Una grande famiglia milanese raccontata attraverso il corso del Novecento: dal glorioso laboratorio di "confezione tomaje" a Porta Cicca (oggi Porta Ticinese) che dava lavoro a tutti gli innumerevoli figli, fino agli anni del Fascismo, alla guerra, alle cadute e alle rivoluzioni della seconda metà del secolo. Genitori, figlie e figli accomunati dalla forza di mestieri e valori tramandati di generazione in generazione, da una fede cristiana più forte di ogni avversità. E dalla straordinaria volontà - e capacità - di cambiare le cose, con la consapevolezza e l'orgoglio di chi ha radici forti in un passato di operoso coraggio. Una galleria di personaggi semplici e profondamente autentici nelle loro emozioni, nelle speranze, nel dialetto milanese che è quello delle parole più intime. E, sullo sfondo, Milano. Che guarda, accoglie, lascia fare. Milano che culla e incoraggia, Milano che è madre e padre.
Con la passione di chi evoca il passato per affrontare con maggior energia il presente e il futuro, attraverso pagine che restituiscono la vibrante suggestione di gesti, volti, parole dimenticate, Marco Pogliani ci offre un romanzo che è la storia della sua famiglia e insieme la celebrazione di quella forza "naturale", inarrestabile e straordinaria, generata dalla continuità tra padri e figli.

- 276 pagine
- Italian
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Padri
Informazioni su questo libro
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VERMI
Letto. Lunedì. 4.30. Sono sveglio. Occhi al soffitto. Sento il respiro di mia moglie. Delle mie figlie. Del mio palazzo. Della città. Ma non quello di mio padre. Papà non c’è più. Da giorni è nella terra. Soffice. Fredda. Lontana. Mi giro nel caldo. Chiudo gli occhi. Sono solo. Nel buio. Ma manca poco. Lo so. La sospensione del dolore non può durare. Oggi tutto deve tornare. Al suo posto.
4.50.
Sveglia.
Latte.
Doccia.
Vestito.
Cravatta. Preannodata.
Il pacco.
Ho deciso.
Lo porto a Roma.
Lo porto con me.
Lo prendo.
Lo stringo.
E via.
Per la porta.
Giù.
In strada.
Nel freddo.
Nel buio.
5.30.
Taxi.
Vuole mettere il pacco nel baule?
No grazie, lo tengo.
Che strada preferisce?
Che cosa dice lei?
A quest’ora van tutte bene.
Linate.
La carta di credito.
Ricevuta?
Grazie.
Ecco.
Si ricordi il pacco.
Buon viaggio.
6.00.
Freccia Alata.
Sorrisi.
Caffè.
Giornali.
Vuole mettere in stiva il pacco?
No grazie, lo tengo.
Come vuole.
Corridoio o finestrino?
Basta che sia davanti.
Buon viaggio.
6.10.
Controllo bagagli.
Coda.
Mi lascia passare?
Il mio volo parte tra poco.
[il mio invece domani]
Prego.
Metta tutto nella vaschetta.
Cos’è quel pacco?
Perché non l’ha imbarcato?
Lo tengo.
Contento lei.
Ha il pc?
Ripassi, per favore.
Si tolga la cintura.
Si ricordi il pacco.
Buon viaggio.
6.25.
Finger.
Meno male.
Tra pochi minuti imbarcheremo.
I possessori di carte Freccia Alata e Ulisse saranno imbarcati per primi.
Anche le mamme con i bambini.
Meno male che se l’è ricordato.
Documento, prego.
Che bel pacco!
Non rispondo.
Buon viaggio.
6.30.
10C.
Seduto.
Mi fa passare per favore?
In piedi.
Il 10A.
Forse ci siamo.
Signore, vuole che le sistemi il pacco in una cappelliera?
No grazie, lo tengo.
Come vuole.
È arrivato anche il 10B.
Maledizione.
Certo che ha un bel pacco.
Non rispondo.
Ci si muove.
All’indietro.
Si aspetta.
Rollio.
Beccheggio.
Slancio.
Velocità.
In alzo.
Il grande curvone.
E via.
È comodo con quel pacco?
Vuole che glielo sistemi?
C’è posto in fondo.
No grazie, lo tengo.
Si plana.
Si atterra.
8.00.
Luce dentro.
Luce romana.
Luce fortissima.
Luce nella carlinga.
Vento.
Lurido pulmino.
Avanti.
Stop.
Curve e controcurve.
Il pacco sottobraccio.
Faccia attenzione, per favore.
Scusi.
Scarico.
Fuori.
8.10.
Dov’è l’autista?
So’ qua, dotto’.
Condoglianze, dotto’.
Me spiace tanto.
Grazie, è molto gentile.
Je prenno er pacco?
No grazie, lo tengo.
Arrivo subbito.
’Ste carogne m’anno fatto spostà la machina.
8.20.
Mettiamo er pacco de dietro?
No grazie, lo tengo.
Come vuole, dotto’.
E via.
L’autostrada.
Il raccordo.
La Magliana.
E su.
E giù.
I Fori.
Piazza Venezia.
Via del Corso.
Il Governo.
A destra.
Il Messaggero.
Il Tritone.
Via Veneto.
La Bella Vita.
Villa Borghese.
9.20.
Ci siamo.
Je porto er pacco in ufficio?
No grazie, lo tengo.
Settimo piano.
Corridoio.
Lungo.
Condoglianze, dotto’.
Grazie. Grazie.
Saluto.
Porta.
Segreteria.
Silenzio.
9.25.
L’ufficio.
Il mio.
Grande.
Troppo.
Roma ai miei piedi.
Tutta.
Splendente.
Troppa.
E il pacco è con me.
Ce l’ho fatta.
Lo scarto.
Il cuore batte forte.
Il ritratto.
Ovale.
Il nonno.
È con me.
Corro subito via. C’è la riunione. Quella del lunedì. Quella importante. Il capo sa che arriviamo da tante parti. Veniamo da Torino. Da Ivrea. Da Milano. Anche da Brescia. È per quello che la prima riunione del lunedì la fissa alle 9.30. Almeno siamo obbligati ad arrivare presto. Con lui. Come sempre. Come in caserma. Ma ci piace così. Mi guardo attorno. Come fanno gli altri. Per controllare che ci siamo. Che ci siamo ancora.
Manager ci chiamano.
Abbiamo lavorato nelle migliori aziende.
Abbiamo v...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Padri
- Prologo
- Il giorno dopo
- Ritratto
- Vermi
- Corridoio
- Tavolino
- Guerra e pace
- Tour
- Vita Nova
- Fantino
- Visita
- Gommini
- Conte
- Cartelle
- Ripartenza
- Castagne
- Soldi
- Cucchiaio di legno
- Riscatto
- Azzurrina
- Rosso
- Luna
- Amico
- Tre
- Tavola
- Dersu
- Taglio
- Chiamata
- Stelle e strisce
- Volantino
- Nano
- Ventuno
- Partenze
- Baffo
- Solo
- Sposada
- Partita
- Busta
- Venduto
- Addio
- Usa
- On fioeu penna nassuu
- Nonno
- Campanello
- Clic
- Epilogo
- Ringraziamenti
- Copyright