Una carrellata di immagini e pensieri sul nostro Paese dalla penna di uno dei più grandi scrittori italiani. Alberto Arbasino conduce il lettore in un viaggio tra un passato prossimo che sembra perduto per sempre e uno remoto che sembra non passare mai.
Nel suo stile inconfondibile, la sua lingua esatta, inventiva e ritmata, Arbasino condensa in queste pagine caratteri archetipici, espressioni idiomatiche che il tempo ha svuotato di senso, aneddoti e battute fulminanti, con qualche insospettabile nostalgia e una ironia vigile sempre pronta a denunciare conformismi e banalità.

- 28 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub
Diario (XS Mondadori)
Informazioni su questo libro
Scelto da 375,005 studenti
Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.
Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.
Diario
A «Nuovi Argomenti» rammento,
rammento di aver lungamente
contribuito cronache al corrente
con le attualità più recenti
degli Anni Sessanta e Settanta…
Ma ogni generazione ha naturalmente e costantemente vissuto e poi celebrato i propri vent’anni come un’età favolosa e formidabile. Sovente bellicosa e comunque irripetibile (ancorché soggetta ai corsi e ricorsi storici e scolastici) nonché immancabilmente indimenticabile, benché tristamente documentabile con imbarazzanti inni e testi e dischi di interventismo aggressivo per instaurare nuovi ordini con le armi: nel ’14 e nel ’40 o nel ’68 come (per molti) nel ’22 e nel ’36 e nel ’38 e poi nel ’48 e in seguito. Odi e conflitti scritti con gesso e carbone sui muri, che ispirarono Cy Twombly, o poi coi graffiti vandalici che lo sorpassano. Partendo cantando con slogan e facili rime per una quantità di guerre e guerriglie, lotte e botte secondo l’occasione e il momento. E secondo caratteri costanti, italo-globali-etnici: già in Dante e nei Classici, nonché con Shakespeare all’Estero. (Così attenti al DNA, gli editorialisti di Destra e Sinistra potrebbero richiamarsi alla Tradizione.)
Ma «una volta s’andava in battaglia – come a un ballo cantando si va», cantavano i nostri avi nel Settecento. E si crepava a migliaia, giacché si scremavano i più violenti, in ogni generazione; e i superstiti venivano appetiti anche coglioni dalle vergini. Contro «questo schifo di società» o contro le tifoserie avverse, invece, forse non basta più rovesciare qualche centinaio di cassonetti o dipingere creativamente qualche migliaio di vagoni, scandire che qualche defunto VIVE (non più un VIVA prima del morto), tracciare scritte spray sui muri che magari intanto segnalano lo spaccio più prossimo (come già «Dio c’è» sui cartelli stradali notificava una presenza mafiosa locale sul territorio)…
Certamente nell’Italia eterna, come ci rammenta l’inno nazionale, «noi siamo da secoli – calpesti e derisi – perché non siam popolo – perché siam divisi». Altro che Elmo di Scipio o qualche Vittoria «ché schiava di Roma – Iddio la creò». «Ahi, serva Italia», piuttosto. Con Bianchi e Neri, Guelfi e Ghibellini, Capuleti e Montecchi, secondo i migliori autori. E «piove, governo ladro», secondo la vecchia Vox Populi.
Brutti corsi e ricorsi storici, secondo il Vico imparato a scuola? Malaugurati incubi dissolvibili alla luce del mattino, come si illudeva lo speranzoso Croce? Oppure, come insegnavano certi autorevoli meridionalisti, veramente trattasi di caratteri antropologici, costanti etniche?
Nella più immutabile e perpetua Italia, i trasgressivi più irriverenti di massa, tradizionalmente impietosissimi e scomodissimi, a chi si sottometteranno in gruppo o si subordineranno in corteo?… Sempre controcorrente e...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Diario
- Copyright