Libro segreto
  1. 481 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Informazioni su questo libro

Notizia sul testo, Note di commento e Cronologia della vita di Gabriele d'Annunzio a cura di Annamaria Andreoli.Nell'ebook si ripropone il testo di Cento e cento e cento e cento pagine del libro segreto di Gabriele d'Annunzio tentato di morire raccolto nelle Prose di ricerca (a cura di Annamaria Andreoli e Giorgio Zanetti, "I Meridiani", Mondadori, Milano 2005, 2 tomi), titolo sotto il quale Gabriele d'Annunzio ha raccolto un insieme molto eterogeneo di opere di carattere autobiografico e saggistico per farne il proprio testamento spirituale. Gli apparati informativi riproducono quelli pubblicati nell'edizione dei "Meridiani".Questo testo, pubblicato da Arnoldo Mondadori nel 1935, costituisce l'ultima grande prova del Vate ormai recluso nel Vittoriale, e anche la più audace per temi e sperimentazione formale. La sua lunga gestazione ha inizio già nel 1930: dopo diversi progetti abortiti solo verso la fine del 1934 si precisa la fisionomia definitiva del Libro segreto, la storia in quattrocento pagine dei fantasmi della vita più segreta di Gabriele d'Annunzio, compresi gli episodi più occulti come la misteriosa caduta dalla finestra che lo escluse dalla Marcia su Roma, presentata qui come cercato suicidio. Al nucleo più propriamente biografico del libro, costruito per frammenti estratti dai cassetti del Vittoriale, d'Annunzio premette una laica Via Crucis in cui il poeta solare e guerriero si rivela "tentato di morire" fin dalla fanciullezza.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2013
Print ISBN
9788804523703
eBook ISBN
9788852033636

NOTIZIA SUL TESTO E NOTE DI COMMENTO

a cura di Annamaria Andreoli

1 NOTIZIA SUL TESTO
Quando Arnoldo Mondadori pubblica nel 1935 le multiple Cento pagine del Libro segreto d’Annunzio ha infine portato alla luce l’autobiografia che da anni scorreva sotterranea, emersa in precedenza per frammenti più e meno estesi. Bisogna infatti riandare alle Faville del maglio, prose di memoria offerte dal «Corriere della Sera» fra il 1911 e il 1914, per rintracciare l’antecedente sicuro dell’ultima grande prova del Vate ormai recluso nel Vittoriale, cittadella monumentale sulle rive remote del lago di Garda dove si è ritirato dopo l’esaltante avventura fiumana.
L’annuncio delle Faville risale in verità al 1909, l’anno della bancarotta, nei termini di una singolare e ironica ricerca del tempo perduto. Approdando alla metaletteratura con la puntualità che lo caratterizza, chi si appresta all’esilio intende dar conto delle opere ideate ma non compiute in un volume di concezione attualissima mentre «La Voce» promuove il frammentismo memoriale che instaura stretti legami con l’analisi psicologica. Il fuggiasco ammette di aver eluso molta parte della propria progettualità. Nella sua lunga parabola di scrittore prevalgono – dice – i libri solo ipotetici, per i quali ha ideato con cura la trama e i motivi e magari persino la copertina: una ridda di titoli, rimasti tali, che a un certo punto si fanno rimpiangere.
Pressato dal bisogno, costretto com’è dalla minaccia del sequestro a mettere sottochiave (nella cassaforte dell’editore fiorentino Leo Olschki) la sua carta scritta il cui valore di «pegno» risulta tangibile attraverso i prestiti che su di essa riesce a ottenere, il debitore recidivo vuota i cassetti recuperando abbozzi e appunti riemersi in gran copia. «È una mania» confida allora a Giuseppe Piazza, che riferirà il colloquio nella «Tribuna» del 4 giugno 1909, «traccio, ogni giorno, innumerevoli disegni d’opere d’arte, che poi non vengon più fuori, perché, naturalmente, il tempo manca. Da ciò le molte opere annunciate e mai scritte.» I debiti riguardano dunque anche l’artista che ci lascia così intravedere un laboratorio stracolmo, sul punto di tracimare:
io amo, ed è in me necessario e spontaneo, di immaginare continuamente disegni d’opere d’arte. È una cosa che mi diverte, come l’uomo comune diverte il far progetti d’avvenire, che non potranno aver mai seguito di fatti. […] Spessissimo a ogni disegno che mi sorge nell’animo butto giù frammenti, abbozzi di scene, etc. E in riguardo a tutti questi frammenti di cose rimaste allo stato di disegno, ho con Treves l’impegno di un’opera dal titolo Le faville del maglio in cui faccio la storia delle cose che non ho scritte, e che varrà a essere come una specie di mia storia interiore, un edificio documentale del mio spirito e del mio istinto. Dei frammenti che ne faranno parte le citerò qualcuno: ella sa che pensai alcune Vite di uomini illustri e non scrissi che quella di Cola di Rienzo. Disegnai quella di Filippo Strozzi. Ci sarà anche una Vita lapidaria di Dante, fatta a concise linee, che gli scolari dovrebbero imparare a memoria. Ci saranno i frammenti del quinto evangelo, con le parabole del bellissimo nemico.
Questo libro sarà una guida per un futuro critico che voglia prendersi la briga di tracciare un disegno di quello che fui e di quello che volli. Sarà, anche, un libro necessariamente ironico.
L’impianto delle Faville prevede insomma l’incursione sistematica nel limbo dei propositi. Le umilianti circostanze dell’espatrio interverranno però a frenarne lo slancio originario, nel quale forse è da ravvisare uno scaltro espediente per tacitare l’editore che in troppe occasioni ha pagato anticipi a vuoto. Giunto in Francia nel 1910, sebbene distratto dalla mondanità parigina, l’esule è turbato dalle notizie provenienti dall’Italia. Tutto ciò che contiene la villa leggendaria di Settignano, abbandonata ingloriosamente perché cinta d’assedio dai creditori, viene battuto all’asta suscitando il pettegolezzo malevolo che occupa per mesi le cronache scandalistiche dei nostri giornali. Meglio lasciare da parte la maniacale e ludica progettualità per puntare invece sulle opere realmente composte. Null’altro che sperpero e debiti hanno contrassegnato il «vivere inimitabile» che l’ha condotto alla rovina? La sua poesia non è il frutto di un’operosità prodigiosa? I capolavori composti durante estenuanti «periodi di fatica» divengono perciò il tema principale delle prose memoriali, subito qualificate con il termine indiziato di «ricerca».
In effetti, si tratta di «saggi di analisi interiore» nei quali s’avverte a ogni passo il movente decisivo dell’autodifesa. Movente tanto più percepibile negli scritti che contornano le Faville lungo tutto il lustro francese, a cominciare dal Messaggio premesso nel 1912 alla Contemplazione della Morte dove, al riparo dei mistici da tempo nel catalogo delle letture predilette, si fanno udire sentenze risentite come queste: «non sempre indarno io ho masticata la foglia del lauro», «niuno non può essere offeso, se non da sé medesimo», «non vorrò mai esser prigioniero, neppure della gloria», «serberò fresca la vena inestinguibile del mio riso pur nella peggiore tristezza»… E con più forza, nel Proemio di lì a poco aggiunto alla riedizione della Vita di Cola di Rienzo, il memorialista che indulge alla «sirena del Passato» passerà anche all’attacco. Sono gli usurai ad averlo privato della «casa dei sogni e delle opere», profanata dalla folla irriverente accorsa alle aste e ripresa addirittura in un film.
Non gli resta che rimpiangere i «belli arredi» perduti, testimoni, specie le scrivanie, della sua più fervida vena: «Non si fenderà un giorno e non renderà sangue o succhio, quel mio buon legname, se tenuto è schiavo da qualche giudìo? E per quante crazie venduto fu dai miei scorticatori?». La rampogna è in grande stile:
Or dov’è, or a chi serve e a quale uso, quella semplice e massiccia tavola francescana trovata nel refettorio d’un monastero perugino? E quella gentile scrivania, anche monacale, ad uso di scrivere in piedi, che pareva fatta alla mia statura, con tutte le sue comodità per ricevere il calamaio, le penne, la lampada e ogni altro arnese […]? Quivi tutta in piedi ardentemente fu scritta la Laus Vitae […]. E là io composi l’Otre, con sì fermo polso; e là, con mano sì casta, le sette ballate del Fanciullo, e l’ode Lungo l’Affrico, e quel trasparente Ulivo, e quella fresca Sera fiesolana cinta tre volte col salce come «il fien che odora».
Oltre a tavole e scrivanie, il rimpianto riguarda i libri della Capponcina raccolti in anni e anni di pazienti perlustrazioni. Aveva contato, ma invano, sulla legge che preserva al debitore almeno gli strumenti di lavoro; cercherà in ogni modo di salvarli dalle bancarelle ambulanti a cui sembrano destinati. Non si contano perciò le pagine nostalgiche che d’Annunzio dedica alla biblioteca sulla quale si è abbattuto il sequestro inatteso, «spina nel cuore» che gli strappa grida di dolore: «Sono disperato. Sarei contento di sottopormi alla più dura schiavitù per salvare i miei libri prediletti. Mi sembra che ora la devastazione sia fatta non più alla mia casa ma al mio spirito».
Poiché gli mancano gli «ordigni della sua arte», ovvero vocabolari, manuali, lessici speciali, repertori, volgarizzamenti, guide, e in primo luogo la raccolta dei Testi di lingua, la scrittura autobiografica che esplora i ricordi è una via obbligata. Con il soccorso delle biblioteche parigine e, da quando si è stabilito ad Arcachon, nella Landa oceanica, di quella di Bordeaux che lo accomuna a Montaigne, ha potuto licenziare il Martyre de Saint Sébastien, sacra rappresentazione composta nella remota lingua d’oïl. Senza un’adeguata attrezzatura gli è tuttavia impossibile, per il momento, proseguire con il falso-antico che risolverebbe oltretutto la questione del suo arduo bilinguismo. E meno male che non solo Luigi Albertini, direttore del «Corriere della Sera», sollecita pagine intime che possano appagare la curiosità dei lettori; Pierre Lafitte ha fondato giusto nel 1910 l’«Excelsior», quotidiano a cui d’Annunzio promette una serie di Confessions et inventions: «racconti autobiografici, ricordi della mia vita d’avventura e di studio». Se poi la promessa non verrà onorata, ciò non toglie che l’autobiografia rappresenti per giunta una risorsa alla quale è difficile rinunciare in quanto la collaborazione giornalistica assicura considerevoli guadagni non condizionati dal verdetto della platea che incombe sulle pièces teatrali. Ma al di là della rapida confezione, con esigui sussidi bibliografici, dello sbocco immediato e del reddito sicuro – argomenti persuasivi per l’esule che a Parigi si destreggia fra pantomima e melodramma – non è casuale che le prose memoriali esordiscano quasi all’unisono con la Recherche di Proust, anticipata per stralci sulle colonne del «Figaro» giusto nel 1912.
Benché i due s’incontrino solo fuggevolmente, la formazione comune sembra determinare la concomitanza sulla quale occorre riflettere a partire da una ineliminabile considerazione di fondo: la cultura di d’Annunzio è sostanzialmente francese. Persino i classici greci e latini egli usa leggere nella collana delle «Belles Lettres»; e così Shakespeare tradotto da Guizot, Heine da Nerval, Swinburne da Mouray, Shelley da Rabbe, Nietzsche da Halévy o Albert, Wilde da Davray, Pater da Roger Cornaz. Ha percorso passo dopo passo il cammino che dai Parnassiani e dai Decadenti l’ha condotto ai Simbolisti, dialogando con Zola, Maupassant, Bourget, Brunetière, Gide, Barrès, Maurras, France… Se ha disertato le aule universitarie, si è in compenso abbonato alle riviste di punta del Quartiere Latino dove non per nulla viene corrisposto da un’accoglienza ben più larga di quella che la Patria gli riserva. Né si è limitato all’ambito letterario: gli Essais de psychologie contemporaine di Bourget preparano l’incontro con Nietzsche; Sorel e Séailles (insegnante di Proust, quest’ultimo, al liceo Condorcet, il professor Beulier del Santeuil) hanno guidato gli approfondimenti intorno a Socrate e a Leonardo; nel solco di Taine, è su Morice e Guyau che poggia la sua soci...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Nota all’edizione
  4. CENTO E CENTO E CENTO E CENTO PAGINE DEL LIBRO SEGRETO DI GABRIELE D’ANNUNZIO TENTATO DI MORIRE
  5. Avvertimento
  6. Via Crucis – Via Necis – Via Nubis
  7. Del Libro segreto
  8. Tavola delle sigle e delle abbreviazioni
  9. Notizia sul testo e note di commento
  10. Cronologia
  11. Le Prose di ricerca di Gabriele d’Annunzio disponibili in ebook
  12. Copyright