Belinda e Arielle sono due ragazze con lo stesso sogno: raggiungere la leggendaria corte di re Artù e venire nominate Cavalieri della Tavola Rotonda. Il loro arrivo a corte, però, non va come previsto: nessuno crede che due ragazze possano essere all'altezza di tale onore. Ma quando Artù e i suoi uomini saranno lontani per difendere i confini del regno, il Cavaliere Silenzioso, sotto la guida di una misteriosa donna, seminerà il terrore alla ricerca di un antico manufatto, l'Arpa D'Oro, appartenuto al mago Merlino. Arielle e Belinda sono le uniche che possono fermarlo!

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Tre ragazze alla corte di re Artù. L'Arpa d'Oro
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9788856678949
PARTE SECONDA
14
L’INIZIO DEL VIAGGIO
Erano passati due giorni da quando Belinda, Arielle, Alan e Ricardo si erano messi in viaggio. Avevano cavalcato dall’alba al tramonto, fermandosi solo il tempo necessario per rifocillarsi e far riposare i cavalli. Ogni ora che si concedevano per riposare era un’ora di vantaggio per il Cavaliere Silenzioso, e un’ora in più in cui Camelot rimaneva senza protezione.
Durante le lunghe cavalcate, i quattro compagni avevano iniziato a conoscersi. L’attrito del loro primo incontro era stato presto spazzato via dalla vicinanza e dall’obiettivo comune che li univa. Ricardo era il più loquace, parlava sempre di sua sorella e di quando sarebbe tornato a casa con i soldi per curarla, e Belinda aveva avvertito un’istantanea simpatia per lui: al suo posto, avrebbe fatto lo stesso.
Alan invece non si dilungava mai sulla sua famiglia e, quando la sera del secondo giorno di viaggio gli chiesero da quale villaggio provenisse di preciso, rispose soltanto che era il più lontano di tutti.
– Non torno a casa da così tanto tempo che quasi non ricordo la strada – aggiunse scherzando.
– Da quanto sei via? – chiese Belinda, riattizzando il fuoco attorno al quale erano seduti.
– Ho deciso di andare a Camelot in cerca di fortuna anni fa, quando ero ancora un ragazzino – rispose lui. – La cittadella del re offre di certo più opportunità di un piccolo villaggio.
– E che cosa volevi diventare? – chiese Arielle.
– Be’, è ovvio… lo scudiero di una ragazza cavaliere!
Arielle rise alla battuta, ma Belinda lo guardò in tralice. Era una sua impressione, o Alan evitava di rispondere alle domande dirette? Forse era solo molto riservato, pensò. Anche lei in fondo non amava parlare di sé, se non era necessario.
– Sei l’unico a pensarla così – gli fece notare. – Chiunque altro nel regno ci vede come fumo negli occhi. Nessuno ha fiducia nella nostra missione… a parte la regina, naturalmente.
Alan strinse le spalle. – Io non sono ‘chiunque altro’.
Lo ammetto, non avrei mai immaginato di diventare il vostro scudiero. Ma mi fido della regina. Se vi ha scelte, vuol dire che vi ritiene all’altezza.
Arielle rimase colpita dalle sue parole. Dopo tutte le occhiate di sufficienza ricevute dagli altri cavalieri a corte, non si aspettava un incoraggiamento.
– Grazie, Alan – replicò, sorridendo. – Speriamo che tu abbia ragione.
Dopo quella conversazione, spensero il fuoco e andarono a dormire. Quella notte, però, il sonno tardò ad arrivare. Erano ormai vicini ai territori in cui scorrazzava il Cavaliere Silenzioso. Presto avrebbero raggiunto i villaggi e avrebbero scoperto di persona quanto potesse essere pericoloso.
Avrebbero trovato abbastanza indizi per riuscire a inseguirlo? O addirittura avrebbero avuto fortuna, sorprendendolo durante una delle sue scorrerie? Era quello che sperava Belinda, anche se lo riteneva improbabile. Era disposta a dargli la caccia per settimane, mesi, anni, se necessario: l’importante era prenderlo prima che trovasse l’Arpa d’Oro.
Le loro domande trovarono risposta il giorno dopo.
Era pomeriggio inoltrato quando raggiunsero uno dei villaggi in cui aveva fatto incursione il Cavaliere Silenzioso. Sorgeva in un piccolo avvallamento alla fine del bosco. Una manciata di case modeste, abitate da onesti contadini.
Dall’altura su cui si trovavano, i quattro compagni di viaggio notarono subito i segni di un attacco recente. Alcuni tetti di paglia portavano ancora le tracce di un incendio, i recinti degli animali avevano le assi divelte. Il pozzo al centro del villaggio era distrutto.
Belinda discese il pendio, seguita dai compagni.
Gli abitanti del villaggio erano all’opera per rimediare ai danni; l’aria era piena del rumore di attrezzi da lavoro e di grida di chi dava istruzioni.
Quando li videro arrivare, però, tutti si fermarono nel bel mezzo di quello che stavano facendo, e sul villaggio calò il silenzio. I più timorosi scapparono a nascondersi, altri invece rimasero a guardare con curiosità le due donne vestite da cavaliere.
– Non temete! – gridò allora Belinda, fermando il cavallo. – Siamo qui per aiutarvi! Chi è il capo?
Un uomo con la barba nera spuntò da dietro una casa e si fece avanti.
– Sono io. Mi chiamo Robert – si presentò. – E voi chi sareste?
– Siamo cavalieri in missione per conto di re Artù, e vorremmo sapere cosa è successo qui – rispose Belinda.
– Ah, sì? E io come faccio a credervi? – chiese lui.
Belinda infilò la mano sotto la cotta di maglia ed estrasse il medaglione che portava al collo. Glielo aveva affidato la regina Ginevra, perché sapeva che non tutti i sudditi si sarebbero fidati a scatola chiusa di due ragazze.
– Questo è il sigillo di Camelot – dichiarò Belinda, mostrandolo a Robert. – Ora credete alle nostre parole?

Robert osservò a lungo il sigillo, poi squadrò Belinda e Arielle.
– Adesso è tutto chiaro – disse alla fine. – Voi dovete essere le ragazze di cui si parla tanto per tutto il regno. Le due ragazze che si credono degne di sedersi alla Tavola Rotonda! Credevo fossero solo chiacchiere…
A quelle parole, Belinda strinse le labbra in una smorfia. Arielle vide la sua espressione incupirsi e si affrettò a intervenire prima che l’amica replicasse in modo pungente.
– Sì, siamo noi – confermò. – Ora potreste dirci cosa è successo al villaggio?
Robert annuì.
– Venite, vi faccio vedere – disse.
15
AL VILLAGGIO
L’uomo accompagnò le ragazze e gli scudieri attraverso il villaggio. Da vicino lo scempio era ancora peggiore: nonostante le persone al lavoro, c’erano ancora cenere, schegge e confusione dappertutto. Alcuni ragazzini spingevano nelle stalle asini recalcitranti e vacche che agitavano nervosamente le code, muggendo piano, come se avessero subito un grande spavento.
– Ieri sera, al tramonto, siamo stati attaccati – disse il capo villaggio, facendo strada attraverso le vie. – Un cavaliere vestito di nero, con un cavallo nero dagli zoccoli d’argento, ha fatto irruzione nel villaggio e ci ha costretti a lasciare le nostre case.
Robert si fermò sul bordo della strada per sollevare un carretto, che però aveva una ruota rotta e si ribaltò di nuovo. L’uomo rinunciò e continuò a parlare.
– Ha minacciato di dar fuoco alle case e di farci del male se non lo avessimo aiutato a cercare un’arpa che, secondo lui, era nascosta nel nostro villaggio. Ma noi non ne sapevamo nulla. Ci ha chiesto di accompagnarlo al pozzo…
Robert indicò il centro del villaggio. Lì, un cumulo di pietre e detriti circondava una piccola voragine, tutto quello che rimaneva del pozzo distrutto che Belinda e gli altri avevano visto dall’alto.
– Eravamo spaventati, ma fino a qual momento ci aveva solo minacciato. Ma quando è andato al pozzo le cose sono precipitate…
– Perché? Cosa è successo al pozzo? – chiese Arielle.
Robert sospirò. – Alcuni dei nostri ragazzi più giovani lo hanno attaccato. So che volevano solo difendere il villaggio, ma hanno scatenato la sua ira. Gli hanno scagliato addosso delle frecce…
– Lo hanno colpito? – chiese Ricardo.
Robert scosse la testa. – No. Il cavaliere ha sollevato lo scudo e ha parato i dardi senza nemmeno alzare lo sguardo dal pozzo. E…
Robert tacque, rabbrividendo. Chiuse gli occhi per un istante e le memorie della terribile notte appena trascorsa tornarono più vivide che mai.
– Si è voltato verso i ragazzi in una muta minaccia – raccontò Robert, con voce incrinata. – Poi ha steso la mano sul pozzo e dalle viscere della terra è emersa una creatura alata fatta di buio! Si è lanciata sul villaggio con un grido agghiacciante, dopo aver distrutto il pozzo. Abbiamo iniziato a correre in tutte le direzioni, in preda al panico, mentre la creatura distruggeva i nostri tetti e sfasciava i recinti degli animali. Alcuni di noi si sono chiusi in casa, altri sono corsi nei boschi. Al sorgere del sole, il mostro è svanito nel nulla.
– E il cavaliere? – chiese Belinda.
– Oh, lui era già sparito da un pezzo – rispose Robert.
– Un ragazzino che si era nascosto dietro un carretto lo ha visto rovistare tra le macerie del pozzo. Ha borbottato arrabbiato qualcosa come ‘non è nemmeno qui’, poi è montato a cavallo e si è diretto a nord. Francamente, nord o sud, a me non importa, purché non torni mai più da queste parti.
Belinda smontò da cavallo e si avvicinò al pozzo distrutto. Si appoggiò al cumulo di pietre e si sporse per guardare nelle sue profondità, attenta a non perdere l’equilibrio, ma non vide nulla a parte i riflessi dell’acqua sul fondo. Una pietruzza si staccò dal cumulo e rotolò di sotto, echeggiando tra le pareti e perdendosi nell’oscurità.
Arielle la raggiunse. Anche lei guardò tra le macerie.

– Il messaggero giunto a Camelot non ha detto che il Cavaliere Silenzioso cercava l’arpa in un pozzo – le ricordò.
– Se è per questo, non ha nemmeno menzionato l’evocazione di mostri d’ombra – aggiunse Belinda.
– Secondo te se ne è dimenticato, nella foga di lanciare l’allarme? – chiese Arielle. – Oppure è una cosa che il Cavaliere Silenzioso ha iniziato a fare solo ...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- TRE RAGAZZE alla corte di RE ARTÙ
- TANTO TEMPO FA...
- PARTE PRIMA
- PARTE SECONDA
- PARTE TERZA
- DOPO TANTI ANNI...
- Copyright