Tu eri tutto per me
eBook - ePub

Tu eri tutto per me

  1. 132 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Tu eri tutto per me

Informazioni su questo libro

"Tesoro! Come stai, dove sei in questo momento? Provo a immaginarmelo ma mi mancano troppe informazioni, troppi mesi sono passati dall'ultima volta che ci siamo visti. Io sto bene, ti giuro, non sono né agitata né nervosa, faccio una vita solitaria nella casa che pensavo sarebbe stata la nostra ma non mi sento sola. L'altro giorno sono andata in paese, ho venduto le conserve, il pesto, i pomodori, sono rimasta a chiacchierare un po' con il nuovo droghiere, è simpatico e mi ha pagato bene. Tu sei riuscito a pensare? A capire, a decidere? Ti perdono, in questi mesi ho capito tante cose, non ti biasimo, ho commesso i miei errori e i tuoi dubbi sono più che giustificati. Ti chiedo solo una cosa: vieni qui e passa il Natale con me. Magari ti verrà voglia di restare ma se desidererai partire, ti prometto che non ti dirò nulla. Ma ti ringrazierò per essere venuto e per le ore che avrai voluto dedicarmi. Dài, non mi sembra di chiederti troppo e sono convinta che anche tu ne abbia voglia. Io ti aspetto, amore mio." Una donna attende l'uomo che ama in una casa isolata in montagna, e prepara per lui la cena di Natale. Il tempo passa, lei mette a punto ogni particolare, si fa bella, ricorda. E il tempo intanto continua a passare...
Tu eri tutto per me è una storia d'amore poetica e straziante, disperata e romantica. Il libro sorprendente da un'artista che si conferma capace di toccare, con apparente leggerezza, le corde più profonde dei nostri sentimenti.

Domande frequenti

Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento.
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Perlego offre due piani: Essential e Complete
  • Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
  • Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Entrambi i piani sono disponibili con cicli di fatturazione mensili, semestrali o annuali.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 1.000 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Per maggiori informazioni, clicca qui.
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS o Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app.
Sì, puoi accedere a Tu eri tutto per me di Arisa in formato PDF e/o ePub. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.

Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2013
Print ISBN
9788804637356
eBook ISBN
9788852045622
Il primo giorno

L’antivigilia

1

«No, ti prego, sto dormendo, non adesso.»
Mi viene addosso, si struscia sul mio corpo, io provo ad allontanarlo con la mano ma lui insiste, facendo un balzo all’indietro. Adesso è alle mie spalle, si muove agile fra il comodino e il letto e mi lecca prima i capelli e poi il collo.
Provo disperatamente a non sganciarmi da quello che sto sognando. Ci sono io, in mezzo a una strada, in sella a una bicicletta con una macchina che mi suona alle spalle. Io provo a rallentare per capire chi possa esserci al volante ma l’auto rallenta assieme a me, mantenendo una distanza costante tra di noi. Quando mi fermo, quella si ferma per poi ripartire appena riprendo a pedalare. Andiamo avanti così per un po’, finché la macchina accosta e io cerco di capire chi sia il conducente. Ho appena il tempo di aspettare che abbassi il finestrino, la mano che intravedo è sicuramente maschile ma non la riconosco. Mi prende un brivido all’idea di identificare finalmente quel viso. Ma non ce la faccio, ho perso anche stavolta.
«Ancora un po’, lasciami dormire ancora un po’» sussurro, provando a identificare questo sconosciuto. Metto a fuoco, provo a dimenticarmi di lui, del mio compagno che nel letto cerca di svegliarmi, ma ormai l’ho perso, la pellicola si è interrotta, ci sono solo io in questa stanza.
Lui è impaziente, non ha alcuna voglia di mollare e anche se mi tiro la coperta sugli occhi per difendermi, si allunga su di me, appoggiando il muso e le zampe sul mio seno.
Lo accarezzo e quello, puntualmente, inizia a fare le fusa. Non sono le coccole che sta cercando: col muso si insinua fra collo e mento, sollevandomi la faccia, quasi volesse esporre il mio viso al fresco della stanza, all’aria frizzante della casa. Nella classifica dei risvegli coatti lo sistemo fra il metodo di mia madre – bacio e “dài, su, svegliati” bisbigliato all’orecchio per convincermi a tirarmi su – e quello di mio padre, più brusco, meno soave: spalancamento della finestra, sguardo, in caso di pronto risveglio, rapido sollevamento delle coperte ed esposizione del mio corpo alle intemperie.
«Mi alzo, Filou, mi alzo.»
Lui non si fida e continua con la sua combinazione di fusa e pressioni sul collo.
Mi arrendo, apro gli occhi e rimango un attimo, come ogni mattina, a osservare il paesaggio fuori dalla finestra, la casetta in cui vivo stabilmente già da un po’, così diverso da tutto quello che ho visto in passato, e il mio letto così grande e comodo.
«Ok, colazione» dico.
La stanza è fredda, per via della stufa spenta, mi infilo un enorme maglione di lana, prima di cominciare a tremare. Filou mi viene dietro fiducioso, mi raggiunge e mi supera nei pressi della cucina e in un attimo riesco a mettergli qualcosa da mangiare nella ciotola: qualche crosta di formaggio e un pezzo di prosciutto avanzato della sera prima che lui divora immediatamente, dimenticandosi delle croste.
«Sì, Spiros, arrivo.»
Vado verso la porta e la spalanco, facendo irrompere così dall’esterno il freddo e il bianco accecante della neve. Il cielo è terso, rimango a osservare il sole che risplende un po’ pallido, mentre Spiros si dirige sicuro verso un albero, seguito da Filou che sembra soddisfatto della sua colazione.
Sulla grondaia c’è ancora la brina della notte e i raggi del sole non riescono affatto a scaldarmi. A giudicare dalla sua posizione saranno le otto.
«Che freddo fa qui» hai detto la prima volta che ci siamo svegliati in questa casa assieme, accorgendoci che ormai era pieno inverno.
«Torniamo a letto» ti ho detto quella volta e tu non mi hai lasciato finire la frase che già eravamo sotto le coperte, abbracciati, uniti.
Quando arriverai? Stasera, forse domattina. La lettera ti sarà arrivata almeno da una settimana – ormai conosco a memoria i tempi, appena scende la neve si allungano, ma io ho fatto attenzione a mandartela con largo anticipo –, forse avevi qualche piano per Natale, probabile che tu abbia dovuto spostare qualche impegno con tua madre. Come l’avrà presa lei? Be’, credo bene, non faceva che ripetere che sperava che fra noi, fra me e te, andasse bene, che finalmente avevi trovato la persona giusta. Sì, certo, non ti piaceva affatto che te lo dicesse e io mi sono sempre limitata a sorridere. Ma mi rassicurava sapere che lei faceva il tifo per me.
Mia madre, invece… Le ho promesso di chiamarla per gli auguri di Natale. È meglio che le telefoni stamattina, poi non avrò molto tempo, tante sono le cose che devo fare. Mi vesto veloce, ci sarà poi tempo di prepararmi meglio più tardi, devo essere pronta, potresti arrivare persino stasera, non lo devo dimenticare, e sarebbe un peccato che mi vedessi come sono ora, con indosso giusto una vestaglia da casa, delle pantofole più calde che sensuali, gli occhiali. Niente parrucchiere qui in montagna, neppure al paese, mi dovrò organizzare.
Mi dirigo verso la radio, l’accendo ma non c’è nient’altro che il notiziario, e io non ho nessuna voglia di sentire le notizie. Però, hai visto?, ho comprato la radio: non c’è più solo il giradischi. No, non ne sentivo il bisogno, ma il mese scorso sono andata in paese e l’ho presa perché non voglio che tu ti senta troppo isolato a stare qui con me. Indosso il giubbotto ed esco di nuovo all’aperto, in giardino: ricordi?, era un terreno con tutt’al più qualche ciuffo d’erba d’estate ma adesso è cambiato completamente; certo, dovrai aspettare la primavera per rendertene conto ma ti garantisco che ti piaceranno i lavori che ho fatto.
Apro la porticina della legnaia e vengo subito avvolta dal profumo dei ciocchi, ne prendo quattro o cinque arcuando le braccia contro il petto: devo comprare una gerla, lo so, è un po’ che ci penso, ma mi piace scrollarmi di dosso i pezzettini di legna dal giubbotto o dal golf. Rientro in casa e accendo le stufe. La casa è piccola ma la legna dà sempre un sacco di lavoro, bisogna di continuo prenderne di nuova, si consuma molto rapidamente.
«Devi usare il carbone, col carbone sei a posto» mi ha consigliato mio padre la prima volta che è venuto.
«Cosa diavolo ti è venuto in mente di rintanarti qui?» è stato invece il commento di mia madre, che credo non sia mai stata più di un’ora da sola in vita sua. Prima è stata una figlia, poi una moglie, poi una madre primipara, di Lara, che sarei io, poi la mamma di Antonio, non cercato ma ugualmente amato, come si suol dire. Quando, intorno ai sessant’anni di mia madre, anche lui è riuscito ad abbandonare il tetto familiare per andare a vivere da solo, lei ha commentato, dopo aver visto casa sua: «Io non vi capisco».
“Ma io da sola sto bene” mi dico, versandomi il caffè. Il sole nel frattempo è salito un po’, alcuni raggi entrano nella mia cucina, lasciando un riflesso dorato sul tavolo di legno antico che io stessa ho risistemato.
«Ah, pure restauratrice sei, adesso?» mi ha detto lei osservando i mobili quella prima e unica volta che è venuta a trovarmi.
«La formica, la formica dovevi usare che non ti porta le termiti» ha poi aggiunto. «Qui appena arriva l’estate, ti ritrovi tutto con i buchi.»
Il caffè è caldo e anche nella stanza si comincia a stare meglio: con le stufe è così. Basta lasciarle spente per un’ora e la casa diventa gelida, ma, appena le si accende, scaldano così rapidamente che quasi viene voglia di aprire le finestre. Mi siedo al tavolo, mi accendo una sigaretta e guardo verso il posto in cui ti vedrò seduto fra qualche ora, al massimo domani. Per un attimo mi viene paura, penso che magari potresti aver deciso di non venire, ma no, prendo in mano la lettera che ti ho scritto: è perfetta, è una lettera di pace, di una che ha smesso di fare la matta e non ti chiederà più di esserci solo per lei, non pretenderà più un’esclusività assoluta che forse ti soffocava. “Eccomi, sono qui, per starti accanto, per amarti” penso mentre assaporo la sigaretta.
Ma si è fatto tardi. E devo andare in paese.

2

«Mi piacerebbe trovare un posto tranquillo, lasciar perdere il lavoro e scrivere un romanzo» mi hai confidato una volta, quando ancora era come se io per te non esistessi. Strana, come confidenza, per un medico che si rivolgeva a una paziente. Non ricordo da dove fosse partito il discorso ma mi piacque la sensazione che per una volta fossi tu a parlare. Ad aprirti con me.
Mentre tu abbassavi per un attimo la guardia, io indossavo gli stessi pantaloni a zampa d’elefante che, mi ero accorta, erano diventati la mia divisa ufficiale per quegli incontri. Non troppo formale, non troppo sciatta, era la regola che avevo seguito fin lì anche per gli esami all’università. Di gonne ne ho messe sempre poche, “gonne mai, inciampi se scappi” mi ripeteva sempre una mia amica che saltava da una manifestazione a un’occupazione e, pur non facendo io troppa politica, mi ero detta che era sempre meglio farsi trovare preparate.
Doveva essere la quarta o la quinta seduta, quella in cui ho cominciato a trovarmi un po’ più a mio agio, a prendere confidenza con l’idea di sedermi in uno studio e raccontare la mia vita a uno sconosciuto.
Diversamente dal solito ho cominciato a parlare prima ancora di sedermi, senza ancora essere stata interpellata da te, che consultavi un quaderno per ripartire da quello che si era detto la volta precedente.
Ho improvvisato, parlando un po’ di un tizio di cui pensavo di essermi innamorata, non lesinando dettagli su qualche passaggio piccante, sotto casa, sulla sua automobile, al momento di essere restituita alla mia famiglia prima che scattasse il coprifuoco e mia madre sguinzagliasse mio padre e mio fratello per i bar della città.
Mi guardavi, non mi guardavi, ti interessava sapere se lui mi aveva toccata, se io avevo allentato la cerniera dei suoi pantaloni, se mi aveva slacciato un bottone della camicia? Non riuscivo a capirlo, ma sembrava di no, che non ci fosse nulla al di fuori della tua attenzione per la mia psiche confusa.
Era stata una mia amica a consigliarmi di cominciare una terapia con te. Diceva che con lei avevi fatto miracoli e, in un momento in cui mi sentivo piuttosto abbattuta, ho bussato alla tua porta.
«Anche a me, sa» ti ho detto, ma dal tuo sguardo ho capito che ci credevi poco. Una ragazzina, di nemmeno vent’anni, qualche esame all’università giusto perché c’era il ’68, un paio di diciotto politici. “Che cosa avrei potuto mai raccontare?” Ecco, questo doveva essere stata la cosa a cui avevi pensato.
Non capivo fino a che punto mi stavi a sentire: ogni tanto sembravi attento e un attimo dopo completamente assente, distratto, perso nei tuoi pensieri.
«Nel senso che vuole scrivere anche lei?» mi hai chiesto, senza umiliarmi ma con l’aria di uno che non lo credeva possibile.
«No, in realtà pensavo al fatto di vivere in un posto tranquillo. Chissà, magari mi verrebbe anche voglia di scrivere. Ma mi sento più adatta ad altre cose, più pratiche. Lei, se dovesse scegliere, dove andrebbe?» ho aggiunto, dimenticandomi del motivo per cui ero lì.
Tu non hai risposto, facendo finta di nulla, come se non avessi sentito, hai ripreso in mano la penna stilografica e mi hai chiesto se avevo dei sogni ricorrenti.
«Sì.»
«Ce n’è uno in particolare?»
«Sì. Sono in mezzo a una strada e una macchina mi segue…»
Il mio sogno non ti doveva essere sembrato granché, perché mi hai lasciata finire senza interrompermi per poi cambiare subito discorso.
«Va d’accordo con suo padre? Come definirebbe il suo rapporto con lui?»
«E come lo definirei? Normale, credo.»
«Usa spesso questa parola. Lei si considera una persona “normale”, per quanto possa valere una definizione simile?»
«Non lo so.»
Le chiavi. Dove le metto le chiavi? Le nascondo sotto lo zerbino o nella legnaia come ho fatto la prima volta che sei venuto qui? Mi accorgo solo oggi che ogni volta che esco le lascio lì: non da oggi, non da ieri, da sempre, come se tu potessi arrivare in qualsiasi momento. O, meglio come se io ti stessi aspettando da sempre.
“Ti devi far desiderare” diceva sempre mia madre.
Avevo un’amica che mi raccontava di avere un fidanzato che passava quasi tutte le sere da lei. Si erano conosciuti a una festa, erano andati a casa di lei ma lei non era mai stata a casa sua. Lui ogni tanto la chiamava prima di uscire dal lavoro, e se non la trovava, lui andava lo stesso sotto casa sua ad aspettarla. No...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Tu eri tutto per me
  4. Il primo giorno. L’antivigilia
  5. Il secondo giorno. La vigilia
  6. Copyright