
- 192 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub
Delictum - Una detective nell'Antica Roma
Informazioni su questo libro
Un uomo bussa alla villa di Cicerone. Si chiama Lucio Crispo e ha bisogno dell'avvocato più famoso di Roma per un caso di omicidio. Il grande oratore sembra esitare, ma la giovane Tullia non ha dubbi: bisogna indagare! Non per niente lei è la figlia di Cicerone, ha talento da vendere e vuole dimostrare a tutti che le ragazze non sono nate solo per tessere e filare...
Domande frequenti
Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento.
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Perlego offre due piani: Essential e Complete
- Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
- Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 1.000 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Per maggiori informazioni, clicca qui.
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS o Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app.
Sì, puoi accedere a Delictum - Una detective nell'Antica Roma di Lia Celi in formato PDF e/o ePub. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.
Informazioni
Editore
EDIZIONI PIEMMEAnno
2021Print ISBN
9788856680782eBook ISBN
97888585270091
Quanto ti invidio, o vento di Zefiro,
Olezzante di primavera
Che le accarezzi, non visto,
La nera chioma che…
– Ahia!
– Modesto! –. Mio padre mi fissa severo, tenendo in mano la bacchetta con cui mi ha colpito sulla nuca. – Lo sai quanto mi secca usare questi metodi con te, figliolo. Ma se non capisci con le buone che devi toglierti dalla testa questa sciocca infatuazione, sono costretto a usare le cattive. Cancella quelle stupidaggini, prima che ti procurino grossi guai!
Sospiro e, con l’estremità piatta del mio stilo, faccio sparire quei versi compromettenti dalla tavoletta di cera. Fosse così facile cancellare dal mio cuore i sentimenti che provo per la più meravigliosa, affascinante, straordinaria fanciulla mai apparsa su questa Terra! Ma il suo nome vi è inciso a lettere indelebili:
T come travolgente
U come unica
L come leggiadra
L come luminosa
I come intelligente
A come adorata.
– Padre, non hai bisogno di ripetermi che sono uno stupido –
dico, eliminando l’ultima parola dalla tavoletta. – Tullia e io siamo cresciuti insieme, ma so benissimo che con lei non ho speranze.
Anche se siamo soli nella biblioteca, papà mi fa cenno di abbassare la voce. – E sarà meglio che te lo ricordi sempre! – borbotta, rimettendosi a sistemare dei rotoli di papiro. – C’è un motivo per cui ti ho chiamato Modesto. Perché tu tenga sempre a mente quale dev’essere il tuo contegno. Soprattutto riguardo a Tullia. Lei è la figlia prediletta di Marco Tullio Cicerone, il più famoso avvocato di Roma, e tu il figlio del suo segretario.
– Ma lui ti tratta più da amico che da sottoposto.
Papà annuisce con fierezza. – Certo. Io, Tirone, sono l’unico che riesce a trascrivere i suoi discorsi in tempo reale. Mi occupo della sua corrispondenza, tengo la sua agenda e curo la sua biblioteca, qui nella villa di Tuscolo come nella casa di Roma. Lui si fida di me in tutto e per tutto e mi permette di chiamarlo Marco, come i suoi familiari. Ma non dimentico di essere nato schiavo in casa sua. E così, anche se Marco non è più il mio padrone, resterà per sempre il patronus a cui devo eterna gratitudine. So qual è il mio posto.
– E il mio posto quale sarebbe, padre?
Papà si alza dal tavolo e mi viene vicino. È ancora giovane, ma è già curvo, a forza di stare chino sulle carte del suo principale. E io l’ho già superato in altezza di parecchi pollici. Mi guarda con tenerezza. – Per ora il tuo posto è accanto a me. Ma io non sono eterno, figlio mio. E un giorno, se gli dei sono propizi, ciò che oggi io sono per Marco tu lo sarai per…
– Per Tullia? – lo interrompo, con il sorriso sulle labbra.
Mi lancia un’occhiataccia. – No! Per suo figlio Marco! È solo un bambino, ma presto avrà bisogno di un istitutore, e più avanti, quando seguirà le orme del padre, di un segretario fidato. Tullia ha tredici anni, è quasi in età da marito. Sua madre Terenzia le sta già cercando uno sposo. Diventerà una signora rispettabile che si dedica alla casa e ai lavori femminili. Non avrà certo bisogno di un segretario per tenere il conto delle matasse di lana.
Uff, non so se mi dà più fastidio la prospettiva che un giorno Tullia si sposi, o il pensiero di dovermi occupare di quella lagna di suo fratello. È il sospirato maschio che Terenzia ha dato a Cicerone dopo molti anni di matrimonio, e da quando è nato tutte le attenzioni sono per lui. Risultato, Marco Tullio Cicerone Junior, detto Cicci, è un moccioso piagnucolone e viziato.
– Su, su, – mi dice papà – bando alle chiacchiere. Devo riordinare uno scaffale. Tieni, rileggi l’ultima arringa di Cicerone che ho appena ricopiato e controlla che non ci siano errori. I miei occhi non sono più quelli di una volta…
Mi porge un papiro, lo appoggio sul leggio e mi metto al lavoro. Le prime righe bastano a farmi correre un brivido lungo la schiena.
– …E che, o giudici? Non vi fa fremere d’orrore questa impudente Sassia, che calpestando i propri doveri e il ritegno prescritto al sesso femminile, trama contro il proprio stesso figlio, e arriva ad architettarne la morte con il mezzo più subdolo, il veleno?
Immagino Marco Tullio Cicerone nell’aula del tribunale, un lembo della toga buttato sulla spalla, mentre declama queste parole con la sua voce impostata e potente, perfezionata con esercizi quotidiani, come quella di un cantante. Mi sembra di sentire il mormorio sdegnato del pubblico. Dev’essere stata una scena impressionante.
– Di che si tratta, papà? Chi è Sassia?
Mio padre si rabbuia. – Un tipo di donna che spero tu non troverai mai sulla tua strada. Avida e manipolatrice, capace di servirsi di veleni e artifici per raggiungere i suoi scopi. E purtroppo non è un caso isolato. Dove sono le virtuose matrone di una volta? Bah, ringraziamo Vesta, la dea del focolare, di averci dato una padrona come Terenzia, saggia e fedele!
Be’, saggia e fedele lo è senza dubbio. Ma nemmeno Terenzia è il tipo di matrona all’antica. Certo, non disdegna il fuso e il telaio, ma preferisce occuparsi di affari, compravendite di immobili e investimenti. Discendente di una famiglia ricca, con la sua oculatezza ha già raddoppiato il suo patrimonio e ora amministra anche di quello di Cicerone, che riconosce il talento finanziario di sua moglie, e si lamenta solo che tenga un po’ troppo stretti i cordoni della borsa, specie quando si tratta di comprare l’ennesima statua greca scovata dal suo amico antiquario, Attico.
Mentre papà si avvicina a uno dei grandi armadi della biblioteca, proseguo nella lettura.
E in effetti mi rendo conto che non ha esagerato riguardo a Sassia. A quanto pare, insieme al suo terzo marito, la donna ha tentato di avvelenare Cluenzio, il figlio avuto dal primo marito, per mettere le mani sull’eredità. Fallito il piano, che cos’ha pensato di fare? Semplice (si fa per dire): ha trascinato proprio Cluenzio in tribunale, facendo ricadere su di lui l’accusa di avere architettato l’omicidio del patrigno. Ed ecco che Cluenzio si è rivolto a Cicerone, il quale ovviamente è riuscito a smascherare davanti ai giudici le macchinazioni della perfida megera.
– Accidenti, – commento – gli ci sarà voluto molto tempo per raccogliere tutte le prove.
– Certo – ribatte mio padre. – Per questo non l’abbiamo visto qui a Tuscolo negli ultimi tempi. Il principale non è solo un grande avvocato, ma anche un investigatore coi fiocchi. Ricordo ancora quando ha incastrato il malvagio governatore della Sicilia, Licinio Verre. Ha raccolto così tante prove delle sue malefatte, che quel farabutto si è dato alla fuga ancora prima del processo. E sì che il suo difensore era Ortensio Ortalo, l’unico avvocato in grado di rivaleggiare con Marco… Uhm. Su questo scaffale manca qualcosa. Lo Pseudolus di Plauto. Una commedia molto scollacciata. Modesto, ne sai qualcosa?
Lascio cadere lo stilo per potermi chinare e nascondere a papà il mio improvviso rossore. – Ehm… no, padre – rispondo da sotto il tavolo.
– Non è la prima volta che mancano dei libri o li trovo fuori posto. Dev’esserci sotto qualcosa.
Sto ancora fingendo di cercare lo stilo, in preda all’agitazione, quando sento Sedula, la governante della villa. Dev’essersi affacciata sulla porta della biblioteca. – Tirone, la padrona ti cerca.
– Dille che sarò subito da lei – risponde. Non appena Sedula sparisce dalla visuale, aggiunge: – Bah, avrà bisogno di me per redigere il contratto d’acquisto di qualche podere. Quella non fa che comprare e vendere!
Riemergo da sotto il tavolo. – Be’, è un passatempo più innocuo che avvelenare i parenti, no?
Papà, già sulla porta, si volta e mi fulmina con lo sguardo. – Non fare lo spiritoso. E continua a rileggere quel discorso!
2
Sospiro di sollievo, ma la tempesta è solo rimandata. Quando papà tornerà dal colloquio con Terenzia vorrà andare a fondo alla faccenda dei libri. Non ci metterà molto a capire come stanno le cose e io mi ritroverò nei pasticci. Sotto la tunica comincio a sudare freddo.
A un tratto, tutto diventa buio. E dietro le mie spalle, una risata mi fa battere il cuore a mille.
– Indovina chi sono?
Indugio qualche istante, solo per prolungare il piacere di avere sugli occhi le sue belle mani. Affusolate ma forti, come quelle di suo padre. Sanno di fresco e di fiori. Dev’essere entrata in biblioteca dalla porta che dà sul giardino.
– Tullia? – mormoro.
– Sbagliato. Oggi sono Sotèira. Sai che cosa vuol dire in greco? “Salvatrice”.
Sospiro, pensando a quanto mi piaccia anche questo suo tono da secchiona. Poi lei stacca le mani, e un istante dopo sul tavolo davanti a me c’è un rotolo di papiro. Lo Pseudolus. Mi volto a guardarla. Ha i capelli neri raccolti, con due boccoli che le sfiorano le guance rotonde. Gli occhi di un caldo color nocciola brillano di malizia al di sopra di un naso non piccolo, ma pieno di carattere.
– Smettila di fissarmi così, per Giunone! Sembra che tu voglia lanciarmi il malocchio – mi dice Tullia, in tono scherzoso, toccandosi l’amuleto a forma di falce di luna che porta appeso al collo. – Avanti, rimetti a posto quel papiro prima che torni Tirone. Comunque che forza, Plauto! Ho dovuto tenermi un fazzoletto fra i denti per soffocare le risate. Se la mater mi avesse beccata a leggere questa roba, sarebbe stata la fine.
– Figurati se avesse scoperto che ero stato io a dartela – replico. – Doppia dose di frustate, da tua madre e da mio padre. Vado a riporre il papiro nel suo scaffale. A papà dirò che era scivolato dietro altri volumi.
– D’accordo, ma procurami un’altra commedia, Modesto – ordina Tullia. – Quella che ha a che fare con la casa dei fantasmi, per esempio. La Mostellaria. Ho sentito che è ancora più spinta!
Chiudo lo scaffale e mi volto verso di lei. – Con tutto il rispetto, non credo sia una buona idea.
– Vuoi dirmi tu quel che devo o non devo leggere? – ribatte lei, seccata.
– Dico solo che è decisamente pericoloso. Mio padre ha già qualche sospetto, e non mi perdonerei mai e poi mai di metterti nei guai.
– Non lo faresti comunque, lo sappiamo tutti e due. Ti accolleresti tutte le colpe e non diresti una parola contro di me, neanche se ti frustassero a sangue.
Lo dice tranquillamente, come se descrivesse un fenomeno naturale. Ed è vero, è così che vanno le cose, da quando siamo nati. Per lei farei di tutto, e non mi costerebbe nulla.
– Ovvio che starei zitto, – replico – ma poi non potrei più avvicinarmi alla biblioteca e prendere libri per te…
– Hai ragione, alla fine ci rimetterei anch’io – concede Tullia. – Accidenti, non è giusto. Ortensia, la figlia di Ortalo, ha solo poc...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- AVVERTENZA
- 1
- 2
- 3
- 4
- 5
- 6
- 7
- 8
- 9
- 10
- 11
- 12
- 13
- 14
- 15
- 16
- 17
- 18
- 19
- 20
- 21
- 22
- 23
- 24
- 25
- 26
- 27
- 28
- 29
- Copyright