Chiamami anche se è notte
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Chiamami anche se è notte

  1. 120 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Chiamami anche se è notte

Informazioni su questo libro

1986. Una ragazza, un ragazzo, una cagnetta che ha il nome della prima lanciata nello spazio: è la notte del 6 gennaio e la loro bambina sta per nascere. Intorno a questo evento si raccoglie una folla domestica. Nonni che scrivono acrostici, nonne che hanno il compito di scegliere nomi: sono loro le sentinelle che sorvegliano, scandiscono i minuti, sanno tutto da prima, da sempre. Futura nasce, Laika si ammala. C'è sempre qualcosa che finisce, per qualcos'altro che inizia? 1996. È la notte dell'Epifania, la bambina ha dieci anni, è una piccola nuotatrice con tutto il futuro davanti e tanto coraggio nelle gambe. Il regalo che sta per aprire non è un dono qualunque. È un regalo che respira. Sporco, malato, scheletrico - un cucciolo di cane che forse non supererà la notte. La bambina chiude gli occhi, mentre sua madre pensa a tutte le cose che cominciano mentre altre finiscono.
2011. Di nuovo una ragazza, un ragazzo, un cane. Di nuovo la notte dell'Epifania e ancora un'attesa. I ragazzi si sono appena scambiati un po' di passato, stanno per cominciare qualcosa, mentre qualcos'altro intorno si spegne, e per sempre. Ma forse può, deve andare solo così: come gennaio, che inizia dalla fine, dove dicembre e un vecchio anno lasciano il passo al nuovo. Al suo esordio narrativo, Michela Monferrini compone un libro lieve e intensissimo. Con la libertà e la naturalezza proprie delle generazioni più giovani, dà vita a un racconto che è veloce ed essenziale come una canzone e insieme è animato da una profonda ricerca di senso, dal continuo scavo sotto la superficie dell'esistenza per raggiungerne il messaggio più autentico. Una voce delicata e originale, saldamente ancorata al reale eppure percorsa da una vena di sogno, in un equilibrio pieno di grazia.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2014
Print ISBN
9788804624561
eBook ISBN
9788852046858

6 gennaio 1996

Gennaio come

La mente cresce ad anelli, l’identità si fa più robusta, il dolore nella crescita viene assorbito [...], la febbre e la fretta della giovinezza si piegano al servizio di tutto l’essere, che sembra espandersi e contrarsi come la molla di un orologio. Come va veloce la corrente da gennaio a dicembre!
VIRGINIA WOOLF, Le onde

Questa bambina sta seduta a capotavola, tenendo con i gomiti ben puntati la tovaglia e i suoi piccoli invitati stanchi, appesi ai lembi da una parte e dall’altra. Pare quasi che se lei provasse ad alzare un braccio, potrebbero scivolare via tutti insieme, piatti, posate, sbadigli, bottiglie, bambini. Il giorno che sta finendo è il giorno esatto dell’arrivo della felicità, della punta altissima di emozione nella biografia del suo cuore giovane, ma lei ancora non può saperlo. Anzi si chiede, triste, sbalordita, come sia possibile che i genitori più presenzialisti che lei conosca, i più attenti, i più severi, i suoi, l’abbiano affidata ai nonni, stasera, e non si siano fatti vedere dalle prime ore del pomeriggio. Stasera che ci vogliono due candeline per la torta, per la prima volta: un numero 1 e uno 0.
L’eccitazione per la festa si è spenta già da un po’, ma la stanchezza viene mascherata per non essere trascinati a casa dagli adulti che guardano oltre il vetro, dal marciapiede, gli adulti che sono già arrivati perché il tempo passa veloce quando ci sono le feste di compleanno e quando si fa ricreazione in giardino, e incredibilmente ora è quasi mezzanotte. Le conversazioni restano impigliate ai bordi intatti delle pizze, il discorso che stanno facendo si chiama Tu-chi-vorresti-essere, il sottotitolo è implicito: tra i campioni di nuoto. Qualcuno avrebbe voluto nascere a Berlino Est, chiamarsi Franziska van Almsick, avere diciott’anni, una vittoria ai Mondiali, quattro medaglie alle Olimpiadi e molti ori europei; altri raccontano di genitori che parlano ancora delle gesta di Novella Calligaris, rifiutano di credere che si possa preferire la danza al nuoto, obbligano a proseguire le lezioni in piscina perché il nuoto fa bene. I bambini commentano lo stile libero di Popov, e record che secondo loro non verranno mai abbattuti. Qualcuno, con il volto tra le braccia conserte, dal fondo della sala risponde Parla per te. Poi arriva una voce da capotavola, una voce sottile e distratta, di Bambina che sta pensando alla serie dei film Bellissimi di Retequattro visti nelle notti d’estate con sua madre, sdraiate sul lettone. Io, dice Bambina, io credo che vorrei essere Esther Williams.
Gli invitati si guardano per un istante. Poi, come guidato da un codice militare, qualcuno che deve avere molti gradi e stellette sulla sua piccola giacca, dà il prossimo ordine da eseguire: Apri i regali, va’.
È che di solito i bambini invitano alla loro festa di compleanno i compagni di classe. Bambina no, Bambina nuota: i suoi invitati sono la squadra di nuoto, alcuni solo accidentalmente sono anche compagni di scuola e prima delle vacanze hanno partecipato assieme a lei alla recita di Natale, così ora Bambina si vergogna della loro presenza.
Alla recita tutti avevano avuto un ruolo – era il Canto di Natale di Dickens –, avevano avuto un costume e battute da imparare, ma la maestra aveva detto a Bambina Tu no, tu fai un’altra cosa, sono le vacanze di Natale, ma c’è anche l’Epifania perché tornerete tra i banchi soltanto l’8 gennaio, e per te che sei nata il 6 ho pensato a una parte speciale. Zitta maestra zitta, avrebbe voluto dire Bambina, Ché qua già mi prendono in giro e dicono che sono una befana. Ci mancava solo questa. Bambina già si era vista volante sulle teste dei genitori, a cavallo di una scopa, invece no, invece era andata peggio: finito il Canto di Natale la maestra aveva annunciato una lettura speciale in onore dell’Epifania, il palco era diventato tutto buio, la luce in un angolo illuminava uno scrittoio, un calamaio e un foglio di carta.
Allora era entrata Bambina, lentamente, con un lungo cappotto di velluto nero e sulla schiena tanta gommapiuma a fingere una gobba. La maestra aveva annunciato: E ora una lettera del poeta Giacomo Leopardi sul giorno dell’Epifania, che è anche il compleanno della nostra piccola attrice-lettrice. A quel punto avrebbe voluto piangere, mentre vedeva che i suoi compagni erano tutti sotto al palco a ridere di lei, a fare cenni ai genitori che si poteva andar via anche subito. E infatti le sedie in sala si svuotavano e svuotavano, e restavano dritti ed emozionati solo i genitori e i nonni di Bambina. Bisognava leggere per loro, bisognava sedersi allo scrittoio, prendere la penna-piuma, fingere di scrivere la lettera, scandire bene le parole:
Carissima... Carissima Signora,
giacché mi trovo in viaggio volevo fare una visita a Voi e a tutti li Signori Ragazzi della Vostra Conversazione, ma la Neve mi ha rotto le toppe... la Neve mi ha rotto le tappe e non mi posso trattenere. Bensì vi mando certe bagattelle per cotesti figliuoli, acciocché siano buoni... Ho pensato di rimettere le cose alla ventura, e farete così. Dentro l’... dentro l’anessa cartina trovarete tanti biglietti con altrettanti Numeri. Mettete tutti questi biglietti dentro un Orinale, e mischiateli bene bene con le vostre mani. Poi ognuno pigli il suo biglietto, e veda il suo numero. Poi con l’anessa chiave aprite il Baulle... Chi non è contento del Corno che gli tocca faccia a baratto con li Corni dei... delli Compagni. Se avvanza qualche corno lo riprenderò al mio ritorno. Un altr’Anno poi si vedrà di far meglio. Voi poi Signora Carissima avvertite in tutto quest’Anno di trattare bene cotesti Signori, non solo col Caffè ché già si intende, ma ancora con Pasticci, Crostate, Cialde, Cialdoni, ed altri regali, e non siate stitica, e non vi fate pregare, perché chi vuole la conversazione deve allargare la mano, e se darete un Pasticcio per sera sarete meglio lodata, e la vostra Conversazione si chiamarà la Conversazione del Pasticcio. Fra tanto sarete allegri, e andate tutti dove io vi mando, e restateci finché non torno ghiotti, indiscreti, somari scrocconi dal primo fino all’ultimo. La... La... La Befana.
Numero sedici bambini piegati in due dalle risate, numero quattro maestre arrabbiate con quei bambini, numero quattro bidelli annoiati, numero due genitori emozionati, numero due nonni commossi.
Per questo alla festa di compleanno i compagni di scuola sono ridotti al minimo, e gli invitati sono la squadra di nuoto perché le giornate sono nuoto, si misurano a vasche, a bracciate e nessuno ha la parte del perdente perché – così dice l’allenatore – sono tutti perdenti finché non si vince qualcosa. A volte, di domenica, camminando sul viale che dà il nome al suo quartiere, a Bambina pare strano non doversi voltare dopo pochi secondi e cambiare direzione: farebbe virate anche sul marciapiede. Suo padre per gioco conta i passi, sa quanti ce ne vogliono per coprire una distanza, lei dice Duecentotrenta metri e lui sa quanti passi di adulto ci vogliono, quanti di bambino, quanti di Nonno Naso che mette un’enormità di centimetri tra un piede e l’altro. Suo padre le ha detto che ha cominciato a contare i passi il giorno in cui lei è nata e lui era fuori dall’ospedale che sta su un’isola, e non sapeva cosa fare e quasi quasi nevicava e sua madre che non sa nuotare era sopra l’isola nell’ospedale. Le ha detto che molte persone convertono i metri in passi e i passi in metri come lui. Lei li converte in bracciate. Una vasca: venticinque metri, trenta bracciate a stile, trentantasei a dorso, ventotto a delfino, ventuno a rana.
Bambina è preagonista, un giorno arriva una telefonata a casa dalla piscina – dalla piscina nessuno chiama mai casa, sono le case che chiamano la piscina, se non per quel motivo o perché non risulta un pagamento –, la piscina vuole uno dei genitori per dire che il bambino ha delle potenzialità da futuro campione e se può cominciare a venire il tardo pomeriggio quattro volte a settimana. Così si diventa preagonisti, e a casa di Bambina ha chiamato la piscina. Al telefono ha risposto sua madre che non sa nuotare, non si sa com’è andata, erano gli anni Cinquanta, si pensava al lavoro, forse un negozio di fotografia; le famiglie erano fatte numerose dal numero di cugini, d’estate Ostia era vicina, lei quel giorno che tutti i cugini imparavano a nuotare dev’essere stata assente, è rimasta indietro, non l’hanno vista, nemmeno nelle foto entrano tutti, e adesso lei non sa nuotare, la piscina la chiama e non può che farsi trovare pronta, dire Sì, dire Io non so nuotare ma lei sì, aspettatela, viene quattro volte a settimana. Così si diventa preagonisti, al telefono per interposta persona.
Il nuoto è una scala su cui non ci si accorge di salire, una corsa senza fiato su per gli scalini: hai tre anni, vai due volte a settimana, il primo mese piangi, ti riportano a casa senza aver messo piede in acqua, ti riportano a casa col costume sotto ai vestiti nella fretta di andar via perché piangi che quasi soffochi. Li hai fatti piangere tutti, anche quelli che erano entrati se non contenti sereni, il pianto si attacca, siete un coro, tu vai a casa per prima perché per prima hai avviato il pianto, gli altri forse li convincono. Diventi grande in un mese, sei allieva di un corso di Ambientamento, è il primo corso della vita da nata, tua madre ti guarda da dietro il vetro, devi fare le bolle, non sai fare le bolle, Le spegni le candeline quando è il tuo compleanno?, non sai, non puoi ricordare i tuoi tre compleanni, ti sembra di sì, Spegni le candeline quando è il tuo compleanno? Allora soffia sulla mia mano, soffia più forte, più forte, ancora più forte... Adesso immagina che la torta stia dentro l’acqua, questa maestra è forte, questa maestra vede le torte sotto l’acqua, la maestra non è più forte, ti spinge sott’acqua per la vita, ti fa bere lei e poi ti chiede Hai bevuto, ti chiede Avevi sete per caso?, ti ha fatto bere lei, e non c’era nessuna torta sott’acqua.
Dalle bolle passi alla stellina dalla stellina al cagnolino dal cagnolino al missilone, stai andando troppo veloce, a volte ricordi che avevi paura dell’acqua e piangi se non altro per coerenza, per imparare il cagnolino devi scavare una buca nell’acqua, Scava scava scava, ti toglie la ciambella per prova e vai sott’acqua dove non ci sono le torte, bevi, Avevi sete per caso? Passi dal cagnolino al missilone, dal missilone al dorso, per imparare dorso – Puoi chiamarlo Orso, se vuoi – devi mettere i piedi come le ballerine, devi andare in punta di piedi, tu volevi andare a danza, ti hanno mandato a nuoto perché il nuoto fa bene e adesso devi mettere i piedi come una ballerina, fissare il soffitto, incollare le mani sulle cosce, la prossima volta la maestra porta la colla per attaccarti le mani sulle cosce, tu un giorno che ti toglie la ciambella non vai sott’acqua e non capisci perché, cominci a muovere le braccia, Braccia-orecchio-spingo, braccia-orecchio-spingo, braccia-orecchio-spingo. Nella vasca accanto c’è una bambina che piange perché non vuole lasciare sua madre, non vuole entrare in acqua, sta attaccata al collo della maestra, le toglie la cuffia, le strappa i capelli, sta urlando, tu la guardi e pensi È piccola, parti a dorso, braccia orecchio e spingo, quando meno te lo aspetti sbatti la testa contro il muro dall’altra parte: hai fatto una vasca, hai quattro anni e mezzo.
Il preagonismo, dice ora l’allenatore, è l’anticamera di una carriera da nuotatore. Ogni preagonista, dice anche l’allenatore, è un piccolo soldato. La distanza che corre tra il nuoto e la vita militare la copriranno sì e no due bracciate, perché Il nuoto è disciplina, dice l’allenatore, è divisa di appartenenza, rispetto delle regole, lavoro di squadra, fatica. Pure sangue, quando consegnano i costumi della società e devono essere talmente stretti che creano solchi intorno a braccia e gambe, prima che la pelle si abitui e diventi spessa e iridescente come scaglie di pesce.
Quando si arriva in piscina per un allenamento (ma anche prima di andare via), bisogna salutare l’allenatore baciandolo sulle guance e stringendogli la mano; quando si è assenti bisogna telefonare con largo anticipo e avere una giustificazione come a scuola; quando si è assenti per più di tre giorni bisogna portare il certificato medico. L’allenatore legge pure la pagella scolastica di fine quadrimestre e non devono esserci insufficienze, pena la sospensione dagli allenamenti per una settimana; proibisce ai genitori di chiamare i figli dalla tribuna bussando sul vetro, di parlare con loro come parlano i pesci, di fargli ciao con la mano, perché Questo non è un asilo nido; stabilisce la dieta ideale, pasta in bianco, parmigiano, crostata; proibisce di bere latte prima delle gare di mattina; obbliga all’uso di occhialetti svedesi, di quelli senza gommapiuma intorno che a Bambina segano le ossa del volto magro.
Ma la sorte peggiore tocca a chi prende in giro i compagni o l’allenatore, a chi dice parolacce, a chi urla o schizza l’acqua o tira i compagni per i piedi per superare o viene trovato fermo a riposarsi. Allora, se si è scoperti, bisogna stendere per bene le mani fuori dall’acqua, appoggiarle al bordo con le dita aperte e distese, e a quel punto l’allenatore colpisce tre volte, con una tavoletta in plastica dura, di quelle che si usano, dice l’allenatore, Per far faticare le gambe non per riposare le braccia. Dopo i tre colpi, i piccoli atleti indisciplinati guardano quelle mani, le proprie, e si domandano di chi possano essere, come se le loro braccia finissero ai polsi e poi più niente, un precipizio. Le mani restano lì, attaccate ai bordi, distese. Quando il piccolo nuotatore punito riprende l’allenamento si chiede come può essere nata questa leggenda secondo la quale il nuoto farebbe bene, e piange un po’, per dolore e per umiliazione. Tanto, pensa, in tutta quest’acqua le lacrime si perdono. Poi si ritira. Ogni settimana c’è qualcuno che dice Basta, mi ritiro, vado a giocare a calcio, esco con i compagni di scuola, mangio ciò che voglio, saluti (ci ha provato anche Bambina, con il sostegno morale di Nonno Naso, non voleva giocare a calcio, voleva giocare). Ma ogni settimana l’allenatore passa a casa di chi si è ritirato, entra, non lo saluta, parla direttamente con i genitori, esce, i genitori parlano con il ritirato. Domani alle due, dicono, devi stare in piscina. L’allenatore è vecchissimo. È cattivo perché è vecchio, dicono tutti. E poi non era nemmeno un campione, dicono pochi. Ci sono le sue foto appese tutt’intorno al bar della piscina, foto di quando era giovane, magro, portava i capelli corti e le medaglie di bronzo. Ma adesso è vecchio e cattivo, dicono tutti, mi-ha-detto-mia-madre-che-ha-ventisei-anni.
Così nella pizzeria del quartiere, dai tavoli intorno, molti si stupiscono della sensazione di ordine che arriva da questi ragazzini, la cui età va dai nove ai tredici anni. È una sorta di chiasso composto, quello che proviene dal tavolo numero sette, dalla festa di compleanno di uno di loro, forse la bambina seduta a capotavola, con il maglione rosa e la gonna di velluto bordeaux. Qualcuno si chiede se in questo quartiere non abbia per caso aperto un collegio. Nessuno pensa alle caserme, a una piscina chiusa come una caserma, costruita dieci metri sotto il livello del marciapiede, con il peso addosso di un palazzo di otto piani; piscina sotterranea dove si inspira cloro e si espirano le riserve di ossigeno accumulate prima di entrare.
Forse siamo in una boule de neige, pensa Bambina nuotando, una palla di vetro con l’acqua e la neve dentro, forse siamo il dettaglio nascosto in una delle mie boules, e a mente passa in rassegna la sua collezione. Ci sono le città europee visitate dagli altri e portate in regalo, sulla mensola le boules tracciano una nuova geografia, New York sta vicino a Sirmione, prima di Venezia, Ischia, Berlino e Orvieto. Da Monaco a Montecatini Terme è un attimo, poi vengono Milano e Passo Aprica, Amsterdam, Riga, San Gimignano, Barcellona, Rodi, Procida. Non sono più le stanze a stare nelle città ma le città nella stanza, nel mondo di vetro Parigi esiste tre volte e Londra due, nel mondo di vetro si fanno tutti i lavori, anche l’orso di pezza, il clown, il pattinatore, il biscotto, anche lo sciatore, la mucca, lo gnomo, la fata, anche Babbo Natale, il marinaio, il delfino. Soprattutto il delfino: delfino è lo stile di Bambina, quando lo nuota pensa di stare in una boule e che d’un tratto nevicherà sulla piscina, che la mano di Dio è la mano di un bambino che tiene lei nella vasca, la vasca nella piscina, la piscina nel palazzo di otto piani, il palazzo d...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Chiamami anche se è notte
  3. 6 gennaio 1986 - La natura trasparente del vetro
  4. 6 gennaio 1986 e un giorno. - Un cuore non più unico ma doppio.
  5. 6 gennaio 1996 - Gennaio come
  6. 6 gennaio 2011 - Il tuo nome è Finalmente
  7. Note
  8. Ringraziamenti
  9. Copyright