Hanno collaborato: Elisabetta Rasy, Silvia Avallone, Silvia Colangeli, Elena Stancanelli, Carola Susani, Chiara Valerio, Giacomo Leopardi, Jonathan Galassi, Veronica Raimo, Ester Armanino, Vivi Marlene, Irene Brin, Vittorio Giacopini, Wolf Wondratschek, Luca Canali, Vittorio Lingiardi, Bernardo Siciliano, Francesco Longo, Carlo Mazza Galanti.
Domande frequenti
Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento.
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Perlego offre due piani: Essential e Complete
Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Entrambi i piani sono disponibili con cicli di fatturazione mensili, semestrali o annuali.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 1.000 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Per maggiori informazioni, clicca qui.
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS o Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio. I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app.
Sì, puoi accedere a Nuovi Argomenti (57) di AA.VV. in formato PDF e/o ePub, così come ad altri libri molto apprezzati nelle sezioni relative a Letteratura e Storia e teoria della critica letteraria. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.
È per me un grande onore vedere presentato ai lettori italiani il mio tentativo di tradurre in inglese i Canti di Leopardi. Nuovi Argomenti ha scelto, saggiamente, alcune delle poesie più note e apparentemente accessibili di Leopardi, poesie nei cui confronti i lettori angloamericani hanno provato un senso di affinità tale che hanno quasi avuto la sensazione che provenissero dalla nostra tradizione. Certo, le leggiamo fuori contesto, visto che non possiamo essere consapevoli delle fondamenta filosofiche e filologiche che sorreggono l’opera leopardiana. Eppure c’è qualcosa del suo atteggiamento – la sua separazione, piena d’angoscia, dal mondo, la sua solitudine non voluta ma autoimposta – che coincide con la nostra visione del ruolo del poeta, con quella consapevole «dissociazione della sensibilità» che T.S. Eliot vedeva come caratteristica fondamentale della modernità. È fuor di dubbio che altri poeti – Coleridge, Wordsworth e Keats, fra gli altri – abbiano condiviso aspetti della medesima attitudine. Eppure nell’incessante intensità e assolutezza di quella che un critico ha definito «implacabile adolescenza» leopardiana, c’è qualcosa che è suo e suo soltanto. E che è fonte di tutta la poesia lirica moderna. Così, anche se non possiamo capire che i versi di Leopardi sono exempla del suo pensiero, il suo pensiero è diventato, in vari modi, il nostro. Ed è per questo che leggiamo e traduciamo e meditiamo la sua originalità e, invano, aspiriamo alla purezza e all’esattezza della sua lingua, sapendo di non poter sperare di raggiungerle.
The Solitary Thrush
High on the rooftop of the ancient tower,
solitary thrush, you keep on singing
to the countryside till the day dies,
and your music wanders in the valley.
All around, spring glistens in the air
and glories in the fields,
till the heart turns tender at the sight.
You can hear flocks bleating and herds lowing;
the other birds compete in happiness,
taking a thousand turns in the wide sky,
exulting in their best of times.
Pensive and apart, you watch it all.
No comrades and no flights,
no happiness for you. You shun their games;
you sing, and so you spend
the high time of the year and of your life.
Alas, how much your ways resemble mine!
Delight and laughter,
sweet companions of our early years,
and you, youth’s sibling, love,
bitter regret of later on,
I take no notice of, I can’t say why.
In fact, I seem to run away from them.
Hermitlike,
a stranger in my native place,
I’m living out the springtime of my life.
This day, which is now becoming evening,
is a feast day in our town.
You hear the sound of bells in the bright sky
and often rifle-fire reports far off
from farm to farm.
Dressed to celebrate,
the young people of the place
leave their homes and gather in the streets,
and, seeing and being seen, are glad.
Only I, who make for this
remote spot in the countryside,
put off every pleasure and enjoyment
to another time. And as I stare
into the cloudless air
the sun’s rays strike me,
fading as it sets in the far hills
after the clear day, as if to say
that blessed youth is failing, too.
Lonely bird, when you come to the evening
of the life the stars will set for you,
surely you won’t regret the way you lived,
for every wish of yours
is nature’s doing.
But I, if I cannot avoid
crossing the hateful
threshold of old age,
when these eyes say nothing to another’s heart,
and the world is blank to them, and the day to come
duller and darker than the one at hand,
what will I think then of this wish of mine?
And of my life? And my own self ?
Ah, I’ll repent, and often
look back, unconsoled.
Il passero solitario. D’in su la vetta della torre antica,/ Passero solitario, alla campagna / Cantando vai finché non more il giorno; / Ed erra l’armonia per questa valle. / Primavera dintorno / Brilla nell’aria, e per li campi esulta, / Sì ch’a mirarla intenerisce il core. / Odi greggi belar, muggire armenti; / Gli altri augelli contenti, a gara insieme / Per lo libero ciel fan mille giri, / Pur festeggiando il lor tempo migliore: / Tu pensoso in disparte il tutto miri; / Non compagni, non voli, / Non ti cal d’allegria, schivi gli spassi; / Canti, e così trapassi / Dell’anno e di tua vita il più bel fiore. // Oimè, quanto somiglia / Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso, / Della novella età dolce famiglia, / E te german di giovinezza, amore, / Sospiro acerbo de’ provetti giorni, / Non curo, io non so come; anzi da loro / Quasi fuggo lontano; / Quasi romito, e strano / Al mio loco natio, / Passo del viver mio la primavera. / Questo giorno ch’omai cede alla sera, / Festeggiar si costuma al nostro borgo. / Odi per lo sereno un suon di squilla, / Odi spesso un tonar di ferree canne, / Che rimbomba lontan di villa in villa. / Tutta vestita a festa / La gioventù del loco / Lascia le case, e per le vie si spande; / E mira ed è mirata, e in cor s’allegra. / Io solitario in questa / Rimota parte alla campagna uscendo, / Ogni diletto e gioco / Indugio in altro tempo: e intanto il guardo / Steso nell’aria aprica / Mi fere il Sol che tra lontani monti, / Dopo il giorno sereno, / Cadendo si dilegua, e par che dica / Che la beata gioventù vien meno. // Tu, solingo augellin, venuto a sera / Del viver che daranno a te le stelle, / Certo del tuo costume / Non ti dorrai; che di natura è frutto / Ogni vostra vaghezza. / A me, se di vecchiezza / Non curo, io non so come; anzi da loro / Quasi fuggo lontano; / Quasi romito, e strano / Al mio loco natio, / Passo del viver mio la primavera. / Questo giorno ch’omai cede alla sera, / Festeggiar si costuma al nostro borgo. / Odi per lo sereno un suon di squilla, / Odi spesso un tonar di ferree canne, / Che rimbomba lontan di villa in villa. / Tutta vestita a festa / La gioventù del loco / Lascia le case, e per le vie si spande; / E mira ed è mirata, e in cor s’allegra. / Io solitario in questa / Rimota parte alla campagna uscendo, / Ogni diletto e gioco / Indugio in altro tempo: e intanto il guardo / Steso nell’aria aprica / Mi fere il Sol che tra lontani monti, / Dopo il giorno sereno, / Cadendo si dilegua, e par che dica / Che la beata gioventù vien meno. / Tu, solingo augellin, venuto a sera / Del viver che daranno a te le stelle, / Certo del tuo costume / Non ti dorrai; che di natura è frutto / Ogni vostra vaghezza. / A me, se di vecchiezza / La detestata soglia / Evitar non impetro, / Quando muti questi occhi all’altrui core, / E lor fia vóto il mondo, e il dì futuro / Del dì presente più noioso e tetro, / Che parrà di tal voglia? / Che di quest’anni miei? che di me stesso? / Ahi pentirommi, e spesso, / Ma sconsolato, volgerommi indietro.
Infinity
This lonely hill was always dear to me,
and this hedgerow, which cuts off the view
of so much of the last horizon.
But sitting here and gazing, I can see
beyond, in my mind’s eye, unending spaces,
and superhuman silences, and depthless calm,
till what I feel
is almost fear. And when I hear
the wind stir in these branches, I begin
comparing that endless stillness with this noise:
and the eternal comes to mind,
and the dead seasons, and the present
living one, and how it sounds.
So my mind sinks in this immensity:
and foundering is sweet in such a sea.
L’infinito. Sempre caro mi fu quest’ermo colle, / E questa siepe, che da tanta parte / Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude. / Ma sedendo e mirando, interminati / Spazi di là da quella, e sovrumani / Silenzi, e profondissima quiete / Io nel pensier mi fingo; ove per poco / Il cor non si spaura. E come il vento / Odo stormir tra queste piante, io quello / Infinito silenzio a questa voce / Vo comparando: e mi sovvien l’eterno, / E le morte stagioni, e la presente / E viva, e il suon di lei. Così tra questa / Immensità s’annega il pensier mio: / E il naufragar m’è dolce in questo mare.
To Silvia
Silvia, do you remember still
that moment in your mortal life
when beauty shimmered
in your smiling, startled eyes
as, bright and pensive, you arrived
at the threshold of youth?
The quiet rooms
and streets outside
echoed with your endless song
as you sat, bending to your woman’s work,
happy enough with the hazy
future in your head.
It was fragrant May:
and so you spent your day.
Sometimes I left the cherished
books and the belabored pages
on which my young years
and the best of me were spent,
to listen from my father’s balcony
for the sound of your singing
and your swift hand’s back-and-forth
on the heavy loom.
I looked out on the cloudless sky,
the golden streets, the gardens,
and, far off, the sea here and mountains there.
No mortal tongue can tell
all that I felt.
What light thoughts,
what hopes, what hearts, my Silvia!
What human life and fate
were to us then!
When I remember so much hope
I’m overcome,
bitter, inconsolable,
and rage against my own ill luck.
O Nature, Nature,
why don’t you deliver later
what you promised then? Why do you lead on
your children so?
You, before winter had withered the grass,
stricken then overcome by hidden sickness,
died, gentle girl. You didn’t see
your years come into flower.
Sweet flattery about your raven hair
or your beguiling, guarded glance
never melted your heart,
and on holidays you never talked
about love with your friends.
Before long, my sweet hope
died, too; the fates
denied me youth also.
Ah, how truly
past you are,
dear companion of my innocence,
my much-lamented hope!
Is this that world? Are these
the joys, love, deeds, experience
we spoke so often of?
Is this man’s fate?
When the truth dawned
you fell away, poor thing, and from afar
pointed out cold death
and a naked grave.
(A Silvia è stata tradotta insieme a Tim Parks)
A Silvia. Silvia, rimembri ancora / Quel tempo della tua vita mortale, / Quando beltà splendea / Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, / E tu, lieta e pensosa, il limitare / Di gioventù salivi? // Sonavan le quiete / Stanze, e le vie dintorno, / Al tuo perpetuo canto, / Allor che all’opre femminili intenta / Sedevi, assai contenta / Di quel vago avvenir che in mente avevi. / Era il maggio odoroso: e tu solevi / Così menare il giorno. // Io gli studi leggiadri / Talor lasciando e le sudate carte, / Ove il tempo mio primo / E di me si spendea la miglior parte, / D’in su i veroni del paterno ostello / Porgea gli orecchi al suon della tua voce, / Ed alla man veloce / Che percorrea la faticosa tela. / Mirava il ciel sereno, / Le vie dorate e gli orti, / E quinci il mar da lungi, e quindi il monte. / Lingua mortal non dice / Quel ch’io sentiva in seno. // Che pensieri soavi, / Che speranze, che cori, o Silvia mia! / Quale allor ci apparia / La vita umana e il fato! / Quando sovviemmi di cotanta speme, / Un affetto mi preme / Acerbo e sconsolato, / E tornami a doler di mia sventura. / O natura, o natura, / Perché non rendi poi / Quel che prometti allor? perché di tanto / Inganni i figli tuoi? // Tu pria che l’erbe inaridisse il verno, / Da chiuso morbo combattuta e vinta, / Perivi, o tenerella. E non vedevi / Il fior degli anni tuoi; / Non ti molceva il core / La dolce lode or delle negre chiome, / Or degli sguardi innamorati e schivi; / Né teco le compagne ai dì festivi / Ragionavan d’amore. // Anche peria fra poco / La speranza mia dolce: agli anni miei / Anche negaro i fati / La giovanezza. Ahi come, / Come passata sei, / Cara compagna dell’età mia nova, / Mia lacrimata speme! / Questo è quel mondo? questi / I diletti, l’amor, l’opre, gli eventi / Onde cotanto ragionammo insieme? / Questa la sorte dell’umane genti? / All’apparir del vero / Tu, misera, cadesti: e con la mano / La fredda morte ed una tomba ignuda / Mostravi di lontano.