Un giorno la mamma andò dai bambini che erano fuori a lavorare in giardino e disse loro: – Joe! Beth! Frannie! Ascoltatemi. Ho appena ricevuto una lettera da una mia vecchia amica e mi chiedevo che cosa fare. Ve la leggo.
CARA AMICA MIA,
vorresti fare una cosa per me? È da un po’ di tempo che non mi sento in forma, e il dottore dice che dovrei prendermi una lunga vacanza. Come sai, però, ho una bambina, Connie, e non posso lasciarla sola.Vorresti tenerla con te fino al mio ritorno? Ovviamente ti pagherò.
I tuoi tre figli sono bravi e ben educati, e penso che la loro compagnia farà molto bene a Connie, che, temo, è molto viziata. Fammi sapere al più presto.
La tua vecchia amica Lizzie Haynes
I bambini ascoltarono il silenzio.
Fu Beth a parlare per prima: – Oh, mamma! Abbiamo conosciuto Connie una volta, era così egoista e viziata. Una tal curiosona, ficcava il naso dappertutto! È proprio necessario farla venire a vivere con noi?
– No, certo che no – rispose la mamma. – Ma qualche soldo in più mi farebbe comodo, e penso che Connie si calmerebbe in fretta e smetterebbe di essere viziata se vivesse con noi.
– Io credo che aiutare gli altri sia un dovere, quando possiamo – disse Joe. – Io sono d’accordo, mamma. Possiamo ospitare Connie e insegnarle a non comportarsi più da bambina viziata!
– Le mostreremo la Foresta Incantata e il Magico Albero di Molto Lontano! – esclamò Frannie.
– Sì. Lo abbiamo già fatto con nostro cugino Rick – disse Beth. – Visto che adesso lui è tornato a casa, al suo posto avremo Connie! Mamma, se metti un lettino nella camera mia e di Frannie, lei potrà dormire con noi.
La mamma sorrise e tornò in casa per rispondere alla sua vecchia amica che sì, avrebbero ospitato Connie. I bambini si scambiarono uno sguardo d’intesa.
– Se Connie comincerà a darsi troppe arie, gliene diremo quattro – esclamò Beth.
– E le impediremo di ficcare il naso dappertutto! – aggiunse Frannie. – Sentite, che ne direste di portarla sull’Albero di Molto Lontano e lasciarla sbirciare nella casa del Folletto Marrabbio? Lui le darebbe subito una bella lezione!
Gli altri risero. Sapevano già che ci sarebbe stato da divertirsi con Connie. Era sempre così curiosa e si impicciava di tutto e di tutti. Di sicuro avrebbe avuto qualche bella sorpresa nella Foresta Incantata!
– Sarà divertente mostrarle l’Albero di Molto Lontano e i suoi abitanti – disse Joe. – Chissà che cosa penserà Connie Curiosona dell’Uomo Pentola, di Setolina e di Faccia di Luna!
– Io mi domando che cosa penseranno loro di lei! – disse Beth. – Che bel nome ti sei inventato, Joe. Connie Curiosona! D’ora in avanti penserò a lei sempre così.
L’arrivo di Connie Curiosona era previsto per l’inizio della settimana successiva. Nell’attesa Beth aiutò la mamma a sistemare un lettino nell’angolo della camera che divideva con Frannie. Connie non era molto alta. Aveva la stessa età di Frannie, ma era schizzinosa sul cibo e non era certo venuta su come Frannie. Era una bimbetta graziosa e delicata e le piacevano da morire i vestiti nuovi.
– Frannie, spazzolati quei capelli in disordine prima che arrivi Connie – disse la mamma. I capelli della bambina erano piuttosto lunghi e avevano bisogno di una spuntatina.
I tre fratelli andarono a prendere la loro ospite alla fermata dell’autobus.
– Ecco che arriva! – esclamò Joe. – L’autobus è sulla curva. E Connie Curiosona è a bordo, guardate! È tutta in ghingheri, come se andasse a una festa!
Connie scese dall’autobus con una borsa. Joe gliela prese con fare gentile e le diede un bacio di benvenuto. Anche le bambine la salutarono con calore. Connie invece li squadrò tutti dalla testa ai piedi.
– Uh, che aria da campagnoli! – disse.
– Be’, è quello che siamo – rispose Beth. – Anche tu ci somiglierai presto. Spero che ti troverai bene qui, Connie.
– Qualche giorno fa ho visto Rick – disse Connie, camminando aggraziata in mezzo a loro. – Mi ha raccontato un sacco di storie ridicole!
– Rick? Ma lui non racconta mai storie! – esclamò Joe, sorpreso. – Che genere di storie ti ha raccontato?
– Ecco, mi ha parlato di un’insulsa Foresta Incantata e di un ridicolo Albero di Molto Lontano e di alcune sciocche creature che si chiamano Faccia di Luna e Madama Lavotuttoetutti e Signor Comemichiamo, più un tipo strambo detto Uomo Pentola che pare sia sordo come una campana – rispose Connie.
– Oh! Tu pensi che siano sciocchi e insulsi? – chiese Joe alla fine.
– Non ho preso per vera nemmeno una parola di quello che mi ha detto – replicò Connie. – Io non credo in certe cose, fate o elfi o magia e via dicendo. È roba antica.
– Be’, allora noi dobbiamo essere molto all’antica – intervenne Beth. – Perché noi non solo crediamo alla Foresta Incantata e all’Albero di Molto Lontano, e amiamo i nostri buffi amici che vivono lì, ma andiamo a trovarli spesso e visitiamo persino i paesi che si fermano in cima all’albero! Pensavamo di portarci anche te.
– E perché mai dovreste? – obiettò Connie. – Io non ci credo!
– Cosa? Non ci crederesti nemmeno se li vedessi? – chiese Frannie.
– Non penso proprio – confermò Connie. – Insomma, mi sembrano un mucchio di cose impossibili. Davvero.
– Be’, staremo a vedere – disse Joe. – Penso che ci sarà da divertirsi con te in cima all’Albero di Molto Lontano, Connie! Mi piacerebbe tanto vedere la faccia del Folletto Marrabbio se gli dicessi che non credi alla sua esistenza!
– Portiamola domani! – propose Beth, con un risolino.
– D’accordo! – fu la risposta di Joe. – Però sarà meglio non farla entrare nel paese in cima all’albero. Non tornerebbe più indietro!
– Paese? In cima all’albero? In che senso c’è un paese… in cima a un albero? – disse Connie, confusa.
– È così – confermò Beth. – Vedrai, la Foresta Incantata non è lontano da qui, Connie. E proprio nel mezzo svetta l’albero più grande e più alto del mondo. Un albero davvero magico. Si chiama Albero di Molto Lontano, perché la sua cima è tanto lontana che arriva sempre a toccare qualche strambo paese magico, diverso ogni settimana.
– Non credo a una parola – disse Connie.
– E va bene, non crederci! – rispose Frannie, che cominciava ad arrabbiarsi. – Guardate, siamo a casa, la mamma ci aspetta!
Poco dopo, le ragazze aiutarono la loro nuova ospite a disfare la borsa. Riposero le sue cose in due cassetti vuoti dell’armadio e Beth si accorse che tra queste non c’erano vestiti adatti alla vita in campagna. Come avrebbe fatto Connie ad arrampicarsi sull’albero con un abitino di pizzo? Le servivano dei vestiti vecchi! Be’, lei e Frannie ne avevano tanti e potevano prestargliene qualcuno.
– Scommetto che non vedete l’ora di mostrare a Connie la Foresta Incantata – disse la mamma, quando scesero per la cena.
– Oh. Allora ci crede anche lei? – chiese Connie, sorpresa che una persona adulta ritenesse plausibili certe cose.
– Ecco, io non ho visto l’albero, ma ho visto delle creature che sono scese da lì – rispose la mamma.
– Guardate, ne arriva una proprio adesso! – disse Joe, scattando in piedi nel notare qualcuno che si avvicinava al cancello del giardino. Era Faccia di Luna, il viso tondo che sorrideva felice. Aveva in mano un biglietto.
– Ciao! – lo salutò Joe, aprendo la porta. – Accomodati a mangiare qualcosa, Faccia di Luna. È arrivata una nostra amica, Connie.
– Ah, piacere di conoscerti – disse educatamente Faccia di Luna alla vista della graziosa e delicata Connie. – Sono venuto per invitarvi a merenda con me e Setolina domani. Verrai anche tu, Connie? Gli amici dei bambini sono sempre i benvenuti sull’Albero di Molto Lontano!
Connie strinse la mano a quel buffo ometto dalla faccia tonda. Non sapeva che cosa rispondere. Se avesse accettato l’invito, sarebbe stato come ammettere di credere a tutte le sciocchezze sull’Albero di Molto Lontano. E di certo non ne aveva intenzione!
– Faccia di Luna, hai messo molto in imbarazzo la povera Connie – disse Joe, con un sorriso. – Devi sapere che lei non crede alla tua esistenza. Quindi, come fa a pranzare con una persona in cui non crede, e per di più in un posto che non c’è?
– È semplicissimo – replicò Faccia di Luna. – Basterà farle credere che è un sogno. Che io sono un sogno.
– Molto bene – disse Connie, che in realtà aveva una voglia matta di pranzare con lui, nonostante tutto. – Molto bene. Verrò. Penserò che tu sia solo un sogno. E del resto è probabile che sia proprio così.
– Anch’io penserò che tu sia soltanto un sogno – rispose Faccia di Luna, con gentilezza. – Così andrà benissimo per entrambi.
– Ma io non sono un sogno! – protestò Connie, indignata. – Pensavo che ti fossi accorto che sono molto reale e non un sogno.
Faccia di Luna le sorrise. – Be’, spero che tu sia un sogno bello e non uno brutto, se davvero sei un sogno – disse. – Bene, a domani. Vi aspetto nella mia casa in cima all’albero. Salirete arrampicandovi, o volete che vi mandi dei cuscini con una fune?
– Ci arrampicheremo – rispose Joe. – Vogliamo che Connie conosca gli abitanti dell’albero. Non crederà a nessuno di loro, ma di sicuro loro crederanno a lei. Potrebbe essere molto divertente!
– Lo sarà di sicuro – replicò Faccia di Luna. Poi se ne andò, sempre sorridendo, lasciando l’invito di Setolina nella manina di Connie.
– Non sono sicura che mi sia simpatico – disse lei, mangiando l’ultimo sandwich.
– Dici davvero? Faccia di Luna non ti piace? – esclamò Frannie, che era molto affezionata a quel buffo ometto. – È la creatura più cara, gentile, simpatica, affettuosa…
– E va bene, va bene – la interruppe Connie. – Non c’è bisogno di tirarla lunga così per ore. Domani andrò, ma continuo a pensare che sia solo un’invenzione e una finta. Non può essere una cosa vera!
– Aspetta e vedrai – le disse Joe. – Andiamo, c’è ancora tempo per fare un gioco prima di dormire… E domani, Connie, domani salirai sull’Albero di Molto Lontano!