Bastogne
eBook - ePub

Bastogne

  1. 196 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Bastogne

Informazioni su questo libro

Sono quattro, giovani e fuori di testa: Ermanno Claypool, sfaccendato studente di filosofia, cresciuto attorno a piazza Nietzsche in una Nizza che assomiglia molto alla Bologna del DAMS; Raimundo Blanco, un mezzo pusher che se ne va in giro come un gigolò cubano; Dietrich Lassalle, un alcolista fissato con la Seconda guerra mondiale e i progetti di vita; e il Cousin Jerry, una sorta di bestemmia umana urlata contro il buon comportamento (e quello che comunemente si chiama "buon gusto"). C'è stato un tempo in cui i quattro personaggi di questa storia, quattro cavalieri dell?apocalisse dei tempi moderni, erano normali, o quasi. Ma ora quel tempo è finito. Il Cousin Jerry è tornato in città e l'ex banda di disertori liceali si è arruolata in una sanguinosa guerra-lampo all'insegna di assalti surreali e dementi contro una società votata al conformismo. Le loro allucinate quanto dissacranti vicende rimangono ancora oggi capaci di affascinare e scuotere.

Domande frequenti

Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento.
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Perlego offre due piani: Essential e Complete
  • Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
  • Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Entrambi i piani sono disponibili con cicli di fatturazione mensili, semestrali o annuali.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 1.000 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Per maggiori informazioni, clicca qui.
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS o Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app.
Sì, puoi accedere a Bastogne di Enrico Brizzi in formato PDF e/o ePub. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.

Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2014
Print ISBN
9788804637479
eBook ISBN
9788852049095

Undici aprile, 1984.

Dopo una giornata di meditazione e riposo trascorsa interamente al bar, Ermanno e Cousin Jerry, stonati duri come sono, trascinano i cervelli sbiaditi alla festa del mercoledì, appuntamento settimanale imprescindibile per la fauna contadina e spaziale della città intera. La festa si svolge in un ristorante tipico nizzardo, lasagne e carrello dei bolliti, che il mercoledì sera dovrebbe stare chiuso per turno, e così dentro ci fanno i baccanali moderni.
Dentro, persi nelle musiche della nuova onda, puoi trovare i presenzialisti dediti allo sci d’acqua e ai vernissaggi, e artisti piuttosto celebri che parlano come tossicomani. Alla festa del mercoledì puoi trovare anche tossicomani piuttosto celebri che parlano come artisti, sbarbe del Dams, tante bibite e le altre attrazioni tipiche delle feste nizzarde nell’anno delle olimpiadi di Los Angeles.
C’è persino la fila, fuori, e Cousin Jerry che cerca di calmare Ermanno. Quel ragazzo si innervosisce per qualsiasi scemenza, da qualche tempo a questa parte. A un certo punto lo deve trattenere per un braccio, ché lui urla: «Cosa cazzo avete da guardare?» a un gruppetto di radicalchic. Urla anche «Bastardi!» e «Io vi piscio nel culo, a voi!» e già fa l’atto di sfilarsi la cinghia dei pantaloni seminando panico sincero.
«Non ve la prendete», risponde Cousin Jerry alla perplessità sottratta dei radicalchic. «È che il mio amico ci ha un po’ di agorafobia.» Con quella voce roca da bluesman riesce a far tornare una certa pace nel capannello di forzati del mercoledì. Poi, il Cousin ci inizia addirittura a chiacchierare, con quei mostri, ché nelle loro file ha individuato una certa sosia di Nastassia Kinski e ha l’impressione di averla già vista altrove.
Le farebbe volentieri delle sorprese, il Cousin. Da dietro, magari.
Cousin Jerry svaria il discorso, e pensa già a un additivo che strutturi l’effetto dell’alcool in una qualche bufera.
«Plegine?» chiede, con voce da cameriere rivierasco.
«Mezzo», concede Ermanno.
«Dài, cuginetto», dice il Cousin. «Non essere avaro», dice.
«Che cazzo c’entra l’avarizia, scusa? È che se ne mangio uno intero mi scende domattina alle cinque», dice Ermanno.
«Non essere avaro con te stesso», dice. «Non meriti tutte queste mortificazioni. Mi sembri una casalinga triste», e schioda dalla confezione due pastiglie bianche cariche di argomenti. Le passa a Ermanno. Ne libera altre due, se le scucchiaia in bocca.
«Va be’», concede Ermanno. Si sente stanco in modo invincibile, alle volte. Esasperato, quasi. Dice: «La volontà non è il mio forte». Sente sulla lingua quel sapore amaro, e mentre inghiotte i due plegine la calca si smuove avanti. Li fanno entrare nel ristorante, già pieno di personaggi e colonne sonore e atteggiamenti da festa del mercoledì.
«Sicuramente un déjà vu», riflette Ermanno, mentre peregrina per le sale affollate. Visto dal di fuori può anche sembrare un mezzo cadavere che va a passeggio, ma all’interno del cranio ci ha una bufera di pensieri che si rincorrono a perdifiato, cozzano l’uno contro l’altro, scivolano via vergognosi.
Adesso lui può vederli, mobili nello spirito guasto della festa, i nuovi mostri di questa Nizza anni ottanta. Quel che sono e quel che si apprestano a diventare. Lo capisce senza bisogno di leggere Nostradamus, quale straordinaria putrefazione è in arrivo, l’horrore del futuro che verrà: i videoartisti, i giovani scrittori, i new fumettisti, i mecenati di sinistra, i creativi, gli assistenti universitari, i produttori, gli importatori, i pusher, i consumatori, i travestiti. C’è pure quelli che non c’entrano un cazzo. È una festa del mercoledì e un’archeologia del futuro. C’è lo scrittore benestante Massimo Neppi, moralista e comico, che racconta fandonie a una ragazza insicura, probabilmente affascinata dalla sua calvizie incipiente. Ah, già, ci sono pure le ragazze insicure. Che cazzo di festa sarebbe, senza le ragazze insicure? Quelle che decidono di darsi una mossa poiché non hanno il fidanzato e si costringono a frequentare le mondanità. Insicure, però. Insicure del vestitino che hanno scelto, insicure se accettare il passaggio da gente che non si conosce, insicure se sdivanarsi d’alcool e correre il rischio della sfrenatezza o mantenersi vigili e restare ai margini dell’euforia. Quella alle prese col Neppi, ad esempio, è incerta se accettare l’invito ad andare a scambiarsi baci in collina, appena sussurrato dal benestante bar writer con spontaneità contadina.
“Giesù giesù”, pensa Ermanno, provato dalla quantità di scenette tristi. Pressa con una meravigliosa l’impasto di tabacco marlboro e skunk di Amsterdam nel sigaro artigianale che si appresta a succhiare in solitaria.
«Oi, ciao», dice un mezzo adulto sconosciuto, cui Ermanno non risponde. Pensa sia uno scroccone che vuole usurpargli due tiri dalla canna.
«Non mi riconosci?» chiede il mezzo adulto coi capelli corti. Ha uno sguardo tanto cordiale che getta Ermanno nell’agitazione.
«Ma chi cazzo sei?» lo incoraggia.
«Il vernissaggio da Lodovica Tora, non ricordi?» dice il poveretto.
«Ah, sì.» In effetti il fantasma di uno scemo intravisto in un qualche passato si fa largo tra gli offuscatissimi pensieri di Ermanno. Non ricorda però a che categoria di scemi si ispiri questo tizio, che oramai lo fissa implorante. E non fa cenno di andarsene. Ermanno non ha idea di che cazzo voglia da lui, né ricorda di avergli mai parlato. Prova giusto una genuina avversione al ricordo di Lodovica Tora, all’idea che qualcuno possa usare come biglietto da visita il fatto di essere stato in quella casa, a quel vernissaggio.
«Ah, ti ricordi, allora. Bene, bene», e il mezzo adulto resta clamorosamente piantato lì, muto e immobile a due passi da Ermanno che vorrebbe solo accendersi il personale aperitivo giamaicano. Continua a fissarlo, denso di significati nascosti. Addirittura malizioso, si direbbe. Cinghiarlo? Andarsene? Fingere di svenire? Colpirlo con una bottiglia? Il plegine fa correre le ipotesi più varie su e giù per quel cervello urticato. Che questo mezzo adulto sia in realtà uno sbirro? Un ricchione? Uno sbirro ricchione?
«Senti, volevo chiederti se per caso non hai da vendere un po’ di quella delizia che fumavi da Lodovica Tora», e d’incanto tutta la situazione si srotola luminosa sotto gli occhi di Ermanno. Non è un pulotto, né un molestatore. È uno scemo normale, tout court.
«Se ti va bene, qui ho giusto dieci grammi», dice Ermanno, con un sospiro di sollievo. «È charas indiano, mi è arrivato dal Tamil Nadu la settimana scorsa dentro una partita di legname pregiato. Il miglior charas dell’anno, parola e verità. Può interessare?»
«Oh, sì sì», si emoziona il mezzo adulto, «che culo sfrenato! Se viene dal Tamil Nadu nel legname pregiato può interessare eccome. Il charas lo vendeva anche un mio amico, la settimana scorsa, sai? Thierry Cantarella, quello che chiamano Zico. Lo conosci? Ci aveva la vespa imbottita, quel gran matto. La conosci la vespa di Zico? Quella nera coll’adesivo Cbgb. Lo conosci, Zico? L’amico di Jean-Marie Cuppini, tutta quella grega losca che vende delle cose al bar Rundstedt, quelli che la sera si trovano nell’officina di Leo Zacagno. Ci tengono anche delle cose, lì nell’officina, sotto i fustini del dixan. Sono proprio dei gran matti, quelli. Lo conosci Zacagno, non dico Leo, dico suo fratello, quel rockabilly che chiamano la Lisca, quello che taglia a sfogliatina, preciso come una bilancia elettronica?»
Ermanno è atterrito da quanto potrebbe cantare una testa di cazzo del genere, se mai si trovasse seduto in questura a bere il tè con i capi spirituali degli sbirri. Smandibola un attimo, adesso, poi sussurra un prezzo fiabesco, ché vuole toglierselo dai coglioni nel modo più rapido e definitivo. Il mezzo adulto si emoziona, ma non ha il coraggio di tirarsi indietro. «Costa così tanto perché me lo sono fatto mandare nel legname pregiato», spiega Ermanno. Il mezzo adulto è conquistato. L’idea di trovarsi improvvisamente al centro del narcotraffico internazionale, quasi lo commuove. «Nel legname pregiato, poi. Geniale», dice.
Lo puoi vedere, quant’è felice mentre svuota il portafoglio, appoggia le banconote tremanti nella mano di Ermanno. Lui adesso fa un po’ di coreografia, dice: «Controlla che nessuno ci stia spiando», e mentre il mezzo adulto fa la sentinella, si sfila la meraviglia dallo stivale. Lucido da scarpe cotto dentro a una formina per dolci insieme ai gioielli dimenticati dal siamese Pentothal nella cassetta della sabbia. L’ha tagliata e chiusa nel cellophane in maniera plausibile, quella puzzante meraviglia. Bisogna essere pronti a ogni evenienza, da queste parti. È con sguardo faustiano, che Ermanno passa la meraviglia in mano al mezzo adulto. «È parecchio pesante», lo avverte. «Non azzardarti a farci due joint di fila o sei capovolto fino a domattina», dice Ermanno.
«Figurati», dice l’altro. «Non fumo mica per sconvolgermi. Preferisco fumare meno ma fumare bene. Mi piace godermele, le cose belle della vita.»
«Fai troppo bene», dice Ermanno. È diventato confidenziale, all’improvviso. Gli parla all’orecchio, adesso. «Anch’io la penso proprio come te.» E poi: «Perché non vai a fare un giro per la festa, adesso?».
«Sì, vado», sussurra il mezzo adulto, conquistato dalla segretezza delle operazioni, «ché i miei amici saranno preoccupati. Mi perdo sempre a chiacchierare con le persone più losche che trovo», dice il mezzo adulto. «Ti volevo chiedere un’ultima cosa. Non è che magari se ne trova ancora, in futuro? Magari mi lasci il tuo numero di telefono, e quando ho finito questo ti chiamo e ci mettiamo d’accordo.»
«Sì, certo», dice Ermanno, ritrovando l’assetto da battaglia. «Come no. Il numero di telefono. Certo. Perché non ti levi dai coglioni, adesso?»
«Be’, grazie lo stesso», sussurra il mezzo adulto prima di scomparire tra gli iceberg umani che cozzano negli spazi della festa. «Grazie ancora.» Lo puoi capire da come gli tremano le mani, che è dispiaciuto. Quando il mezzo adulto è scomparso, inghiottito dalla casbah del mercoledì sera, Ermanno accende il joint, succhia con gran soddisfazione, appena appena scosso dalla sorte sciagurata dell’umanità. Si sposta al bar, beve uno, due, tre gin tonic. Non ha voglia di parlare con nessuno, non saluta neanche Biancalancia che si muove isterica per le sale insieme a un rassicurante in maglione missoni color zuppa inglese. Si gira proprio dall’altra parte.
Poi, sul piccolo palco della festa sale Beppe Starnazza, vocalista degli Skiantos e propositivo opinionista nizzardo: «Questa è un’ideuzza così...» dice, «un’ipotesi formulata qualche anno fa insieme a mademoiselle Casadio... una proposta per modificare e rendere ancora più bella la nostra adorata città, la nostra piccola patria. Si tratterebbe semplicemente di aggiungere una terza torre alle due già note... Passo senza indugio alla lettura del documento: “Il progetto dovrebbe insinuarsi spiritosamente nella retorica delle immagini tipiche. Lo scopo è quello di provocare uno spiazzamento sensoriale, ottico soprattutto, quello di mettere seriamente in imbarazzo il passante, l’abitante della città e il suo distratto, scontato quasi, rapporto con la città stessa. Si tratterebbe di una modifica provvisoria degli scenari più suggestivi e anche più consumati. La torre potrebbe essere itinerante e quindi intervenire nottetempo anche nei paesaggi della periferia o spostarsi in altri contesti del centro cittadino...’’».
«Oh, cuginetto, guarda chi ti ho portato», annuncia Cousin Jerry proveniente dai meandri della festa. «Lei è Palpebrabella», dice presentando la sosia di Nastassia Kinski. È la stessa biondina accompagnata dai radicalchic che Ermanno stava per aggredire fuori dalla festa. «E lei è Occhi-blu», dice il Cousin mentre va a illustrare una seconda damigella, evidentemente gregaria per avvenenza, gusto, portamento.
«Claypool dottor Ermanno, di Gualtiero e mamma Claypool, entomologo», ti presenti così. Altrove, qualcuno ti potrebbe definire ubriaco.
«In cima alla torre», continua Starnazza, «potrebbe esserci un faro che proietta un fascio di luce verso il cielo, un faro adattabile agli eventuali spostamenti della sommità della torre, cosicché se anche la torre si affloscia, la luce si mantiene sempre proiettata verso l’alto, come una contraddizione...»
Palpebrabella, nonostante la somiglianza esaltante con la figlia di tanto padre, sembra essere una sbarba intrattabile, incline al pettegolezzo isterico con la damigella d’onore Occhi-blu: ha l’occhio fuggente e risentito, è fumatrice nevrotica e onanista; non lascia che altri gli porga la fiamma d’accendino, si soffia il fumo praticamente addosso, reclinando la testa sulla spalla.
Quando sente Palpebrabella pronunciare il discorsetto sui bisogni che hanno, le donne, di frivolezze e momenti anche un po’ teneri, Ermanno capisce in modo definitivo che la odia. Nei modi, nelle compagnie, perfino nei pensieri, se è possibile qualcosa del genere. È una paranoia sottile che ti intrappola e ti spinge a danneggiare la persona che ti trovi di fronte, a giudicarla con dovizia di voci, a decretarne l’insufficienza e la perniciosità, a confermare che l’insetto merita veramente di essere schiacciato. La mente stuprata dal plegine scatena Ermanno Claypool in un delirio di qualità nuova e inaudita. Lo sente, in quale misura può essere anche lui quel certo giudice severo e solenne nel formulare le sentenze, il dio ebreo che conosceremo nell’ultimo giorno. Poi si compiace a parlare con Palpebrabella, che sta per essere punita e ancora non sa.
Cousin Jerry capirebbe, anzi, probabilmente sta già pensando a una punizione esemplare. Neanche lui saprebbe rispondere se gli chiedessero: «In nome di cosa?». Forse direbbe che la risposta a queste violenze non è esattamente dentro di noi, direbbe che è un po’ spostata rispetto al nostro modo di guardare le cose. La paragonerebbe all’eccitazione che prende i lupi e le volpi quando si trovano nei pressi di un ovile o d’un pollaio. Non è strano che facciano scempio degli animali domestici, no? È la loro natura, no? E se qualcuno insinuasse: «Ma voi non siete animali, siete uomini», probabilmente Cousin Jerry risponderebbe che è così, siamo abbastanza uomini, e rispetto ai lupi abbiamo in più gli strumenti della ragione, e questi strumenti ci danno ancora più forza. È usando la ragione che ti rendi conto di come il rispetto mai interrogato delle regole e la musica alla Cerrone servano a perpetuare stili di vita schifosi e tristi. È la ragione che insegna ad accoppare l’avversario prima che ti spenga per sempre, prima che ti impedisca di diventare ciò che, nel cuore del tuo cuore, sai di essere.
Palpebrabella accende la terza sigaretta consecutiva, un’infamia puzzante di aromi vegetali per arrosto. Ermanno, mentre lei è occupata a confidare i segretelli all’amica, tocca un braccio a Cousin Jerry. Fa un cenno con la testa, in attesa di un verdetto. Cousin Jerry non risponde subito.
“Strano»”, pensa Ermanno. Forse Cousin Jerry è stanco, ha bisogno di più tempo per decidere...
«Dalla cima della torre», continua lo Starnazza, «a orari stabiliti, potrebbe scendere della schiuma, una specie di lava/bava, che scivola giù e si stende nella strada sottostante. Riprendendo il processo con una telecamera a distanza opportuna, magari il risultato del film potrebbe rivelarsi più animato dell’Empire di Andy Warhol. Note tecniche: l’altezza prevista è approssimativamente di sessantacinque metri, il giusto mezzo tra le due torri già esistenti. Forse di gomma serigrafata simil-mattone con merli e piccole fessure...»
«Suonate qualche strumento, voi?» dice Palpebrabella al rallentatore.
«No», dice Cousin Jerry.
«Il piffero, da piccolo», dice Ermanno.
«Io suono le marimbas», spiega lei. «Sono molto interessata alle percussioni, specie le percussioni tribali... Penso che ci sia molto bisogno di ritmo, di questi tempi.»
Nonostante il plegine ti velocizzi tutti i pensieri, non hai idea di che cazzo mai possa significare una frase così concepita.
«E a parte le marimbas?» chiede Cousin Jerry. «Non ti dicono niente opere come Solid pleasure degli Yello? O devo scomodarti la potenza fondativa dei Television, dei Talking Heads?»
«Ma no!» dice Palpebrabella. Quasi s’indigna, adesso. Indica l’amica Occhi-blu, la mette in imbarazzo. «A lei, piacciono i Talking Heads. A me la roba recente non m’interessa proprio.»
«Com’è possibile che non t’interessino i Cure, o i Devo, o i Public Image Limited?»
«Oh, i Public Image Limited! Proprio loro! Ne parlavo giusto l’altro giorno con Occhi-blu, ché piacciono molto a un nostro amico. Ti dico, secondo me sono musica minore, tarata. Vedi, tutti questi gruppi new wave partono da presupposti minimali... È musica da tinello», dice Palpebrabella.
«A...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Bastogne
  3. Un giovedì dell’aprile 1984. Pomeriggio.
  4. Ventisette settembre, 1983. Pomeriggio.
  5. Ventisette settembre, 1983. Sera.
  6. La dolcezza che sentivo per Colombina.
  7. Ventotto settembre, 1983.
  8. Ottobre, 1983.
  9. Ventuno ottobre, 1983. Colazione.
  10. Ventuno ottobre, 1983. Pranzo.
  11. Ventiquattro ottobre, 1983.
  12. Venticinque ottobre, 1983.
  13. Fine ottobre, 1983.
  14. Sei novembre, 1983.
  15. Tredici novembre, 1983.
  16. Venti novembre, 1983.
  17. Ventitré dicembre, 1983.
  18. Venti gennaio, 1984.
  19. Ventuno gennaio, 1984.
  20. Splende il sole anche d’inverno.
  21. Ventiquattro gennaio, 1984.
  22. Ventinove gennaio, 1984.
  23. Quindici febbraio, 1984.
  24. Ventiquattro febbraio, 1984.
  25. Due marzo, 1984.
  26. Undici aprile, 1984.
  27. Ventuno aprile, 1984.
  28. Sei maggio, 1984.
  29. Nove maggio, 1984.
  30. 1992.
  31. Copyright