
- 308 pagine
- Italian
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eBook - ePub
L'amante di Lady Sophia
Informazioni su questo libro
Londra, 1830. Sir Ross Cannon, riservato e ascetico, è il celebre capo degli agenti di Bow Street. Lady Sophia Sydney è certa che sia stato lui ad avere causato la fine di suo fratello, morto in carcere dopo essere stato condannato per furto proprio da Cannon; ed è decisa a smascherarlo. Si fa quindi assumere come sua assistente, per sedurlo e poi rovinarlo. Ma vivere a stretto contatto con Ross fa vacillare le certezze e i sentimenti della donna, gettando nuova luce sulla realtà. In tutti i sensi...
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Informazioni
Print ISBN
9788804583424eBook ISBN
97888520460251
Era da troppo tempo che non andava a letto con una donna.Sir Ross Cannon non riusciva a trovare altra spiegazione per la sua reazione a Sophia Sydney... una risposta così intensa che fu obbligato a sedersi alla scrivania per nascondere un’improvvisa, incontrollabile eccitazione. Perplesso, fissò a lungo la donna, chiedendosi perché mai la sua sola presenza fosse sufficiente ad accendere in lui un desiderio tanto ardente. Nessuno riusciva a coglierlo alla sprovvista in quel modo.
Era indubbiamente deliziosa, con i capelli biondo miele e gli occhi azzurri, ma possedeva una qualità che trascendeva la bellezza fisica: una scintilla di passionalità celata sotto la fragile compostezza dell’aspetto esteriore. Come tutti gli uomini, Ross era più eccitato da quanto rimaneva nascosto che da ciò che veniva rivelato. Ed evidentemente Sophia Sydney era una donna dai molti segreti.
In silenzio, si sforzò di reprimere l’eccitazione sessuale che la donna aveva suscitato in lui, concentrandosi sulla consunta superficie di mogano della scrivania fino a che l’ondata di desiderio non si fu placata. Quando fu finalmente in grado di sostenere l’indecifrabile sguardo di lei non disse nulla, consapevole per lunga esperienza che il silenzio era un’arma molto potente. Il silenzio metteva a disagio la gente, che solitamente cercava di riempirlo, rivelando così molto di sé.
Ma Sophia non iniziò a chiacchierare nervosamente, come accadeva a molte donne. Continuò a fissarlo intensamente, senza parlare, né dare cenno di volerlo fare prima di lui.
«Signorina Sydney» disse alla fine Ross. «Il mio impiegato mi riferisce che non avete voluto rivelare la ragione della vostra visita.»
«Se gliel’avessi detta non mi avrebbe nemmeno fatto entrare. Sono venuta per il posto di lavoro per cui avete messo un’inserzione.»
Difficilmente Ross, che nel corso del suo lavoro aveva visto e sperimentato di tutto, veniva sorpreso da qualcosa. Tuttavia, l’idea che quella donna volesse lavorare per lui era a dir poco stupefacente. A quanto pareva, non aveva idea di che tipo di lavoro fosse.
«Ho bisogno di un assistente, signorina Sydney. Qualcuno che svolga le funzioni di impiegato e archivista. Bow Street non è il posto adatto per una donna.»
«Nell’annuncio non era specificato che il vostro assistente dovesse essere un uomo» osservò lei. «So leggere, scrivere, gestire le spese di una casa e tenere la contabilità. Non vedo quali requisiti mi manchino per questo lavoro.»
Nel suo tono deferente si era insinuata una sfumatura di sfida. Affascinato e leggermente a disagio, Ross si chiese se si fossero mai incontrati. No, decise: se lo sarebbe ricordato. Eppure, c’era in lei qualcosa di stranamente familiare.
«Quanti anni avete?» chiese bruscamente. «Ventidue? Ventitré?»
«Ho ventotto anni, signore.»
«Davvero?»
Non le credeva. Sembrava troppo giovane per aver già raggiunto un’età in cui una donna era ormai considerata una zitella.
«Sì, davvero.» Apparentemente divertita, la donna si allungò sulla scrivania, posando le mani di fronte a lui. «Vedete? Le mani rivelano sempre la vera età di una donna.»
Ross osservò le piccole mani che gli erano state mostrate senza alcuna vanità. Non erano quelle di una ragazza, ma di una donna capace, e che avevano conosciuto lavori duri. Nonostante le unghie fossero ben pulite, erano tagliate cortissime. Le dita erano segnate da minuscole cicatrici, frutto di graffi e tagli accidentali, e da una piccola bruciatura, probabilmente provocata da una pentola o una padella.
Sophia tornò a sedersi, mentre la luce le accarezzava dolcemente i capelli chiari.
«Neanche voi avete l’aspetto che immaginavo» lo informò.
Ross sollevò un sopracciglio con aria ironicamente interrogativa.
«No?»
«Pensavo che foste un vecchio gentiluomo corpulento con parrucca e pipa.»
Quella descrizione gli strappò una risatina bassa e roca, un tipo di risata che non gli capitava di fare da molto tempo. Per qualche ragione, non riuscì a evitare la domanda più ovvia.
«Siete rimasta delusa di scoprire che non è così?»
«No» rispose lei, tradendo un respiro leggermente accelerato. «Non sono delusa.»
La temperatura nell’ufficio era salita di parecchi gradi. Ross non riuscì a fare a meno di chiedersi se lo trovasse attraente. Avrebbe presto compiuto quarant’anni, e dimostrava la sua età. Tra i capelli neri erano iniziati ad apparire alcuni fili d’argento. I lunghi anni di lavoro indefesso e le scarse ore di sonno avevano lasciato il segno, e il ritmo frenetico della sua vita aveva quasi scarnificato il suo aspetto. Non aveva l’aria florida e curata che generalmente distingueva gli uomini sposati della sua età. Naturalmente, a differenza di lui, loro non passavano le notti a pattugliare le strade, dare la caccia a ladri e assassini, andare a visitare prigioni e sedare risse.
Notò l’attenzione con cui Sophia soppesava con lo sguardo il suo ufficio, arredato con sobrietà spartana. Una parete ospitava diverse mappe, un’altra era coperta di scaffalature. Un unico dipinto decorava la stanza, un paesaggio roccioso con una foresta, un ruscello e colline grigie sullo sfondo. Ross si era trovato spesso a contemplare quel paesaggio, in momenti di difficoltà o di tensione, scoprendo che la fresca e quieta oscurità del dipinto non mancava mai di rasserenarlo.
Si riscosse e riprese il colloquio. «Avete portato delle referenze, signorina Sydney?»
La donna scosse la testa. «Temo che il mio precedente datore di lavoro non sia disposto a raccomandarmi.»
«Perché no?»
La sua compostezza venne finalmente meno e un’ondata di rossore le imporporò il viso.
«Ho lavorato per molti anni per una lontana cugina. Mi ha consentito di abitare in casa sua, dopo la morte dei miei genitori, nonostante non fosse una donna facoltosa. In cambio della sua carità, mi è stato chiesto di servire come cameriera tuttofare. Credo che la cugina Ernestine fosse soddisfatta del mio impegno, finché...»
Le parole le si bloccarono in gola e un velo di sudore le imperlò la pelle candida.
Durante i suoi dieci anni come magistrato a capo di Bow Street, Ross aveva ascoltato storie su qualsiasi possibile disastro, delitto o meschinità umana. Benché non fosse una persona insensibile, aveva imparato a frapporre una certa distanza emotiva tra sé e coloro che gli si presentavano davanti. Ma la vista del profondo disagio di Sophia lo riempì dell’insensato desiderio di confortarla, prenderla tra le braccia e rassicurarla. “Santo cielo!” pensò stupito, cercando di controllare quell’involontario impulso protettivo.
«Continuate, signorina Sydney» disse in tono asciutto.
La donna annuì e fece un respiro profondo. «Ho fatto qualcosa di molto sbagliato. Ho... ho avuto un amante. Non l’avevo mai fatto prima. Era ospite in una grande tenuta vicino al villaggio... l’ho incontrato mentre ero fuori a passeggiare. Non ero mai stata corteggiata da qualcuno come lui. Me ne sono innamorata e noi...» Si interruppe e distolse gli occhi, apparentemente incapace di sostenere oltre lo sguardo di Ross. «Aveva promesso di sposarmi e io sono stata tanto sciocca da credergli. Quando si è stancato di me, mi ha abbandonata senza pensarci due volte. Ovviamente, ora mi rendo conto di quanto fosse ridicolo pensare che un uomo nella sua posizione potesse sposare una come me.»
«Era un aristocratico?» chiese Ross.
Sophia tenne lo sguardo fisso sulle proprie ginocchia. «Non proprio. Era... è... il figlio cadetto di una nobile famiglia.»
«Il suo nome?»
«Preferirei non rivelarlo, signore. È un episodio che appartiene al passato, ormai. Vi basti sapere che mia cugina è venuta a sapere della relazione da una signora della tenuta, apprendendo anche che il mio amante era sposato. Inutile dire che è scoppiato uno scandalo e che la cugina Ernestine mi ha ingiunto di andarmene.» Sophia si lisciò la gonna con un gesto nervoso, accarezzando con il palmo della mano la stoffa che le copriva il grembo. «So che questa è la prova di un carattere immorale. Ma vi assicuro che non sono facile alle... intemperanze. Se solo poteste non tener conto del mio passato...»
«Signorina Sydney.» Ross attese che riuscisse nuovamente a guardarlo in faccia. «Sarei un ipocrita a condannarvi per aver avuto una relazione. Tutti abbiamo commesso degli errori.»
«Certo non voi.»
Il commento gli strappò un sorriso tirato. «Soprattutto io.»
Gli occhi azzurri di lei scintillarono attenti. «Che genere di errori?
La domanda lo divertì. Gli piaceva il suo coraggio... e anche la vulnerabilità che nascondeva. «Nessuno che abbiate bisogno di conoscere, signorina Sydney.»
«Allora rimango scettica riguardo al fatto che ne abbiate commesso alcuno.»
Fece quel sorriso che una donna poteva avere in un momento di intimità, dopo aver fatto l’amore. Pochissime donne possedevano una sensualità così spontanea, un calore naturale che faceva sentire un uomo uno stallone da monta. Confuso, Ross concentrò l’attenzione sul ripiano della scrivania. Purtroppo, non servì a dissipare le immagini torride che gli avevano invaso la mente. Desiderava afferrarla, farla sdraiare sulla lucida superficie di mogano e strapparle di dosso i vestiti. Voleva baciarle il seno, il ventre, le gambe... separare i riccioli tra le cosce e seppellire il viso nelle pieghe tenere e profumate delle sue parti intime, leccarle e succhiarle fino a farla gridare. Poi, dopo averla preparata, si sarebbe slacciato i pantaloni, affondando dentro di lei e penetrandola fino a soddisfare il proprio desiderio bruciante. Dopodiché...
Infuriato dalla propria mancanza di autocontrollo, tamburellò con le dita sulla scrivania. Poi si sforzò di riprendere il filo della conversazione.
«Prima di parlare del mio passato faremo meglio a occuparci del vostro. Ditemi, dalla relazione nacque un figlio?»
«No, signore.»
«Questa è una fortuna.»
«Sì, signore.»
«Siete nata nello Shropshire?»
«No, signore. Sono nata, insieme al mio fratello minore, in un paesino sul fiume Severn. Noi...» Sophia si interruppe, mentre un’ombra le attraversava il viso. Ross intuì che il passato della donna conteneva molti ricordi dolorosi. «Siamo rimasti orfani: i nostri genitori sono annegati a seguito di un incidente in barca. Io non avevo ancora tredici anni. Mio padre era un visconte, ma possedevamo poca terra e poche risorse per mantenerla. Non avevamo parenti disposti a occuparsi di due bambini praticamente indigenti. Alcune persone del villaggio fecero a turno per prendersi cura di mio fratello e di me, ma...» Esitò, poi riprese con maggiore cautela. «Mio fratello John e io eravamo piuttosto vivaci. Andavamo in giro per il villaggio combinando monellerie, finché non fummo sorpresi a commettere un piccolo furto nella panetteria locale. Fu allora che io andai a vivere con la cugina Ernestine.»
«E cosa fu di vostro fratello?»
Sophia rispose con lo sguardo fisso nel vuoto, irrigidita nella postura come una statua.
«È morto. Il titolo si è estinto e le terre di famiglia sono considerate proprietà vacante, dal momento che non c’è nessun uomo che possa ereditarle.»
Avendo sperimentato di persona cosa fosse il dolore, Ross era sensibile alla sofferenza altrui. Comprese subito che, qualunque cosa fosse capitata a suo fratello, le aveva lasciato nell’anima una cicatrice profonda.
«Mi dispiace» disse con dolcezza.
Sophia rimase immobile, come se non lo avesse sentito.
Dopo un lungo silenzio, lui riprese in tono burbero.
«Se vostro padre era un visconte, dovreste essere chiamata Lady Sophia.»
L’osservazione le strappò un sorriso amareggiato. «Immagino di sì. Tuttavia, sarebbe un po’ pretenzioso da parte mia insistere su quel titolo, non credete? I miei giorni come Lady Sophia sono finiti. Tutto ciò che desidero è trovare un impiego adeguato e iniziare una nuova vita.»
Ross la scrutò con attenzione. «Signorina Sydney, in tutta coscienza, non potrei assumere una donna come mia assistente. Tra le altre cose, vi verrebbe richiesto di registrare i nomi dei criminali in transito a Newgate, stilare rapporti per gli agenti di Bow Street e raccogliere deposizioni dalla folta schiera di pessimi soggetti che passano ogni giorno per questo edificio. Compiti del genere sarebbero offensivi per la sensibilità di una donna.»
«A me non importerebbe» rispose Sophia con decisione. «Come vi ho già spiegato, non sono un’innocente cresciuta sotto una campana di vetro. Non sono una ragazza, né ho una reputazione o una posizione sociale da tutelare. Molte donne lavorano in ospedali, prigioni e ostelli per i poveri e incontrano ogni genere di sbandati e delinquenti. Ce la farò... come ce la fanno loro.»
«Non potete essere la mia assistente» ribatté lui con fermezza. Sollevò una mano per tacitare ogni possibile replica. «Tuttavia, la mia precedente governante si è appena ritirata e io sarei disposto ad assumervi per sostituirla. Si tratterebbe di un impiego molto più adatto a voi.»
«Potrei dare una mano nella gestione della casa» concesse Sophia. «Oltre a lavorare come vostra assistente.»
«Vi offrite di svolgere entrambe le mansioni?» le chiese lui in tono leggermente ironico. «Non pensate che sarebbe una mole di lavoro eccessiva, per una persona sola?»
«La gente dice che voi svolgete il lavoro di sei uomini» replicò Sophia. «Se questo è vero, io potrei certo cavarmela a fare il lavoro di due.»
«Non vi sto offrendo due lavori. Ve ne sto offrendo solo uno: quello di governante.»
Stranamente, il suo tono autoritario la fece sorridere. La luce di sfida che le illuminava gli occhi era inequivocabile, ma si trattava di una provocazione scherzosa, come se in qualche modo lei sapesse che non l’avrebbe lasciata andare via.
«No, grazie» rispose. «Avrò quello che voglio, oppure nulla.»
Il viso di Ross si raggelò in un’espressione che solitamente intimoriva anche il più navigato dei suoi agenti.
«Signorina Sydney, è evidente che voi non...
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