Ci rivediamo lassù
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Ci rivediamo lassù

  1. 456 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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Ci rivediamo lassù

Informazioni su questo libro

Sopravvissuti alla carneficina della Grande Guerra, nel 1918 Albert e Édouard si ritrovano emarginati dalla società. Albert, un umile e insicuro impiegato che ha perso tutto, proprio alla fine del conflitto viene salvato sul campo di battaglia da Édouard, un ragazzo ricco, sfacciato ed eccentrico, dalle notevoli doti artistiche. Dopo il congedo, condannati a una vita grama da esclusi, decidono di prendersi la loro rivincita inventandosi una colossale truffa ai danni del loro paese ed ergendo il sacrilegio allo status di opera d'arte. Affresco di rara potenza evocativa, Ci rivediamo lassù è il romanzo appassionante e rocambolesco che racconta gli affanni del primo dopoguerra, le illusioni dell'armistizio, l'ipocrisia dello Stato che glorifica i suoi morti ma si dimentica dei vivi, l'abominio innalzato a virtù. In un'atmosfera crepuscolare e visionaria, Pierre Lemaitre orchestra la grande tragedia di una generazione perduta con un talento e una maestria impressionanti, inserendosi a pieno titolo nella tradizione di quei romanzieri capaci, da Dumas a Victor Hugo, di fondere la passione che si sprigiona dalle grandi storie con l'eccellenza letteraria.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2014
Print ISBN
9788804636007

Marzo 1920

26

Henri d’Aulnay-Pradelle, spirito semplice e senza sfumature, otteneva facilmente ragione perché la sua rozzezza scoraggiava spesso l’intelligenza dei suoi interlocutori. Per esempio, non poteva impedirsi di considerare Léon Jardin-Beaulieu, meno alto di lui, anche meno intelligente. Era ovviamente falso, eppure, dal momento che Léon aveva un complesso in tal senso che lo privava delle sue capacità, Pradelle la spuntava sempre. In quella supremazia, c’era sì la questione della statura, ma anche due ragioni che si chiamavano Yvonne e Denise, rispettivamente sorella e moglie di Léon, entrambe amanti di Henri. La prima da più di un anno, la seconda dall’antivigilia del proprio matrimonio. Henri avrebbe trovato ancora più piccante la vigilia della cerimonia, o addirittura la mattina stessa, ma gli eventi non si erano prestati e l’antivigilia rappresentava già un eccellente risultato. Da quel giorno, diceva volentieri ai più intimi: “Delle Jardin-Beaulieu, mi manca solo la madre”. La battuta riscuoteva successo perché la Jardin-Beaulieu madre era una donna poco adatta a suscitare desideri e molto virtuosa. Henri, con la sua solita indelicatezza, si premurava di aggiungere: “Una cosa spiega l’altra”.
Insomma, tra Ferdinand Morieux, un emerito imbecille, e Léon Jardin-Beaulieu, bloccato dalle sue inibizioni, Henri aveva scelto due soci che disprezzava. Fino ad allora, aveva avuto libertà di azione per organizzare le cose alla sua maniera, vivace e sbrigativa com’è noto, e i “soci” si erano limitati a percepire gli utili. Henri non li teneva al corrente di nulla, quella era la “sua” azienda. Aveva aggirato molti ostacoli senza dover rendere conto a nessuno, non avrebbe certo cominciato ora.
«Solo» disse Léon Jardin-Beaulieu «questa volta è più imbarazzante.»
Henri lo squadrava dall’alto della sua statura. Quando discuteva con lui, faceva in modo di essere in piedi, per costringere Léon ad alzare la testa, come per guardare il soffitto.
Léon sbatté rapidamente le ciglia. Aveva delle cose importanti da dire, ma quell’uomo gli faceva paura. E lui lo odiava. Aveva sofferto nel sapere che sua sorella andava a letto con lui, ma ne aveva sorriso come se ne fosse stato il complice, e persino l’istigatore. Quando affiorarono le prime voci riguardanti Denise, sua moglie, fu tutt’altra cosa. Da morire per l’umiliazione. Aveva sposato una bella donna perché era molto ricco, non si era mai illuso sulla sua fedeltà presente o futura, ma che fosse proprio d’Aulnay-Pradelle il latore della brutta notizia si rivelò più doloroso di tutto. Lei, Denise, aveva sempre provato risentimento per Léon. Ce l’aveva con lui per aver raggiunto i suoi scopi solo perché ne aveva i mezzi. Dall’inizio del loro matrimonio, si era mostrata condiscendente nei suoi confronti, e lui non aveva trovato nulla da opporre alla sua decisione di avere camere separate e, ogni sera, di chiuderne la porta. Non mi ha sposata, pensava lei, mi ha comprata. Non che fosse crudele di natura, ma bisogna capirla, era un’epoca in cui le donne erano molto disprezzate.
Quanto a Léon, vedersi costretto a frequentare Henri così da vicino per via degli affari in comune lo feriva nella sua dignità. Come se i rapporti coniugali catastrofici non bastassero! Serbava a Pradelle un rancore tale che se i loro favolosi contratti con lo Stato si fossero rivelati un fiasco, non avrebbe mosso un mignolo – con quelle perdite non si sarebbe rovinato –, anzi, avrebbe lasciato che il socio affondasse con immenso piacere. Ma non era solo una questione di soldi. Ne andava della sua reputazione. E le voci che sentiva in giro diventavano molto inquietanti. Scaricando d’Aulnay-Pradelle rischiava di cadere insieme a lui, e questo, mai! Allusioni larvate, certo, nessuno sapeva realmente dove andassero a parare, ma quando si tira in ballo la legge, vuol dire che ci sono dei reati… Già, dei reati! Léon aveva un ex compagno di scuola che, costretto a lavorare, ricopriva un incarico in prefettura.
“Mio caro” gli aveva detto con un tono allarmato “non promette per niente bene, tutto questo…”
Di che cosa si trattava esattamente? Léon non riusciva a saperlo; persino l’amico della prefettura lo ignorava o, peggio, non voleva parlarne. Léon s’immaginava in tribunale. Un Jardin-Beaulieu davanti a un giudice! La cosa lo sconvolgeva. Tanto più che lui non aveva fatto niente! Ma vallo a provare…
«Imbarazzante» ripeté con calma Henri. «Cosa c’è dunque di così imbarazzante?»
«E be’, che ne so, io… Sta a te dirmelo!»
Henri arricciò le labbra, come a dire non vedo di cosa si tratta.
«Si parla di un rapporto…» riprese Léon.
«Ah!» esclamò Henri «se alludi a quello, allora non è niente, è tutto sistemato! Un malinteso.»
Léon non era pronto ad accontentarsi. Insistette: «Da quanto ne so…».
«Cosa?» sbraitò Pradelle. «Che cosa sai? Eh? Che cosa sai, tu?»
Di punto in bianco, era passato dai toni apparentemente bonari alla virulenza. Léon lo aveva osservato in quelle ultime settimane, si era fatto tutto un film perché trovava Pradelle estremamente stanco e non poteva impedirsi di pensare che Denise c’entrasse qualcosa. Ma Henri aveva delle grane, perché un amante stanco rimane un amante felice, mentre lui era sempre teso, ancora più irascibile di prima, perentorio. Infatti, quella collera improvvisa…
«Se il problema è stato risolto» azzardò Léon «perché ti scaldi tanto?»
«Perché ne ho abbastanza, mio caro Léon, di dover rendere conto quando devo fare tutto io! Perché tu e Ferdinand vi intascate i profitti, ma chi è che passa il tempo a organizzare, a dare istruzioni, a sorvegliare, a calcolare? Tu? Ah, ah, ah!»
Quella risata era molto sgarbata. Léon, pensando alle conseguenze, fece finta di nulla e proseguì: «Non chiedo di meglio che aiutarti, sei tu che ti opponi! Rispondi sempre che non hai bisogno di nessuno!».
Henri inspirò profondamente. Che cosa rispondere? Ferdinand Morieux era un cretino e Léon un incapace da cui non ci si poteva aspettare niente. In fondo, senza il suo nome, le sue amicizie, il suo denaro, tutte cose indipendenti dalla sua persona, che cos’era Léon? Un cornuto e basta. Henri aveva lasciato sua moglie neanche due ore prima… Ed era pure patetica, bisognava sempre staccarle le braccia con due mani al momento di lasciarsi, una serie di moine a non finire… Cominciava ad averne abbastanza di quella famiglia, davvero.
«Sono cose troppo complicate per te, mio caro Léon. Complicate, ma niente di grave, sta’ tranquillo.»
«Comunque» insistette Léon «in prefettura, mi dicono che…»
«Che altro ancora? Che cosa dicono in prefettura?»
«Che succedono cose inquietanti!»
Léon era deciso a battersi per sapere, per capire, perché quella volta non si trattava della frivolezza di sua moglie o dell’eventuale crollo delle sue azioni nella società di Pradelle. Temeva di finire travolto, suo malgrado, in una spirale più critica dal momento che agli affari si mischiava ora la politica.
Aggiunse: «Quei cimiteri sono un settore molto sensibile…».
«Ah, sì? Ma guarda un po’, “molto sensibile”!»
«Esattamente» riprese Léon «addirittura nevralgico! Oggi, basta la minima stupidaggine e scoppia uno scandalo! Con questa Camera…»
Ah, la nuova Camera! Alle elezioni del novembre precedente, le prime dopo l’armistizio, il Bloc national aveva ottenuto una maggioranza schiacciante, composta quasi per metà da ex combattenti. Così patriottica, così nazionalista, che l’avevano soprannominata la “Camera blu orizzonte”, dal colore delle uniformi francesi.
Per quanto, come diceva Henri, Léon camminasse “con il muso per terra”, ci aveva visto giusto.
Quella maggioranza aveva permesso a Henri di ritagliarsi la parte del leone in quell’appalto del governo e di arricchirsi rapidamente, quasi alla velocità della luce, la Sallevière era stata ricostruita per più dei due terzi in quattro mesi, alcuni giorni c’erano addirittura quaranta operai sul posto… Ma quei deputati erano anche la peggiore delle minacce. Un tale assembramento di eroi si sarebbe di certo mostrato puntiglioso su ogni questione che avesse toccato i suoi “cari defunti”. Ne avrebbero pronunciati, di paroloni! Ah, non erano stati capaci di liquidare a dovere i soldati congedati, né di trovargli un impiego, e ora gli avrebbero fatto la morale!
È quello che gli avevano lasciato intendere, al ministero delle Pensioni, dove Henri era stato sollecitato. Non convocato, “sollecitato”.
“Caro d’Aulnay-Pradelle, tutto procede come vuole lei?”
Era il genero di Marcel Péricourt, da trattare con i guanti. In società con il nipote di un generale e il figlio di un deputato, ai guanti era meglio aggiungere le pinze.
“Quel rapporto del prefetto, vediamo…”
Far finta di scavare nella memoria, poi all’improvviso, come scoppiando a ridere: “Ah, sì, il prefetto Plerzec! No, niente, una bazzecola! Cosa vuole, ci sono sempre stati dei poveri impiegati dello Stato un po’ pignoli, è una calamità inevitabile. No, del resto il rapporto è stato archiviato! Si figuri che il prefetto si è quasi scusato, sì, sì, mio caro. È una vecchia storia, davvero”.
Adottare quindi il tono confidenziale. Anzi, del segreto condiviso: “Ma bisogna comunque fare un po’ di attenzione perché un misero dipendente del ministero sta indagando. Un tipo puntiglioso, maniaco”.
Impossibile saperne di più. “Fare un po’ di attenzione.”
Dupré glielo aveva descritto, quel Merlin: un piantagrane. Un tipo vecchia scuola. Sporco, a quanto sembra, ombroso. Pradelle non arrivava a immaginare a che cosa assomigliasse, in ogni caso, a niente di quello che conosceva. Un burocrate del livello più basso della gerarchia, senza carriera, senza futuro, i peggiori, sempre in cerca di rivalsa. Solitamente non hanno nessuna voce in capitolo, nessuno li ascolta, sono disprezzati, anche nel loro ufficio.
“È vero” avevano proseguito al ministero. “Ma insomma, questo non impedisce… A volte dispongono di una capacità di fare danni…”
Era seguito un silenzio tirato al massimo, come un elastico prossimo a cedere.
“Ora, caro d’Aulnay-Pradelle, la cosa migliore è fare presto e bene. ‘Presto’ perché il paese ha bisogno di passare ad altro e ‘bene’ perché questa Camera è molto puntigliosa su tutto ciò che riguarda i nostri Eroi, è comprensibile.”
Uomo avvisato…
Henri aveva semplicemente sorriso, assunto un’aria d’intesa, ma aveva immediatamente richiamato a Parigi tutti i suoi capicantiere, Dupré per primo in qualità di responsabile generale, minacciandoli uno per uno, dando direttive molto rigide, lanciando avvertimenti, promettendo compensi extra, eventualmente. Ma provateci voi a controllare un lavoro simile, a monte la sua impresa interveniva in più di quindici cimiteri di campagna! E a valle, sette grandi necropoli, e presto otto!
Pradelle osservò Léon. Nel vederlo dall’alto, ripensò all’improvviso al soldato Maillard che aveva guardato così quando era finito nella buca della granata e che aveva rivisto nella stessa posizione, alcuni mesi dopo, nella fossa di un soldato anonimo esumato per accontentare Madeleine.
Per quanto lontani, quei tempi gli sembravano immancabilmente segnati da una grazia piovuta dal cielo: il generale Morieux gli aveva mandato Madeleine Péricourt! Un vero miracolo. Un’opportunità inaudita, quell’incontro, l’inizio di tutto il suo successo; saper cogliere l’occasione, è tutto lì.
Henri schiacciò Léon con lo sguardo. Gli ricordava proprio il soldato Maillard mentre sprofondava; era davvero il tipo da essere sepolto vivo prima di avere il tempo di dire “bah”.
Al momento, poteva ancora servire. Henri gli posò la mano sulla spalla.
«Léon, nessun problema. E se ce ne fossero, ebbene, basterà che tuo padre intervenga presso il ministro…»
«Ma…» si sgolò Léon «è impossibile! Sai bene che mio padre è deputato d...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Copyright
  4. Novembre 1918
  5. Novembre 1919
  6. Marzo 1920
  7. Epilogo
  8. E per finire...
  9. UN EROE