
- 112 pagine
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Felicità senza soggetto
Informazioni su questo libro
Vivendo nel tempo presente come coinvolto in una sorta di sinistra mutazione antropologica, il poeta fa i conti con il passato: con quello vissuto in prima persona e con l'ampio territorio d'un Novecento quanto mai remoto, dal quale affiorano le residuali tracce mnestiche di una realtà perduta, immersa nell'ideologia, nell'utopia di certezze ormai irreversibilmente dissolte. Mario Santagostini ripercorre, liberamente e per frammenti, il tempo della sua formazione, rispetto alla quale continua insistente ad agire la misteriosa forza della materia che lo attrae, il suo amore inquieto per la vita e per gli stessi forse squallidi dettagli di una periferia urbana, milanese, rappresentata come in un sogno di Sironi. Una periferia rivissuta, metaforicamente, sempre «oltre il capolinea», tra odori d'acqua oleosa di benzina, o girovagando tra fossi, cortili, sottopassi. In un tempo di illusioni perdute e già consegnato alla storia, un tempo in cui volavano «sassi, molotov, sampietrini». Ma l'idea del passato va ben oltre la storia stessa e in questa strana, vibrante Felicità senza soggetto, Santagostini mescola, nell'impeccabile eleganza della sua scrittura, nella sensibile sottigliezza della sua testimonianza lirica, numerose grandi figure della poesia e dell'arte, come Petrarca, Manzoni, Pascoli, Sereni, Van Gogh (con i suoi mangiatori di patate senza volto, con l'urlo e la presenza mimetica dei fiori), Sironi, appunto, e Hopper. Ma anche la luce e il fulmine di un prodigioso scienziato come Nikola Tesla. Una meditazione lirica accanita e spesso dolente, quella che ci insegna l'autore in questo libro toccante e acutissimo, eppure sempre persuasa, senza retorica, del valore dell'esserci che coinvolge il passato - senza nostalgia alcuna - nelle visioni di un presente ambiguo e in parte ancora indecifrabile, popolato da una nuova folla di «post-creature».
Domande frequenti
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Informazioni
MANGIATORI DI PATATE
Van Gogh, verso Arles
mangiatori di patate: esprimono
fame e sonno e mai
un volto, non ne hanno bisogno.
Fanno rumori in terra
per spaventare le rondini,
i piccioni. Tollerano
solo i prati invasi dai cardi,
quelle piante-spazzino ammazzaerba
e veleno per le api.
(Van Gogh, verso Arles)
Certo, una volta la loro forma
diceva altro:
le tensioni mimetiche,
e le tracce di spinte verso una vita
animale. In verità
tutti questi fiori urlavano,
qualche pazzo come me
li ascolta ancora, abusa dei neri
per non sentirli.
Marcetta
l’astio dei fiori e dei vespai
per il cielo. Vorrebbero più astri,
molti più astri.
E io solo un cielo vuoto
come un – no a tutto.
E degli spaesatissimi rottami, eredi
materiali di quel – no,
mezzi scampati a quel – no,
e la luce finora è inconsapevole,
ma domani...
Libellule
d’estate. Ma avevo
i tremiti del rabdomante vicino
all’acqua lustra, o era
la mia paura per le libellule,
creature che abitano fosse di calore
o farfalle rimaste in volo
anche dopo morte.
Nessuno, forse, le ha mai
viste vivere.
Hopper
rintronati dai vapori di cloro,
o già disturbati dal dono
della preveggenza.
Si grida a forme di ipernaturalismo,
in verità qui è il Paradiso,
e uno enfatizza: – come andavano lente, le mie ali.
Un altro: – erano sporche di bitume.
E in alcuni non c’è mai
stata una vita, solo qualcosa
che le assomigliava.
Verso Porte Arche
degli avanzi di mele
e qualche zanzara nell’afa.
E l’aria è zeppa d’ombre, o c’è
del fiorame cinereo.
In ogni caso, è quasi buio.
Qui, quattro secoli fa c’è stata la peste.
Dicono che la portava
il vento, quando
era ancora una forma di vita.
Animali
solo dei piccioni muti,
o io ho disimparato a sentirli.
E un giorno, resteranno
in aria per sempre.
Le bestie sanno fare tutto, anche
vivere con metà del corpo,
prevedere il lampo,
ritrovare il padre anni dopo
che è scomparso.
(Animali)
e noi saremo come tanti Isaia
rinscemiti dall’attesa
che i mucchi d’ossa cantino.
Sentiremo gli ossami delle capre,
e quelli umani,
e il loro fatuo miscuglio,
la miseria fonica
dei rottami che rispondono.
Male, ma rispondono.
Io, nel 1985. Ma pensando altri anni
previsio...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Felicità senza soggetto
- COMUNISMO
- PASCOLI, O IL MIRACOLO DELLA GLOSSOLALIA
- IO
- SIRONI
- UN SURPLUS D’UNIVERSO, NEMMENO IL PIÙ DOLENTE...
- MANGIATORI DI PATATE
- ANCORA L’IDEA DEL BENE
- POSTCREATURA
- Note
- Copyright