Delitto allo specchio
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Delitto allo specchio

  1. 256 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Delitto allo specchio

Informazioni su questo libro

Appena arrivato al Collegio degli Orologi, un'imponente costruzione abbarbicata sulle Alpi, il giovane orologiaio Tobias è inquieto: in quella scuola, per giunta femminile, non solo ci sono trecento orologi da sistemare, ma anche una strana atmosfera, come una presenza che osserva nell'ombra. E sarà proprio un'Ombra a uccidere una studentessa, Sibille, colpendola al volto con uno specchio. Ma poco dopo, Tobias si ritrova davanti Sibille, viva e vegeta. Chi è dunque quella ragazza uccisa? L'unico sospettato pare essere Tobias. Purtroppo la sua fedina penale non è delle più pulite, però non è un assassino ed è intenzionato a dimostrarlo.

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Informazioni

Print ISBN
9788856680638
eBook ISBN
9788858527016
1

Cercasi orologiaio d’esperienza

Due settimane prima

Tobias aveva cinque cose preziose: un vecchio giaccone verde che teneva sempre con il bavero alzato per ripararsi dal vento; un paio di pantaloni di velluto rimboccati più volte, che aveva trovato stesi ad asciugare fuori da una cascina veneta; un berretto con visiera fregato a un pescatore marsigliese; una conoscenza stupefacente dell’orologeria.
Aveva, anche, una gran faccia tosta - ma in effetti quella non si poteva considerare preziosa, ce l’aveva e basta. E gli aveva sempre fatto comodo.
Se le portava tutte addosso, le sue cinque cose preziose, mentre scarpinava nella neve verso le alte montagne della Val Veny.
Nevicava da mezz’ora, ma affondava già fino alla caviglia. Piccolo e secco per i suoi quattordici anni, Tobias indossava scarponi da adulto, e un adulto grosso. Tipo un manovale o un lottatore. Li lucidava tutte le settimane con grasso di foca, per cui erano impermeabili e perfetti per camminare nella neve. Tutto il resto era stipato in un borsone di tela che aveva fatto la guerra, letteralmente, e che Tobias reggeva sulla schiena come il sacco di Babbo Natale.
Via via che arrancava su per la salita, si passava nervosamente uno stuzzicadenti dall’angolo destro a quello sinistro della bocca, sbuffando nuvole di fiato che si cristallizzavano sulla visiera del berretto creando una buffa, ma gelida, barba di ghiaccio.
Quando sentì che l’aria pungeva i polmoni, si fermò e si diede un’occhiata intorno. Courmayeur era sparita da un pezzo, sprofondata dietro un’immensa foresta di abeti.
Tutto intorno, ghiacciai perenni, foreste selvagge, i silenzi e l’isolamento dei monti.
– Che passeggiatina – borbottò.
E fu allora che lo notò: un cancello alto almeno tre metri, di ferro battuto, decorato con un motivo tutto arzigogolato che raffigurava il quadrante di un orologio immenso, magnifico, con tanto di lancette da cui scendeva una collana di stalattiti di ghiaccio.
Fiuuu – Tobias lasciò cadere il borsone nella neve con un tonfo. – Roba di lusso.
Una vecchia targa di ottone era coperta di neve e lasciava intravedere solo una Z, una L e qualche I sparpagliata qua e là.
Tobias si frugò nelle tasche ed estrasse un ritaglio di giornale accartocciato e bagnaticcio.
Cercasi orologiaio d’esperienza,
referenziato, puntuale, probo,
di buoni costumi e comprovata affidabilità.
Assunzione a tempo pieno. Vitto e alloggio inclusi.
Rivolgersi all’Istituto Zeigermann.
Seguiva l’indirizzo.
Il ragazzo si strofinò il naso arrossato su una manica, che poi usò per pulire la targa dalla neve.
ISTITUTO C. W. ZEIGERMANN
“Collegio degli Orologi”
Fondato nel 1859
Tobias grugnì. Un collegio? Bell’affare! A saperlo non si sarebbe fatto tutta quella sfacchinata. Li conosceva, i collegi.Era così che chiamavano il riformatorio a Genova - ci aveva collezionato parecchi ricordi, tutti con le loro cicatrici in bella vista. Là, però, il cancello era più basso.
– Che vuoi? Non compriamo niente, qui!
La voce di un uomo lo riscosse.
Subito oltre il cancello spuntava una guardiola con una grande finestra. Un tizio in uniforme con la testa a pera si era affacciato e lo squadrava con diffidenza. Molta diffidenza.
– Salve! – esclamò Tobias, cercando di sembrare quanto più puntuale e probo possibile.
Il guardiano lo fissò come se fosse una cimice nella minestra.
– Ho detto: salve – ripeté, togliendosi dalla bocca lo stuzzicadenti e infilandolo nella fascia del berretto. – Sono qui per l’annun…
– Di qua non si passa – tagliò corto l’uomo. – È proprietà privata.
Tobias annuì, per nulla impressionato. – Naturalmente. Si capiva dal cancello. Un gran bel cancello, se posso dire, con l’orologio e tutto.
– Soprattutto, è chiuso – ribadì il guardiano. – Ingresso riservato al personale.
– Ma io sono del personale – ribatté Tobias, sventolando l’annuncio. – Cioè, lo sarò. Ho un colloquio per il posto da orologiaio.
L’espressione del guardiano cambiò leggermente. – Ah –. L’uomo studiò il ragazzo con più attenzione: il berretto bisunto, i modi spavaldi, gli occhi astuti e la magrezza da burattino gli davano un’aria dura e simpatica insieme. Era la perfetta raffigurazione della parola “teppista”.
– Non sei un po’ giovane? – chiese cautamente. – Quanti anni hai?
– Quattordici, ma che c’entra?
– Be’, non ho mai incontrato un orologiaio giovane. Sono tutti vecchi e gobbi e con gli occhi strizzati come capocchie di spillo.
Tobias sorrise. La sua bocca era così larga che il sorriso gli arrivava fino alle orecchie. – Lei ha ragione. Ma prima di diventare vecchi e gobbi, gli orologiai sono stati giovani e dritti come abeti. Immagino che per i guardiani sia la stessa cosa, no?
Il guardiano si lasciò scappare un sogghigno. – Oh, se la mettiamo così… Hai appuntamento con la Pellissier?
– Esatto – confermò Tobias, senza avere la più pallida idea di chi fosse questa Pellissier.
L’uomo annuì e fece scattare il circuito di apertura. L’immenso e pesante cancello, invece di aprirsi in due, scivolò verso sinistra con un ronzio, quanto bastava per far passare il nuovo arrivato.
– Segui il viale – indicò il guardiano. – Non puoi sbagliare. Io avviso la signora.
Dopo un istante di esitazione aggiunse: – E lascia che ti dia un consiglio: quando arrivi, togliti il berretto. Lassù ci tengono a queste cose.
«Cominciamo bene» pensò Tobias. In ogni caso si buttò in spalla il suo borsone e diede un’ultima occhiata alla strada che l’aveva portato fin lì.
Per qualche ragione, sentiva di avere appena varcato le mura di un mondo nuovo.
2

Il Collegio degli Orologi

Il Collegio degli Orologi troneggiava maestoso e severo sulle Alpi. Più alto delle baite e delle pasture, più alto delle pareti di roccia punteggiate dagli stambecchi, più alto di ogni cosa. Appollaiato sulle vette selvagge, sembrava un errore della natura, la caramella sbagliata caduta dalle tasche del cielo.
Come fosse venuto in mente al signor Zeigermann di costruire lassù un collegio, nessuno lo sapeva. Ma erano tante le cose che nessuno sapeva di Cornelius Zeigermann. I pochi che lo avevano conosciuto lo descrivevano come un uomo “ossessionato” - era sempre questa la parola. Un tipo solitario, senza famiglia, che dedicava tutto il suo tempo a un immenso e labirintico castello di pietra color burro, tutto torri e pinnacoli, custode della più sterminata collezione di orologi al mondo. Perché questa era l’ossessione di Zeigermann: gli orologi.
A Tobias bastò un’occhiata per capire che quel collegio non aveva niente a che fare con il riformatorio di Genova, né con gli istituti svizzeri, né con le gattabuie tedesche che gli era capitato (come dire) di frequentare. In effetti, il Collegio degli Orologi non assomigliava a nessun altro posto mai visto.
Era formidabile e oscuro al tempo stesso. Fiabesco, ma di quelle fiabe in cui la nonnina che vive sola nei boschi viene gettata nel forno da due malefici mocciosi. Le finestre, tantissime, erano velate come gli occhi di un morto. Due torri circolari, dal tetto appuntito come due grandi matite, proteggevano gli angoli dell’edificio.
– Che mi venga un colpo – mormorò il ragazzo.
La sua attenzione fu subito catturata da un rumoroso orologio incassato sotto il tetto. Il quadrante blu elettrico era cesellato in oro e decorato con ghirigori raffinati. Era affascinante, perché i numeri delle ore erano sostituiti da figure umane scolpite nel ferro: al posto dell’una c’era una neonata che poi cresceva via via che le ore scorrevano. Le quattro erano rappresentate da una giovane donna, le cinque da una madre. Poi la figura cominciava a invecchiare finché, inesorabilmente, al posto delle dodici c’era una donna anziana, supina, con le mani giunte e la morte accanto. Era scoccata la sua ora - in questo caso, letteralmente.
Tobias salì una rampa di scale accuratamente spazzate e raggiunse un’alta vetrata in cui era ricavato un portone di legno.
Pestò i piedi a terra per liberarli dalla neve, si si...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Prologo
  4. 1. Cercasi orologiaio d’esperienza
  5. 2. Il Collegio degli Orologi
  6. 3. Sibille
  7. 4. La fuggitiva
  8. 5. L’opera di un folle
  9. ORDINAMENTO E DISCIPLINE. del Collegio degli Orologi
  10. 6. Di nuovo preda
  11. 7. Tobias il vagabondo
  12. 8. Tre flaconi color neve
  13. 9. Il Mastro del Tempo
  14. 10. Io so chi sei
  15. 11. La mente labirintica
  16. 12. Nella tana del lupo
  17. 13. È l’ora
  18. 14. Passaggi segreti
  19. 15. La Numero Sette
  20. 16. La gemella senza testa
  21. 17. Sotto una Luna di ghiaccio
  22. 18. La bacheca
  23. 19. Un tesoro piccolo e vivo
  24. 20. La regina della giungla
  25. 21. La notte della neve rossa
  26. 22. Due più due uguale cinque
  27. 23. Un insistente pizzicorino
  28. 24. Pugni
  29. 25. La verità nelle storie
  30. 26. Delitto allo specchio
  31. 27. Sirene spiegate
  32. 28. Interrogatori
  33. 29. È come una candela
  34. 30. Un animale braccato
  35. 31. Pronto? Lubecca?
  36. 32. Il patto
  37. 33. La crepa
  38. 34. L’orribile segreto della signorina Chambery
  39. 35. Tracce
  40. 36. La maschera
  41. 37. La storia di un’ossessione
  42. 38. Il gioco del gatto
  43. 39. Un orologio segreto
  44. Ringraziamenti
  45. Copyright