Vivere alla giornata
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Vivere alla giornata

  1. 224 pagine
  2. Italian
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Vivere alla giornata

Informazioni su questo libro

In questa nuova, coerente e solida nuova raccolta, Gemma Bracco registra la dolorosa, acuta consapevolezza dell'umano essere, in una costante oscillazione tra esteriorità e interiorità, ambiente e spirito. E lo fa cercando - con tenacia vitale, con non comune energia reattiva - di cogliere, nelle risorse anche in apparenza minime della quotidianità, nel passaggio delle stagioni e nei vari ritmi della natura, della stessa vita animale, possibili momenti di salvezza e profondità di senso. Un'inquietudine sottile percorre questi versi, nei rivoli di un continuo interrogarsi, nell'infinita tensione verso la gioiosa accettazione del momento, nel segno di una saggezza matura, ma di sapore felicemente semplice, decisamente antieroica, e in fondo proprio per questo più autentica e "normale". Tra finzioni e sollievi, paura e rimpianto, ansia e solitudine su cui pure si spande la luce del presente, ma che rapido si opacizza o si contamina nel «marasma del passato», questa poesia sa offrire, con efficaci momenti di verticale asprezza lirica, uno sguardo intenso su una sensibilità immersa in un paesaggio mediterraneo, raffigurato in una serie cangiante di immagini. Gemma Bracco riflette anche sulla scrittura, rispecchia se stessa nella pagina, e lo fa con il carattere aperto a una continua ricerca del vero e con una pronuncia molto sobria e asciutta, capace di coinvolgere il lettore grazie alla sensibile forza comunicativa della sua parola.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2013
Print ISBN
9788804631439
eBook ISBN
9788852038563
Argomento
Letteratura
Categoria
Poesia

VIVERE ALLA GIORNATA

Sul divano

passo ore del pomeriggio
in sospensione come Brunilde
nel tempo vuoto del sonno
prima della vita
sul divano raccolgo forze
per il risveglio

Vivere alla giornata
per noi è difficile
la mosca la farfalla hanno un minimo progetto
per morire sul fiore
e l’hemerocallis bello un giorno solo
riluce di tutto l’oro del mattino
e nella notte scompare
quell’oro è opera di destini secolari
che forgiano un calice prezioso
per farlo poi svanire
Il mio progetto non è tale
è il rogo contro l’abiura
è la fedeltà contro la scomparsa
è il silenzio contro l’evidenza
è il rottame ritrovato nella nebbia

vivere alla giornata
quando la boccetta d’inchiostro si è versata
tutta sul foglio
lasciando un esile margine di bianco
quando il buio cattivo
non restituisce niente alle suppliche
e il tempo è un Polifemo che va avanti a tentoni
ad acchiappare il fuggitivo
non uno spiraglio per capire
non un coro per piangere insieme
un gigante va avanti va avanti
senza trovare resistenza

vivere alla giornata su questo terrazzino
le vele che passano da sud a est nel mare aperto
e i fiori azzurri che si adagiano nella brezza
e competono col mare
e l’ibisco pigro che svoltola le sue tele cangianti
da poche ore quello che era povero si copre di brillanti
quello che era terrestre si imbibisce di verde luce
quel profilo che era Capri diventa la spina dorsale del mito
quella dolorosa mancanza di un fine
un’offerta sacrificale

vivere alla giornata lunghissima d’agosto
quando la pace apparente è solcata
dalla fatica del mare nel pomeriggio
voci rauche delle onde
imperturbabile presenza del re sole
nell’aria una durata interminabile
e vuoto azzurro totale senza futuro e senza memoria
di nuovo nel labirinto ci perdiamo lì senza sapere
di amici o nemici
poco della comune umanità
molto di un destino di pietra e di sabbia
vivere le giornate in un ciclo che è già riciclo
una porta a bussola che va sempre daccapo
le notti innumerevoli
le mattine smemorate
l’estate senza storia

perché sono diventata povera
ognuno si allontana
e anche la primavera che ama
le bocche fresche e le braccia forti
I miei occhi sguarniti
possono guardare nel fondo del mare
e le mie mani carezzare le radici
sotto la terra
Se la grazia mi ha lasciato
guardami come sono
la mia povertà come un cilicio
mi punisce e mi tiene in vita
Ho conosciuto i colori ora immersi
nella pioggia
posso sentire cadere
i petali della rosa
e accendersi l’alba sul mare
ora posso con ogni foglia
bagnarmi di luce
sospirare nel vento

per rompere la solitudine
scrivo poche parole sulla tastiera
e mentre digito
il tu mi viene sotto le dita
tu ascolti tu guardi di sottecchi
tu ti tappi gli orecchi
tu chiudi le tende su ogni mia sera
Anziché prepararmi a riceverti
in visita nella mia notte solitaria
perdo il tempo a declinare vecchie parole
a vagare tra le parole astratte
e i luoghi immaginari
di cui sono cittadina onoraria
desertificazione oppressione claustrofobia
un abracadabra per aprire la gabbia truccata
del mago
io la donna dimezzata
per un gioco di prestigio
Al contrario l’immobilità di grande muraglia
la forza che non cede
questa è la tua resistenza
Come il re degli elfi
mi porti via nella tormenta
e mi avvolgi di neve

ogni giorno come Penelope
annodo e disfo
invento e cancello
non attendo non sono fedele
ma lotto contro la notte
che strappa via un’altra unghia
un’altra ciocca di me
con un cerotto sigilla
un nuovo balbettio
Come i giapponesi
lego gli oroscopi cattivi agli alberi
perché il vento se li porti via
ma oggi un sole d’acciaio ha vinto la guerra
persegue gli ignavi
punisce i malati
sfila via lenzuoli di nebbia
scoperchia dai fumi di foschia
boschi e prati

un’esile speranza era rinata
una debole speranza di pianta
appena spuntata da un seme impossibile
un’improbabile speranza di generazione
già uno spiffero d’aria fredda
già un graffio di cattiveria
portava via le minuscole radici
già era uccisa
Non mai abituata alla perdita
non ancora abituata al deserto
continuavo a camminare nell’affanno
nella speranza del recupero
Così la mia giornata segna
in un accompagnamento sincopato
il nuovo ritmo claudicante di questi giorni
sbucciati addentati spolpati fino all’osso
Ora in autunno
i grappoli d’uva conservano in sé
il vigore del sole trascorso
le castagne la promessa nutriente
ma il pallore di una piccola speranza
come una voce bianca
che sale attraverso il clamore
un fuoco fatuo nel giardino della notte
è quasi niente

ho ridimensionato i miei fantasmi
assottigliati e rimpiccioliti come fogli di carta
li ho lasciati cadere uno sull’altro
non li ho buttati nelle molte discariche
della mia vita
li ho riciclati perché siano riconoscibili solo da me
D’importante sono rimaste poche cose
come di una cena ricordi un curioso sapore
di un quadro un’accensione di colore
di un incontro poche parole affettuose
Non ho buttato via niente
se anche tutto mi sembra striminzito e logoro
e rimpolpato solo dalla freschezza del presente
Non mi attendo molto
dai tempi feroci e confusi
in cui la solitudine è l’unica arca di Noè
sebbene svuotata di animali
Il mio cane e il pettirosso fuori
e la loro vita che rapida scorre
mandano avanti la mia storia

vivevo le giornate per cancellarle
i momenti estratti dal fango
li uccidevo ricacciandoli giù
Dove il colore non è più colore
lì spegnevo la mia tavolozza
Ora l’autunno sventola la scia dorata
su flutti segreti mutilati splendori
ma il silenzio dei semi sembra per sempre
Parole bianche pensieri bianchi
son fermi come la neve in attesa
di copertoni ed orme di viandanti

Progetti

I
La casa nuova e il viaggio
sono i contrastanti progetti
di questi tempi
luoghi accessibili senza difficoltà
portoni che si aprono
su parchi immaginari
Segno con esitazione questi progetti
le mani sempre indietro
a rovistare nei cassetti
il desiderio di evasione
quasi inesistente
Rimango qui a guardare
senza progettare più niente

II
presa da altre domande
lasciavo fuggir via tutti i colori
le tele bianche abbandonate alla polvere
macchie di biacca sulla tavolozza
Spinta via con il vento degli anni
riappariva una visione dimenticata
quella stanza addormentata
la finestra sorgente di ogni vedere
Ora fuori scorribanda l’autunno
con battaglie di colpi
le foglie hanno le forme più preziose
ora novembre anche per me
a...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. di Gemma Bracco
  3. Vivere alla giornata
  4. VIVERE ALLA GIORNATA
  5. PER PURO ESERCIZIO
  6. MENTRE IL TRENO VA
  7. IL CICLO DELLA LUNA
  8. Copyright

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