
- 190 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub
Caro Lupo Alberto
Informazioni su questo libro
Il volume — realizzato appositamente per ebook — raccoglie una selezione di lettere indirizzate alla posta di Lupo Alberto. Chi scrive al suo fumetto del cuore ha voglia di sfogare i propri malesseri, di esprimere e confrontare le proprie opinioni, di ricevere risposte alle proprie domande. C'è una rubrica sul Lupo che da quasi 40 anni offre lo spazio per tutte e tre le cose, uno spazio più lento rispetto alla velocità della Rete, ma disponibile all'ascolto, partecipe e propositivo. Lettere e risposte riguardano L'amore - L'amicizia - La famiglia - Il corpo - Il sesso - L'omosessualità - La scuola - Visioni, modelli e comportamenti - Futuro, scienza e tecnologia - Il senso della vita. Non tutto, ma intorno a tutto.
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Informazioni
eBook ISBN
9788852046308Il senso della vita

Come apprezzare la vita
Ho un problema. Anzi, un problemone. Il fatto è che sono su questo mondo da 20 anni, ma è come se non ci fossi. Non so descrivere bene la situazione, ma è come se non mi interessasse più niente di quel che succede. Non ho hobby, amici, interessi a far niente. Non ho la vitalità che hanno tutti quelli della mia età. Preferisco starmene nella mia camera, quel che vedo fuori non mi dice granché, anzi, a essere sinceri, forse è perché il mondo gira alla svelta, e io non sono stato capace di stargli dietro… non mi sento in sintonia con nessuno. Non do colpa alla società, non mi sento emarginato più di tanto, è solo che ho una specie di paura… di vivere. Non riesco a godere di niente, di regali, dell’affetto dei parenti, di niente. Con le donne, poi… mai avuta una, non ho rapporti con loro, tanto quella giusta è una su un milione e non sarebbe carino iniziare con storie che non significano niente, che servono solo per “punto” come esperienza… e poi guardando le tipe… non sarei il loro tipo. Non credo che mi troverebbero interessante, difficile definirmi… se l’andazzo è quello che è, non la troverò mai una per me, e so benissimo che non dovrei lamentarmi perché è una situazione che mi sono creato io… Sono figlio di due operai divorziati, mia madre se ne è andata di casa il 14 febbraio, il giorno di San Valentino, che coincidenza! Sono cresciuto con loro che litigavano su tutto, anche sulle cose più banali… non ho avuto certo quella che si chiama famiglia. Ora è un po’ meglio, vado avanti un po’ “alla buona”, seppur io come persona sono sicuramente peggiorato… e non mi interessa neppure questo. Scrivo tutto questo perché mi andava di farmi sentire, uno dei momenti rari in cui comunico qualcosa di personale o, in genere, uno dei rari momenti in cui parlo di me. Mi sento un pesce fuor d’acqua nel mondo di oggi, non ho fiducia in me, dei miei mezzi, delle mie possibilità, non sono capace di esternare i sentimenti con nessuno… ma probabilmente manco io so cosa provo… mi sembra di dover sfiorare la morte per poter imparare ad apprezzare la vita…Teo
Ciao Teo, sono contenta che tu mi abbia dedicato uno dei rari momenti in cui parli di te.
A volte il trucco sta nel punto di osservazione. Mi spiego. Se guardi il mondo solo e sempre dritto da qui… è meraviglioso, quindi un sogno, quindi troppo bello per essere vero. Se lo guardi solo e sempre storto da qua… è uno schifo, tutto sbagliato, tutto da rifare. Ma se ti sposti leggermente in obliquo, vedi qualcosa che non avresti immaginato di vedere, tra un polo e l’altro. Ombre, anzi diciamo sfumature che suona più positivo. E se ti sposti ancora, ancora un po’ in obliquo intendo, ne vedi altre ancora. Parlo di quei “colori” che a dirli sembrano meno belli del bianco bianco o del nero nero, di quelle sensazioni che sembrano meno intense della vita vita o della morte morte.
Credo di capire che cosa intendi con quell’ultima frase, parli di quelle cose intense, di quelle tinte forti che danno la sensazione di essere al mondo, magari per stare male ma… meglio male che niente. È questo che intendi, vero? Ma quelli, quei momenti intensissimi, sono solo alcuni tratti, alcuni attimi, importanti certo, ma non gli unici. Io credo che la vita spesso stia nelle pieghe, nelle zone di mezzo, nelle sfumature, solo che noi non sempre la vediamo nascosta lì dentro.
Insomma Teo, non sono indispensabili il tormento e l’estasi per sentirsi vivi, e se i tuoi si sono lasciati il giorno di S. Valentino è davvero solo una brutta coincidenza ma non una condanna per sempre. Oppure è un film, scegli tu. Ma scegli la spiegazione che non ti costringa in uno schema, in un polo, dritto dritto o storto storto. E cerca qualche significato anche in quelle cose che non sono “l’una su un milione” ma che, se conosciute meglio (da un altro punto di vista) si rivelano belle scoperte.
Quel vuoto senza nome
Stanno passando i primi accordi di “last in the supermarket” dei Clash, dalle mie cuffie. Anche loro si sono persi. Io che cosa ho perso ancora non lo so, so solo che è tutto così strano. Ho tutto ciò di cui ho bisogno, salute, famiglia, amici, buoni voti a scuola. Suono anche lo strumento che più adoro ma, non so perché, non mi ritengo soddisfatta. Mi manca qualcosa e forse ciò di cui ho bisogno è un po’ di felicità. Non credo di essere mai stata realmente felice. Lotto ogni giorno per essere “migliore”, cerco sempre di poter fare affidamento solo su me stessa, sento che solo quelli che non riescono a vedere i dolori degli altri possono essere felici. Non sono mai riuscita a essere come loro. Non so se sentirmi fortunata per questo. È buono far del bene agli altri e mi appaga, ma non sempre gli altri cercano di far bene a te… Quanti tradimenti… in quanti mi hanno usato, mi hanno incolpato di cose che non avevo commesso, mi hanno pure “fregato” l’unica persona che ho mai creduto di amare, e io sciocca sempre pronta a perdonare.Ormai la canzone è finita e ne inizia un’altra…Vorrei smettere di piangermi addosso e reagire a questa mia condizione. Vorrei vivere la vita di una semplice adolescente, smettere di chiudermi in camere con un libro di filosofia in mano e la musica in sottofondo immaginando di rivoluzionare il mondo…Ho solo 18 anni, sono una ragazzina, dovrei essere come tutte le mie compagne. Dovrei vestire alla moda, leggere i giornali scandalistici e andare in discoteca, dove essere semplicemente una diciottenne. Ma intanto sono qui in camera e ho perso qualcosa che ha lasciato un vuoto senza nome.Spleen
Sì, l’ho capito, la musica ti piace tanto. Mi permetto di partire da lì, dalla musica. Io credo che ne esista una che parte dagli strumenti, dal palco, dallo stereo… e un’altra che parte da te. Qualche volta le due musiche suonano ognuna per conto proprio e non è detto per questo che siano brutte musiche; altre volte suonano insieme e, belle o brutte che siano, succede qualcosa di straordinario dentro di noi, dentro di te. Ti succede di andare “d’accordo”, nel senso più musicale del termine, di essere insieme a quello che succede fuori da te. Ecco, io credo che tu debba trovare lo stesso accordo anche nelle tue relazioni, nella tua vita. Ma penso anche che lo troverai uscendo dalla gabbia delle due uniche possibilità: da una parte la diciottenne studiosa e buona (anche in un mondo di cattivi) e dall’altra la diciottenne che legge riviste scandalistiche, si veste alla moda e va in discoteca.
Forse è perché sai che cos’è un’armonia, che vorresti essere “semplicemente una diciottenne”.
Io credo che “semplicemente una diciottenne” è una ragazza che non si scandalizza se una volta legge giornali scandalistici o se non ha voglia di essere buona per qualche ora della sua vita, ma che non butta alle ortiche il suo libro di filosofia per andare in discoteca.
Credo che tu debba trovare un equilibrio fra questi due poli, un accordo…
Sento che hai capito.
Piangiamo… e poi?
Ciao Ross, ti sto scrivendo fra le lacrime. Ieri un mio amico è morto. Punto. È la notizia che hanno dato anche a me… “Ele, è morto Alessio”. Dopodiché un vuoto in testa, e uno stramaledetto respiro che non ho finito di fare e che ho ancora qui, all’altezza delle scapole. Un incidente insomma, non ti sto a raccontare la dinamica perché tanto… ormai… E noi non possiamo fare niente. Non è che è all’ospedale e ci facciamo in quattro per andarlo a trovare; non è che è rimasto paralizzato e dovrà smettere di giocare a hockey… no, è proprio morto. Ora non c’è più… o meglio, io credo che sia da un’altra parte, e fondamentalmente sto bene, perché comunque ci rivedremo. Ma non ora, per questa vita ormai… Inutile che ti dica che era una persona fantastica… e dire che era sempre di buon umore non riesce a realizzarti la persona… era uno con cui tutti noi avremmo passato la vita… un cazzone, te lo dico, nel senso buono del termine, un animale sociale. Pensando alle sue battute, alle sue risate, al fatto che alla prossima cena non ci sarà, che al prossimo allenamento non farà la vocetta da femmina “mia! mia! passa il dischetto” per giocare con noi ragazze… oddio quanti ricordi. Ieri ho pianto poco e ho cucinato tutto il giorno… Stamani sai cosa ho fatto? Mi sono svegliata… capisci? MI SONO SVEGLIATA! E così tutti gli altri. La crudeltà della vita non è la morte… e il fatto che non ci si può fermare. Ci sono tante riflessioni che avrei da fare, ma non servono a niente. Non posso mandare indietro il tempo e provare a salvarlo, non posso tornare indietro a salutarlo… tutti incolumi, nemmeno un graffio, solo lui. E ora mi domando che cosa facciamo noi? Piangiamo… e poi? Intanto questo respiro non va giù.Triste Elena ’85
Cara Elena, non mi hai fatto una domanda vero? Perché se la tua è una domanda nel vero senso della parola, mi metto a cucinare anch’io, ma per tutta la settimana però.
No, non si può tornare indietro, né a salvare né a salutare. Si può solo ricordare, ma ricordare talmente forte che quelli lì, quei cazzoni (nel senso buono del termine) che se ne sono andati lasciandoci qui a chiederci perché, ci sentano e si facciano un’altra delle loro belle e contagiose risate.
Se erano esempi restano esempi, solo che tocca a noi non farli sbiadire definitivamente.
Per il resto sono d’accordo con te, la crudeltà della vita è il fatto che non ci si possa fermare, se con questo intendi “fermarsi qui per sempre”. Perché fermarsi ogni tanto si può, basta volerlo.
In quanto al piangiamo e poi… io dico piangiamo, arrabbiamoci, chiediamoci “inutilmente” perché, cuciniamo. Sì, dammi retta, continuiamo a farlo, qualcuno, a turno, farà la vocetta che dice “mia! mia! passa il dischetto…”. Qualcuno farà la vocetta, anche in silenzio.
La normalità mi spaventa
Ho 15 anni e soffro di un complesso di inferiorità.Da un paio di mesi (all’incirca) questo mio problema, che avevo già da un po’, è molto peggiorato, e anche per questo evito di avere rapporti sociali.Sentendomi inferiore a chiunque, ho sviluppato un odio abbastanza profondo per le persone che mi stanno intorno. (Penso che sia un risultato abbastanza normale). Però allo stesso tempo, quando mi fermo a guardare gli altri, sono contento perché stanno bene, perché loro stanno vivendo.Dipende forse dal fatto che l’uomo non può essere completamente cattivo, come non può essere completamente buono? (penso di sì, però vorrei comunque una risposta). Dicono, e forse è anche vero, che questa sia un’età problematica, confusa. Be’, anche se è vero, non voglio essere ingabbiato nello stereotipo dell’adolescente. Per questo preferirei essere ricordato come una persona non proprio “onesta, giusta e bella”, che dimenticato dopo il mio decesso. La normalità mi spaventa, e il problema è che ci vivo dentro.Anche adesso, mentre sto scrivendo, probabilmente racconto problemi comuni a molte persone. Ultima cosa che ti voglio dire è che ho la vaga (ma neanche troppo) sensazione di essere infantile. In fondo non sono altro che un 15enne complessato che sta scrivendo davanti al monitor di un computer. Spero di non essere stato troppo noioso, al mondo poi ci sono problemi ben più grandi…Half 00
Figurati, sono qui per annoiarmi. Scherzo… Non è vero. È che non mi stai annoiando affatto. Sulla faccenda poi che al mondo ci sono problemi più grandi, lascia che te lo dica: i problemi sono grandi o piccoli a seconda di chi li ha, quindi non ti colpevolizzare per avere problemi comuni.
Veniamo a te. Punto primo, prendi nota, non sei infantile. Se tu lo fossi, non staresti lì a farti domande sull’età problematica o sulla bontà e cattiveria dell’uomo, e semplificheresti di più, o comunque non ti porresti il problema di essere un quindicenne complessato davanti al computer, caso mai ti porresti il problema di avere un nuovo computer.
Punto secondo, riprendi nota, è proprio questa ricerca che ti fa sentire “inferiore”. Tutto ok, se non fosse che la parola è impropria. Ti sentirai diverso forse, ma perché inferiore? Più in difficoltà degli altri ad allacciare rapporti, ma inferiore a chi?
Forse è il punto terzo che aiuta meglio a capire. Appunto, punto terzo, prendi nota alla grande. Ma per te che cos’è la normalità? Passare inosservato? Non vuoi essere normale perché i normali non lasciano il segno e tu invece vorresti lasciarne uno? Non te la prendere, ma questo non è solo adolescenziale, è umano. Credo che tutti i normali di questo mondo vorrebbero “esistere” nel senso vero del termine. Tranquillo quindi, la tua (vedrai!) momentanea asocialità è un modo per guardare più profondamente in te stesso e costruirti una tua identità. La voglia di essere come gli altri e nello stesso tempo completamente diverso da loro convivono in tutti i “normali”, ma ci sono età in cui queste due voglie fanno un po’ più a cazzotti. A un certo punto però raggiungono un accordo, ed è lì che si può trovare una propria straordinaria normalità.
Per dire la mia — e non certo per darti una risposta perché non ce n’è una sola — sì credo anch’io che l’uomo non sia completamente buono né completamente cattivo. Un po’ come per la normalità insomma.
Tanto il cielo non c’è
È vero, ha ragione chi dice che bisogna contare fino a trecento prima di giudicare gli altri e anche pensarci su mille volte prima di piangere sui propri guai. Perché? Perché c’è di sicuro qualcuno che di guai ne ha di più, qualcuno che sta peggio di noi dall’altra parte del mondo… e infatti io lo faccio, faccio tutte queste cose tutte la mattine prima di aprire la bocca e, se non sono troppo stanca, anche tutte le sere prima di addormentarmi. Però… però non funziona! Cioè, va bene per un po’, ma poi ritorna quel senso che non saprei come definire di “qualcosa che non va come potrebbe”, di insoddisfazione, di “è inutile che cerchi di volare alto tanto il cielo non c’è”… Non sono al mondo da tantissimo tempo, ma certi giorni mi sembra che sono qui da un sacco e adesso sarebbe anche ora che io lo sapessi che cosa è la felicità, o almeno cosa dovrebbe essere per chi ha vent’anni…Mara senza cielo
Ciao Mara senza cielo, intanto vorrei dirti che ho appena guardato su, e per quante nuvole ci siano in questo momento, vedo ancora parecchio cielo sopra di me. Scusa, non lo dico per prenderti in giro o perché non ho capito quel che intendi dire. Anzi, ti voglio ringraziare, perché se tu non me lo avessi appena scritto, chissà quando mi sarei ricordata del cielo e, soprattutto, di alzare gli occhi per guardarlo. Ecco, questo è un motivo di felicità per me, ma è comprensibile che io “mi accontenti” di pezzi di cielo, non ho mica vent’anni io…
Allora, guarda, ti rispondo in maniera un pochino meno personale.
Leggevo di recente che la felicità si può misurare, sì, pare proprio che qualcuno lo faccia.
Ogni anno riviste di sociologia pubblicano un rapporto sullo stato di felicità nel mondo. Analizzando i risultati pare sia difficile trovare il filo conduttore tra i Paesi che si collocano ai primi posti. Ci sono Paesi ricchi e Paesi poveri, freddi e caldi, isole e no, piccoli Paesi e grandi Paesi.
E questo perché il criterio del sondaggio prevede una sola domanda a un campione di abitanti in ogni Paese: sei felice?
Poco “scientifico”? Forse sì. Interessante? Moltissimo.
Moltissimo perché da questi dati, indipendentemente dal fatto che vogliamo crederci al millesimo oppure no, emerge che la felicità ha qualcosa a che vedere con la percezione che s...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Caro Lupo Alberto…
- Caro lettore, ti ascolto
- L’amore
- L’amicizia
- La famiglia
- Il corpo
- Il sesso
- L’omosessualità
- La scuola
- Visioni, modelli e comportamenti
- Futuro, scienza e tecnologia
- Il senso della vita
- Copyright