Il pozzo dei mondi (Urania)
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Il pozzo dei mondi (Urania)

  1. 210 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Il pozzo dei mondi (Urania)

Informazioni su questo libro

Klai Ford è un eccentrico milionario e i suoi racconti su spettri che appaiono e scompaiono in una comunissima miniera d'uranio possono anche non essere creduti. Ma quando Clifford Sawyer comincia a indagare, si rende conto che nel mistero c'è qualcosa di veramente insolito. E la scoperta finale è traumatica: un sottilissimo diaframma separa la Terra dai "mondi accanto". Sawyer, travolto dalle circostanze, attraverserà la soglia per scoprire un universo di isole che galleggiano nello spazio, dove è in corso una lotta di proporzioni colossali. Perduto in una dimensione che non gli appartiene, Sawyer si rende conto che la chiave dell'enigma è il misterioso Pozzo dei Mondi, e che dal suo segreto dipendono le sorti del grande conflitto.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2014
eBook ISBN
9788852046247
Argomento
Literature

1

Dalla finestra dell’hotel, Clifford Sawyer poteva vedere le luci di Fortuna brillare nell’oscurità del mezzogiorno polare lungo tutte le passerelle in legno del piccolo campo minerario, scintillare azzurre alle finestre dell’ospedale, splendere gialle nei dormitori e negli uffici. Da qui, naturalmente, non poteva scorgere la miniera, però poteva sentirla. Quel suo costante e profondo bom-bom-bom, quasi sotto la soglia dell’udibile, non si era mai interrotto, giorno e notte, per diciassette anni: da quando era stata aperta, nel 1953. Parecchia gente aveva bisogno dell’uranio. Anche al governo ne serviva una parte, e le pompe non si fermavano mai, laggiù sotto il cappello gelato del mondo.
Riflessa nel vetro, vedeva la ragazza dietro di lui agitarsi impaziente. Riportò lo sguardo su di lei, pensando che non aveva mai visto occhi uguali a quelli di Klai Ford, per la forma e per il colore. C’era un tocco di esotismo nella sua figura che lui aveva invano tentato di identificare, sforzandosi di richiamare alla mente quanto aveva letto il giorno prima negli archivi della Reale Commissione per l’energia atomica a Toronto, sul curioso passato di quella ragazza che, pochi mesi prima, aveva ereditato una mezza miniera d’uranio.
La ragazza aveva capelli lisci, color caramello. La sua fronte era regolare e gli occhi rotondi, schietti e di un azzurro singolarmente profondo. A Sawyer piaceva il modo in cui i suoi denti anteriori sporgevano, quasi impercettibilmente, rendendola attraente alla maniera della sventurata Lise Bolkonskaya in Guerra e pace, il cui minuscolo labbro superiore era troppo corto rispetto ai denti. Lo affascinavano, di Klai Ford, le curve delle guance e il taglio degli occhi rotondi. Non aveva mai visto, prima d’ora, un viso così originale al mondo, e sì che la sua esperienza era vasta.
Sawyer le sorrise. L’uomo aveva denti bianchissimi in un volto scurissimo, mentre gli occhi e i capelli erano appena un po’ più chiari della pelle. Attorno a lui c’era quell’atmosfera di rilassata prontezza tipica di chi è giunto a un soddisfacente compromesso con la vita ed è disponibile a procedere nella stessa direzione.
— Farò del mio meglio — le disse, sforzandosi di identificare l’accento curioso, per quanto lieve, che la voce della ragazza tradiva. — Il fatto è che non sono neanche armato. Il nostro equipaggiamento è costituito da calcolatrici, più che da pistole. Forse sarebbe meglio che mi dicesse qualcosa di più. Il Sovrintendente non mi avrebbe mandato quassù se non fosse stato convinto che io sia in grado di risolvere il suo problema, pazientemente, alla mia maniera, che poi potrebbe essere la maniera migliore per affrontarlo... ha detto spettri?
— Sì, spettri — disse la ragazza con fermezza, e il suo strano, lieve accento risultava irritante come un motivetto che si cerca invano di ricordare. — Stanno rovinando la produzione. I minatori si rifiutano addirittura di scendere in alcuni dei livelli. Le nostre raffinerie al sud ci comunicano che la percentuale di uranio nel pechblenda è diminuita così.
Fece schioccare le dita e lo guardò ansiosa. — La miniera è abitata. Non sono pazza, signor Sawyer, ma sono convintissima che il mio socio sarebbe contento se lei mi considerasse tale. Quell’uomo sta cercando di far chiudere la miniera. Credo... — La ragazza intrecciò forte le dita e guardò supplichevole Sawyer. — So che le sembrerò pazza, ma qualcuno sta cercando di uccidermi.
— Ne ha le prove? — chiese lui tranquillamente.
— Sì.
— Bene. Quanto a far chiudere la miniera, non credo che il Sovrintendente lo permetterebbe, quindi non è il caso di preoccuparsi...
— Non avrà scelta, se il minerale d’uranio continuerà a scomparire — lo interruppe la ragazza. — Dopotutto, di questi tempi il governo amministra le miniere a puro titolo di favore. E Alper... — Si fermò, trasse un lungo sospiro e sostenne lo sguardo rilassato di Sawyer.
— Ho paura di lui — proseguì la ragazza. — È uno strano vecchio, mi sembra mezzo matto. Il suo comportamento non è normale. Ha trovato qualcosa giù nella miniera. Direi che ha trovato qualcuno... — Si interruppe, ridendo impotente. — Sembra impossibile. Ma una pellicola non mente, vero? Ciò che appare sui filmati in mio possesso, girati nella miniera, sarebbe una prova, non crede? Per questo l’ho mandata a chiamare, signor Sawyer. Intendo porre termine a tutto questo prima che Alper e io diventiamo completamente pazzi, tutti e due. C’è una donna laggiù nel Livello Otto... o l’ombra di una donna. Be’, so che deve sembrarle strano! Ma posso farle vedere.
— Lo spettro? — chiese Sawyer. La guardava attentamente, sforzandosi di rendere ricettiva la sua mente. Non era il momento di credere, o negare, alcunché.
— No. Sembrano... — La ragazza esitò, e poi, con tono di perplessità, disse: — Spighe. Spighe di grano.
— Spighe — fece eco Sawyer, pensoso. — Capisco. — Seguì una pausa. Poi: — Ma a proposito di questa donna... vuol dire che Alper si incontra giù in miniera con una delle donne di Fortuna?
— Oh, no. Io le conosco tutte, le donne di Fortuna. Oltretutto, questa non è esattamente una donna. Capirà cosa intendo dire fra un attimo. Alper mi ha proibito di mettere piede nel Livello Otto, e anche i minatori si rifiutano di lavorarci; ma lui va laggiù e parla a questa... a quest’ombra di donna, e quando torna su... mi spaventa. Non ho più il coraggio di uscire da sola. Porto sempre due uomini con me quando devo andare a controllare le cineprese nel Livello Otto. Sembra stupido aver tanta paura di un vecchio come Alper, che ha bisogno del bastone per camminare, ma...
— No — disse Sawyer con gentilezza. — Ha perfettamente ragione di diffidare di Alper. Quel vecchio potrebbe essere pericoloso. Abbiamo un bel dossier su di lui. In altri tempi non gli avrebbero mai permesso di avvicinarsi a questa miniera, che lui ne fosse proprietario o meno. Fortunatamente ci sono ormai giacimenti di uranio a sufficienza perché i proprietari possano togliersi delle soddisfazioni, almeno entro certi limiti. Ma Alper è tuttora nella nostra lista di individui potenzialmente pericolosi. In parte perché dispone di ingenti mezzi economici, in parte perché è un tecnico esperto, e inoltre a causa di quella sua curiosa ossessione per il... ringiovanimento.
— Lo so. — La ragazza annuì. — È un tipo strano. Penso che non abbia mai provato una sconfitta in tutta la sua vita. È assolutamente convinto di essere l’unico uomo al mondo ad avere sempre assolutamente ragione. Ha deciso di chiudere la miniera, e il mio rifiuto lo fa diventar matto. Un’altra delle sue ossessioni è il potere, signor Sawyer. Ha imposto la sua volontà a tanta gente che ormai deve ritenersi fondamentale quanto la legge di gravità.
— Sta invecchiando — disse Sawyer. — Comincia ad aver paura. La maggior parte della gente impara a convivere con l’età, ma dubito che Alper possa riuscirci.
— Non è poi così vecchio — disse Klai Ford. — Il fatto è che non si è mai risparmiato, così come cerca di non risparmiare gli altri. Adesso comincia a subirne le conseguenze, il che lo manda su tutte le furie. Credo che farebbe qualsiasi cosa pur di riacquistare la sua giovinezza. Dà... dà l’impressione di credere che ci sia una possibilità in questo senso, signor Sawyer. Quella donna (quell’ombra) che incontra nella miniera sembra essere collegata in qualche modo a questa fissazione. Potrebbe convincerlo a fare qualunque cosa. E sembra intenzionata a sbarazzarsi di me.
Sawyer la osservava attentamente.
— Questa donna della miniera — disse — mi induce a farle una domanda di carattere personale, signorina Ford. Una strana donna comparsa dal nulla, proprio laggiù nella miniera. È questo quanto sta accadendo, secondo lei?
Tutto ciò che Klai Ford disse, con una nota di angoscia nella voce, fu: — Oh, povera me!
— Mi sono sforzato di identificare il suo accento — proseguì Sawyer con ostinazione. — Le spiacerebbe dirmi, signorina Ford, qual è il suo paese d’origine?
Lei si alzò di scatto, abbandonando il piccolo nido di pelliccia costituito dalla giacca e dal cappuccio gettati sulla spalliera della sedia. Fece due volte il giro della stanza, poi si voltò all’improvviso.
— Lo sa benissimo! — disse in tono di accusa. — Non renda tutto più difficile!
Sawyer sorrise e scosse la testa.
— Lo so, ma non ci ho mai creduto veramente — disse. — Naturalmente la Commissione ha ordinato un’inchiesta in piena regola quando lei... ehm... ha fatto la sua comparsa qui, ma...
Io non so chi sono! — esclamò la ragazza con rabbia. — Non so da dove vengo. Cosa posso farci se ho un accento ridicolo? Non lo faccio apposta. Come si sentirebbe lei se si svegliasse un bel giorno in preda a un attacco di amnesia e si ritrovasse in fondo a una miniera d’uranio di cui non aveva mai neppure sentito parlare; e se inoltre non avesse la minima idea sulla propria identità e sul modo in cui fosse arrivato lì? — Si strinse nelle spalle e rabbrividì. — Non lo sopporto — disse. — Ma cosa posso farci?
— Se lei non avesse scelto una miniera d’uranio per fare la sua comparsa... — esordì Sawyer.
— Non l’ho fatto! È stata lei a scegliere me!
— ... non saremmo così perplessi — proseguì Sawyer imperturbabile. — Vorrei che non ci fossimo impegnati tanto nel cercare qualche spiegazione sul suo conto. Almeno potremmo dire: “Forse c’è una risposta”. E invece non sappiamo ancora niente. Mi chiedevo se una qualche risposta non fosse venuta in mente a lei.
La ragazza scosse la testa. — Ricordo solo di essermi svegliata sul pavimento bagnato della miniera. Sapevo il mio nome. Solo un nome: Klai. Il vecchio Sam Ford mi trovò e si prese cura di me, e alla fine mi adottò quando si rese conto che nessuno era in grado di stabilire le mie origini. — La sua voce si ammorbidì. — Sam era così buono, signor Sawyer. E così solo. È stato lui, sa, nel 1953, a scoprire questo giacimento. Alper lo finanziò, ma non venne quasi mai a Fortuna quando Sam era in vita.
— Certamente, signorina Ford — suggerì Sawyer — lei ha collegato la sua comparsa nella miniera all’apparizione di questa strana donna, vero? Proviene dal suo stesso luogo di origine, non crede? Un’altra donna, come lei, che...
— Oh, ma non ha niente a che vedere con me! — disse la ragazza d’un fiato. — Lei è una Isier, e gli Isier sono divinità!
Poi, mentre Sawyer la fissava, si chiuse la bocca con le mani, rimase senza fiato e chiese: — Perché ho detto questo? Come facevo a saperlo? Solo per un secondo ho... ho creduto di ricordare. Quella parola... Isier. Significa qualcosa? È inglese?
— Non l’ho mai sentita. Cerchi di ricordare.
— Non ci riesco. — Klai scosse rabbiosamente la testa. — È andata. Sa, io ho imparato l’inglese dopo essere arrivata qui. L’ho imparato quasi tutto durante il sonno, da quei nastri ipnotici. Ma certo quella parola non poteva essere... no, so che non è inglese. Fa parte dei miei sogni. Io... oh, ma questo non ha alcun senso! Atteniamoci ai fatti. Tanto per cominciare, ho le prove di alcune cose.
Si rimboccò una manica della camicetta, scoprendo una scatoletta piatta fissata all’avambraccio con del nastro adesivo, e fece una smorfia mentre strappava il nastro per liberare l’oggetto. Nel palmo teneva ora il minuscolo contenitore di un microfilm.
— Lei non ha idea di quel che ho dovuto fare per avere questo — disse. — Ho nascosto delle cineprese nel Livello Otto con ogni tipo di protezione speciale contro la radioattività. Neanche quello serve quando gli... gli spettri vengono. Sembrano radiazioni allo stato puro. Fatto sta che la pellicola diventa sempre nera. Ma... be’, aspetti un po’!
Si mosse diligentemente attraverso la stanza per andare ad aprire un armadietto e ne estrasse un piccolo proiettore. — Le spiacerebbe girare quel quadro? — disse indicando la parete di fronte. — Sul retro c’è uno schermo di proiezione. Vede, avevo tutto pronto. Ho sempre tenuto con me questa pellicola da quando l’ho estratta dalla macchina. Ho fatto tutto da sola. Ora credo che avrà delle prove tangibili da portare con sé. Alper non è assolutamente al corrente di tutto questo, grazie al cielo. Non voglio neanche che venga a sapere del nostro colloquio, finché non avrò prove a sufficienza per cautelarmi.
Azionò l’interruttore. Un riquadro di luce pallida rimbalzò attraverso la stanza e ballonzolò sul piccolo schermo. Pareti scure e indistinte presero forma nel riquadro, e dal proiettore sonoro giunse un rumore soffocato che si confondeva con il costante battito delle grandi pompe nel sottosuolo di Fortuna.
Mentre le pareti dipinte del pozzo minerario ondeggiavano sullo schermo, all’improvviso Klai disse, con tono isterico: — Signor Sawyer, non mi ha chiesto niente sugli spettri.
— È vero — replicò lui. — Non l’ho fatto.
— Perché non crede a quella parte della storia? È tutto vero! Vengono fuori dalla roccia. Credo sia per questo che vengono avvistati così di rado. — Parlava in fretta, ora, con tono frenetico. — Non si rende conto? Quanti pozzi ci sono laggiù, in confronto alle strade... del pechblenda sottostante? È per puro caso che talvolta si imbattono in un pozzo, ma gli uomini li vedono, come... come pallide fiamme...
Qualcosa di simile a una pallida fiamma guizzò lievemente attraverso lo schermo.
La ragazza rise esitante.
— Non è uno spettro — disse. — È una torcia elettrica. Attento. Ora comincia.
Il raggio di luce si mosse sulla roccia, su superfici irregolari bagnate e luccicanti e segnate dai denti della trivella. Un nuovo suono si sovrappose al sordo rumore delle pompe, lo scricchiolio di un bastone fra i detriti e il rimbombo del passo pesante di un uomo. Nel campo dell’obiettivo si delineò una figura curva e massiccia, quasi indistinta. Sawyer trasse un respiro di sollievo emettendo un suono secco nel riconoscere l’uomo. Il piccolo riquadro che ondeggiava sul muro improvvisamente cessò di essere un riflesso in miniatura e sembrò assumere i contorni della realtà stessa. Sawyer sentì la voce roca e familiare di Alper che chiamava con tono incalzante.
Nethe! — diceva. — Nethe! — e le pareti restituivano l’eco che risuonò ben presto nell’intera galleria.
— Guardi! — sussurrò la ragazza. — Lì sulla sinistra... vede?
Sembrava un riflesso sulla roccia stessa, senonché il raggio di luce non lo sfiorava e non c’era niente lì che potesse rifletterlo. Sembrava una donna alta, incredibilmente alta, incredibilmente esile, che si piegava verso l’indistinto Alper con una grazia e una flessuosità inumane. Ora l’acqua gocciolava tintinnando o... no, questo era il ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Il pozzo dei mondi (Urania)
  3. 1
  4. 2
  5. 3
  6. 4
  7. 5
  8. 6
  9. 7
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  11. 9
  12. 10
  13. 11
  14. 12
  15. 13
  16. 14
  17. HENRY KUTTNER, LEWIS PADGETT & signora - di Riccardo Valla
  18. YOHAL, O IL SAPORE DELLA PAURA - di Giorgio Betti
  19. SOGNI DI NEBBIA
  20. Copyright