1
Morte per mano invisibile
Rintoccarono le undici e mezzo dal campanile di Stapleford, un villaggio del Devon sperduto nella landa selvaggia del Dartmoor. Era finita l’estate e l’aria notturna si era fatta più fresca.
Le case addormentate sembravano accucciate intorno alla bella chiesa di granito.
Solo la finestra dello studio di Victor Sitwell era ancora illuminata.
La fronte del professore cinquantenne, prematuramente ingrigito, era solcata da perenni rughe di riflessione e i suoi occhi azzurri fissavano le persone attraverso gli spessi occhiali come se fossero trasparenti, senza battere ciglio.
Nel liceo di Tavistock, dove insegnava filosofia, era molto stimato per la sua coscienziosità e la sua erudizione sia dai colleghi che dagli alunni.
Tutta Stapleford lo considerava la mente e il cuore del villaggio, un benefattore sempre pronto a correre in soccorso di chi era in difficoltà, che non mancava mai di offrire una moneta da dieci scellini alla questua domenicale.
Victor era seduto alla sua scrivania come tutte le sere, stranamente senza la solita penna in mano, e con un’aria più corrucciata del solito.
Stava per raggiungere la moglie a letto quando bussarono alla porta. Guardò l’ora, piuttosto seccato, e anche un po’ preoccupato per quella visita inattesa.
Erano John e Betty, due ragazzi del villaggio, sui diciassette anni. Imbarazzati, si profusero in mille scuse per l’ora tardiva della visita, e lui li accolse nel suo studio per metterli a loro agio. Ma dovette aspettare a lungo prima che si decidessero a dirgli il motivo della loro presenza a casa sua.
— Capite, professore, non vorremmo che i nostri genitori scoprissero che ci vediamo di nascosto… sarebbe una tragedia… se dicessimo cos’abbiamo visto l’altra notte, e dove… — John arrossì per l’imbarazzo. — Insomma, capirebbero che io e Betty…
Un gesto del professore lo tranquillizzò.
— Abbiamo passato una giornata terribile, non sapevamo che pesci pigliare… che decisione prendere… poi abbiamo pensato a voi!
Betty guardò fiduciosa il professore. — È noto che voi agite sempre per il bene di tutti!
— Però se non avessimo visto la luce, non avremmo mai osato…
— Se i miei genitori lo sapessero, non mi permetterebbero più di rivedere John…
— Lo capite, vero, professore?
Victor tagliò corto con un secco colpo di tosse. — Capisco, capisco, vi incontrate da soli di sera e non volete che i vostri genitori lo scoprano. Ma se si sapesse che la notte scorsa avete assistito a un grave avvenimento… Era molto grave, vero? È tutto chiaro, perfetto, non abbiate paura, salvaguarderò il vostro segreto per quanto è possibile, a condizione che mi diciate esattamente cos’è successo…
I due adolescenti abbassarono gli occhi di fronte al suo sguardo inquisitore.
— Non ci crederete mai — balbettò John.
— Ciò che abbiamo visto è impossibile, eppure…
— Credevamo di aver sognato, ma l’abbiamo visto tutti e due, non ci siamo sbagliati…
— Abbiamo pensato a ciò che è accaduto in quel posto, alla strana morte della donna che abitava nella grande casa sulla strada di Princetown…
— Il maniero di Trerice? — Sitwell si stupì nel sentirli parlare di quella vecchia tragedia. — È strano, ciò a cui avete assistito avrebbe a che fare con… Ma veniamo ai fatti — aggiunse impassibile.
I due ragazzi si guardarono negli occhi, poi dissero all’unisono: — Una ragazza è stata lanciata nel vuoto, però non c’era nessuno dietro di lei!
Il professore li scrutò in silenzio, perfettamente immobile. — Vi ascolto.
— Era quasi mezzanotte, io e Betty eravamo da un quarto d’ora al Wish Tor…
Il Wish Tor… Sitwell comprendeva la loro reticenza: il Wish Tor era sempre stato il luogo di ritrovo prediletto dagli innamorati ed era fin troppo ovvio cosa intendessero fare là a quell’ora.
Era un posto davvero splendido anche di giorno, ma di notte, sotto il magico chiarore della luna e delle stelle, lo sperone granitico sospeso sopra il turbinoso torrente che scendeva verso il villaggio, un chilometro più in basso, assumeva il curioso aspetto di una sfinge o di una belva dal muso gigantesco pronta ad avventarsi sulla preda.
Si poteva rimanere per ore a guardare le acque lattiginose che scorrevano schiumando di roccia in roccia sullo sfondo dello splendido paesaggio del Dartmoor, con le sue dolci colline boscose dalle cime stranamente frastagliate.
Un luogo di infinita serenità e di selvaggia malinconia, una malinconia che ti prendeva alla gola al calare della sera, quando il tramonto incendiava l’orizzonte dietro le formazioni di granito.
Di notte il panorama era appena visibile, ma era allora che la magia del posto esercitava tutto il suo potere e il rumore del torrente spandeva il suo potente richiamo.
Quando poi spuntava la luna, ben poche coppie potevano sfuggire all’attrazione che suscitava. Si diceva che i desideri pronunciati in quel luogo incantato avessero maggiori probabilità di realizzarsi.
Sulla cima piatta e irregolare delle rocce c’era persino una piccola grotta, ideale per gli innamorati, come spiegarono faticosamente i due ragazzi, a furia di imbarazzate perifrasi: — Ci trovavamo là quando abbiamo sentito dei passi e abbiamo visto una ragazza salire nella nostra direzione. Col chiaro di luna la si distingueva chiaramente, ma lei non ci poteva notare, perché eravamo nella grotta. Stava canticchiando allegra, cosa che ci è parsa piuttosto strana. Il fatto è che era sola, ma si comportava come… come se non lo fosse… Abbiamo pensato che avesse un appuntamento e che fosse in anticipo. Certo è che non c’era nessuno ad attenderla: prima del suo arrivo c’eravamo solo noi due… Dopo che ci ha sorpassato, l’abbiamo persa di vista per un momento, poi l’abbiamo sentita chiamare: “Ehi, dove sei?”. Ci siamo guardati e abbiamo dedotto che doveva esserci qualcuno nascosto. Lei continuava a cercarlo tutta contenta, come se le stesse facendo uno scherzo, e noi abbiamo cautamente messo il naso fuori dalla grotta per sbirciare.
John cedette la parola all’amica, che annuì gravemente. — Era a una quindicina di metri, sul bordo dello sperone, la vedevamo bene, anche se di tanto in tanto la luna si nascondeva dietro le nubi. Non c’era nessuno là vicino, e lei continuava a chiamare: “Ehi, dove sei?”, vero, John? Poi si è girata a guardare verso la pianura, e in quel momento qualcuno l’ha spinta ed è precipitata nel vuoto. Io ho gridato e John…
Sitwell scrutò stupito il ragazzo, come per chiedere conferma. — L’hanno spinta nel vuoto ma non c’era nessuno accanto a lei?
Il giovane annuì. — Lo so che è incredibile, eppure è come se fosse stata spinta da… da un essere invisibile! Non è stato un incidente, e non si è nemmeno uccisa; di colpo ha proiettato le braccia in avanti quasi cercasse di tenersi, per non cadere. Come se qualcuno la stesse spingendo per scaraventarla nel vuoto. Solo che dietro di lei non c’era nessuno, capite, professore?
Dopo un lungo silenzio, Sitwell scosse il capo con lieve aria di rimprovero. — È una storia assurda, ragazzi, siete certi di non avere sognato? Avete sentito la ragazza gridare, o il rumore della caduta?
— Sì… o piuttosto no — balbettò John. — Betty ha urlato quando è precipitata, così non abbiamo potuto…
— Immagino che dopo siate scesi fino al torrente…
— No, siamo tornati a casa. Betty era morta di paura, e anch’io non ero propriamente a mio agio…
— Non che avreste potuto vedere granché. Ma credo davvero che il senso di colpa vi abbia fatto vedere ciò che non c’era. — Sitwell scosse le spalle. — Da ieri in paese non è scomparso nessuno, quindi… — Il professore si bloccò all’improvviso, come paralizzato da un pensiero.
— C’è qualcosa che non va, signore? — chiese prudentemente John.
— Avete per caso riconosciuto la ragazza?
— Io non ne sono certo, però Betty crede che fosse Constance…
— Constance Kent?
Betty annuì con forza. — Eccome se era lei!
Victor chiuse gli occhi. — È proprio ciò che temevo. Ero molto preoccupato prima che arrivaste, ma poi mi è sfuggito di mente: stasera ero al Red Lion, e alle nove suo padre è venuto a chiedere notizie di Constance, perché la sera prima era andata a dare una mano all’osteria e lui credeva che vi avesse passato la notte. Invece l’oste gli ha detto che lui era convinto che la ragazza fosse tranquillamente tornata a casa dopo la chiusura…
2
Alla ricerca di un cadavere
Alle cinque e mezzo le prime luci dell’alba davano a Stapleford un aspetto irreale.
Il campanile era nascosto dalla nebbia, che si infittiva ancora di più sopra il torrente.
Sul ponte all’uscita del villaggio, non lontano dall’osteria, tre uomini agitavano le torce scrutando le acque turbinose del ruscello, che avevano seguito fin dallo sperone roccioso del Wish Tor.
Uno di loro era il dottor Thomas Grant, un cinquantenne poco loquace, specie dopo quell’imprevista levata notturna, cosa a cui era tuttavia ormai abituato dopo trent’anni di carriera al servizio dei compaesani.
La sua competenza e il suo calore umano erano davvero notevoli e facevano un gran bene ai pazienti, più delle medicine che prescriveva.
Bastava veder comparire la sua figura corpulenta e il suo sorriso benevolo perché al malato che era andato a visitare si abbassasse la febbre.
Ma ora i suoi occhi chiari erano cupi e abbattuti, a causa del timore che gli avevano instillato le parole di Sitwell quando lo era andato a svegliare in piena notte.
Anche Basil Hawkins non nascondeva il proprio malumore. Era un uomo tarchiato sulla trentina, che dimostrava dieci anni di più. Lui non era affatto abituato a svegliarsi al canto del gallo.
Col suo colorito paonazzo, i capelli irsuti, gli abiti cenciosi, aveva il tipico aspetto trasandato degli ubriaconi. Divideva il suo tempo tra la caccia di frodo, il giardinaggio e soprattutto l’osteria del paese, dove passava quasi tutte le sue giornate fino a tarda sera.
Sitwell era riuscito a farlo sistemare nel fienile di un generoso fattore e l’aveva assunto come giardiniere, occupazione che lo impegnava solo per poche ore al pomeriggio, anche se i datori di lavoro parevano piuttosto contenti di lui.
Nessuno sapeva da dove venisse, però da dieci anni era praticamente parte del panorama del villaggio, come il ponte o il campanile o lo sperone roccioso.
Era impossibile immaginare una serata al Red Lion senza di lui, e la sua presenza suscitava una tale allegria che l’oste, George Crawford, si sarebbe davvero preoccupato se non l’avesse visto arrivare.
A dispetto della sua precaria situazione, Basil era l’uomo più felice di Stapleford, e certo era il più euforico di tutti quando tornava a “casa” la sera.
Grant si sedeva spesso al suo tavolo, perché pareva trovare molto contagiosa quell’allegria, anche se la sua professione lo obbligava a un consumo di bevande ben più moderato.
Ma il più fedele compagno di Hawkins era curiosamente Sitwell, che passava tutte le sere al Red Lion per bere un bicchierino.
Molti si erano stupiti della bizzarra amicizia tra l’ubriacone e l’intellettuale del villaggio, però era risaputo che il professore amava a volte concedersi una pausa dalla sua rigida sobrietà.
Non che si mettesse a ridere e cantare come Basil; si lanciava invece in enfatici discorsi su qualunque argomento, ben poco ascoltati ma calorosamente applauditi.
In quel momento, tuttavia, nessuno pensava più alle belle serate al Red Lion.
Sitwell si era tirato su il colletto del soprabito e aveva il volto teso mentre illuminava con la torcia elettrica le acque che danzavano di roccia in roccia.
Quando i due ragazzi se n’erano andati con la promessa che per il momento non avrebbe detto nulla a nessuno, non era riuscito a ritirarsi per dormire ed era rimasto nello studio a riflettere. Aveva deciso infine che, prima di dare l’allarme, sarebbe stato meglio cercare discretamente il corpo e assicurarsi della veridicità del racconto.
Aveva fatto molta fatica a svegliare Hawkins, il cui alito tradiva fin troppo i bagordi serali, ma il dottor Grant era subito venuto ad aprirgli e non aveva esitato a mettersi a disposizione, non appena aveva saputo il motivo della loro inquietudine.
Si erano così muniti di torce elettriche e alle cinque del mattino si erano recati al Wish Tor. Avevano solo due ore di tempo prima che qualcuno potesse notare ciò che stavano facendo, però finora le loro ricerche erano state vane.
La scarsa luce delle torce aveva comunque permesso di stabilire che non c’era nessun cadavere ai piedi del Wish Tor.
Tra i flutti del ruscello avevano scovato solo un lungo piolo di legno. Ma i numerosi giorni di pioggia avevano ingrossato il tumultuoso torrente, e il cadavere poteva essere stato trasportato molto più lontano.
Avevano seguito il sentiero sulla riva, però quell’ispezione superficiale cominciava a far credere loro che i due ragazzi avessero avuto un’allucinazione.
Solo Basil si dimostrava meno ottimista. — Con questa corrente, chissà quanta strada avrà fatto! Ricordate la piccola Eliza Gold, l’anno scorso? L’abbiamo trovata parecchio più in là…
— Basil, ti prego, questo non c’entra nulla — tagliò corto Sitwell.
Ma il dottor Grant lo guardò in silenzio, pensieroso. — Non c’entra nulla? Una ragazza del villaggio scompare una sera e viene scoperta solo tre giorni dopo annegata nel torrente e massacrata dalle rocce su cui l’ha sbattuta la corrente… e un anno dopo siamo di nuovo qui a cercar...