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- Italian
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La fabbrica dei corpi
Informazioni su questo libro
È durante la gelida e magica notte di Halloween che la dottoressa Kay Scarpetta non ha più dubbi sull'identità del "mostro" che ha violentato e ucciso l'undicenne Emily, mutilandone poi il corpo. Ma lei stessa farà fatica ad accettare la realtà.
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LetteraturaCategoria
Letteratura poliziesca e gialli1
Davanti alla mia finestra ombre di cervi balenavano al limitare della scura boscaglia, mentre il sole faceva capolino dal confine della notte. Era il sedici ottobre. Intorno a me le tubature gemevano, e a una a una anche le altre stanze si illuminarono, mentre secche esplosioni provenienti da poligoni di tiro invisibili crivellavano l’alba. Ero andata a letto e mi ero alzata accompagnata da un sottofondo di spari.
È un rumore incessante, a Quantico, in Virginia, dove l’Accademia dell’Fbi sorge come un’isola circondata dai marines. Ogni mese trascorrevo alcuni giorni nel piano di massima sicurezza, una zona dove nessuno poteva rintracciarmi se non ero io stessa a volerlo, né seguirmi dopo aver bevuto qualche birra di troppo in mensa.
A differenza degli spartani dormitori in cui venivano alloggiati i nuovi agenti e i membri della polizia, la mia suite era fornita di tv, cucina, telefono e bagno privato. E, benché fosse proibito fumare e tenere alcolici, immaginavo che le spie e i testimoni sotto protezione normalmente segregati qui non fossero più ligi alle regole di quanto lo era la sottoscritta.
Mentre il caffè si scaldava nel forno a microonde, aprii la valigetta portadocumenti ed estrassi un dossier che mi aspettava dalla sera precedente. Se non gli avevo ancora dato un’occhiata dal momento del mio arrivo era perché non riuscivo più a costringere la mia mente a concentrarsi su materiale simile prima di addormentarmi. In questo senso, ero cambiata.
Dai tempi della scuola di medicina ero stata abituata ad affrontare traumi di ogni tipo a qualsiasi ora del giorno e della notte. Avevo lavorato ventiquattr’ore su ventiquattro in sale di pronto soccorso ed eseguito da sola autopsie in obitorio fino al sorgere del sole. Il sonno, per me, era sempre equivalso a una breve escursione in un luogo scuro, deserto e indefinito di cui raramente conservavo il ricordo. Poi, nel corso degli anni, qualcosa era andato progressivamente e pericolosamente modificandosi. Avevo iniziato a detestare il lavoro quando si protraeva fino a tarda notte e, se la slot machine del mio inconscio espelleva immagini raccapriccianti legate alla mia esperienza quotidiana, mi capitava sempre più spesso di fare brutti sogni.
Emily Steiner aveva undici anni, l’alba della sua sessualità era solo un vago rossore sul suo corpo snello, quando, due domeniche prima, scriveva nel diario:
Oh, sono così contenta! È quasi l’una di notte e mamma non sa che sto scrivendo il mio diario perché sono a letto con la pila. Siamo andati alla cena comunitaria della chiesa e c’era anche Wren! Ero sicura che si era accorto di me. Più tardi mi ha regalato un sasso! L’ho messo via mentre lui non guardava. Adesso è nella mia scatola segreta. Oggi pomeriggio abbiamo una riunione del nostro gruppo e lui vuole che ci incontriamo prima senza dirlo a nessuno!!!!
Era il primo di ottobre. Alle tre e mezzo di quel pomeriggio Emily era uscita dalla casa dei genitori, a Black Mountain, non lontano da Asheville, e aveva percorso a piedi i tre chilometri fino alla chiesa. Dopo la riunione, alcune amiche ricordavano di averla vista ripartire da sola verso il tramonto, cioè intorno alle sei. Con la chitarra in mano, aveva abbandonato la strada principale imboccando una scorciatoia che costeggiava un piccolo lago. Gli investigatori ritenevano che proprio durante quella passeggiata solitaria avesse incontrato l’uomo che, qualche ora più tardi, le avrebbe strappato la vita. Forse si era fermata a parlare con lui. O forse, mentre tornava di buon passo verso casa, non si era accorta della sua presenza fra le ombre sempre più fitte della sera.
La polizia locale di Black Mountain, una cittadina di settemila anime nel North Carolina, aveva raramente avuto a che fare con omicidi o aggressioni a sfondo sessuale ai danni di bambini. Soprattutto, non si erano mai verificati episodi che avessero entrambe le caratteristiche. Nessuno si era mai preoccupato per individui come Temple Brooks Gault di Albany, Georgia, nonostante la sua faccia sorridesse ovunque dai manifesti dei dieci maggiori ricercati del paese. In quella pittoresca parte del mondo, nota per via di Thomas Wolfe e Billy Graham, i criminali famosi, così come i loro crimini, non avevano mai rappresentato una vera preoccupazione.
Non riuscivo a capire cosa potesse avere attirato Gault in quei luoghi o verso una creatura fragile come Emily, una bambina che aveva tanta nostalgia di un padre e di un ragazzino chiamato Wren. Ma quando due anni prima Gault si era lanciato nei suoi sfrenati bagordi assassini a Richmond, le sue scelte erano apparse altrettanto prive di razionalità. E, infatti, restavano tuttora un mistero.
Uscii dalla mia suite e percorsi corridoi inondati di sole, mentre il ricordo della sanguinosa carriera di Gault sembrava già attirare pesanti ombre sul giorno appena iniziato. In un’occasione, ricordai, quell’uomo era stato letteralmente a portata di mano. Avrei potuto toccarlo, c’era mancato pochissimo, ma era riuscito a fuggire da una finestra e a dileguarsi. All’epoca non ero armata, e comunque andare in giro a sparare alla gente non era il mio mestiere. Tuttavia, per lungo tempo avevo continuato a chiedermi come avrei agito quella volta se avessi avuto con me una pistola.
All’Accademia non avevano mai avuto del buon vino, così adesso mi pentii di averne bevuto più d’un bicchiere la sera prima, in mensa: la mia corsetta mattutina in J. Edgar Hoover Road si stava rivelando un’esperienza più dura del solito.
Ecco, pensai, questa è la volta che non arrivo in fondo.
Sui margini delle strade che davano sui campi di tiro, alcuni marines stavano aprendo delle sedie pieghevoli in tela mimetica e piazzando dei telescopi. Mentre li superavo con andatura fiacca, mi sentii squadrata da capo a piedi da impudenti occhi maschili e sapevo che lo stemma dorato del Dipartimento di giustizia sulla mia T-shirt blu non sarebbe passato inosservato. Probabilmente avrebbero immaginato che fossi un’agente di servizio o una donna poliziotto in visita, e pensare a mia nipote che faceva jogging lungo lo stesso percorso mi dava un certo fastidio. Avrei preferito che Lucy si fosse scelta un altro posto per il periodo di pratica. Era chiaro che avevo influenzato le sue scelte di vita, e poche cose mi spaventavano come quella consapevolezza. Inoltre, preoccuparmi per lei mentre mi allenavo faticosamente, in preda alla netta sensazione di stare invecchiando, era diventato una specie di vizio.
L’HRT, o Hostage Rescue Team, la squadra antiostaggio del Bureau, stava effettuando delle manovre con gli elicotteri che frustavano l’aria con regolari colpi di pala. Un pick-up carico di pannelli sforacchiati mi superò rombando, seguito da un camion pieno di soldati. Mi girai e iniziai a ripercorrere la via dell’Accademia, due chilometri buoni di strada; se non fosse stato per i tetti ricoperti di antenne e la sua ubicazione nel cuore di una distesa di boschi, l’edificio avrebbe potuto tranquillamente essere scambiato per un moderno albergo in mattoni rossi.
Quando finalmente raggiunsi la garitta, girai intorno ad alcuni dispositivi fendigomme e salutai stancamente con la mano l’ufficiale di turno dietro il vetro. Ansimante e sudata, stavo già meditando di percorrere l’ultimo tratto a passo normale quando sentii la presenza di una macchina che rallentava alle mie spalle.
«Stai cercando di suicidarti o cosa?» mi gridò il capitano Pete Marino alla guida della sua Crown Victoria blindata, color argento. Le antenne radio ondeggiavano come canne da pesca, e nonostante le mie ripetute prediche, Marino non aveva la cintura di sicurezza.
«Esistono sistemi più semplici» gli risposi attraverso il finestrino aperto. «Per esempio non allacciare la cintura.»
«Sai com’è, può sempre capitarmi di dover saltare giù di corsa.»
«In caso di incidente, per dirne una. Magari attraverso il parabrezza.»
Esperto investigatore della Squadra Omicidi di Richmond, dove lavoravamo entrambi, Marino era stato recentemente promosso di grado e assegnato al Primo Distretto, il più turbolento della città. Da tempo collaborava inoltre con il VICAP, il Programma Verifiche Incrociate Crimini Violenti dell’Fbi.
Cinquant’anni compiuti da poco, Pete Marino era vittima di una dose concentrata di abbrutimento, di una dieta malsana e dell’abuso di alcolici, e il suo viso sembrava una maschera scolpita dai travagli della vita e incorniciata da capelli grigi sempre più radi. Era sovrappeso, in cattiva forma fisica e certo non famoso per il carattere amabile. Sapevo che si trovava lì per la riunione sul caso Steiner, ma non riuscivo a spiegarmi tutto quel bagaglio sul sedile posteriore.
«Hai intenzione di trattenerti a lungo?»
«Benton mi ha messo in lista per le esercitazioni di sopravvivenza urbana.»
«Insieme a chi?» gli chiesi, dato che quel genere di addestramento non era individuale, ma per unità d’intervento.
«Insieme agli uomini del mio distretto.»
«Non dirmi che sfondare porte a calci fa parte delle tue nuove mansioni!»
«Una delle soddisfazioni quando si viene promossi è quella di ritrovarsi sbattuti di nuovo in mezzo alla strada con una bella uniforme addosso. Se non te ne fossi mai accorta, capo, guarda che là fuori le fionde sono passate di moda, ormai.»
«Grazie per la dritta» gli risposi in tono asciutto. «Allora vedi di coprirti bene, eh?»
«Scusa?» I suoi occhi, nascosti dalle lenti scure, scrutarono i vari specchietti mentre altre macchine ci superavano sulla strada.
«Anche i proiettili coloranti fanno male.»
«Veramente non avevo in programma di farmi sparare.»
«Magari ce l’ha in programma qualcun altro.»
«Quando sei arrivata?» mi chiese.
«Ieri sera.»
Marino estrasse un pacchetto di sigarette dalla tasca della visiera parasole. «Ti hanno già aggiornato?»
«Ho dato un’occhiata a un paio di cose. Gli investigatori del North Carolina dovrebbero...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- La fabbrica dei corpi
- Capitolo 1
- Capitolo 2
- Capitolo 3
- Capitolo 4
- Capitolo 5
- Capitolo 6
- Capitolo 7
- Capitolo 8
- Capitolo 9
- Capitolo 10
- Capitolo 11
- Capitolo 12
- Capitolo 13
- Capitolo 14
- Capitolo 15
- Capitolo 16
- Capitolo 17
- Capitolo 18
- Capitolo 19
- Capitolo 20
- Capitolo 21
- Copyright
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