Enigma in luogo di mare
eBook - ePub

Enigma in luogo di mare

  1. 336 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Informazioni su questo libro

Non lontano da Grosseto, nel cuore della pineta della Gualdana, c'è un villaggio di lusso. Molti dei suoi frequentatori estivi, ci tornano anche per le vacanze di Natale: gioiellieri, artisti, nobili e politici che sanno apprezzare la pace della pianeta e il fuoco dei caminetti. Della stessa pace vorrebbe godere anche Aurelio Butti, maresciallo dei locali carabinieri, ma tre omicidi mandano all'aria i programmi di tutti. In particolare quelli del maresciallo che deve ricomporre un complicatissimo puzzle, in cui si intersecano storie di ieri e di oggi, di uomini e di animali.

Domande frequenti

Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento.
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Perlego offre due piani: Essential e Complete
  • Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
  • Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Entrambi i piani sono disponibili con cicli di fatturazione mensili, semestrali o annuali.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 1.000 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Per maggiori informazioni, clicca qui.
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS o Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app.
Sì, puoi accedere a Enigma in luogo di mare di Fruttero & Lucentini,Carlo Fruttero,Franco Lucentini in formato PDF e/o ePub. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.

Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2014
Print ISBN
9788804370383
eBook ISBN
9788852047473

XII

Evaporando, la notte

1
Evaporando, la notte ha lasciato lungo l’orizzonte a sinistra uno scuro deposito di colline, il cui gibboso profilo si rivela sempre più distintamente. Il pericolo del colpo di sonno è passato, pensa il Monforti uscendo dalla macchina per sgranchirsi.
Un’ora fa s’è fermato su questo spiazzo all’uscita di un viadotto, e mantenendo il motore acceso per scaldarsi s’è allungato sul sedile con gli occhi chiusi, ha fatto quanto bisogna fare quando le mani sul volante sentono molto vicina la fatale perdita di controllo. La sosta, più che un bisogno, era un dovere: proteggere l’integrità del solo che ha capito e che ora dovrà riferire, spiegare, far capire a sua volta.
Ma non ha dormito, in realtà, né ha cessato di verificare ogni incastro, controllare ogni dettaglio dell’immagine che ha ricostruito nella sua interezza. E ormai non dubita più. I “pezzi” essendo quelli, è escluso che il loro montaggio possa dare un risultato diverso. Ciò che gli manca sono tuttavia le prove concrete, e non vede come potrebbe trovarne.
L’aria fredda, la luce, non lo aiutano. Si stira, batte con forza i piedi per terra, ma di vere prove non gliene viene in mente nessuna, non ne ha, non ce ne sono. Sotto di lui, le ginestre abbarbicate al declivio escono dall’oscurità, digradano fitte verso il fondo, sembrano imporre il loro grigiore all’intera, vasta vallata.
Il Monforti cammina a brevi passi rapidi su e giù per lo spiazzo, ma dal torpore che non lo abbandona gli ricadono addosso dubbi e incertezze. La prova materiale, concreta di cui ci sarebbe bisogno, non sarà lui che potrà...
I cani, pensa quando in una cascina là in basso qualcuno avvia un motore d’auto o di camion e un cane comincia ad abbaiare, la sua furia ammorbidita dalla lontananza. L’unica cosa da fare è parlarne a Butti, convincerlo che ci vorrebbero i cani.
Risale in macchina mentre più vicino, a mezza costa, un gallo e poi un altro rompono a loro volta il silenzio. Sì, Butti lo ascolterà, se non altro. E poi forse agirà, se non altro perché “non si può mai sapere”. Metterà in moto il meticoloso motore della procedura.
2
Il maresciallo non è ancora arrivato ma al brigadiere Farinelli basta un’occhiata per capire che quest’uomo dalle guance ispide, gli occhi arrossati, segnato dalle rughe e pieghe di una notte insonne, non si presenterebbe in caserma a quest’ora, quando gli uffici sono ancora chiusi al pubblico, se non avesse un motivo di giustificata rilevanza. Devo aver l’aria di uno che si è finalmente deciso a confessare tutto, si dice il Monforti mentre l’altro lo fa salire nell’ufficio del maresciallo, dove la luce è già accesa.
«Sarà qui a minuti.»
Tanto per tenere gli occhi aperti il Monforti fa passare i minuti sfogliando il Prontuario di Polizia che è lì su uno scaffale tra un vocabolario della lingua italiana, una copia del nuovo codice e altri volumi di legale aspetto. Leggicchia qua e là, si sofferma (ne ha bisogno) sulla definizione di “indizio”:
Altro mezzo di prova è l’indizio: esso si fonda sulla induzione e guida all’accertamento di un fatto del quale non si ha o non si può avere la prova diretta, ma di cui si induce la sussistenza da una circostanza provata o altrimenti nota.
Gl’indizi possono riferirsi a circostanze che precedono il reato, che lo accompagnano o che lo seguono: essi vanno da quelli concernenti la capacità a delinquere dell’autore del delitto e le occasioni che possano averlo tratto al reato, a quelli che hanno accompagnato la consumazione del reato, per giungere agli indizi che si riferiscono alle tracce lasciate dal reato, ai fatti compiuti dal delinquente dopo il reato, all’atteggiamento stesso del reo.
Quanti dei miei – si chiede il Monforti sentendosi con le spalle al muro – quanti degli indizi che s’incastrano così bene nella mia testa, potrebbero rientrare in questa definizione? Tutti, a posteriori, se l’immagine risulterà essere giusta. Ma a priori, alla luce anonima, procedurale, di questo ufficio, tutti gli appaiono di nuovo assolutamente impresentabili in una caserma dei carabinieri. “Su quali indizi basa la sua teoria?” “Be’, sa, passeggiando lungo le rive del Danubio ho avuto un lungo colloquio con Pinocchio.”
Quando Butti entra, ha già quasi deciso di salutarlo, scusarsi e andarsene. Eppure il piccolo Colin...
Butti vede immediatamente anche lui il reo stremato, pronto a vuotare il sacco.
«Una nottata difficile?»
«L’ho passata a pensarci su.»
«Ah» dice il maresciallo.
Si siede al suo tavolo e gli offre di far venire su un caffè dal bar di Celso.
«Sì, grazie, ne ho bisogno. E un’acqua minerale.»
Poi la sigaretta, l’accendino teso. Tutto quel che serve per facilitare la confessione.
«Il fatto è che non posso spiegarle niente, è veramente troppo complicato» premette il Monforti con fermezza aggressiva. «Ma credo di aver capito cos’è successo.»
Il maresciallo non si scompone ma i suoi occhi prendono come una sfumatura brumosa. Il Monforti lo anticipa.
«Non voglio un’intervista a “Telepadùle-News”» dice. «Non subito, comunque. Ma sono venuto da lei... ho pensato che se lei, senza troppe... complicazioni, avesse modo di far venire quei cani da Firenze...»
«Quali cani?» dice Butti, sorpreso.
«Quelli che dovevano servire a cercare il piccolo Colin, quel bambino inglese, si ricorda l’anno scorso sulla spiaggia? Mentre poi il Vannucci...»
«Ah, sì, certo. Ma adesso li abbiamo anche al gruppo di Grosseto, siamo attrezzatissimi. Due. Ce li hanno dati a settembre e finora...»
«Ecco. Per verificare la mia pigna, voglio dire la mia teoria...»
«Pessimistica?»
«Molto pessimistica. Ma le faccio notare che quel busto di Garibaldi stava davvero per cadere quando io...»
«No, no, appunto» dice Butti, serio. «Lei ha un curriculum di tutto rispetto.»
Si mettono a ridere, il maresciallo si alza per spegnere la luce e constata che il giorno è ancora fioco. Si sposta a guardare dalla finestra la piazza, il rinsaldato Garibaldi, fino all’annuncio:
«Ecco i caffè.»
Riaccende la luce, si risiede, mentre il Monforti (“ho cercato di dormire in macchina”) si concede uno scardinante sbadiglio.
«E i cani sono indispensabili, lei dice.»
«Il solo modo.»
Il Monforti tracanna la sua acqua minerale, Butti lo osserva rimestando lo zucchero nella tazzina.
«E lei mi chiede di far intervenire i cani sulla base del suo pessimismo. Non vuol dirmi o non può dirmi altro.»
«Potrei, potrei...» dice debolmente il Monforti.
Ma si rianima.
«Ho paura che non sarei affatto convincente, capisce? Anzi, ho paura che sarei io il primo a smontarmi, se mi sentissi mettere in parole i miei... indizi.»
Il maresciallo guarda il volume che l’altro ha posato sull’angolo del tavolo.
«Ma lì dentro» dice «non è previsto l’atto di fede da parte degli ufficiali di polizia giudiziaria.»
«Mettiamola così» dice il Monforti. «Se è andata come penso io, le spiego tutto dopo. Se invece si fa un buco nell’acqua lei non mi chiederà più niente, dimenticherà tutto, e io m’impegno a vivere per il resto dei miei giorni con la foto dell’onorevole Bonanno accanto al letto.»
«E a lei pare un’offerta equa?» chiede il maresciallo in tono di grande equità.
Il Monforti protesta.
«Ma lei non la deve vedere come un’offerta! Stando a questa enciclopedia lei è autorizzato, dirò di più, sollecitato a prenderla come un doveroso tentativo, un’iniziativa pienamente legittima, una possibilità che si è, diciamo, presentata da sé e che vale la pena di verificare. Faccia conto che io sia una lettera anonima.
Il maresciallo studia a lungo la spiegazzata lettera che sta bevendo il caffè di fronte a lui.
«Ma l’essenziale» dice «di questa lettera?»
«L’essenziale» dice il Monforti «è implicito.»
«Già.»
Butti beve l’ultimo sorso del suo caffè, guarda l’ora, trae da un cassetto un’agenda nera e telefona direttamente al sostituto procuratore dottor Veglia. Non ci sono novità nelle indagini, gli Zeme sono sempre irreperibili e a questo punto sarebbe forse il caso di dar corso alla perlustrazione in pineta già ventilata ieri mattina dallo stesso dottor Veglia; non crede il dottor Veglia? Con l’opportuno impiego dei cani poliziotto, naturalmente, in modo da risparmiare uno spiegamento di uomini che nelle circostanze...
Il Monforti riprende il Prontuario, si rilegge riga per riga la definizione dell’“indizio”, sentendosi sempre più sospeso sul vuoto via via che il maresciallo precisa la sua richiesta, si accorda col sostituto circa la procedura gerarchica che darà il via all’operazione, ottiene un assenso di massima.
«Richiamerà,» dice Butti posando il ricevitore «ma sembrava abbastanza convinto. D’altra parte è vero che non ci si rimette niente a tentare, al punto in cui siamo.»
Scende il silenzio.
Il maresciallo si è compromesso, ha preso la sua decisione, pensa il Monforti, si è caricato sulle sue spalle militari la mia erratica e mimetica notte, l’ha ricondotta alle misure di un “accertamento”, e ora aspetta, tranquillo, impassibile, incurioso.
Il silenzio si prolunga, un pacato silenzio di lavoro. È come se si sentissero le voci che a Grosseto propongono, obbiettano, specificano, ordinano. Finché l’incurioso dice in tono incurioso:
«Mi dica almeno questo: noi da soli non ci potevamo arrivare? Ci sono cose che lei sa e noi no?»
«No, no, non è affatto così» lo rassicura il Monforti. «Ci sono cose che potevo sapere solo io e che non sapevo di sapere, se vogliamo.»
«E poi invece piano piano le ha ricordate, le ha messe insieme...»
«Non è neanche questo. Prima, più che mettere insieme, ho dovuto separare, scorporare, per così dire. È stato Bonanno a darmi l’idea.»
«Con la pigna?» dice il maresciallo, quasi offeso. «Non ci credo.»
«No, coi suoi topi. Quando mi sono reso conto che il mistero dei topi non poteva seriamente collegarsi col resto, avevo già fatto un bel passo avanti. Una volta risolto quello...»
L’impassibilità di Butti diminuisce notevolmente.
«Risolto? Come sarebbe a dire, risolto? C’era davvero un complotto, lei mi sta dicendo che veramente, a Roma, qualcuno...?»
«Non a Roma, non a Roma.»
E il Monforti lo invita a ipotizzare la presenza alla Gualdana stessa di due giovanissimi, due ragazzini piuttosto isolati, non poco annoiati, esperti di tutti i segreti ecologici della pineta, che con un movente pretestuoso (“punire un barbaro piantatore di tuje”) si procurano delle trappole, preparano ghiotti bocconi (“i quarti di pera sono irresistibili, a quanto sembra”) e dispongono il tutto sulle prime biforcazioni di certi pini dove nidificano gli arborei “talponi”. Catturati e messi in un sacco alcuni di questi, li trasportano al crepuscolo fino alla villa del parlamentare, disincastrano una grata arrugginita, liberano gli animali, richiudono, e aspettano di godersi lo scherzo.
«Uno scherzo strettamente apolitico, insomma» dice Butti.
Ma che prende invece una svolta politica, perché il sospettoso onorevole si allarma, pretende un’inchiesta dei carabinieri. Alla scena è presente un casuale testimone...
«Sul ponte del Granduca...» dice il maresciallo.
Infatti. Costui riferisce casualmente ai colpevoli (di cui non sospetta affatto la colpevolezza) la piega che sta prendendo la cosa e li getta nello sgomento. Da quel momento, ogni volta che vedono passare la Uno dei CC o vedono il maresciallo parlare con Bonanno, gli attentatori tremano, passano da un precario sollievo all’incertezza inquieta al terrore di chi si sente braccato senza scampo.
«L’atteggiamento del reo dopo il reato» cita il Monforti «avrebbe dovuto aprirmi gli occhi. La morte di Delaude non gli ha fatto né caldo né freddo, pensavano di essere sempre loro al centro delle indagini. E poi l’altra sera, quando Bonanno ha voluto perdonare dal teleschermo i suoi presunti nemici, si sono finalmente e definitivamente tranquillizzati, adesso sono vispi come grilli, secondo una testimone attendibile.»
Il maresciallo alza una mano.
«Ma io non potevo sapere niente, di tutto questo. Era lei che aveva gl’indizi sotto il naso, sempre che non siano indizi immaginari.»
«Ho una confessione verbale completa» dice il Monforti. «Cosa vuole di più?»
«Di tutti e due?»
«Del maggiore, e tanto basta per considerare il caso chiuso, direi. E non solo quello, anche il mistero di Orfeo e del professore l’ho scorporato, l’ho tolto utilmente di mezzo, mi pare. Certo, non ho né prove né confessioni, solo altri indizi. E qui, però, lei aveva tutto sotto il naso, come me, né più né meno. E aveva per giunta sottomano la persona che poteva darle l’idea.
«Ancora l’onorevole?» dice Butti con ammirazione. «Andrà lontano, quell’uomo.»
«No, maresciallo, sto parlando di sua madre» dice il Monforti «E delle sue meravigliose costine ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. di Fruttero & Lucentini
  3. Enigma in luogo di mare
  4. I. Una certa segretezza
  5. II. Sull’ampio lastricato davanti alla portineria
  6. III. Ogni giorno alle sei del mattino
  7. IV. Un puntino scuro è comparso
  8. V. Per quanto riguarda le donne
  9. VI. Un uomo e un ragazzo guardano
  10. VII. Milagros, servito il caffè
  11. VIII. Il dirupato borgo medievale
  12. IX. A Grosseto, fuori di Porta Vecchia
  13. X. Questo 26 dicembre
  14. XI. Sono pochi in Italia
  15. XII. Evaporando, la notte
  16. Epilogo
  17. Elenco ragionato delle personee animali principali del romanzo
  18. Copyright