Io sono la donna della tua vita. Perché tu ne hai molte. Di donne e di vite.
Sotto lo specchio della nostra “camera dell’amore”, tra i pizzi, sopra la pelliccia, tra le carezze della seta, ci uniamo come mai farai con altre donne.
Riprendiamo la storia dei nostri corpi, che si conoscono e non si fanno mai paura l’un l’altro. I nostri corpi non si battono, si sposano. Se la tua mano è possessiva è perché conosce il mio territorio e sa che quando ci accoppiamo, non importa dove e come, la mia pelle è il tuo paese e il tuo desiderio è il vento che la spazza.
Formiamo una coppia che nessun uomo e nessuna donna potrà mai minacciare, perché nei nostri giochi erotici, anche se si somigliano, non c’è nessuna posta in palio.
Che ci guardiamo allo specchio con dita palpitanti per eccitarci l’un l’altro, che io aspetti, cagna affamata, nuda sotto una pelliccia, il tuo ritorno da qualche angolo remoto del mondo, o che mi sequestri da una serata per sbattermi dietro una porta, viviamo in un tempo che noi soli sappiamo evocare.
In ogni amplesso riconosco la fiamma che ti ha consumato a lungo prima che io mi decidessi a concedermi. La collera che scateno su di te nel sentir parlare delle tue amanti trasforma tale fiamma in un incendio. Il tuo desiderio di me può solo crescere. Io mi accendo, sbatto le porte, pesto i piedi, tu mi insegui e mi afferri, mi spingi contro il muro e mi possiedi furiosamente per rassicurarmi.
Tu mi prendi e io mi concedo sempre, lo sappiamo. Del resto, tu mi fai sentire un’eterna conquista. La gelosia ci rende folli di desiderio. È quindi necessario che paghiamo entrambi per le nostre infedeltà con sete e gioielli costosi? Mi agghindi come una principessa per prendermi come una semplice ballerina da night.
La nostra complicità amorosa non deve sottostare a nessun commercio, sinché ne vale la pena. Perché la coppia che formiamo, proprio come le pietre ancestrali del tuo castello, e il riflesso degli specchi davanti ai quali ci amiamo, si crepa ogni volta che parti. La morte sarà l’unica amante che non ti perdonerò mai.
ALEXANDRA
Stavano assassinando Mozart, dopo averlo torturato a lungo. La sala da ballo dello Schloss Eisenhardt era stata trasformata in un auditorium per consentire alla baronessa Frederika di mostrare a tutti il suo talento di pianista, nel corso di un concerto interminabile, momento culminante della festa di primavera. Allineati nelle poltrone di velluto rosso brillante, gli invitati subivano stoici la punizione.
Malko, piazzatosi prudentemente in ultima fila, si protese verso l’orecchio di Alexandra.
— E se andassimo a fare un giro in terrazza…?
Le sue dita tamburellarono sulla gamba inguainata di nylon nero, risalendo sornione, finché, allo scoccare dell’ultima carica della baronessa, nel finale, Alexandra si voltò in una nuvola di mussola verde.
— Per fare cosa?
Chiaramente si stava prendendo gioco di lui. Tutto il suo abbigliamento era un richiamo alla violenza sessuale. Il seno sontuoso era appena celato sotto un velo di organza color malva, che lasciava indovinare una guêpière in tinta. La gonna nera, molto stretta in vita, si apriva come la corolla di un tulipano, rivelando gran parte delle cosce. Malko non era l’unico a essersi accorto che le calze erano la sola biancheria intima che portava sotto la gonna… con falsa ingenuità lei aveva finto che si trattasse di uno stratagemma per eccitarlo. Tuttavia Malko aveva sorpreso diversi sguardi maschili turbati, nel corso della serata, fissi sulla parte alta delle cosce di Alexandra ogni volta che lei accavallava le gambe.
E di fronte a tali reazioni, Malko aveva letto una gioia profonda negli occhi di lei.
Era troppo felice di far eccitare quelle vecchie carampane, che l’avrebbero cavalcata con gusto.
Ma gli aristocratici austriaci vecchio stampo non prendevano una nobildonna come fosse una servotta, anche se non portava le mutande. A quel pensiero, Malko fu preso da una violenta eccitazione. Stringendo la mano di Alexandra, la trascinò via dalla poltrona.
— Vieni.
Lei lo seguì docilmente. La grande terrazza che dominava il prato era deserta, appena illuminata dai lampadari all’interno. Malko scelse l’angolo più lontano possibile dalla sala da ballo e bloccò Alexandra contro il bastione di pietra. Senza dire una parola, le infilò la mano sotto la gonna nera, impadronendosi del suo sesso e della sua bocca al tempo stesso. In un batter d’occhio la giovane donna si torse sotto le sue dita, con il respiro ansimante, le unghie conficcate tra le pieghe della camicia dello smoking di seta rosa.
Febbrilmente Malko liberò il pene. A tastoni palpò le cosce e s’infilò in un sol colpo nel sesso già bagnato. Piegando leggermente le ginocchia e raddrizzandosi con un colpo violento, bestiale, inchiodò la giovane donna alla pietra grezza.
— Attenzione — mormorò Alexandra. — Arriva qualcuno.
Un’altra coppia stava sfuggendo a quell’orribile esibizione musicale. Abbracciati, i due raggiunsero un angolo del bastione. Impietosamente le note del piano proseguivano.
La baronessa Frederika sarebbe andata avanti a oltranza. Alexandra strinse le cosce, imprigionando Malko nel proprio ventre. Da lontano lo si sarebbe preso per un flirt romantico. Il pene rigido di lui era però infilato a fondo nella donna e ne prendeva possesso con un lento movimento circolare. Lei gemeva a ogni minima mossa; la clitoride gonfia di sangue era così sensibile che Alexandra si mordeva le labbra per non esplodere.
L’orgasmo si scatenò a ondate quando Malko, incapace di trattenersi oltre, le esplose in fondo al ventre, le mani avvinghiate ai fianchi di Alexandra, le gambe molli per il piacere. Si svuotò con violenza, accompagnato dalle ultime note disordinate.
— Era da tanto tempo che non godevo così — sospirò Alexandra. — Amorosamente gli afferrò il sesso bollente che si ritraeva da lei. — Si direbbe che tu abbia ancora voglia di me — aggiunse.
Era vero. Malko strinse le dita intorno al favoloso fondoschiena.
Alexandra sospirò ipocritamente. — Avresti dovuto sodomizzarmi, mi sarebbe piaciuto.
— Non è troppo tardi — disse Malko.
Stava facendola voltare quando si accorse che uno dei camerieri si stava avvicinando, tutto compunto. Aveva lo sguardo vuoto, come se non avesse notato nulla. Si fermò a tre passi di distanza e annunciò rispettosamente: — Chiedono di Sua Altezza Serenissima al telefono.
Si girò, andandosene.
Alexandra sbuffò. — Sarà per un’altra volta… se ne avrò voglia.
Da “Poker di donne”
ALEXANDRA
Sua Altezza Serenissima il principe Malko Linge era immerso in un mare di beatitudine. Disteso sul lettino per massaggi della SPA del Shangri-La Hotel di Bangkok, il viso e il capo avviluppati da teli profumati appena tiepidi, sentiva le mani della piccola massaggiatrice corrergli lungo le gambe, spalmandolo d’olio per sciogliergli la muscolatura.
La giovane aveva dato l’assalto a tutti i muscoli del suo corpo, cominciando dall’alto, tirandogli le dita di ciascuna mano con forza inaspettata, massaggiandolo con metodo, senza mai fargli male. Una piccola fata sexy quantomeno provocante, visto che, sotto il leggero camice, sembrava non indossasse nulla.
Arrivato da due giorni in Thailandia, Malko aveva l’impressione di aver fatto un balzo indietro di diversi secoli, grazie all’atteggiamento servizievole delle thailandesi, sempre sorridenti, di una puntigliosa gentilezza, pronte ad anticipare ogni suo desiderio. Un’oasi di dolcezza in un mondo brutale, come diceva la pubblicità. Dopo i pericoli, lo stress, la fatica di viaggi rischiosi ai quattro angoli del mondo, era magnifico distendersi in quell’ambiente di sogno, con una temperatura paradisiaca, e lasciarsi coccolare.
Un dolce melodia asiatica, diffusa in tutta la zona massaggi al terzo piano dello Shangri-La, aggiungeva un tocco gioioso all’esperienza.
Malko sentì le mani della piccola massaggiatrice risalirgli lungo le cosce, sfiorando il telo che gli copriva il basso ventre. Certo, era completamente nudo, ma ogni volta che si girava a pancia in su, la massaggiatrice distoglieva lo sguardo, pudica.
Le sue manine gli stimolavano le cosce, salendo sempre più in alto, e Malko non poté impedirsi, sentendola sfiorare il suo membro sotto il telo, di provare un pizzico di desiderio. Era davvero vicinissima. Lei si fermò di colpo, tornando a dedicarsi ai suoi piedi, dei quali cominciò a tirare le dita una per una. La fantasia erotica di Malko svanì rapidamente. Poi fece una pausa. Cullato dalla musica, era quasi addormentato quando avvertì una mano leggerissima posarsi sopra il telo, nel punto in cui il suo sesso riposava ancora gonfio. Simile al tocco dell’ala di una farfalla.
Al di sopra della musica udì una voce che diceva: — Massaggio?
La leggera pressione sul pene indicava con precisione di cosa si sarebbe trattato. In Thailandia era normale che dei comuni massaggi si trasformassero in “servizi molto speciali” per iniziativa delle ragazze, desiderose di arrotondare. Anche negli istituti migliori.
L’esitazione di Malko fu di breve durata. Una prestazione mercenaria non gli interessava. Scosse il capo e disse: — No, grazie.
Ma, come se non lo avesse sentito, avvertì la mano posata su di lui farsi più insistente e cominciare un “massaggio” privo di ogni ambiguità. Con un sussulto, Malko si tolse il telo dal viso e si mise a sedere.
Rimase sbalordito.
In piedi di fianco al lettino vide Alexandra, una mano posata sul suo sesso, che gli rivolgeva un sorriso ambiguo. La piccola massaggiatrice thai era sparita.
Senza smettere di accarezzarlo, spiegò con una voce calma: — Ho finito prima di te e sono venuta a vedere dov’eri. Sono io che ti ho fatto la domanda, se tu avessi risposto di sì, avrei ripreso l’aereo per Vienna questa sera stessa.
Malko benedì la propria saggezza. Sarebbe stato troppo stupido se avesse accettato. Era arrivato con la sua fidanzata di sempre due giorni prima per godersi una ben meritata vacanza in un paese che entrambi adoravano. Aveva lasciato il castello di Liezen alle cure di Elko Krisantem, senza dire a nessuno, soprattutto alla CIA, dove avevano intenzione di andare. Era un patto tra loro. Nulla doveva turbare quella rinnovata luna di miele.
Alexandra, avvolta in un accappatoio di spugna, aveva scostato il telo e masturbava lentamente Malko, osservando con interesse il pene che cresceva di volume. Lui fece per alzarsi in piedi, ma con la mano sinistra lei lo spinse a stendersi di nuovo. Chiuse gli occhi. Era un’esperienza che non aveva ancora provato. Ben presto esalò un sospiro.
— Prendimelo in bocca…
Alexandra si chinò e lo sfiorò con la lingua, prima di ritrarsi, lasciandolo in piena erezione.
— Salgo a prepararmi.
Non appena se ne fu andata riapparve la piccola massaggiatrice. — Madame, Number One — pigolò lei con uno sguardo pieno di ammirazione davanti al sesso rizzato.
Turbato, Malko si coprì con il telo e poi indossò l’accappatoio. Quando raggiunse la loro suite, Alexandra era sulla terrazza in compagnia di una bottiglia di Taittinger Rosé dalla quale aveva già attinto abbondantemente. Malko si rivestì, con pantaloni di alpaca e camicia di lino, e a sua volta uscì sulla terrazza affacciata sul Chao Phraya.
Appoggiata al parapetto, Alexandra contemplava il fiume, volgendogli le spalle. Portava un abito fucsia così corto che le lasciava scoperta gran parte delle lunghe gambe abbronzate. Malko le si avvicinò. A causa del rumore, lei non lo udì; si accorse di lui, con un leggero sussulto, solo quando le accostò al fondoschiena l’erezione che lei stessa aveva provocato. La sua virilità aveva ripreso vigore. Incollato a lei, Malko le imprigionò i seni, scoprendo con piacere che non aveva nulla a sorreggerli.
Per qualche istante rimasero nella stessa posizione, contemplando il balletto delle imbarcazioni sul Chao Phraya, poi Alexandra si voltò, appiccicando il ventre al pube di Malko con uno sguardo torbido.
— Allora, ti è piaciuto il massaggio? — domandò.
Malko aveva già fatto scivolare la mano sotto il corto abito di seta: Alexandra portava unicamente dei minuscoli slip. Malko cominciò a massaggiarle il sesso. Vide i capezzoli indurirsi e sotto le dita avvertì un calore umido.
— Non vuoi che andiamo a mangiare l’anatra laccata? — chiese Alexandra. — È tardi.
A Bangkok la gente cenava tra le sette e le otto. Soprattutto nei ristoranti cinesi.
Malko le stava già facendo scivolare gli slip ...