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La dama col mantello (I Romanzi Oro)
Questo libro è disponibile per la lettura fino al giorno 5º dicembre, 2025
- 224 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
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La dama col mantello (I Romanzi Oro)
Informazioni su questo libro
Quale impulso potrebbe spingere un lord piacente e ricco, come il duca di Brightwater, a fermare la propria carrozza per dare un passaggio a una povera ragazza di provincia, sudicia e abbigliata in modo vistoso? La noia, senza dubbio. Poi la giovane Stephanie Gray racconta di essere stata derubata di ogni avere mentre era in viaggio per riscuotere un'eredità, ma lui, pur affascinato, non le crede. È invece più incline a divertirsi, senza preoccuparsi della propria reputazione. Sennonché, tutto quello che lei gli ha detto si rivela vero, e con stupore il duca si accorge che ha un solo modo per riparare al danno fatto: sposarla!
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Informazioni
eBook ISBN
97888520461861
Arrancava sul ciglio della strada maestra in un punto imprecisato a nord di Londra, probabilmente molto a nord di Londra, anche se nemmeno lei avrebbe saputo dire con precisione dove. Il color fucsia del suo mantello e il cappello rosa, con le piume di un rosa ancora più acceso, la rendevano simile a un curioso uccello tropicale che si fosse posato lì per caso. Benché pochissimi veicoli percorressero quella strada polverosa, e quei pochi sempre nella direzione opposta alla sua, chiunque fosse passato di lì avrebbe sicuramente tirato diritto vedendola così vestita. I suoi stivaletti, grigi di polvere per il tanto camminare, erano l’unico elemento dissonante in quell’insieme chiassoso, tanto più che sotto la polvere apparivano neri e piuttosto antiquati. Stringeva fra le mani una piccola borsetta a rete, con dentro tutto il denaro rimastole, una somma così esigua da toglierle ogni coraggio. In realtà non possedeva altro che un’unica monetina, una soltanto.
Chiunque l’avesse vista in quel momento... E chi mai avrebbe potuto non vederla, nel raggio di cinque miglia, e non rimanerne addirittura abbagliato, pensò lei con una smorfia di disappunto. Chiunque l’avesse vista non avrebbe mai potuto immaginare che lei fosse una giovane di severi costumi, e per giunta una ricca ereditiera. Rise fra sé, di una risata amara che finì per spaventarla ancora di più. Ci sarebbero voluti giorni, forse settimane, per arrivare a piedi fin nello Hampshire. Quanto, di preciso, non lo sapeva. Ma di una cosa era certa: il denaro che le era rimasto era a malapena sufficiente per comprare una forma di pane, e neanche poi così grande.
Poteva essere sufficiente quel pane per tutti quei giorni di cammino? E se non fosse bastato? Respinse con forza il pensiero e affrettò il passo. Doveva bastarle, non c’era altra scelta. E se così non fosse stato, avrebbe digiunato. Avrebbe solo bevuto acqua. Quella, almeno, non le sarebbe mai mancata. C’era soltanto da sperare che continuasse a fare bel tempo, e che di notte non facesse troppo freddo. Dopotutto era la fine di maggio. Eppure rabbrividì al pensiero di dover passare altre notti all’addiaccio. Quella notte, prima ancora di averne reale motivo, aveva provato un profondo disagio. Si era rannicchiata al riparo di un muricciolo che separava la strada dai campi. Non avrebbe mai pensato che la notte potesse essere così buia e così piena di rumori misteriosi, ciascuno dei quali le dava i brividi. E tuttavia soltanto più tardi aveva provato vero terrore, per qualcosa di fin troppo reale, ed era stata salvata appena in tempo.
Era incredibile, pensò, fermandosi per un attimo a guardare la strada percorsa. Incredibile che potesse succedere una cosa simile. Proprio a lei. Lei, che fino ad allora aveva condotto la vita più normale, tranquilla e irreprensibile di questo mondo. Nulla che potesse anche solo lontanamente somigliare a un’avventura l’aveva mai sfiorata. Come si rimproverava, ora, di aver sognato una vita più ricca di emozioni! Diffida dei desideri, qualcuno le aveva detto, perché potrebbero avverarsi... Ma le avventure della sua fantasia erano sempre a lieto fine, e questa non vi somigliava affatto. Anzi, avrebbe dovuto ritenersi fortunata se ne fosse uscita viva.
Il solo pensiero di una brutta fine era così spaventoso, eppure così realistico, che proruppe in una risata nervosa. Tutto ciò stava accadendo proprio a lei, che tante volte aveva rimproverato i bambini di correre troppo con la fantasia, quando con mille invenzioni ingigantivano le loro piccole avventure.
Ma non passava mai nessuno su quella strada? Doveva essere la strada maestra verso Londra. Eppure fino ad allora, e doveva essere già mezzogiorno, aveva visto passare soltanto un contadino, su un carretto carico di letame. Era appena più veloce di lei, e spandeva un odore terribile, ma lei aveva implorato ugualmente l’uomo perché le desse un passaggio. È curioso come diventi facile chiedere quando se ne ha bisogno. Si domandò se sarebbe mai giunta a elemosinare del pane, quando la sua ultima moneta fosse stata spesa. Era un pensiero agghiacciante. Ma il contadino aveva spalancato la bocca per lo stupore, mostrandole i pochi denti anneriti, come se lei fosse stata davvero uno strano uccello tropicale arrivato chissà da dove, e aveva biascicato qualcosa di incomprensibile, poi aveva ripreso il suo cammino e dopo qualche decina di metri aveva svoltato in un campo.
E poi naturalmente erano passate anche la diligenza e la carrozza postale. Ma quelle non contavano. Era inutile chiedere passaggi alle vetture pubbliche. Benché non avesse fatto neppure un cenno, l’avevano raggiunta i fischi e gli apprezzamenti ad alta voce dei passeggeri maschi. Era un’esperienza mortificante per una donna che, come lei, era abituata a vivere nella più completa invisibilità.
Riprese a camminare con energia. Forse era perfino un bene che la sua valigia fosse stata rubata, pensò per un istante, almeno non le toccava trascinarsela dietro. Poi si dette della stupida, perché si ricordò che se non le avessero rubato la valigia lei in quel momento sarebbe stata tranquillamente seduta in diligenza, certo molto più vicina alla sua meta di quanto non fosse ora. Le pareva impossibile aver commesso la stupidaggine di riporre in valigia tutto il denaro e i biglietti per il viaggio, e di affidarla in custodia alla robusta e cordiale massaia di campagna, dall’aria tanto per bene, che aveva chiacchierato con lei per tutto il primo tratto in diligenza. Al primo cambio dei cavalli era scesa per rinfrescarsi un po’ nella locanda. Ci aveva messo non più di un paio di minuti. Ma al suo ritorno la donna era scomparsa, come pure la sua valigia, con il denaro e i biglietti.
Il conducente non l’aveva più fatta salire in carrozza. Il locandiere aveva rifiutato di chiamare un gendarme, e l’aveva guardata come se fosse qualcosa di ripugnante, come un topo. Certo, aveva ancora indosso il suo mantello grigio da viaggio e il suo cappello grigio topo...
Era ancora immersa in quei ricordi quando le sembrò che qualcosa si stesse avvicinando, qualcosa di più grande di un carretto... Si augurò che non fosse un’altra vettura di posta. Smise di camminare e si fece da parte per non essere notata, quasi appiattendosi contro la recinzione. Non aveva nessuna intenzione di farsi insultare di nuovo da un cocchiere o da chiunque altro si ritenesse padrone della strada.
Era una carrozza privata, tirata da quattro splendidi cavalli. A cassetta sedevano il cocchiere e uno staffiere, entrambi vestiti di una livrea blu. Sicuramente era la carrozza di un personaggio di rango, che non soltanto l’avrebbe guardata con disprezzo, ma le sarebbe anche passato sopra con le ruote senza pensarci due volte. Tanto... sospirò, non poteva ridurla molto peggio di così...
Tuttavia, mentre la carrozza si avvicinava, lei alzò una mano, dapprima esitante, poi più sicura, tendendo il braccio verso la strada. Il panico la stringeva alla gola. Non si era mai sentita così sola in tutta la sua vita. E dire che da anni la solitudine le era fedele compagna.
La carrozza la superò senza rallentare. I due servitori non si degnarono neppure di girarsi a guardarla, sebbene i loro occhi puntassero verso di lei. Li vide darsi di gomito sogghignando, prima che sparissero definitivamente dal suo campo visivo. Si morse il labbro indispettita. Ma poi avvenne una cosa del tutto inaspettata: come per miracolo la carrozza non solo rallentò, ma si fermò qualche decina di metri più in là. Lei si mise quasi a correre per raggiungerla.
“Oh, Dio mio, ti prego. Aiutami, ti prego!”
Qualcuno abbassò il finestrino dalla sua parte. Una mano, elegantemente guantata di capretto color crema, si appoggiò sul vetro. Poi una testa si sporse a guardarla mentre si avvicinava. Era un uomo. Aveva un volto nobile, bello, altero, ma un’espressione estenuata come di un’indicibile noia, e una una folta capigliatura castana, romanticamente scompigliata. La sua voce, quando parlò, non smentì l’espressione del suo viso.
— Un uccello dal colorato piumaggio ravviva il paesaggio — disse. — Che cosa vorrà mai?
Se non fosse stata così esausta, affamata e spaventata, per non dire imbarazzata, gli avrebbe risposto come si meritava. Che cosa pensava che volesse, sola in mezzo a una strada, lontana miglia e miglia da ogni luogo abitato?
— Per favore, signore — disse, abbassando gli occhi sulla piccola borsa, che stringeva con entrambe le mani quasi temesse che qualcuno gliela portasse via — mi concedereste di viaggiare con i vostri domestici per qualche miglio? — A dir la verità non le sorrideva affatto l’idea di salire a cassetta fra quei due figuri, ma non aveva altra scelta.
— Dove siete diretta? — Lei vide benissimo quelle dita guantate tamburellare impazienti sul vetro. Non ci voleva molto a capire che quel signore era infastidito.
— Scusate tanto... — disse il cocchiere schiarendosi la voce.
— Scusarvi di cosa? Se è per il fatto di tossire davanti a me — disse il gentiluomo, in tono seccato — siete scusato, Bates. Voi, piuttosto, dove state andando?
— Nello Hampshire, signore — disse lei.
— Nello Hampshire? — non c’era neppure bisogno di alzare lo sguardo per capire che era sorpreso. — Un po’ lontano per una passeggiata, non vi pare?
— Per favore. — Lei alzò gli occhi fino a incontrare i suoi. Come immaginava, era stizzito. Le dita tamburellarono di nuovo sul vetro. Il suo volto era pieno di sussiego, sprezzante. Non sarebbe mai riuscita a persuaderlo. — Solo per qualche miglio, ve ne prego. Solo fino al prossimo villaggio.
Il cocchiere si schiarì di nuovo la gola.
— Bisogna proprio che troviamo un dottore per quella tosse, Bates — disse con impazienza il gentiluomo.
E, ciò detto, aprì lo sportello e saltò giù dalla carrozza senza curarsi di abbassare il predellino. Lei fece un passo indietro, rendendosi conto all’improvviso che si trovava in una strada deserta, sola con tre sconosciuti. Lui era un uomo imponente, non tanto per robustezza quanto per statura. La superava di tutta la testa, anche se lei non era affatto piccola. Ricordò con un fremito la terribile avventura di quella notte.
— Bene — disse lo sconosciuto, girandosi per abbassare il predellino, anche se lo staffiere si era affrettato a saltar giù per aiutarla — allora siamo intesi, fino al prossimo villaggio, vero signorina...? — si voltò di nuovo a guardarla con i sopraccigli alzati.
— Gray — lei rispose.
Un sopracciglio si abbassò, mentre l’altro rimaneva sollevato. — Signorina Gray — ripeté lui, porgendole una mano. Le parve che stesse osservando con attenzione i colori sgargianti dei suoi abiti come per scoprirvi un legame segreto con quel suo cognome così... grigio. Si domandò come mai non le fosse venuto in mente almeno di strappar via quelle piume dal cappello e di gettarle in un fosso, quel mattino.
Non si aspettava certo che salisse in carrozza con lui? Non si rendeva conto di quanto sarebbe stato sconveniente? Eppure in quelle circostanze non le sembrava tanto il caso di badare alle convenzioni. E la sola idea di trovarsi a bordo di una carrozza le dava il capogiro.
— Non pensavo di viaggiare in vostra compagnia, signore — disse.
— Davvero? — lui fece con la mano un gesto d’impazienza. — Andiamo miss Gray. Cercherò di dominare la mia insaziabile passione per gli uccelli tropicali fino al prossimo villaggio.
Gli diede la mano, notando all’improvviso quanto fosse visibile il buco nel suo guanto sdrucito. — Grazie — disse, terribilmente mortificata. Una volta in carrozza, seduta sul morbido sedile di velluto blu, dovette controllarsi per non piangere. Girò verso l’interno il dito bucato del guanto, sperando che non si notasse troppo.
Il gentiluomo richiuse lo sportello e sedette di fronte a lei, mentre la carrozza si avviava dondolando mollemente. Lei gli sorrise un po’ incerta e cercò di non arrossire. Non ricordava una sola volta nella sua vita in cui fosse stata completamente sola con un uomo.
Alistair Munro, duca di Bridgwater, era diretto a Londra per prendere parte alla stagione mondana. Sua madre era già là ad attenderlo, come anche sua cognata, lady Munro. Anche suo fratello George era lì, naturalmente, ma la sua presenza non sarebbe bastata a salvarlo. Benché entrambe le sue sorelle fossero in città con i rispettivi mariti, Bridgwater sapeva fin troppo bene che cos’avevano in mente. L’avrebbero esibito a ogni ballo, a ogni concerto, a ogni ricevimento, e a ogni altra occasione escogitata dal bel mondo per divertirsi. Il pretesto sarebbe stato che non potevano comparire in pubblico senza un accompagnatore, anche se probabilmente nelle ultime settimane si erano arrangiate benissimo da sole, visto che tutte avevano un marito da trascinarsi dietro, tranne sua madre, che non aveva certo bisogno di un cavaliere. Ma la sola, vera ragione di tutto ciò, lui lo sapeva, era quella di mostrarlo agli sguardi trepidanti di tutte le giovani bellezze che avevano debuttato quell’anno. Sua madre e le sue sorelle – ma anche sua cognata – avevano deciso di farlo sposare a tutti i costi. Dopotutto, aveva già trentaquattro anni, un’età allarmante per un duca ancora privo di eredi diretti.
Su questo stava cupamente rimuginando prima che i suoi pensieri venissero piacevolmente interrotti dalla comparsa di uno sgargiante uccello tropicale posato sul ciglio della strada. Ma la cosa più grave, di cui si rendeva conto, era che stava cominciando a cedere. Temeva proprio che presto le donne della sua famiglia sarebbero riuscite nel loro intento. Non per altro, ma solo perché ormai non ne poteva più di quella sua indicibile noia, di quella stanchezza di vivere. Perché non sposarsi se sua madre lo desiderava tanto? Avrebbe dovuto comunque farlo prima o poi. E poi c’era il maledetto problema di mettere al mondo dei figli.
Da anni era terribilmente annoiato e inquieto, e lo amareggiava constatare che la vita e l’amore gli stavano passando accanto senza sfiorarlo. Era stato un romantico da ragazzo. Aveva sognato di incontrare l’unica donna creata per lui fin dall’inizio dei tempi... Per tutta la sua giovinezza l’aveva cercata, ma invano. Poi aveva cominciato a spaventarsi. Alcuni dei suoi più cari amici erano stati persuasi con l’inganno, o addirittura costretti a sposare donne che di loro iniziativa non avrebbero mai scelto. La sola idea lo atterriva. E se fosse capitato anche a lui? Gabriel, per esempio, conte di Thornhill, si era lasciato coinvolgere in un complicato quanto assurdo piano di vendetta, ed era finito senza neanche accorgersene in una trappola matrimoniale. Hartley, il suo più caro amico, marchese di Carew, introverso e insicuro, aveva sposato per amore una delle più incantevoli fanciulle d’Inghilterra, scoprendo soltanto dopo le nozze di essere stato scelto per puro interesse. E infine Francis Kneller aveva incautamente avviato un flirt con la sventata e irresponsabile miss Cora Downes, umile figlia di un bottegaio, e alla fine aveva dovuto sposarla per forza, avendola involontariamente compromessa. Quest’ultima sciagura era avvenuta sei anni prima. Da allora Bridgwater aveva evitato con cura ogni possibile legame sentimentale.
Dunque era annoiato, inquieto, e tutto meno che felice. Viveva il più possibile lontano da Wightwick Hall, la sua casa natale nel Gloucestershire, che poteva soltanto ricordargli una felicità domestica un tempo sognata e mai trovata. Preferiva vagabondare senza posa, passando da una casa di amici all’altra, da una località termale all’altra, sempre in cerca di qualcosa che gli sfuggiva di mano, dell’unica cosa che avrebbe potuto accendere la sua vita di nuovo interesse.
Ora era di ritorno dallo Yorkshire, dov...
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