’arte della pace interiore
- Introduzione - Individuare la fonte della felicità
- I. La rabbia ti protegge?
- II. Le situazioni difficili possono essere preziose
- III. Prendersi cura degli altri è una via verso la felicità
- IV. Ci mettiamo nei guai da soli
- V. Smarrire la giusta prospettiva nelle situazioni impegnative
- VI. Essere disposti al cambiamento
- VII. La rabbia è utile?
- VIII. Il conflitto tra apparenza e realtà
- IX. La duttilità della mente
- X. La compassione è la radice dei rapporti
- XI. La compassione è la strada che porta al sollievo
- XII. La compassione si fonda sull’uguaglianza
- Conclusione - La compassione è il fondamento dei diritti umani
- Ripasso degli esercizi
- Bibliografia
- Copyright